Tema sull'amicizia

Tema sull'amicizia A cura di Vincenzo Lisciani Petrini.

Cos'è l'amicizia? Ecco come svolgere un tema argomentativo, per scuola media o superiore, che abbia come oggetto questo splendido sentimento

1Fase 0 – Piccola riflessione iniziale

Parlare dell'amicizia
Parlare dell'amicizia — Fonte: istock

Pensiamo di sapere tutto dell’amicizia e, quando un professore ti dà un tema del genere, pensi che sia una pacchia. Subito parti in quarta a scrivere il decalogo del perfetto amico, magari elencando anche alcune avventure o esperienze condivise. Certo, puoi proseguire così, nessuno te lo vieta: allora non hai bisogno di questa dispensa. Se invece vuoi provare a scrivere in modo diverso, dando più prospettiva a un tema ingiustamente banalizzato, prosegui nella lettura. Rifletti prima di scrivere: cosa c’è di straordinario e al tempo stesso di normale tra due amici? Prova a descriverlo, in modo concreto, con esempi (ti torneranno utili più avanti). Poi cerca di ricordare film, libri, serie tv, fumetti o su questo tema o che hanno per protagoniste coppie di amici. Utilizza tutto quello che sai per capire quali siano i punti in comune e differenze. Fai adesso un breve esame di coscienza:

  1. Per quel che sai, ti reputi un buon amico?
  2. Hai mai ricevuto critiche da un amico o lo hai criticato?
  3. Quando hai litigato con qualcuno dei tuoi amici, come ti sei sentito?
  4. Hai avuto amicizie che sono finite? Se sì, per quale ragione?
  5. Sei soddisfatto o meno delle tue attuali amicizie?
  6. In cosa potresti migliorare le tue amicizie?

Bada bene: non è che questo materiale finisce sul compito, non direttamente almeno. Serve a darti delle prospettive da seguire successivamente, in base ai documenti forniti. Perciò su un bel foglio di brutta comincia a scrivere queste riflessioni, sempre accompagnandole a esempi concreti della tua vita e a quello che pensi tu. Dedicati a rendere chiara la tua visione circa il tema dell’amicizia, e successivamente sistemeremo meglio la forma. Fatto questo ti consiglio di riflettere anche su un nodo cruciale oggi: il rapporto tra social network e amicizia, tra comunità reali e virtuali, che ci si trova a vivere spesso senza bussola.     

2Fase 1 – Lettura dei documenti e/o ricerca su Internet

Indubbiamente, andando su internet troverai per prima cosa ‘aforismi sull’amicizia’. Gli aforismi piacciono perché sono sentenziosi, definiscono, soprattutto ti mettono nella condizione di essere d’accordo o meno con quanto affermano. Sono immediati e catturano l’attenzione: su Facebook ne girano tantissimi, alcuni anche mediocri. Mi raccomando: prendi spunto, riflettici sopra, ma non copiarli altrimenti il tuo tema sarà un pasticcio di citazioni di dubbio gusto. Più raro trovare articoli, ma non impossibile. Andando poi a capisaldi della letteratura, che dire di Don Chisciotte e Sancho Panza (Cervantes, Don Chisciotte), di Orazio e Amleto (Shakespeare, Amleto), Achille e Patroclo (Omero, Iliade). Insomma, l’amicizia è onnipresente tanto nella nostra vita quanto nel nostro immaginario, e quindi gli esempi che puoi fare sono molti. Prendiamo adesso in esame Marco Tullio Cicerone, il grande retore romano, che nel trattato De amicitia, affrontò proprio questo tema. Eccone uno stralcio (87-88).        

Busto in marmo di Marco Tullio Cicerone
Busto in marmo di Marco Tullio Cicerone — Fonte: ansa

Serpeggia, infatti, non so in che modo, per la vita di tutti l'amicizia, e non lascia che condizione alcuna di vita sia priva di lei. Anzi, se una persona fosse di sì aspra e fiera natura, da fuggire e odiare il trovarsi con gli altri (quale si dice sia stato non so qual Timone d'Atene) tuttavia egli non potrebbe fare a meno di cercare uno con cui sfogare il veleno del suo odio. E ciò massimamente si capirebbe se ci potesse capitare qualcosa di questa fatta, che cioè un dio ci togliesse da questo consorzio d'uomini e ci ponesse in un qualche deserto, e ivi pur dandoci grande abbondanza di tutte le cose che la natura nostra desidera, ci togliesse la possibilità di vedere qualche uomo. Chi avrebbe animo tanto ferreo, da poter tollerare una tal vita e a chi la solitudine non toglierebbe il frutto d'ogni piacere?  Dunque è vero, se non sbaglio, ciò che ho sentito che i nostri vecchi ricordavano, avendolo udito da altri vecchi, e cioè che il tarantino Archita, mi sembra, ripeteva spesso che se qualcuno fosse salito al cielo e avesse contemplato la struttura del mondo e la bellezza degli astri, quella contemplazione non gli avrebbe dato nessun piacere; mentre glielo avrebbe dato grandissimo, se egli avesse avuto qualcuno a cui poterlo raccontare. Così la natura non ama che vi sia cosa alcuna solitaria, e sempre s'appoggia per cosi dire a un qualche sostegno; e gli amici più cari costituiscono il più dolce dei sostegni. (…) Varia infatti e molteplice è la maniera d'essere amici, e si danno molte ragioni di sospetto e di offesa che è dovere dell'uomo savio ora evitare, ora attenuare, ora sopportare; ma perché si salvino l'utilità e la buona fede nell'amicizia, un motivo d'offesa specialmente bisogna eliminare: ché gli amici li si devono ammonire e rimproverare, e ammonizione e rimprovero si devono accogliere amichevolmente, quando son fatti con animo benevolo.  

Andiamo a un documento più moderno del sociologo e filosofo Zygmunt Bauman (tratto da un’intervista).

Il filosofo Zygmunt Bauman
Il filosofo Zygmunt Bauman — Fonte: getty-images

“[Il mondo dei social, n.d.r] mi fa sentire più vicino alle persone dalle quali sono lontano, e più lontano dalle persone che mi stanno abbastanza vicino. C’è dunque un duplice impatto: è più facile raggiungere coloro che nella vita reale sono lontani, ma quelli che sono vicini a noi sembrano andare alla deriva, distaccarsi. Perché? Perché sentirsi parte di una comunità virtuale ci ha dispensato da un compito che consuma energie: crearsi un rapporto vero offline. Questo lavoro duro, di creare un rapporto stabile con gli altri, perde così la sua attrattiva. Con il risultato che le persone vicine a noi si allontanano. Uscire da una comunità vera, poi, è molto più difficile: genera senso di colpa, dolore. Mentre sul web basta un dito. E la storia finisce senza conseguenze”. Per questa facilità, però, c’è un prezzo da pagare. Che si riassume nella differenza insondabile tra abbracciarsi e un poke. Tra la profondità e la superficialità, il calore e la freddezza. Certo, è facile fare nuove amicizie su Internet. Un Facebook-dipendente mi ha detto: ho fatto 500 amicizie e in un giorno: io non le ho fatte in 86 anni. Ma quanti amici può davvero avere un essere umano?”. Risposta: 150. Non di più. È questo il Numero di Dunbar: ovvero, la quantità massima di persone che possono far parte del nostro paesaggio emotivo. Andare oltre sarebbe un esubero, uno spreco di tempo. Ebbene ora la situazione è ben diversa. Ma il punto è che si può fare amicizia anche con 5000 persone su Facebook, ma oltre i 150 non sono altro che semplici voyeur che ficcano il naso nella vostra vita quotidiana; una massa di surrogati che hanno come pregio per il consumatore contemporaneo quello di non darci quei fastidi che i rapporti umani portano inevitabilmente con sé”. (Zygmunt Bauman)   

Un terzo documento, che mi sembra bellissimo, tratto da Il Profeta di Kahlil Gibran:   

E un adolescente disse: Parlaci dell’amicizia. / E lui risponde dicendo: / Il vostro amico è il vostro bisogno saziato. / È il campo che seminate con amore e mietete con riconoscenza. / È la vostra mensa e il vostro focolare. / Poiché, affamati, vi rifugiate in lui e lo ricercate per la vostra pace. // Quando l’amico vi confida il suo pensiero, non negategli la vostra approvazione, né abbiate paura di contraddirlo. / E quando tace, il vostro cuore non smetta di ascoltare il suo cuore: / Nell’amicizia ogni pensiero, ogni desiderio, ogni attesa nasce dal silenzio e viene condiviso con inesprimibile gioia. / Quando vi separate dall’amico, non rattristatevi: / La sua assenza può chiarirvi ciò che in lui più amate, come allo scalatore la montagna è più chiara dalla pianura. / E non vi sia nell’amicizia altro scopo che l’approfondimento dello spirito. / Poiché l’amore che non cerca in tutti i modi lo schiudersi del proprio mistero non è amore, ma una rete lanciata in avanti e che afferra solo ciò che è vano. / E il meglio di voi sia per l’amico vostro. / Se lui dovrà conoscere il riflusso della vostra marea, fate che ne conosca anche la piena. / Quale amico è il vostro, per cercarlo nelle ore di morte? / Cercatelo sempre nelle ore di vita. / Poiché lui può colmare ogni vostro bisogno, ma non il vostro vuoto. // E condividete i piaceri sorridendo nella dolcezza dell’amicizia. / Poiché nella rugiada delle piccole cose il cuore ritrova il suo mattino e si ristora. (Il Profeta, Mondadori, pp. 78-79)  

3Fase 2 – La scaletta

Proviamo a stendere una scaletta:  

  1. Introduzione.
  2. Presentazione dell’argomento.
  3. Elaborazione dell’argomento, esperienze personali e confronto critico.
  4. Conclusioni e prospettive.

4Fase 3 – Stesura

4.1Introduzione

Trattare il tema dell'amicizia senza risultare banali
Trattare il tema dell'amicizia senza risultare banali — Fonte: istock

Un cappello introduttivo è sempre un buon modo di cominciare il tema: è come apparecchiare bene la tavola, prima che il pasto sia servito. Puoi cominciare a effetto, magari con una citazione, oppure, come ho suggerito per altri temi, da un’immagine allusiva. Fai attenzione a come cominci il tema, perché quelle frasi iniziali sono come il primo attore che va in scena in uno spettacolo teatrale. Quelle frasi hanno il difficile compito di rompere il silenzio.  

4.2Presentazione dell’argomento

Per presentare bene l’argomento, devi rifarti alla tua introduzione. Per poi delineare più esplicitamente il tuo modo di trattare l’argomento: fai capire al lettore in quale direzione andrai a muoverti e stuzzica la sua curiosità. Puoi già alludere a quelle idee, immagini, emozioni e risposte che hai dato durante la riflessione iniziale, cercando però (o comunque sarebbe meglio) di inquadrarle in un’ottica più generale, con apparente distacco. Per cui se hai risposto “Non mi sento un buon amico perché sono un po’ egoista”, potrai scrivere: “Capita di non sentirsi buoni amici, senza capirne il motivo, indecisi se guardare di più all’amore che vorremmo ricevere rispetto a quello che potremmo, o possiamo, dare”. E così via, dal personale al generale

4.3Elaborazione dell’argomento

L'amicizia tra adolescenti
L'amicizia tra adolescenti — Fonte: istock

Una volta indirizzato il tema, per non esaurire la spinta creativa, avrai bisogno dei documenti e degli spunti critici, come quelli che ti ho fornito. Quando fai una citazione, o utilizzi un documento hai l’occasione di dialogare e di commentare, oltre che di interpretare e completare quanto scritto. È il momento del tema in cui devi scendere nel profondo della questione in cui quanto apparecchiato finora non deve restare in superficie, ma deve essere scandagliato. Esempio:  

Gibran, tramite le parole del suo personaggio, si rivolge a noi, e dice che “l’amico è il vostro bisogno saziato. / È il campo che seminate con amore e mietete con riconoscenza. / È la vostra mensa e il vostro focolare.” Sono tutti immagini pertinenti al quotidiano, perché l’amicizia è un crescere giorno per giorno, facendo sì che quel focolare non si spenga mai. Capita la discussione, l’incomprensione, capita l’egoismo: gli amici possono farsi del male, ma hanno la prospettiva di quella crescita insieme, di un orizzonte verso cui andare, condividendo il viaggio. A volte ci si può chiedere se idealizziamo troppo gli amici, vedendo in loro doti che non hanno, un amore che non ci corrispondono, oppure se idealizziamo l’amicizia stessa, specie in questi temi in cui, implicitamente, capiamo che i social network ci hanno messo in un deserto, facendo sì che tutti siano amici. Se lo sono tutti, vuol dire che non lo è nessuno. Bauman basa la sua riflessione proprio su questo punto: c’è un numero limite (e 150, numero di Dunbar, è forse anche troppo), “una quantità massima di persone che possono far parte del nostro paesaggio emotivo.”  

4.4Conclusioni

Descrivere l'amicizia
Descrivere l'amicizia — Fonte: istock

Siamo alle conclusioni. Sii coerente con quello che hai scritto finora e vedrai che riuscirai a chiudere in modo efficace. Cerca sempre di creare una prospettiva in quello che dici, uno sguardo verso il futuro è preferibile rispetto al rimpianto verso il passato (ammesso che tu lo conosca, perché sentire un ragazzo di 16 anni dire “una volta non era così, fa decisamente tenerezza”). Dal presente al futuro. Stabilisci e ridefinisci l’argomento:   

L’amicizia non si presta facilmente alle generalizzazioni: ognuno può dire solo quello che ha provato, al limite quello che ha desiderato, ma sempre muovendosi rispettosamente come davanti a un altare perché essa è prima di tutto un’esperienza di relazione, talmente forte, a volte, che le parole, persino le più belle, sarebbero banali. Forse i poeti ci dicono qualcosa di più perché guardano al cuore di questa straordinaria esperienza; ma ognuno, nel suo silenzio, sa bene cosa vuol dire.   

5Le guide per svolgere i temi

Devi svolgere altri temi? Di seguito trovi le guide di Studenti.it con tutti i consigli per sviluppare un elaborato che stupisca i professori: