Tema sulla comunicazione ieri e oggi

Tema sulla comunicazione ieri e oggi A cura di Vincenzo Lisciani Petrini.

Guida al tema sulla comunicazione tra ieri e oggi: come strutturare un testo argomentativo su questo argomento cercando di non cadere nella banalità

1Fase 0 - Riflessione iniziale

La comunicazione nel passato
La comunicazione nel passato — Fonte: istock

Per sapere davvero qualcosa di questo tema, occorrerebbe che tu intervistassi delle persone più avanti con gli anni rispetto a te, perché dubito che tu sappia davvero che cosa sia stata la comunicazione qualche decennio fa e più ancora indietro. È un argomento che di solito non si approfondisce. Tuttavia, proprio per tale ragione, potresti cercare di compiere alcune ricerche e di riflettere sulle implicazioni antropologiche dei nuovi modi di comunicare. Per avviare il discorso ti direi di partire sempre dal piccolo questionario

  1. Conosco le differenza tra la comunicazione di ieri e quella di oggi?
  2. A quali fenomeni o eventi associo lo sviluppo della comunicazione?
  3. Chi è stato a parlarmene più volte e chi l’ultima volta?  
  4. Ne sapeva più di me?
  5. Ero d’accordo con quanto affermava, o in disaccordo?
  6. In quella discussione ho solo ascoltato oppure ho preso una posizione?
  7. Ho letto qualcosa in proposito? Se sì, da dove?  
  8. Quali sono le conseguenze dei cambiamenti? Cosa prevedi per il futuro?
  9. La mia idea in proposito è ‘differente’ o si allinea al pensiero comune?
  10. Qual è la geografia di questo fenomeno? Quali paesi interessa maggiormente?

Finita la piccola riflessione è il momento di andare a cercare del materiale e di analizzare gli spunti che eventualmente l’insegnante vorrà darti. 

2Fase 1 – Lettura dei documenti e spunti forniti dal docente

«Il medium è il messaggio», sosteneva Marshall McLuhan (su Gli strumenti del comunicare). Vale a dire che il messaggio e il mezzo con cui possiamo trasmetterlo sono una cosa sola o, perlomeno, si influenzano in un modo profondissimo. Dalle lettere al telefono, fino alle chat di Messenger o di WhatsApp, dalle ataviche cartoline spedite dalle vacanze giunte in ritardo settimane dopo il rientro, alle foto di Instagram – foto istantanee appunto – che ci raggiungono, ovunque siamo, in qualche secondo. La velocità della comunicazione odierna è spaventosa. I messaggi che mandiamo ricevono un immediato feedback - cioè tornano indietro in modo estremamente rapido e, quando non tornano, scatta una sorta di disagio perché siamo abituati al loro flusso frenetico: non è infatti un caso se nel vernacolo romano si è diffusa l’espressione dialettale-digitale “m’ha fatto visual”, che si riferisce a un messaggio visualizzato cui non è stata data risposta. Un nuovo detto popolare, che nasce dal presupposto che oggi anche la non risposta ha acquisito la codifica di “messaggio”, stando ad indicare spesso chiusura o indifferenza

Una volta quando si spediva una lettera, non si era neanche così certi che fosse arrivata – almeno finché non arrivava la risposta. Mi viene in mente uno dei racconti più belli di Dino Buzzati: I sette messaggeri. Si tratta della storia di un principe che deve giungere nei confini del regno e ogni volta che procede avanti, manda un messaggero indietro per dare e ricevere notizie dal suo regno: ma più si allontana, più i messaggeri impiegano più tempo per raggiungerlo nuovamente, al punto che, essendo ormai il principe lontanissimo, manda il suo ultimo messaggere indietro – ma quest’ultimo non farà mai ritorno. Leggiamo insieme un brano estratto dall’opera.  

Foto dello scrittore Dino Buzzati
Foto dello scrittore Dino Buzzati — Fonte: ansa

Ripartirà per l'ultima volta [il messaggero, n.d.r.]. Sul taccuino ho calcolato che, se tutto andrà bene, io continuando il cammino come ho fatto finora e lui il suo, non potrò rivedere Domenico che fra trentaquattro anni. Io allora ne avrò settantadue. Ma comincio a sentirmi stanco ed è probabile che la morte mi coglierà prima. Così non lo potrò mai più rivedere. Fra trentaquattro anni (prima anzi, molto prima) Domenico scorgerà inaspettatamente i fuochi del mio accampamento e si domanderà perché mai nel frattempo, io abbia fatto così poco cammino. Come stasera. Il buon messaggero entrerà nella mia tenda con le lettere ingiallite dagli anni, cariche di assurde notizie di un tempo già sepolto; ma si fermerà sulla soglia, vedendomi immobile disteso sul giaciglio, due soldati ai fianchi con le torce, morto. Eppure, va, Domenico, e non dirmi che sono crudele! Porta, il mio ultimo saluto alla città dove io sono nato. Tu sei il superstite legame con il mondo che un tempo fu anche mio. I più recenti messaggi mi hanno fatto sapere che molte cose sono cambiate, che mio padre è morto, che la Corona è passata a mio fratello maggiore, che mi considerano perduto, che hanno costruito alti palazzi di pietra là dove prima erano le querce sotto cui andavo solitamente a giocare. Ma è pur sempre la mia vecchia patria. Tu sei l'ultimo legame con loro, Domenico. Il quinto messaggero, Ettore, che mi raggiungerà, Dio volendo, fra un anno e otto mesi, non potrà ripartire perché non farebbe più in tempo a tornare. Dopo di te il silenzio, o Domenico, a meno che finalmente io non trovi i sospirati confini. Ma quanto più procedo, più vado convincendomi che non esiste frontiera.
(D. Buzzati, I sette messaggeri, tratto dai Sessanta racconti, Mondadori)

La comunicazione istantanea di oggi
La comunicazione istantanea di oggi — Fonte: istock

Ti ho citato un piccolo passo di questo racconto per suggerirti l’importanza del tempo nella comunicazione e di come molti messaggi che trasmettiamo si perdano letteralmente nell’oblio, senza che possiamo saperne nulla di più. Il racconto ha anche ben altri significati: la lontananza, l’assenza, l’ignoto che si stende davanti a noi e che ci spinge sempre avanti senza poter tornare indietro. Su questo spunto potresti meditare ancora a lungo, cercando di coglierne gli aspetti simbolici e le analogie con il presente.

Cerchiamo adesso di spostarci su un altro problema, legato alla visualizzazione dei messaggi in chat, di cui prima si è accennato. Mandiamo un messaggio e abbiamo la certezza che esso sia stato letto, perché è visibile quello che in gergo è chiamato “il nostro stato”, la nostra condizione di presenza: siamo online. Si tratta di uno dei comportamenti più invadenti – al limite del fastidio - di sempre, a ben pensarci. Essendo sempre reperibili, così come se fossimo sempre presenti, dobbiamo di conseguenza essere pronti a rispondere: costantemente, a chiunque, semplicemente perché possiamo farlo e perché rifiutare la risposta sappiamo che non è una corretto: anzi è brutto. Sentirci in obbligo è comunque un vincolo potente: siamo davvero liberi di scegliere? Una volta le cose, effettivamente, non stavano così per quanto riguarda la comunicazione scritta: ma siamo sicuri che le chat siano solo comunicazione scritta? Ovviamente le chat sono una rapidissima trascrizione del parlato, ma il fatto di essere scritte le rende problematiche. A questo proposito voglio farti leggere una striscia di Zerocalcare, Il demone della reperibilità, che affronta proprio questo problema. La velocità, la stessa che vedevamo così problematica nel racconto di Dino Buzzati è il tema scottante: perché velocità non vuol dire accuratezza. Avere meno tempo per compiere bene l’atto comunicativo spinge alla frenesia; essere costretti a rispondere in tempi brevissimi fa sì che non si abbia voglia affatto di rispondere, generando dei problemi anche nei rapporti: è come se qualcuno ci stesse voltando le spalle mentre stiamo parlando con lui, che a pensarci è qualcosa di alquanto sgradevole. Un grande scrittore e un fumettista a confronto, adesso vediamo cosa dice in proposito un grande filosofo, commentando proprio una traccia della maturità:

Umberto Galimberti, filosofo, sociologo e docente universitario italiano
Umberto Galimberti, filosofo, sociologo e docente universitario italiano — Fonte: ansa

I social network uccidono la riflessione. Costringono l’utente a rispondere immediatamente, senza neanche avere il tempo di pensare a quello che ha davvero in testa. E poi impongono alla persona ad avere sempre un’idea su tutto, che è impossibile. L’effetto è la dispersione mentale”. Per Galimberti non è vero che Twitter, con 140 caratteri a disposizione, educa alla sintesi. “È l’abolizione del pensiero, che si riduce a uno slogan. A questo punto hanno più potere i grafici degli scrittori”. Verso quale direzione sta andando l’umanità non si sa. “Il futuro – conclude – è imprevedibile perché non abbiamo codici di riferimento, è tutto velocissimo. A essere sincero non so come cresceranno i giovani di oggi, chi diventeranno. Prendo solo atto dei pericoli della tecnologia. Rendersene conto è il primo passo per cercare di cambiare le cose. Non vuol dire arrestare il progresso, sia mai.
(Tratto da un articolo di Chiara Diana su ilfattoquotidiano.it del 17/06/2015) 

Comunicare tutto e più rapidamente ha aumentato il senso della solitudine: ci ha forse privati dell’umanità dell’atto comunicativo, di scegliere l’importanza da dare alle parole, alla frasi e anche ai silenzi; ha tolto il calore dei piccoli gesti e delle attese connesse alla comunicazione e credo ci abbia reso più sgarbati in molte occasioni. Inoltre la necessità di essere rapidi ha parimenti accelerato anche i cambiamenti linguistici: la lingua si sta semplificando, ma in modo eccessivo, segno di un impoverimento a livello più generale.

La comunicazione digitale formatta il linguaggio e, di conseguenza, formatta il pensiero. Questo è vero per qualsiasi forma di comunicazione. Perché in una certa misura il mezzo modifica sempre il messaggio. È stato così per la scrittura, per la stampa e tutte le altre rivoluzioni comunicative. Si acquista qualcosa e, inevitabilmente, si perde qualcos'altro. Il problema è di calcolo costi-benefici. Se devo restare dentro i 140 caratteri di twitter la riduzione a slogan è quasi fisiologica. La questione di fondo non riguarda questo o quel social in particolare. Quella che si profila è la possibilità di una progressiva digitalizzazione della mente, con la contrazione degli spazi che diventa contrazione del senso. E il 2.0 che da dispositivo comunicante si trasforma in modo di pensare, di sentire e di essere".
(Marino Niola intervistato da Silvana Mazzocchi)

La comunicazione nei social network
La comunicazione nei social network — Fonte: istock

L’esempio di Twitter è calzante, ma pensiamo alle tanto chat usate in cui siamo a tutti gli effetti in una zona grigia tra scritto e parlato, in cui tutto è all’insegna di una rapidità senza precedenti. Spesso e volentieri, non c’è tempo in chat per mettere bene la punteggiatura; non c’è tempo per ricordarsi le forme esatte del congiuntivo; non c’è tempo per cercare un sinonimo adatto a una parola abusata; non c’è tempo, eppure il tempo c’è perché il tempo della comunicazione è una scelta, così come il canale che scegliamo. Bisognerebbe ritrovare la lentezza, e in essa l’esattezza delle parole. La capacità di rallentare sarà il segno distintivo di chi cerca un vero contatto con l’altro, di chi cercherà la parola giusta per la persona che ha davanti. Non a caso, negli ultimi tempi si è sviluppato un dibattito attorno al ruolo del “punto”, e sul fatto che esso stia o meno cambiando significato. Il punto è un segno di interpunzione che serve a scandire anche la respirazione, quindi a rallentare il ritmo, ma secondo l’editorialist del New Republic Ben Crair, esso oggi starebbe diventando un simbolo di aggressività, freddezza e quindi distacco. Senza addentrarsi troppo in complicate analisi ipertestuali, prova semplicemente a pensare al tuo quotidiano, a riflettere sul modo con cui tu e i tuoi coetanei usate il punto nelle conversazioni di messaggistica istantanea. Corrisponde alla scena descritta da Ben Crair?

«Prova a immaginarti alla fine di una giornata di lavoro. Mandi un messaggio del genere alla tua ragazza: “So che abbiamo prenotato al ristorante per stasera, ma non sarebbe più romantico mangiare a casa?” Nel caso lei risponda: “Si può fare”, allora puoi cominciare a ordinare una pizza. Ma se invece risponde: “Si può fare.”, preparati a confermare quella prenotazione o a mangiare una pizza da solo.»

Certo, alle novità fornite dalle nuove forme di comunicazione non è mai auspicabile rispondere con una sorta di moderno “luddismo”, o facendo semplicemente finta che esse non vi siano. E’ possibile però indagare e riflettere proprio su queste novità con spirito critico.
Lo conoscevi quell’anedotto per il quale il grande scrittore Victor Hugo ebbe a chiedere al proprio editore come procedevano le vendite del romanzo I miserabili semplicemente inviando via telegramma un “?”, e ricevendo in risposta un altrettanto semplice “!” (segno che le vendite erano buone)? Vero o meno – non tutti gli aneddoti devono esserlo, e spesso dicono di un personaggio storico più di certi ritratti biografici maggiormente puntigliosi, e infatti storici e compilatori del passato come Diogene Laerzio li amavano – questo scambio poteva giustificarsi allora col prezzo da pagare per ogni singola lettera di un telegramma, ma ci permette comunque di introddure il tema di come la comunicazione odierna, velocissima ed energivora, venga influenzata anche da segni grafici come emoticon e gif (immagini animate), fino ad arrivare persino a brevi audio vocali che tagliano corto sui problemi di lungaggine nella scrittura. Tu come usi le emoticon, o meglio gli emoji? Solo per segnalare il tuo stato d’animo al termine di una espressione che altrimenti potrebbe sembrare equivoca, o come vera e propria parte di un discorso? 

3Fase 2 – La scaletta

Come scaletta posso consigliarti la solita e tradizionale, anche se scolastica. 

  1. Introduzione.
  2. Presentazione dell’argomento.
  3. Discussione degli articoli ed elaborazione dell’argomento.
  4. Conclusioni.

4Fase 3 – La stesura

4.1Introduzione

Abbiamo diverso materiale per scendere nel fondo del problema e tirare fuori un elaborato con riflessioni interessanti. Comincia sempre con l’introdurre la questione: è un argomento complesso quindi devi fare una panoramica iniziale. Puoi fare riferimento a saggi o anche semplicemente appoggiarti a una statistica o a una citazione che ritieni efficace; ti sconsiglio di partire dalla definizione del vocabolario, perché è piuttosto banale. 

4.2Presentazione dell’argomento

Definisci meglio l’ambito della tua discussione. Se stai svolgendo un testo argomentativo (cosa molto probabile) è il momento in cui devi presentare la tua tesi, dando un chiaro indirizzo che sia facilmente riconoscibile dal lettore. In questa occasione devi poi puntualizzare meglio alcune cose: se ti riferisci al particolare della realtà italiana, o stai facendo un discorso più generale, che riguarda tutti i paesi. Puoi scegliere. L’importante è che indichi il tuo campo d’azione.

4.3Elaborazione dell’argomento

Impostare un tema sulla comunicazione tra ieri e oggi
Impostare un tema sulla comunicazione tra ieri e oggi — Fonte: istock

Nella parte centrale del tuo tema devi argomentare e dimostrare le tue idee. Per farlo hai bisogno di tutti gli spunti critici necessari: riprendi in mano gli appunti iniziali, cerca di capire quali nodi del problema restano coperti dalla superficie. L’obiettivo è rendere ancora più chiaro questo problema: se lo sarà per te, lo sarà anche per chi legge, e lo sarà anche per quelle persone con cui prossimamente avrai occasione di confrontarti. Inoltre, ricorda sempre che devi riuscire a far parlare i documenti, perché altrimenti le tue idee non trovano un valido appoggio: utilizzali senza fare copia incolla, senza neanche semplicemente parafrasarli. Devi ragionarci sopra, bene, con calma, utilizzando ogni elemento che ritieni opportuno. Cerca sempre di stabilire un confronto diretto con la realtà ed evita, se possibile, di scendere troppo nel personale. Questo per il semplice fatto che, se porrai attenzione in quello che scrivi, c’è già tutta la tua persona.

4.4Conclusioni

Le conclusioni devono sempre portare con sé la speranza di un miglioramento. Devi quindi raccogliere quello che finora hai detto e tirare delle linee che vadano avanti. Il tuo elaborato è una responsabilità. Hai l’occasione di far circolare le tue soluzioni e la tua visione del problema. Per concludere, cerca sempre di orientare il tuo tema verso una prospettiva.

5Le guide per svolgere i temi

Devi svolgere altri temi? Di seguito trovi le guide di Studenti.it con tutti i consigli per sviluppare un elaborato che stupisca i professori: