Tema di pedagogia per il liceo pedagogico

Di Marta Ferrucci.

Maturità 2014: seconda prova di pedagogia per il liceo pedagogico. Tema svolto per il liceo pedagogico

SVOLGIMENTO DEL TEMA DI PEDAGOGIA PER IL LICEO PEDAGOGICO - La traccia proposta dal Miur chiedeva al candidato di approfondire e discutere le suggestioni del testo – incentrato sulla dialettica di autorità e libertà – in
riferimento anche a questioni specifiche:

- autorità/autoritarismo – libertà/istanze libertarie;
- autorità e autorevolezza;
- autorità/servizio – libertà/responsabilità;
- il concetto di persona e la possibile composizione di autorità e libertà. Vai alla traccia completa

SECONDA PROVA MATURITA' 2014 - Scopri tutte le tracce svolte dai tutor

IL TEMA SVOLTO DAL TUTOR DI STUDENTI.IT - Il pensiero che si manifesta in questo testo, è caratterizzato dalla profonda convinzione dell’inseparabilità di due elementi fondamentali per un’ equilibrata formazione della persona: l’autorità e la libertà.

Come tutte le dimensioni umane, difficilmente descrivibili in maniera concreta e classificabili secondo criteri precisi ed identificabili, l’autorità e la libertà sono due concetti che si muovono lungo un continuum. Definire la corretta misura dell’autorità nell’ambito educativo, tale che possa essere al servizio della piena realizzazione dell’educando, non è semplice.

L’autore afferma che l’autorità positiva è quella che permette e salvaguarda la libertà dell’educando in vista del suo pieno realizzarsi. Ma affinché questo possa avere luogo, occorre che gli educatori scolastici e familiari abbiano piena consapevolezza della propria libertà, dell’importanza del ruolo che ricoprono, della validità del modello che rappresentano e del fatto che coloro a cui si rivolgono non devono essere copie esatte dei loro “maestri”.

Spesso, infatti, gli adulti, responsabili dell’educazione e della formazione di individui in crescita, sono essi stessi vittime inconsapevoli di limiti culturali ed educativi. Questo porta ad un irrigidimento delle regole educative e ad un approccio che sfocia (o si nasconde per incapacità di giudizio) in autoritarismo, imponendo a bambini e ragazzi metodologie educative standard, dalla cui applicazione ci si aspetta un risultato uguale per tutti.

Se la libertà, come suggerisce Nuvoli segna il limite dell’autorità e lo specifico dell’educazione, allora l’educatore dovrà avere piena coscienza della propria libertà, lasciando che traspaia attraverso l’autorevolezza delle sue azioni ed il riconoscimento della libertà dell’educando. Se l’autoritarismo si manifesta attraverso un potere arbitrario ed irrazionale e pone chi lo esercita in una posizione superiore e di assoluta verità, l’autorevolezza si serve dell’idea che sia l’educatore che l’educando sono due persone in cammino verso un processo di crescita che coinvolgerà entrambi. Mentre nell’autoritarismo l’educatore si pone come modello assoluto verso il quale l’educando è costretto a procedere, nell’autorevolezza, l’autorità è al servizio dell’altro, in un percorso dove il primo accompagna il secondo in un processo evolutivo che riguarda anche lui stesso. Attraverso “un’autorità autorevole” l’educatore non si pone più come termine della relazione educativa, ma come colui che procede con l’educando verso un punto ulteriore, nel rispetto e nella responsabilità della realizzazione di entrambi.

La guida autorevole si manifesta attraverso una persona libera da pregiudizi, flessibile al cambiamento e disponibile al riconoscimento della diversità altrui, capace di guidare l’individuo in crescita verso una “libertà di essere” rispettosa della realtà del mondo in cui vive.

La libertà, infatti, non è il potere d’ignorare tutto ciò che non ci appartiene o non è in linea con i nostri sogni o desideri, ma la capacità di vivere nel rispetto di se stessi e del proprio ambiente. La persona realmente autonoma e libera non è quella che fa proprie le leggi, le regole, i valori della sua società, ma quella che li passa al vaglio, li esamina attentamente e criticamente, ne accetta alcuni, ne rifiuta altri, ne crea di nuovi. Questo non può prescindere dall’assumersi la responsabilità di ciò che si è e di quello che si propone. Il difficile compito degli educatori risiede in un atteggiamento che armonizzi l’autorità delle proprie proposte educative, e quindi la validità di ciò che s’insegna e si trasmette, con la libertà dell’educando di elaborare gli argomenti con il suo pensiero critico ed il suo modo di osservare il mondo. Tale armonia, posseduta dal “maestro” e trasmessa all’”allievo” non può non essere supportata da una vera accoglienza, da un ascolto attivo ed attento e da una comunicazione aperta e sincera nei confronti dell’altro.

L’amore per sé stessi e la passione per il proprio lavoro non possono che promuovere l’immagine di una persona libera e responsabile, capace di seguire le proprie inclinazioni e di realizzare i propri desideri con determinazione e coraggio.

Se il vero maestro non è colui che risolve i problemi ma li affronta costruttivamente insieme al proprio allievo, lasciando che ognuno giunga alla propria soluzione, allora non c’è miglior esempio di armonia fra autorità e libertà di un approccio educativo che accompagni la conoscenza e l’istruzione dell’educando attraverso la valorizzazione della sua capacità di pensare alle cose e di evolvere verso posizioni non ancora raggiunte.