Tema sul razzismo

Tema sul razzismo A cura di Vincenzo Lisciani Petrini.

Tema sul razzismo: ecco la guida che ti spiega come scrivere e strutturare un testo argomentativo su questa tematica, offrendoti diversi spunti

1Fase 0 – Riflessione iniziale

Quello del razzismo è un tema che nel mondo iper-globalizzato di oggi, che mette a contatto quotidianamente persone tra loro diversissime, per etnia, cultura, religione e costumi, non dovrebbe neanche più essere discusso: dovrebbe essere considerato sbagliato. Eppure ancora oggi sappiamo che l’altro, il diverso, ci spaventa e che preferiamo ignorare le diversità se queste le avvertiamo come minacce. Il razzismo nasce ideologicamente dalla paura dell’altro e ha una sua storia, una sua evoluzione ben precisa: conoscerla significa capire, e capire permette di non fermarsi sulla superficie di questa tematica in cui tutti – perché non ammetterlo? – rischiamo talvolta di scivolare. Sono molti i film e i libri su questo argomento, molti dei quali ti saranno noti. Cominciamo intanto con una riflessione

  1. Come percepisci il razzismo?
  2. A quali eventi associo il tema del razzismo?
  3. Chi è stato a parlarmene più volte e chi l’ultima volta? Era informato?
  4. Ero d’accordo con quanto affermava, o in disaccordo?
  5. In quella discussione ho solo ascoltato oppure ho preso una posizione?
  6. Ho letto qualcosa in proposito o visto film o documentari?
  7. Hai mai assistito ad atti di razzismo?
  8. Sei mai stato protagonista o vittima di razzismo?

Attraverso queste poche domande, potrai toglierti dal cuore e dalla mente alcuni macigni che rischiano di renderti poco lucido e critico su questa tematica. Li potrai fissare davanti a te, come elementi esterni. Poi potrai cominciare a fare le tue ricerche e a mettere in relazione le tue idee ed esperienze con documenti e articoli di studiosi. 

2Fase 1 – Spunti e ricerca su internet

2.1Definizione e cenni storici

Cosa significano le parole razzismo e discriminazione?
Cosa significano le parole razzismo e discriminazione? — Fonte: istock

La parola razzismo ha in primo luogo una connotazione ideologica. Si fonda sulla distinzione arbitraria e scientificamente errata dell'uomo in razze, ordinate secondo criteri gerarchici tali da giustificare prevaricazioni di una sull’altra e addirittura la pulizia etnica. Tuttavia, il suo significato è stato poi esteso a denotare qualsiasi atteggiamento di rifiuto del diverso da sé per religione, cultura, costumi e idee politiche. Per quanto riguarda la prima definizione si può delineare meglio il concetto di “razza”: s’intende un insieme d’individui che presentano caratteristiche fisiche ereditarie comuni non soggette a variazioni. Nel caso della specie umana, la suddivisione in razze ha per criterio le caratteristiche somatiche, come il colore della pelle, il tipo di capelli, la forma del cranio, del naso e degli occhi. Il problema (e qui si capisce quanto sia pericoloso credere in una verità erronea) si acuisce nel momento in cui per la prima volta si ritenne una razza superiore all’altra, come se la capacità intellettiva (e in senso più esteso la cultura) dipendesse da essa. Si potrebbe quasi ricostruire una specie di storia della divisione in razze: c’è molto materiale che si può esaminare. Uno dei primi documenti sulla divisione in razze proviene dall’Egitto:

«Frontiera Sud. Questo confine è stato posto nell'anno VIII del Regno di Sesostris III, Re dell'Alto e Basso Egitto, che vive da sempre e per l'eternità. L'attraversamento di questa frontiera via terra o via fiume, in barca o con mandrie, è proibito a qualsiasi nero, con la sola eccezione di coloro che desiderano oltrepassarla per vendere o acquistare in qualche magazzino».

Da un punto di vista culturale, infatti, già i Greci avevano bene in mente cosa fosse il concetto di superiorità, poiché nella parola bàrbaros indicavano colui che non conosceva la lingua greca. Particolare che desta la sua curiosità, considerando che per gli antichi Greci l’ospite era protetto da Zeus. La divisione in categorie e quindi in ordini gerarchici era normale. Questo ci fa capire che l’idea di una gerarchia tra gli uomini appartenenti a etnie diverse era un’idea familiare. Ad esempio Aristotele difendeva la schiavitù dicendo che per natura alcuni comandavano e altri obbedivano a seconda di come il Caso disponeva. Il Caso, tuttavia, la maggior parte delle volte era dettato dalla vittoria o sconfitta in guerra. Per questo, poteva essere affrancato e arrivare anche in alto nella società. Un caso notevole di disprezzo razzista era quello degli spartiati (i nobili spartani) sugli iloti (un’etnia che fu soggiogata e costretta a lavorare la terra per loro). 

Per i Romani il tema del razzismo fu ancora ante litteram, ossia prima che esso prendesse l’attuale definizione: tuttavia se lo intendiamo parimenti come disprezzo del barbaro inteso come altro da sé, come diverso, allora questo concetto non è del tutto fuori posto. La romanità si legava strettamente al concetto di cittadinanza (libertà giuridica) e di cultura (superiorità culturale). La cittadinanza romana era quindi particolarmente ambita dalle popolazioni soggiogate: significava la totale integrazione e la piena ammissione alla vita politica di Roma. 

Durante il Medioevo furono invece le grandi religioni a essere elemento di divisione: in particolare tra Cristiani e Musulmani cominciò un periodo di lunga belligeranza, che vide uno scontro non solo di religione, ma anche culturale e razziale, in cui la paura del diverso fu strumentalizzata fini politici. 

Il concetto di razza per come lo intendiamo oggi nacque tra la fine del Seicento e la seconda metà del Settecento al fine d’indicare la divisione scientifica della specie umana in gruppi ben definiti. Il criterio che prevalse fu quello dei caratteri fisico-morfologici, tra cui il colore della pelle: Linneo divise l’umanità nei gruppi umani dei bianchi, rossi, gialli e neri; ci fu anche l’anatomista tedesco Blumenbach (1752-1840) che le divise in caucasica, mongolica, etiopica (tutti gli africani), americana e malese (abitanti delle isole del Sud Est asiatico e della parte di Oceania allora conosciuta).

Giornali e riviste che testimoniano il razzismo e l'antisemitismo della Germania nazista
Giornali e riviste che testimoniano il razzismo e l'antisemitismo della Germania nazista — Fonte: ansa

Tra la fine dell’Ottocento e i primi anni del Novecento l’antropologia giunge dunque a una prima definizione del concetto di razza, intendendola come raggruppamento d’individui che in un dato momento e in un dato territorio, si distinguono dagli altri individui per le loro particolari caratteristiche morfologiche. Il testo che diede un impulso decisivo alla diffusione delle idee razziste fu il Saggio sull'ineguaglianza delle razze umane (1853-55) in cui l’autore, de Gobineau, sostiene la superiorità biologica e spirituale della razza ariana germanica. Chamberlain (discepolo di de Gobineau) ne I fondamenti del diciannovesimo secolo, affermò che la storia è un’eterna lotta tra ariani, razza spiritualmente nobile, ed ebrei, pusillanimi e meschini.

Ovviamente le sue idee si inserirono in un clima di odio antisemita già presente da decenni in Germania che sfociò poi nell’Olocausto. Anche il Nazismo, dopotutto, pretendeva, tuttavia, di spiegare scientificamente il suo operato in materia di pulizia etnica e sfruttò tutte le teorie scientifiche comode per questo scopo. In questo contesto emerge anche il fraintendimento e, quindi la strumentalizzazione, delle teorie di C. Darwin così da avvalorare le tesi razziste: si giustificava in tal modo il dominio imperialistico della razza bianca, più adatta ad affrontare la lotta per la vita e la selezione naturale. Furono successivamente condotte misurazioni antropometriche che avrebbero dovuto rivelare la maggior intelligenza, vitalità e moralità della razza bianca e furono avanzate teorie eugenetiche che invitavano a preservare i caratteri migliori della razza impedendo il meticciato e la riproduzione degli individui peggiori. 

Difesa della razza: un articolo del Corriere della Sera datato agosto 1938
Difesa della razza: un articolo del Corriere della Sera datato agosto 1938 — Fonte: ansa

Impossibile dimenticare sempre a questo proposito le teorie di C. Lombroso, che sosteneva la predisposizione biologica degli italiani meridionali alla delinquenza attraverso studi sulla fisiognomica. Il razzismo, da teoria pseudo-scientifica, ormai del tutto confutata mostra quindi i suoi effetti nefasti nella società poiché storicamente è servito a giustificare prevaricazioni e violenze contro particolari etnie. Impossibile non pensare alla cosiddetta tratta dei negri durante il Seicento che venivano deportati in America come schiavi e trattati come merce, ma anche al periodo coloniale in cui l’Africa fu letteralmente saccheggiata della sua popolazione con la assurda giustificazione dell’inferiorità razziale del popolo africano.

Se le prime teorie razziste giustificarono il sistema schiavistico nel continente americano e africano, la politica di sfruttamento nel periodo coloniale e la discriminazione razziale negli Stati Uniti d’America, la strumentalizzazione politica di queste nuove teorie razziste giustificherà i tragici eventi realizzati da governi razzisti nel Novecento. In particolare i teorici del nazismo ebbero spianata la strada per giustificare qualunque violenza e discriminazione verso gli ebrei, i rom e i sinti, gli omosessuali, i portatori di handicap fisico e mentale, consegnando alla storia la vergogna dell’Olocausto degli ebrei e del Porrajmos dei rom e sinti; della sterilizzazione coatta dei cosiddetti Erbkranke, ossia gli individui affetti da malattie degenerative; dell’eutanasia infantile che portò all’eliminazione di neonati e bambini sotto i tre anni con gravi malformazioni e disabilità congenite; dell’eutanasia degli adulti portatori di una malattia inguaribile; dell’eliminazione fisica di chi era portatore di gravi menomazioni fisiche e mentali.
(Da Le farneticanti basi scientifiche del razzismo, di Renzo Paternoster, in Storia in Network)

Con l’avvento del Nazionalsocialismo nella Germania hitleriana, fu dunque ripresa l’idea della pulizia etnica per ristabilire la purezza originaria della razza ariana. I motivi furono in verità molti e furono variamente intrecciati tra loro (politici, economici, culturali), ma i fatti parlano chiaro: l’Olocausto fu un tentativo sistematico di eliminazione degli ebrei; di certo uno dei momenti di massima follia del genere umano, insieme allo sterminio degli Armeni ancora oggi non riconosciuto dalla Turchia. Cambiamo per un attimo continente. 

Le discriminazioni razziali hanno visto uno dei suoi momenti di massima tensione in America che, in fondo, è stata a lungo insanguinata dalle lotte razziali, a partire proprio da quel fatidico 1492 in cui venne a contatto con l’Europa: le civiltà precolombiane furono sterminate in modo sistematico (le cifre parlano addirittura di 114 milioni in 500 anni).
A questo dobbiamo unire la già menzionata (e in modo meschino) Tratta atlantica degli schiavi africani, ossia la deportazione forzata di africani per lavorare le terre americane. Si pensi successivamente alla famosa Guerra di Secessione americana (1861-1865), tra Nordisti e Sudisti: uno dei punti fondamentali era proprio l’abolizione della schiavitù, anche se gravi forme di segregazione razziale perdurarono attraverso le leggi Jim Crow. Il processo di integrazione razziale, con grandi difficoltà, si concluse intorno al 1930 per i caucasici in America e al 1964-65 per tutte le altre etnie, in particolare per gli africani, guidati da Malcolm X e Martin Luther King di cui vale la pena riportare un passo del discorso più famoso (28 agosto 1963). Eppure anche oggi l’America non sempre se la passa bene quando si parla del tema del razzismo, segno che occorre tempo. Su tutti si può citare come episodio la Rivolta di Los Angeles nel 1992, sul teatro di un generico contesto di tensione e povertà, in cui o 54 persone in uno scontro tra afroamericani e poliziotti.   

Foto di Martin Luther King
Foto di Martin Luther King — Fonte: ansa

E perciò, amici miei, vi dico che, anche se dovrete affrontare le asperità di oggi e di domani, io ho un sogno. E' un sogno profondamente radicato nel sogno americano, che un giorno questa nazione si leverà in piedi e vivrà fino in fondo il senso delle sue convinzioni: noi riteniamo ovvia questa verità, che tutti gli uomini sono creati uguali. Io ho un sogno, che un giorno sulle rosse colline della Georgia i figli di coloro che un tempo furono schiavi e i figli di coloro che un tempo possedettero schiavi, sapranno sedere insieme al tavolo della fratellanza. Io ho un sogno, che un giorno perfino lo stato del Mississippi, uno stato colmo dell'arroganza dell'ingiustizia, colmo dell'arroganza dell'oppressione, si trasformerà in un'oasi di libertà e giustizia. Io ho un sogno, che i miei quattro figli piccoli vivranno un giorno in una nazione nella quale non saranno giudicati per il colore della loro pelle, ma per le qualità del loro carattere. Ho un sogno, oggi! Io ho un sogno, che un giorno ogni valle sarà esaltata, ogni collina e ogni montagna saranno umiliate, i luoghi scabri saranno fatti piani e i luoghi tortuosi raddrizzati e la gloria del Signore si mostrerà e tutti gli essere viventi, insieme, la vedranno. E' questa la nostra speranza. Questa è la fede con la quale io mi avvio verso il Sud. Con questa fede saremo in grado di strappare alla montagna della disperazione una pietra di speranza. Con questa fede saremo in grado di trasformare le stridenti discordie della nostra nazione in una bellissima sinfonia di fratellanza.

2.2La confutazione del razzismo scientifico

Franz Boas (1858-1942) fu uno dei primi studiosi che mise in dubbio le teorie scientifiche tese a giustificare il razzismo, comprendendo che fossero dettate soprattutto da motivi politici e da pregiudizi emotivi. Disse: 

Troppi studi sulle caratteristiche psichiche delle razze si basano prima di tutto sulla presunta superiorità del tipo razziale europeo e poi sull’interpretazione di ogni deviazione da questo come segno di inferiorità mentale. Quando il prognatismo dei negri viene interpretato in tal senso, senza che si sia provata una connessione biologica tra la forma delle mascelle e il funzionamento del sistema nervoso, si commette un errore paragonabile a quello di un cinese che descrivesse gli europei come mostri irsuti, il cui corpo villoso è una prova di inferiorità. Questo è un ragionamento di tipo emotivo, non scientifico. (…) Ciò nonostante, si tende a dare una base biologica a classificazioni cui si è giunti in maniera del tutto irrazionale … 

Il libro La mente dell’uomo primitivo di Franz Boas (1911), libro decisivo in questo particolare dibattito scientifico, fu subito stigmatizzato dai sostenitori della tesi della superiorità razziale. In esso sostiene che razza e cultura non interferiscono tra loro. L’aver distinto la razza dalla cultura è un passo decisivo perché abbatte qualunque pretesa di una superiorità genetica dell’uomo sull’altro uomo, o dell’uomo odierno rispetto a quello primitivo. Sempre grazie alla genetica è stato possibile capire che il ceppo più antico, da cui discendono tutte le particolari popolazioni di uomini, è quello africano. Questa scoperta è avvenuta soprattutto grazie al lavoro di antropologi e di genetisti che si sono impegnati a ricostruire un albero genealogico dell’umanità. Tra le varie ricerche, decisive furono quelle che a partire dal 1977 coinvolsero Luigi Luca Cavalli-Sforza, Paolo Menozzi e Alberto Piazza il cui oviettivo era realizzare una enorme banca dati delle frequenze genetiche di più di 100 caratteri ereditari rilevati da circa 3000 campioni di 1800 popolazioni diverse. Quindi hanno cartografato la distribuzione di centinaia di geni su scala mondiale, per dedurre dal confronto delle mappe le linee filogenetiche delle popolazioni. Sulla base di questi dati è iniziata l’analisi sulla distanza genetica tra le popolazioni. Come sostiene Cavalli Sforza:    

Luigi Luca Cavalli-Sforza, genetista e scienziato italiano
Luigi Luca Cavalli-Sforza, genetista e scienziato italiano — Fonte: ansa

I gruppi che formano la popolazione umana non sono nettamente separati, ma costituiscono un continuum. Le differenze nei geni all’interno di gruppi accomunati da alcune caratteristiche fisiche visibili sono pressoché identiche a quelle tra i vari gruppi e inoltre le differenze tra singoli individui sono più importanti di quelle che si vedono fra gruppi razziali.(...) Razzismo significa attribuire, senza alcun fondamento, caratteristiche ereditarie di personalità o comportamento a individui con un particolare aspetto fisico. Chiamiamo razzista chi crede che l’attribuzione di caratteristiche di superiorità o inferiorità a individui con un determinato aspetto somatico abbia una sua spiegazione biologica, (…) La parola razza stava a significare un sottogruppo di una specie distinguibile da altri sottogruppi della stessa specie. Ma la distinguibilità [...] è inapplicabile nella specie umana perché qualunque sottogruppo, anche un villaggio, è in media distinguibile da un altro, almeno in teoria, senza che ne derivi una gerarchia chiara che permetta di distinguerli. Le migrazioni frequentissime hanno creato una continuità [genetica] quasi perfetta. Anche gli zoologi stanno rinunciando a usare il concetto di razza, perché troppo impreciso. Usiamo invece il concetto di popolazione, che non è biologico, ma statistico: è un gruppo di individui che occupa un'area precisa, qualunque essa sia. 

2.3Il tema del razzismo oggi: la strumentalizzazione dell'emozionalità e della paura

Cécile Kyenge, una delle donne di spicco maggiormente esposte a fenomeni di razzismo
Cécile Kyenge, una delle donne di spicco maggiormente esposte a fenomeni di razzismo — Fonte: ansa

Eppure, anche se le prove scientifiche ci dovrebbero dire di non credere ai fantasmi, ai fantasmi le persone credono volentieri. La stessa cosa pare avvenire per il tema del razzismo: scientificamente inesistente, ma radicato dentro di noi, in una forma difficile da debellare perché rappresenta la paura di quel che non conosciamo. L’ipocrisia italiana si evince in particolare nello sport dove, tranne rari casi, il giocatore di colore viene apprezzato e amato. Quando però una donna nera, afroitaliana, ossia Cécile Kyenge, è eletta Ministro dell’Integrazione nel 28 aprile 2013 (governo Letta), ecco le battute razziste che ricordano quanto il progresso sia ancora lontano. Su tutte quella di Roberto Calderoli: «Amo gli animali, ma quando la vedo, non posso non pensare a un orango». Che aggiunse: «forse dovrebbe fare il ministro nel suo Paese. È anche lei a far sognare l’America a tanti clandestini che arrivano qui». Una battuta subito ridimensionata: «Una battutina, anche simpatica», paragonare una donna a un orango.  

È tangibile, soprattutto attraverso i social, che non si parla più ma si abbaia con idee stereotipate di antiche paure per coprire l’impreparazione ai cambiamenti. Scommettere sulla paura è sempre una mossa comoda. Eppure, guardando al risultato, le cose stanno davvero cambiando. La globalizzazione è un processo ormai in atto ed è inarrestabile (a quanto pare), per questo l’uomo di oggi sarà sempre di più cittadino del mondo e vedrà sempre più in dialogo tra loro le differenti culture. Le differenze diventeranno normali. Forse ci stupiremo di meno della diversità? O forse sarà un’unica super cultura dominante (e non una razza quindi) a dominare sulle altre? Anche il terrorismo islamico può essere interpretato come la paura del modello unico occidentale che sta fagocitando le altre culture. Forse è questo il problema: è un gioco di domini culturali e non di razze. Quel che è certo, è che occorre conservare l’apertura mentale. Può darsi, ma intanto le sacche di resistenza restano:  

Il calciatore Mario Balotelli, a più riprese vittima di episodi di razzismo
Il calciatore Mario Balotelli, a più riprese vittima di episodi di razzismo — Fonte: ansa

L’Italia non è un Paese razzista, ma è un Paese dove il razzismo viene tollerato e dove una persona come Calderoli ricopre cariche istituzionali. Tuttavia, il razzismo non vincerà perché il futuro è con l’Italia di persone come Balotelli e Kyenge. L’Italia è un Paese multiculturale, che piaccia o no. E quando vedo Roberto Calderoli, non posso non pensare a un razzista ignorante.
(John Foot, 20 anni di razzismo in Italia)  

D’altronde un recente sondaggio del PEW ha dimostrato che gli italiani sono tra i più ostili alle minoranze etniche come zingari, musulmani ed ebrei

Dall'indagine Pew gli italiani emergono di gran lunga piú ostili alle minoranze dei cittadini degli altri cinque Paesi oggetto di indagine. Ciò è solo in parte spiegabile con la presenza di una destra che ha fatto della narrazione razzista un proprio elemento identificante. In tutti i Paesi vi è un nesso statisticamente significativo tra orientamento politico di destra e ostilità verso le minoranze etnico- religiose. Ma in Italia sembra tracimare al di là delle simpatie politiche. Possiamo allora chiederci se, accanto all'esistenza di partiti politici che hanno cavalcato e cavalcano il disagio enfatizzando il ruolo di capro espiatorio di alcune minoranze particolarmente visibili, non ci sia la responsabilità di una contro- narrazione che si salva la coscienza denunciando il razzismo piú bieco e insopportabile (facendogli da cassa di risonanza), ma non entra in merito alle condizioni di disagio in cui questo si genera. L'esasperazione degli abitanti delle periferie è l'esito della concentrazione di disagi  -  abitativi, nei trasporti, nei servizi, nella semplice sicurezza  -  ad opera sia di politiche intenzionali che dell'assenza di politiche. Mentre alcuni partiti e gruppi sono molto bravi a soffiare sul fuoco e a trovare nei rom piuttosto che negli immigrati musulmani la causa di tutto, chi grida al razzismo spesso ha chiuso gli occhi sul degrado, e usa la denuncia di razzismo per nascondere le proprie responsabilità. 

(di Chiara Saraceno su repubblica.it

In conclusione, c’è comunque speranza e basterebbe ricordarci del caso positivo degli albanesi, prima disprezzati in Italia e spesso utilizzati come capro espiatorio di qualunque atto criminale, e adesso spariti invece dalle prime pagine poiché integrati nel tessuto sociale e civile italiano. Anche gli italiani sono stati emigranti e l’ostilità l’abbiamo trovata, anche in quell’America tanto grande che non aveva molta considerazione dei nostri avi. Eppure gli italo-americani oggi sono parte integrante dell’America. C’è speranza perché il razzismo a livello scientifico è stato definitivamente confutato, e se continua a perdurare come credenza personale, che rischia di radicarsi ancora di più nell’emotività delle persone (basti pensare alla caccia alle streghe fatta nei confronti dei migranti che portano via lavoro e risorse, tesi assai diffusa sui social network che fanno da cassa di risonanza di questo odio atavico), il problema è solo culturale e la cultura, lentamente, può cambiare. Il mondo globalizzato ci sta aprendo alle differenze esteriori dell’umanità. Il problema sembra restare annidato nel fondo delle culture impreparate a dialogare con i cambiamenti che il mondo attuale ci propone. 

3Fase 2 – La scaletta

Una struttura ci vuole. Usa le prime righe del tuo tema come introduzione, per poi esporre l’argomento ed approfondirlo criticamente, fino a tirare le tue conclusioni. Dunque: 

  1. Introduzione.
  2. Esponi il tema del razzismo.
  3. Approfondisci il tema razzismo declinandolo secondo le varie problematiche che sei in grado di cogliere.
  4. Prospettive nel quotidiano.
  5. Proposte d’intervento e conclusioni.

4Fase 3 – Stesura del testo

4.1Introduzione

A seconda del tuo gusto puoi scegliere di fare riferimento a un particolare avvenimento inerente al tema razzismo, oppure letteralmente “fondere” l’introduzione e la presentazione dell’argomento, utilizzando la definizione del fenomeno “razzismo” come introduzione alla parte centrale del testo (terzo punto della scaletta). Scegli bene anche lo stile da utilizzare: se procedi a frasi brevi, darai risalto all’aspetto più emozionale; con periodi più lunghi, invece, porrai l’attenzione sul ragionamento. 

4.2Presentazione dell’argomento

Adesso devi riprendere in mano il foglio di brutta con il piccolo questionario. Usalo per mettere in luce la disinformazione che spesso ruota attorno al fenomeno, ma che tu, grazie a validi spunti critici, stai per superare. L’importante è far capire al lettore in che modo parlerai dell’immigrazione.

4.3Elaborazione dell’argomento

Beninteso, sei libero di esprimere tutte le idee che vuoi, ma devi sempre appoggiarti a dati statistici e ad articoli: devi evitare il sì perché sì e il no perché no. Comincia a sviscerare le cause del fenomeno che stai esaminando. All’interno degli articoli che trovi nei commenti, puoi trovare tante strade per interpretare correttamente il fenomeno: ricordati di citarli. Una parte, sicuramente, dovrai dedicarla al ruolo che giocano i Media sul fenomeno e al modo in cui il problema viene percepito. Una volta che avrai inquadrato il fenomeno da tanti punti di vista, proponi delle soluzioni che abbiamo buon senso: che siano cioè attuabili.

Come scrivere un tema sul razzismo
Come scrivere un tema sul razzismo — Fonte: istock

4.4Conclusioni

Sei adesso alle conclusioni. Rileggi bene il tuo testo. Quali soluzioni hai proposto per incidere positivamente su questo fenomeno? In gran parte le conclusioni e le soluzioni coincidono. Quindi poi chiudere indicando una strada da seguire sia per le Istituzioni, sia per i comuni cittadini. Proponi anche attività da svolgere in classe, magari, per poter scendere sempre più a fondo nella questione.

5Le guide per svolgere gli altri temi

Devi svolgere altri temi? Di seguito trovi le guide di Studenti.it con tutti i consigli per sviluppare un elaborato che stupisca i professori: