Tema sui social network e i giovani

Tema sui social network e i giovani A cura di Vincenzo Lisciani Petrini.

Tema (o saggio breve) sui social network e i giovani: vantaggi e svantaggi di questa nuova forma di comunicazione diffusa tra gli adolescenti

1Fase 0 – Riflessione iniziale

I Social Network e la loro importanza
I Social Network e la loro importanza — Fonte: istock

Il tema sui social network c’è sempre perché sono onnipresenti. Pensa: il 24 agosto 2015, per la prima volta, un miliardo di persone si sono connesse su Facebook in un solo giorno. Un miliardo di abitanti su sette complessivi nella Terra è una cifra che oltre a restituire un’impressione enorme di forza del gigante americano, che a oltre dieci anni della nascita ha anche fatto ingresso in borsa continuando a crescere con costanza nel tempo, segna un punto di non ritorno nella percezione di cosa siano oggi i social network: per quanto se ne voglia rimanere fuori o distanti, essi quotidianamente ci coinvolgono e direzionano i nostri interessi. I social network, tanto come idea quanto come applicazione pratica, non sono un problema bensì una risorsa. Tuttavia, essendo risorsa diffusissima e ancora lungi dall’essere in fase calante, essa ci pone degli interrogativi che non possono essere liquidati con approssimazione. Per cui il tema è cruciale e dovrai trattarlo per bene. Ti do alcuni punti da cui partire (appuntali sul foglio di brutta copia).   

  1. Quali sono i social network che utilizzi maggiormente?
  2. In base a quali caratteristiche preferisci un social a un altro?
  3. Interrogati sull’uso (magari anche sull’abuso) che ne fai.
  4. Che influenza hanno i social network sul tuo stile di vita?
  5. Onestamente, riesci a immaginare la tua vita senza social network?
  6. Secondo te, che futuro si prospetta per i social network?

Queste domande servono per cogliere la relazione tra la tua vita e i social network e per darti dei primi spunti su cui basare la tua riflessione.   

2Fase 1 – I documenti, alcuni spunti di riflessione, idee per la ricerca su internet

2.1I Social network: cosa sono

Facebook e Twitter, Instagram e MySpace, Tumblr e LinkedIn, Netlog e Foursquare coì come tutti gli altri “servizi di rete sociale” sono accomunati da una caratteristica che un tempo sarebbe stata considerata rivoluzionaria: sono fatti dagli utenti. Ovvero, l’idea alla base che ne ha garantito il successo prima di ogni altra evoluzione sta nel fatto che nei social manchi il “broadcast”, ovvero quel centro di diffusione dei messaggi da “uno a molti” che si caratterizza per la presenza di un “mediatore culturale”, un responsabile delle informazioni diffuse: in parole povere, mancando la figura del direttore responsabile che impartisce ordine e taglio da dare a notizie da diffondere al maggior numero di persone possibile, si ha una comunicazione da “molti a molti”, in cui esistono tanti ricettori quanti sono i diffusori. Ti propongo un punto di vista critico, quello di Umberto Eco, in occasione della laurea honoris causa in «Comunicazione e cultura dei Media», a Torino il 10/06/2015 (articolo su «La stampa cultura»).   

Foto di Umberto Eco
Foto di Umberto Eco — Fonte: getty-images

«I social media danno diritto di parola a legioni di imbecilli che prima parlavano solo al bar dopo un bicchiere di vino, senza danneggiare la collettività. Venivano subito messi a tacere, mentre ora hanno lo stesso diritto di parola di un Premio Nobel. È l’invasione degli imbecilli».  Attacca internet Umberto Eco nel breve incontro con i giornalisti nell’Aula Magna della Cavallerizza Reale a Torino (…). «La tv aveva promosso lo scemo del villaggio rispetto al quale lo spettatore si sentiva superiore. Il dramma di Internet è che ha promosso lo scemo del villaggio a portatore di verità», osserva Eco che invita i giornali «a filtrare con un’equipe di specialisti le informazioni di internet perché nessuno è in grado di capire oggi se un sito sia attendibile o meno». «I giornali dovrebbero dedicare almeno due pagine all’analisi critica dei siti, così come i professori dovrebbero insegnare ai ragazzi a utilizzare i siti per fare i temi. Saper copiare è una virtù ma bisogna paragonare le informazioni per capire se sono attendibili o meno». Eco vede un futuro per la carta stampata. «C’è un ritorno al cartaceo. Aziende degli Usa che hanno vissuto e trionfato su internet hanno comprato giornali. Questo mi dice che c’è un avvenire, il giornale non scomparirà almeno per gli anni che mi è consentito di vivere. A maggior ragione nell’era di internet in cui imperversa la sindrome del complotto e proliferano bufale». 

A queste parole ha replicato Gianluca Nicoletti. Le riporto perché sono due punti di vista in parte opposti, in parte complementari al problema. 

Il giornalista Gianluca Nicoletti
Il giornalista Gianluca Nicoletti — Fonte: ansa

E’ finita purtroppo l’epoca delle fortezze inespugnabili in cui la verità era custodita dai suoi sacerdoti. Oggi la verità va difesa in ogni anfratto, farlo costa fatica, gratifica molto meno, ma soprattutto richiede capacità di combattimento all’arma bianca: non si produce pensiero nella cultura digitale se non si accetta di stare gomito a gomito con il lato imbecille della forza. E’ vero, Internet è il libero scatenamento di ogni menzogna, consolidamento di ogni superstizione, sublimazione di ogni velleità. Proprio per questo la contemporaneità ci affascina, è una tigre da cavalcare per non essere da lei divorati. Pensare che ancora possano esistere gabbie capaci di contenerla e quanto di più lontano dalla realtà si possa immaginare. Non è questione di supporto del sapere di rango inferiore, può anche essere come dice il professor Eco che si ritornerà al cartaceo, ma equivarrà al ritorno al vinile, alle foto con la Polaroid, al cosplay steampunk che sogna un futuro d’ipertecnologia a vapore e abiti vittoriani. Sono nostalgie che hanno la loro gloriosa rinascita nella memoria digitale, riportano ogni folle idea del passato a un funzionale stratagemma perché quei milioni d’imbecilli possano, a loro piacere, ricostruirsi un’epica individuale, senza aver mai compiuto un gesto veramente epico in tutta la loro vita… 

Facebook, il re dei Social Network
Facebook, il re dei Social Network — Fonte: istock

Veniamo adesso a Facebook, il social network più utilizzato. Teddy Amenabar del «Washington Post», nell’aprile di questo anno, ha concluso una sua disamina su uno dei metodi di espansione di Facebook. Il colosso fondato da Marck Zuckerberg presentare “copie” di ogni nuovo servizio sviluppato da una società concorrente, forte della propria maggior presenza sul web: Amenabar sostiene che «dovremmo riconoscere con onestà quello sta succedendo: Facebook vuole diventare Internet», con buona pace degli altri social. Il punto è però che, per una larga fetta di utenti, Facebook è già internet. Senza Facebook non ricorderemmo molti compleanni, non avremmo accesso a migliaia d’informazioni né potremmo rimanere così agilmente in contatto con centinaia di persone, dal partner al parente lontano. Di più: Facebook è una chiave privilegiata di accesso a centinaia di siti, permettendo a chi voglia iscriversi di bypassare la classica fase di registrazione con nome utente e password. Facebook può permettersi di dettare tempi, mode e dinamiche di interazione anche quando spegniamo il pc o blocchiamo il display del cellulare. Facebook gestisce le nostre informazioni e orienta i nostri pensieri: potrebbe, potenzialmente e del tutto lecitamente, persino influenzare un’elezione democratica. Questo per tornare alla domanda sulla neutralità, che ci siamo posti in precedenza.  

2.2I giovani e i social network

I giovani hanno un rapporto strettissimo con i social, avendoli acquisiti come un dato di fatto nel loro orizzonte comunicativo e di interazione sociale. I rischi, però, sono ben presenti al punto che si può creare una vera e propria realtà parallela da cui non si riesce più a uscire perdendo di vista due componenti essenziali della nostra vita: l’interazione umana viso a viso e il rapporto con la noia. Alcuni ragazzi hanno addirittura scelto di non usarli, andando controcorrente. Sono molti gli utilizzi positivi che se ne possono fare, ma tra i giovani alcuni sono nati anche comportamenti violenti, come nel caso del cyber bullismo.  Contrastare simili fenomeni (dal momento che la violenza accade nel web e resti sospesa nell’etere) diventa sempre più difficile. La fragilità degli adolescenti è poi una grande risorsa per i social: in un momento in cui le opinioni e il carattere dei ragazzi si stanno formando, il rischio dell’omologazione è fortissimo, tanto è vero che si è parlato di vera e propria “gogna mediatica”, quando per un articolo, un commento, una foto giudicata inappropriata si viene bersagliati dalle stilettate degli altri. In caratteri molto fragili questo comportamento può avere conseguenze anche gravi. C’è poi un altro fatto, da non trascurare: le ultime generazioni non conoscono un mondo prima dei social network e quindi difficilmente lo potrebbero immaginare senza. Per quanto riguarda il rapporto con la noia, cruciale davvero, ti propongo una riflessione di Eugenio Montale:    

(…) Accrescendo i bisogni inutili, si tiene l’uomo occupato anche quando egli suppone di essere libero. “Passare il tempo” dinanzi al video o assistendo a una partita di calcio non è veramente un ozio, è uno svago, ossia un modo di divagare dal pericoloso mostro, di allontanarsene. Ammazzare il tempo non si può senza riempirlo di occupazioni che colmino quel vuoto. E poiché pochi sono gli uomini capaci di guardare con fermo ciglio in quel vuoto, ecco la necessità sociale di fare qualcosa, anche se questo qualcosa serve appena ad anestetizzare la vaga apprensione che quel vuoto si ripresenti in noi. (E. Montale, Ammazzare il tempo, in Auto da fé, Cronache in due tempi, Bompiani 1966) 

I social network stanno, di fatto, togliendoci molto del tempo che altrimenti sarebbe vuoto: ci distolgono dalla noia, cosa che non sempre è positiva, perché la noia va affrontata e superata. Ci viene sottratto proprio il tempo del pensiero e della riflessione. Ed è un problema molto vicino ai giovani che hanno un tempo lungo davanti a sé: ogni volta che subentra lo spettro del tempo, si corre su Facebook, su Snapchat, ci si riempie di stimoli e immagini per evitare la noia. Ti invito a riflettere su questo. Detto ciò, per chiuderla con Facebook, voglio citarti le parole di una mia alunna: «Su Facebook non ci vado quasi mai: ormai è superato». Ho strabuzzato gli occhi. Ma quello che lei diceva l’ho ritrovato esattamente in un articolo di Paola Porciello (che cita un articolo di Andrew Watts) di cui ti riporto un piccolo stralcio.    

I giovani e i Social Network
I giovani e i Social Network — Fonte: istock

(…) nel 2012 Zuckerberg tentò disperatamente di acquisire Snapchat, molto in voga tra i giovani americani, ma senza successo. L’articolo di Andrew Watts ci aiuta a capirne ancora di più il motivo: “Facebook ce l’abbiamo tutti ma lo usiamo pochissimo. Instagram ci piace molto, ma il nostro social è Snapchat: è qui che ci possiamo esprimere liberamente senza sentirci giudicati, rimanendo ancorati alla nostra identità sociale”. Facebook non è più il luogo naturale di ritrovo, anzi “è come stare a un pranzo di famiglia con tutti i tuoi parenti – scrive Watts – dove ti senti un po’ a disagio e non vedi l’ora di andartene”. 

Facebook non è il social del futuro? Potrebbe essere. Di certo siamo ancora in continua evoluzione e i giovani orienteranno i social verso nuove frontiere. Chissà come saranno? 

3Fase 2 – La scaletta

Disponiamo la nostra scaletta sfruttando tutti gli elementi finora emersi (comprese le tue riflessioni preliminari). Parti sempre con l’introdurre l’argomento per poi sviluppare il resto. Quindi: 

  1. Introduzione.
  2. Presentazione dell’argomento.
  3. Elaborazione dell’argomento.
  4. Conclusioni.

Per il punto 3 puoi operare un’ulteriore ripartizione. Ad esempio: 3.1) Il rapporto dei giovani con Facebook e gli altri social. 3.2) Il cyber bullismo. 3.3) L’allontanamento dalla realtà, etc. per poi arrivare alle conclusioni. 

4Fase 3 – La stesura

4.1Introduzione

I Social Network
I Social Network — Fonte: istock

L’introduzione ti aiuta ad avvicinarti gradualmente all’argomento. Puoi scegliere perciò di partire da uno dei documenti (è un espediente molto usato), oppure da alcune immagini o situazioni connesse al tema che stai trattando per poi arrivare a delinearlo completamente nel punto successivo. Se riprendi in mano i tuoi appunti preliminari, puoi scegliere anche una delle tue risposte per cominciare a scrivere. 

4.2Presentazione dell’argomento

È il momento in cui occorre delineare il tuo campo di azione, presentando l’argomento nella sua complessità, segnalando al lettore quali saranno i punti che andrai a toccare. Inoltre, nel caso di un saggio breve o testo argomentativo, è il momento in cui è necessario presentare con chiarezza la tesi. Qual è la tua idea sui social network? È positiva o negativa? 

4.3Elaborazione dell’argomento

Social Network: un bene o un male?
Social Network: un bene o un male? — Fonte: istock

Sono molti i punti da toccare per un tema del genere, quindi devi necessariamente ordinarli. Non avere fretta parti da quello che ti sembra più opportuno. L’argomento deve essere chiaramente elaborato in funzione della tua visione del problema. Ricordati di citare i documenti, di commentarli, di analizzare le statistiche. Non fare mai dei copia-incolla: non servono. Tocca a te scendere nel profondo della questione. Questo rende l’elaborazione del tema il momento più delicato, ma anche il più bello, del tuo lavoro. 

4.4Conclusioni

Una volta terminato il punto precedente, devi concludere. Se hai svolto un tema argomentativo è il momento in cui devi riconfermare la tua tesi (ossia l’idea di fondo che volevi dimostrare). Cerca, inoltre, di dare prospettiva al problema, facendo intendere che ci sarebbe ancora molto da dire. 

5Le guide per svolgere i temi

Devi svolgere altri temi? Di seguito trovi le guide di Studenti.it con tutti i consigli per sviluppare un elaborato che stupisca i professori: