Tema sulla musica e i giovani

Tema sulla musica e i giovani A cura di Vincenzo Lisciani Petrini.

Tema sulla musica e i giovani: tutti i consigli e gli spunti per svolgere una traccia sul rapporto dei giovani e della società contempranea con la musica

1Fase 0 – Riflessione iniziale

Ritratto di Ludwig van Beethoven
Ritratto di Ludwig van Beethoven — Fonte: ansa

La musica è un terreno così vasto che non si davvero da dove cominciare. Parto dal grande Ludwig van Beethoven, che disse: «La musica è il suono elettrizzato in cui lo spirito vive pensa e crea. Ogni elemento elettrico eccita lo spirito a fluide effuse creazioni musicali. Il mio temperamento è elettrico» (Quaderni di conversazione). La musica, potremmo vivere senza la sua forza? Pensa: così come tutte le persone ridono, perché ridere è proprio dell’uomo, non esiste un’unica popolazione sul nostro pianeta che non abbia una propria tradizione musicale. Siamo quotidianamente non solo bombardati di immagini, ma anche di musica: pensa ai centri commerciali, ai locali, alle feste, a quella che usiamo iniettandola quasi in endovena dal cellulare, con cui ci isoliamo dal mondo. Cerchiamo di creare almeno dalle linee da seguire, partendo da alcune domande preliminari cui puoi rispondere in un foglio di brutta.  

  1. Quanto tempo al giorno ascolti musica? Come, dove e quando?
  2. Quali sono i musicisti che prediligi e qual è il loro genere?
  3. Quali sensazioni provi quando ascolti un brano?
  4. Ascolti in modo curioso, spulciando qua e là, cercando pezzi nuovi, oppure ti concentri solo sugli artisti che conosci e prediligi?
  5. Vai spesso a concerti? Se sì, quali in particolare?
  6. Che idea hai del fenomeno ‘concerto’?
  7. Se parli con qualcuno che ha gusti musicali diversi dai tuoi, come reagisci?
  8. Sai suonare uno strumento musicale? Se sì, quale. Se no, perché non hai mai preso questa idea in considerazione.
  9. Ti identifichi particolarmente con qualche musicista, cantante, etc.?
  10. Prova a descrivere cos’è la musica, come se fossi un filosofo (aiutati col dizionario e cerca di integrare la definizione in base alla tua esperienza).

Fatto questo, metti tutto da parte e leggi gli spunti che ti offro.

2Fase 1 – L’argomento: spunti e articoli da considerare

Nel fornirti questo materiale, non posso tradire la mia esperienza di musicista classico. Da lì voglio partire, per arrivare, rapidamente, ai giorni nostri. La nostra tradizione musicale parte dalla Grecia antica, quella di Archimede, di Aristotele e Platone, dei poeti ‘lirici’, perché alle poesie accompagnavano il suono della lira. Essere musicisti e poeti era un dono degli dei e si teneva in grande considerazione chi sapesse suonare e comporre. A porsi il problema dell’utilità o meno della musica per l’educazione dei giovani furono Platone e Aristotele. Il primo le dedicò una riflessione bellissima, poiché vi vedeva un che di sfuggente; il secondo, riprendendo alcune idee platoniche, ha indicato alcuni elementi che ti riporto. 

Noi accettiamo la distinzione, fatta da alcuni filosofi, tra melodie aventi un contenuto morale, quelle stimolanti all’azione e quelle suscitatrici di entusiasmo; in esatta corrispondenza vengono classificate le armonie. A ciò si aggiunga che secondo noi la musica non va praticata per un unico tipo di beneficio che da essa può derivare, ma per usi molteplici, poiché può servire per l’educazione, per procurare la catarsi (...) e in terzo luogo per il riposo, il sollevamento dell’animo e la sospensione dalle fatiche. Da tutte queste considerazioni evidentemente risulta che bisogna far uso di tutte le armonie, ma non di tutte allo stesso modo, impiegando per l’educazione quelle che hanno un maggiore contenuto morale, per l’ascolto di musiche eseguite da altri quelle che incitano all’azione o ispirano la commozione. E queste emozioni come pietà, paura ed entusiasmo, che in alcuni hanno una forte risonanza, si manifestano però in tutti, sebbene in alcuni di più e in altri di meno. E tuttavia vediamo che quando alcuni, che sono fortemente scossi da esse, odono canti sacri che impressionano l’anima, allora si trovano nelle condizioni di chi è stato risanato o purificato. La stessa cosa vale necessariamente anche per i sentimenti e gli affetti di cui abbiamo parlato, che possono prodursi in chiunque per provare una purificazione ed un piacevole alleggerimento. Analogamente, le musiche particolarmente adatte a produrre purificazione danno agli uomini una innocente gioia.
(Aristotele, Politica, 7, 1341b 32 - 1342a 16, trad. di Augusto Viano).  

Per quanto antico, Aristotele coglie nel segno alcuni punti davvero cruciali del rapporto dell’uomo con la musica: essa ispira le nostre sensazioni, i nostri sentimenti e condiziona il nostro umore. Potremmo quasi dire che, anche quando fisicamente non l’ascoltiamo, già questa diversità di toni è dentro di noi. Ultimamente, inoltre, si sta indagando molto sugli effetti della musica anche a livello terapeutico, quindi davvero essa può essere considerata una medicina speciale; per cui, attenzione, può essere anche strumentalizzata.

Foto di Alessandro Baricco
Foto di Alessandro Baricco — Fonte: ansa

A questo proposito, c’è un libro molto interessante di Alessandro Baricco, che si chiama L’anima di Hegel e le mucche del Wisconsin. Al di là di tutto, se non esiste un popolo senza musica, vuol dire che dobbiamo fare i conti con lei, continuamente. Se sei un musicista sai bene a cosa mi riferisco: vivi pensando continuamente alla musica, passi interi pomeriggi a esercitarti, in una solitudine molto creativa che espande l’anima, la mente e il cuore. Magari suoni insieme agli altri: io ricordo che quando suonavo in duo con una cantante o un violinista, mi sembrava di comunicare a un livello che nessuna parola avrebbe saputo esprimere. Non a caso, per Dante, l’Inferno era il luogo del chiasso assordante, mentre il Paradiso dei canti angelici, delle melodie più pure mai ascoltate. Ma la musica è esigente: se vuoi studiarla, devi passare molto tempo da solo, ed è tempo della tua vita; tempo speso da solo.

Su questa solitudine del musicista non posso non citarti un grandissimo artista, un pianista chiamato Glenn Gould (1932-1982), che dice «Non è che io sia asociale, ma credo che se un artista vuole utilizzare il cervello per un lavoro creativo, ciò che si chiama autodisciplina – che non è altro che un modo per sottrarsi alla società – sia assolutamente indispensabile». (da libro No, non sono un eccentrico). Lui fu un grandissimo esecutore di Bach, padre della musica occidentale, che ti consiglio di approfondire. Dicevamo: creatività e solitudine; è la stessa di quando in cuffia ascoltiamo le nostre canzoni, o di quando ci chiudiamo in camera per affogare il dolore di una giornata storta? In parte sì, in parte no: prova a cogliere le sfumature di questa particolare solitudine.

Cambiando argomento la musica è stata spesso strumentalizzata dai poteri forti, ma anche ad essa si sono associati molti cambiamenti sociali, basti pensare alla musica pop e anche a tutti i generi musicali (rap, reggae, soul, rock, hard rock, punk, prog, jazz, metal, new wave, dark wave, house, etc.) che rappresentano non solo un filosofia della musica, ma anche una filosofia di vita: la musica ha quindi rispecchiato fedelmente il percorso dell’uomo, per la sua capacità di coinvolgere le persone nella propria interiorità. 

Tornando al rapporto tra giovani e musica, voglio farti fare alcune riflessioni. Partiamo dall’educazione musicale. Infatti almeno in Italia il problema è che, mentre studiamo Letteratura, Storia, Arte a scuola, non studiamo più la musica; chi vuole, deve dedicare altre ore della sua giornata. Almeno, in Italia è così. Come se fosse un surplus e non fosse invece fondamentale per la nostra crescita. Soltanto alle elementari e alle medie si studia, magari con le tastierine e i flauti; ma non basta. Occorre riproporre la musica come una delle discipline più complesse e affascinanti che l’uomo abbia ideato. Quindi oserei dire che i giovani di oggi hanno un rapporto con la musica troppo passivo perché, non studiando musica, tendono solo a subire gli ascolti senza affinare davvero i propri gusti: l’obiettivo è migliorare questo punto. La musica è indubbiamente uno spazio in cui i giovani si sentono a proprio agio: possono esprimersi liberamente. Pensa poi alle serate in discoteca, ai balli latini, etc.: anche questo è un aspetto da mettere in rilievo sul rapporto giovani-musica.

Il pianista Giovanni Allevi
Il pianista Giovanni Allevi — Fonte: ansa

C’è poi la musica classica, che piace poco ai giovani. La sua complessità certo chiede molto a un ascoltatore e la scarsa capacità di concentrazione che oggi ci contraddistingue, oltre al fatto che appunto, non studiamo musica, e quindi fatichiamo a comprenderla. Andando ai concerti di classica, vedo che l’età media (nonostante i giovani ci siano) si aggira intorno ai sessant’anni: non attira i giovani. È un peccato, credimi, perché la musica è bella tutta, ma la musica classica ha qualcosa di davvero speciale: solo che esige maggiore attenzione. Sulla difficoltà di ascoltare musica classica si sono inseriti alcuni compositori che si sono definiti ‘classici’ (parola fuorviante). Su tutti voglio citarti il caso di Giovanni Allevi, un giovane pianista, che con le sue dichiarazioni ha scatenato tantissime critiche. Allevi si è dichiarato più volte musicista classico e questo ha offeso molti suoi colleghi realmente ‘classici’. Ora, per farla breve, Allevi (o chi per lui) ha individuato uno spazio da prendersi, e quindi con la sua musica pop-classicheggiante si è posto sulla linea di confine tra questi due mondi, il classico e il pop (generalizzando), e, bisogna dirlo, a un suo concerto ci sono moltissimi giovani. Questo è un fatto, ed è inutile essere apocalittici: è un fenomeno da capire e  interpretare. Perché piace? Prova a rispondere.

La musica poi è in strettissima relazione con i Media e spesso molti cantanti trovano il loro successo prima su Youtube e poi sulla scena. Vuol dire che oggi si può comporre musica con molta facilità, e che i mezzi a disposizione oggi abbondano, soprattutto al livello elettronico. La musica è anche strumento di dialogo: ti voglio citare almeno questa esperienza importante: quella del West-Eastern Divan Orchestra e della Simon Bolivar Orchestra del Venezuela. Nel primo caso Daniel Barenboim ed Edward Said, rispettivamente ebreo e palestinese (due popolazioni in conflitto, come sicuramente sai) hanno fondato un’orchestra in cui ci sono ragazzi ebrei e palestinesi, che così sono ‘costretti’ a dialogare insieme con la musica. Ecco: impegnati a suonare, non possono pensare a odiarsi, come i loro Stati vorrebbero. Devono considerarsi e ascoltarsi. Di Barenboim ti do poi questa bellissima riflessione:

Foto di Daniel Barenboim
Foto di Daniel Barenboim — Fonte: ansa

Purtroppo negli ultimi tempi troppe persone vivono senza mai nessun contatto con essa. La musica è finita in una torre d'avorio, puro piacere estetico per pochi eletti. Mentre invece dovrebbe essere prima di tutto educazione alla vita. Se impari a "pensare la musica" capisci tutto: che il tempo può essere oggettivo e soggettivo, la relazione tra passione e disciplina, la necessità di aprirsi agli altri... Se suoni il violino e non ascolti allo stesso tempo il clarinetto non si può far musica.
(Corriere della sera, 16 gennaio 2007)  

Il progetto venezuelano della Simon Bolivar Orchestra, è simile ma diverso: José Antonio Abreu, l’ideatore, ha infatti aperto scuole su scuole gratuite in tutta il paese togliendo tantissimi giovani dalla strada, altrimenti destinati alla delinquenza, alla droga, alla violenza. In questo modo è riuscito a creare una cultura nuova, basata su una ricchezza prima di tutto culturale, con cui poi ha potuto cambiare davvero la società. Oggi la Simon Bolivar Orchestra, composta da ragazzi che partecipano al progetto è diventata una delle migliori orchestre del mondo. Dirompente! Ti consiglio di guardare il film.

Siamo alla fine di queste riflessioni e voglio chiudere su uno stralcio molto bello di Alessandro Baricco:

Ora tu pensa: un pianoforte. I tasti iniziano. I tasti finiscono. Tu sai che sono 88, su questo nessuno può fregarti. Non sono infiniti, loro. Tu sei infinito, e dentro quei tasti, infinita è la musica che puoi suonare. Loro sono 88, tu sei infinito.

Alessandro Baricco, Novecento

Ricordiamo questo. Ora voglio citare un episodio che alla fine ci può far capire meglio cos’è la musica. John Cage, compositore americano, scrisse una composizione che si chiama 4’33’’, i cui sullo spartito c’è scritto per tre volte [TACET], ossia tace, silenzio. Quindi di colpo, anziché sentire degli strumenti musicali, sentiamo il ronzio di una mosca, uno scalpiccio di piedi, il cinguettio tra gli alberi, i nostri respiri, i nostri cuori che battono. La vita, la musica.

3Fase 2 – La scaletta

Disponiamo la nostra scaletta sfruttando tutti gli elementi finora emersi (comprese le tue riflessioni preliminari). Parti sempre con l’introdurre l’argomento per poi sviluppare il resto. Quindi:

  1. Introduzione.
  2. Presentazione dell’argomento.
  3. Elaborazione dell’argomento.
  4. Conclusioni.

Per il punto 3 puoi operare un’ulteriore ripartizione. Ad esempio:

  • 3.1) I generi musicali più in voga
  • 3.2) Cosa cercare dalla musica
  • 3.3) La solitudine e la musica, etc. per poi arrivare alle conclusioni.

4Fase 3 – La stesura

4.1Introduzione

Il rapporto tra i giovani e la musica
Il rapporto tra i giovani e la musica — Fonte: istock

L’introduzione ti aiuta ad avvicinarti gradualmente all’argomento. Puoi scegliere perciò di partire da uno dei documenti (è un espediente molto usato), oppure da alcune immagini o situazioni connesse al tema che stai trattando per poi arrivare a delinearlo completamente nel punto successivo. Se riprendi in mano i tuoi appunti preliminari, puoi scegliere anche una delle tue risposte per cominciare a scrivere.

4.2Presentazione dell’argomento

È il momento in cui occorre delineare il tuo campo di azione, presentando l’argomento nella sua complessità, segnalando al lettore quali saranno i punti che andrai a toccare. Inoltre, nel caso di un saggio breve o testo argomentativo, è il momento in cui è necessario presentare con chiarezza la tesi. Qual è la tua idea sul rapporto giovani-musica? È positiva o negativa?

4.3Elaborazione dell’argomento

Sono molti i punti da toccare per un tema del genere, quindi devi necessariamente ordinarli. Non avere fretta parti da quello che ti sembra più opportuno. L’argomento deve essere chiaramente elaborato in funzione della tua visione del problema. Ricordati di citare i documenti, di commentarli, di analizzare. Non fare mai dei copia-incolla troppo lunghi: non servono. Tocca a te scendere nel profondo della questione. Questo rende l’elaborazione del tema il momento più delicato, ma anche il più bello, del tuo lavoro.

4.4Conclusioni

Una volta terminato il punto 4.3, devi concludere. Se hai svolto un tema argomentativo è il momento in cui devi riconfermare la tua tesi (ossia l’idea di fondo che volevi dimostrare). Cerca, inoltre, di dare prospettiva al problema, facendo intendere che ci sarebbe ancora molto da dire.

5Le guide per svolgere i temi

Devi svolgere altri temi? Di seguito trovi le guide di Studenti.it con tutti i consigli per sviluppare un elaborato che stupisca i professori: