Tema sullo sport e i suoi valori

Tema sullo sport e i suoi valori A cura di Vincenzo Lisciani Petrini.

Tema sullo sport, suoi suoi valori e sui suoi problemi: ecco la guida con gli spunti e i suggerimenti per scrivere un testo o un saggio breve

1Fase 0 – Riflessione iniziale

Scrivere un tema sullo sport
Scrivere un tema sullo sport — Fonte: istock

Lo sport è fondamentale per tutte le persone, di ogni età, ma in particolare per i giovani poiché impegna il fisico e la mente, e crea rapporti con gli altri. Tuttavia ci sono persone che si vantano di non fare nessuna attività fisica; altre, invece, che impiegano più ore della loro giornata in palestra o a correre al parco, o si dilettano in sport di squadra. Parleremo qui non dello sport professionistico in particolare ma di una cultura dello sport e del suo modo di incidere nella vita dei ragazzi. 

Prima di cominciare a scrivere, cerchiamo sempre di inquadrare l’argomento da più punti di vista. Ti sarà sufficiente prendere degli appunti rapidi per capire quali siano i valori che tu assegni allo sport. Cominciamo con alcune domande. 

  1. Pratichi sport regolarmente?
  2. Che genere di sport? Singolare o di squadra?
  3. Quante ore dedichi ad allenarti? Come vivi il tempo dell’allenamento? (noia, insofferenza, divertimento, etc.)
  4. Quali sono le motivazioni e gli obiettivi che ti spingono allo sport? (ad. es. dimagrire e mettersi in forma, raggiungere un personale record, puro divertimento, stare in compagnia etc.)
  5. Quali pensi siano i vantaggi o gli svantaggi del praticare sport?
  6. Ci sono degli sportivi che ti ispirano particolarmente?
  7. Quali sono secondo te i valori più importanti che lo sport deve incarnare? (ad. es. solidarietà di squadra, imparare il valore della vittoria e della sconfitta, imparare il valore del sacrificio, etc.).
  8. Lo sport ideale…

Benissimo, ora cerca di fare una carrellata almeno per conoscere la storia dello sport in generale. Immagino anche che avrai visto dei film (cerca di ricordare quali); o magari (ma non credo) avrai letto dei libri… Adesso che ne sappiamo qualcosina in più, dopo che hai appuntato le tue riflessioni al piccolo questionario possiamo riflettere insieme e cercare dei documenti che facciano al caso nostro. 

2Fase 1 – L’argomento, spunti e articoli da considerare

Lo sport per ogni età
Lo sport per ogni età — Fonte: istock

Nel circolo dove gioco a tennis c’è un signore anziano di 78 anni che è in campo quasi tutti i giorni e sfida senza timore anche i giovanissimi; e, se perde, si arrabbia ferocemente. Posso assicurarti che per la sua età è ‘forte’: contro di lui possono perdere anche ragazzi se non sono sufficientemente bravi. A volte mi chiedo come faccia a trovare la voglia di giocare, di allenarsi, di soffrire in campo, anche ormai a un passo dagli 80 anni. Mi dico: è un miracolo. Ogni volta che lo vedo giocare, l’unica cosa che riesco davvero a capire è che lo sport ha il potere di farci sentire vivi, anzi vivissimi, come vorremmo sempre esserlo. La prima cosa che ci insegna lo sport credo sia il rapporto con il nostro corpo, con i suoi talenti e i suoi limiti. Ci sono sempre dei limiti, delle barriere, che sta a noi capire come oltrepassare: per migliorarci, semplicemente per quello. Migliorare sé stessi. Nello sport ci sono degli aspetti esistenziali e psicologici molto marcati, non soltanto fisici: è sempre la testa che comanda.

Comunque: come primo aspetto dello sport c’è davvero il rapporto con il corpo, ossia essere coscienti del proprio limite, ma anche impegnarsi per oltrepassarlo. Un altro aspetto essenziale è il tempo che spendiamo nello sport: fino a sedici anni ero portiere per una squadra dilettantistica di provincia: gli allenamenti erano tre a settimana (ognuno durava circa due ore) più la partita la domenica mattina. Nutrivo anche ambizioni nello studio e nella musica e allora capii che il tempo dedicato allo sport era troppo; ho dovuto abbandonare. Per lungo tempo ho praticato lo sport saltuariamente constatando il peggioramento graduale del mio fisico: ha perso brillantezza e ho messo su dei kg che non sono mai riuscito a perdere. Questo sarebbe poco: quel che è peggio è stata la rinuncia a migliorare il mio corpo in vista di un obiettivo. Non sono stato capace di dedicarmi a un’altra attività sportiva: in un certo senso vedevo lo sport solo come una perdita di tempo. Mi sbagliavo.

Oggi ho degli alunni che praticano sport a livelli semi-professionistici, perché sono delle giovani promesse. So quanto duro lavoro c’è dietro e so quanto tempo porti via tutto il loro percorso: so (e lo sanno anche loro) che potrebbero non farcela a sfondare. Per questo li ammiro e cerco di incoraggiarli, perché so che non è facile. Gli sport di squadra sono molto importanti per i ragazzi: vivere lo spogliatoio è una delle esperienze sociali più divertenti e formative che si possano avere in giovane età. È più di essere compagni di scuola, perché si condivide insieme il gioco e l’ansia della gara, si assiste ai miglioramenti dei compagni di squadra, si hanno gli stessi obiettivi da perseguire insieme. Come dice Tex Winter, «Non esiste l’Io in uno sport di squadra». Si è tutti uguali e al tempo stesso ognuno ha il suo particolare apporto da dare co suo talento. D’altronde si dice: «Tutti sono utili e nessuno indispensabile», anche se gli allenatori non sempre la pensano così… C’è poi un aspetto molto bello: il tifo reciproco e il rispetto del talento degli altri.

Tra gli sport di squadra siamo abituati ormai alla dittatura pressoché assoluta del calcio. Non dobbiamo demonizzare questo meraviglioso sport, ma cercare di comprendere che tipo di influenza possa avere sui giovani. Al di là del discorso sulla violenza negli stadi, dove molti ragazzi sfogano rabbia e violenza (non è qui la sede del discorso), credo che in Italia la religione di questo sport abbia due facce: da una parte spinge quasi tutti i ragazzini ad andare a una scuola calcio, dall’altra crea disinteresse per gli altri sport che hanno valori altrettanto belli da esprimere. Il calcio può monopolizzare i discorsi di tantissime persone. Mi fermo qui. Che dire poi degli sport singolari? Da quando sono passato al tennis ho un rapporto molto stretto con questo sport: in gergo si dice che sono “ammalato di tennis”. Ma partiamo da uno degli sport più antichi di sempre: correre. Haruki Murakami, un grande scrittore giapponese che è pure podista, ha scritto: «Quando corro, semplicemente corro. In teoria nel vuoto. O viceversa, è anche possibile che io corra per raggiungere il vuoto. In quella sospensione spazio-temporale, pensieri ogni volta diversi si insinuano naturalmente nel mio cervello. E' naturale, perché nell'animo umano non può esistere il vuoto assoluto», (da L’arte di correre, p.18). Ma ti consiglio anche di riflettere su quanto diceva Pietro Mennea: «Lo sport insegna che per la vittoria non basta il talento, ci vuole il lavoro e il sacrificio quotidiano. Nello sport come nella vita». Lavoro, sacrificio: concetti che potrebbero allontanarci dal semplice divertimento. E, infatti, sempre Mennea ci dice una cosa importante:  

Foto di Pietro Mennea
Foto di Pietro Mennea — Fonte: ansa

In questa cosiddetta società del tempo libero c'è chi va a caccia, chi a pesca, chi corre quel rito di moda che si chiama maratona dentro la città, un rito tra l'altro molto sponsorizzato, c'è chi va in palestra, chi a donne e chi nei casinò. Io invece ho scelto di correre, ma veloce, per un gusto appreso da ragazzo, quando sfidavo le motorette sui 50 metri, e che non mi è mai passato. Così abbandonata l'attività di atleta vincente, per mille motivi, non ultimo che dovevo gareggiare contro troppa gente "preparata" chimicamente, non ho saputo o voluto lasciare quello che per me è stato il divertimento di tutta una vita, l'allenamento. Sì, dico divertimento, perché se così non fosse stato uno le sofferenze accettate per 15 anni per arrivare a essere il campione che non ero, uno, voglio dire un essere umano, non le avrebbe mai sopportate.
(da Finalmente corro per me, intervista a Pietro Mennea di Gianni Minà apparsa su La Repubblica, 11 agosto 1987, p. 19)

Prima abbiamo parlato del tempo nello sport e possiamo proprio dire che durante questa attività siamo in una sorta di tempo sospeso, scandito dai battiti del cuore, dal sudore e dalla fatica; quando giochiamo il tempo lo misuriamo diversamente. Nello sport singolo si è davvero soli. Nel tennis, ad esempio, hai l’avversario dritto davanti a te, separato da quella barriera sottilissima che è la rete. Ha detto il tennista lettone Ernests Gulbis in un’intervista:  

Foto del tennista Ernest Gulbis
Foto del tennista Ernest Gulbis — Fonte: ansa

A mio avviso il tennis è uno degli sport mentalmente più duri, perché sei sempre solo. Sei molto solo in campo, non hai nessuno da criticare o a cui chiedere aiuto, sei tutto solo e se ti capita di avere una giornata storta, hai una giornata storta e la devi affrontare. Negli sport di squadra se hai una giornata storta, la tua squadra può comunque vincere, puoi lasciar perdere o sostenere il tuo compagno, lui fa goal e tutto va bene, la tua squadra vince e tu mantieni la fiducia vincente. Nel tennis sei solo. È questa la cosa più sfiancante.

Ma il discorso è valido per ogni sport singolare, in cui devi lottare prima di tutto contro te stesso prima che con l’avversario. Questa è la sfida più appassionante.

Lo sport quindi ci educa ad avere cura del corpo, al rapporto con i compagni di squadra, a migliorare in vista di un obiettivo, a spendere il nostro tempo in modo diverso. È quindi una parte essenziale della nostra vita. Inoltre lo sport è bellezza. C’è una grazia nel giocare secondo delle regole, nel costringere il proprio corpo a compiere gesti sempre più raffinati. Non posso non citarti un saggio del grande scrittore David Foster Wallace su Roger Federer, proprio sull’estetica dello sport:

Scopo degli sport agonistici non è la bellezza, anche se gli sport ad alto livello sono luogo deputato per l’espressione della bellezza umana. Il rapporto è pressappoco quello che intercorre fra il coraggio e la guerra. La bellezza umana in questione è una bellezza di tipo particolare; si potrebbe definire bellezza cinetica. La sua forza e la sua attrattiva sono universali. Sesso o modelli culturali non c’entrano. C’entra, piuttosto, la riconciliazione tra gli essere umani e il fatto di avere un corpo. (…) Non è mai in affanno né sbilanciato [Federer, n.d.r.]. La palla che gli va incontro rimane a mezz’aria, per lui, una frazione di secondo più del dovuto. I suoi movimenti sono flessuosi più che atletici. Come Ali, Jordan, Maradona e Gretzky, pare allo stesso tempo più e meno concreto dei suoi avversari. Specie nel completo tutto bianco che Wimbledon ancora si diverte impunemente a imporre, sembra quello che (secondo me) potrebbe benissimo essere: una creatura con il corpo fatto sia di carne sia, in un certo senso, di luce.
(David Foster Wallace, Il tennis come esperienza religiosa, Einaudi pp. 46-47; p. 59)

Prima di avviarci alla conclusione avrei ancora qualche spunto da darti, in particolare sulle relazioni che lo sport può generare e sul senso del gioco come concetto in sé, che sono fondamentali in tutta la vita ma soprattutto per i più giovani. Ti cito un articolo di Paolo Crepaz

Cosa ne facciamo dello straordinario potenziale di relazione che lo sport ha capacità di promuovere? Le domande ci pongono di fronte alla nostra identità e di fronte alla questione: “qual è il fondamento della realtà nella quale vivo la mia vita?” Esiste un assoluto come fondamento della mia realtà? La risposta a questa domanda può essere diversa: dalla negazione del fondamento, l’ateismo, fino alla fede in questo fondamento come realtà fondante il mio essere. Con tutte le varianti intermedie. Quello che non possiamo fare è eludere questa domanda: anche la negazione del fondamento è un’esperienza di esso. Non possiamo cioè non affacciarci alla finestra, non metterci sulla soglia di questa domanda sul fondamento. Perché queste metafore?    Perché un’esperienza umana apparentemente semplice e naturale come il gioco, l’attività motoria e lo sport dovrebbe far “muovere le idee” e far “muovere le persone”? Perché gioco, attività motoria e sportiva sono ambiti in cui la persona “interpreta” un ruolo, si pone in un presente (la partita, la corsa, la sfida con se stesso, con il cronometro o con gli altri) in cui mette in gioco se stesso, in cui pone in discussione, in uno spazio ed in un tempo definiti, la propria identità. Sta a chi gioca, a chi fa sport, e, parallelamente, a chi educa attraverso lo sport, saper e voler cogliere ciò che si muove, di pari passo e grazie a muscoli ed e articolazioni, dentro di noi, attorno a noi, fra noi. Collocati nel fisico, sta a noi, porci, o meno, domande su ciò che stiamo facendo, sulla cultura che stiamo incarnando o promuovendo, su ciò che nell’uomo vi è di più profondo. Lo sport è un tramite, per il mezzo della dimensione corporea, di incontro con se stessi e con gli altri. Lo sport mi pone sulla soglia, apre una finestra alla relazione. A cosa può servire questo straordinario linguaggio comunicativo che è lo sport, cosa ce ne facciamo di questo potenziale che è la relazione che lo sport ha particolari capacità di favorire? Il segreto è qui: nello sport non si incontrano solo delle qualità fisiche, che sono la finestra, ma le persone nella loro interezza. Sta ai protagonisti dell’esperienza motoria o sportiva, decidere o meno di mettersi in gioco, accettare di aprire la finestra, grazie allo sport, della propria vita all’altro, far incontrare la propria umanità con quella dell’altro, correre il rischio di vedere la propria identità stravolta, ma indubbiamente arricchita, dalla presenza dell’altro. Questo può far “muovere le idee” e far “muovere le persone”, grazie ai propri corpi.
(Paolo Crepaz, medico dello sport e giornalista sportivo) 

Detto questo, possiamo quindi chiudere questo giro di riflessioni e cominciare a scrivere qualcosa sui valori dello sport.

3Fase 2 – La scaletta

Disponiamo la nostra scaletta sfruttando tutti gli elementi finora emersi (comprese le tue riflessioni preliminari). Parti sempre con l’introdurre l’argomento per poi sviluppare il resto. Quindi:

  1. Introduzione.
  2. Presentazione dell’argomento.
  3. Elaborazione dell’argomento.
  4. Conclusioni.

Per il punto 3 puoi operare un’ulteriore ripartizione. Ad esempio

  • 3.1) Il rapporto dei giovani con lo sport tra sport singolari e di squadra.
  • 3.2) Le fatiche dell’allenamento e il tempo speso.
  • 3.3) Un diverso modo di vivere il divertimento.
  • 3.4) Conclusioni.

4Fase 3 – La stesura

4.1Introduzione

Come strutturare un tema sullo sport
Come strutturare un tema sullo sport — Fonte: istock

L’introduzione ti aiuta ad avvicinarti gradualmente all’argomento. Puoi scegliere perciò di partire da uno dei documenti (è un espediente molto usato), oppure da alcune immagini o situazioni connesse al tema che stai trattando per poi arrivare a delinearlo completamente nel punto successivo. Se riprendi in mano i tuoi appunti preliminari, puoi scegliere anche una delle tue risposte per cominciare a scrivere.

4.2Presentazione dell’argomento

È il momento in cui occorre delineare il tuo campo di azione, presentando l’argomento nella sua complessità, segnalando al lettore quali saranno i punti che andrai a toccare. Inoltre, nel caso di un saggio breve o testo argomentativo, è il momento in cui è necessario presentare con chiarezza la tesi. Qual è la tua idea sui valori dello sport? Quali sono quelli che difenderesti a oltranza?

4.3Elaborazione dell’argomento

Sono molti i punti da toccare per un tema del genere, quindi devi necessariamente ordinarli. Non avere fretta parti da quello che ti sembra più opportuno. L’argomento deve essere chiaramente elaborato in funzione della tua visione del problema. Ricordati di citare i documenti, di commentarli, di analizzare le statistiche. Non fare mai dei copia-incolla: non servono. Tocca a te scendere nel profondo della questione. Questo rende l’elaborazione del tema il momento più delicato, ma anche il più bello, del tuo lavoro.

4.4Conclusioni

Una volta terminato il punto 4.3, devi concludere. Se hai svolto un tema argomentativo è il momento in cui devi riconfermare la tua tesi (ossia l’idea di fondo che volevi dimostrare). Cerca, inoltre, di dare prospettiva al problema, facendo intendere che ci sarebbe ancora molto da dire.

5Le guide per svolgere i temi

Devi svolgere altri temi? Di seguito trovi le guide di Studenti.it con tutti i consigli per sviluppare un elaborato che stupisca i professori: