Tema sulla libertà di pensiero

Tema sulla libertà di pensiero A cura di Vincenzo Lisciani Petrini.

Tema sulla libertà di pensiero: ecco la guida per scrivere un testo argomentativo o un saggio breve sulla tematica della libertà di pensiero

1Fase 0 – Riflessione iniziale

Come si può vedere ci sono due grandi ostacoli alla libertà di pensiero: la censura esteriore e la censura interiore (o auto-censura). Quest’ultima può essere molto più subdola della prima poiché giace silenziosa dentro di noi quasi fosse un’ammonizione continua a non rischiare. Dopotutto la pressione esercitata dalle idee degli altri può mettere a repentaglio la nostra volontà di esprimerci con sincerità. Sono questi i due aspetti su cui occorre riflettere, partendo magari dalla propria esperienza.

  1. Dai una definizione di libertà di pensiero e della manifestazione della libertà di pensiero.
  2. Ti sei mai sentito giudicato o escluso per una tua idea?
  3. Hai mai vissuto l’impossibilità di esprimerti a causa di una regola imposta da altri?
  4. Cosa credi possa minacciare la tua libertà di espressione?
  5. Credi che sia lecito poter dire ogni cosa?

2Fase 1 – Lettura dei documenti forniti dal docente e ricerca su internet

Per avere qualche spunto so cosa scrivere nel nostro tema sulla libertà di pensiero, partiamo da alcune fonti giuridiche e in particolare dalla Dichiarazione universale dei Diritti Umani (10 dicembre 1948), dove all’articolo 18, leggiamo: «Ogni individuo ha diritto alla libertà di pensiero, di coscienza e di religione; tale diritto include la libertà di cambiare di religione o di credo, e la libertà di manifestare, isolatamente o in comune, e sia in pubblico che in privato, la propria religione o il proprio credo nell'insegnamento, nelle pratiche, nel culto e nell'osservanza dei riti». Si era all’indomani della Seconda Guerra Mondiale, il momento storico in cui – a causa dei totalitarismi – la libertà di pensiero e di espressione era negata. Questa libertà è un diritto inalienabile dell’uomo sebbene sia difficile definirne chiaramente i limiti: sono libero di calunniare una persona? Di diffamarla? Intuitivamente rispondiamo di no. Sostiene un politico cattolico come Igino Giordani: «La libertà di pensiero, come di ogni attività dello spirito, vale se rispetta la libertà di pensiero degli altri: essa perciò non deve offendere il pensiero altrui. Anche questo non è un limite, è una difesa della libertà stessa». E ancora: «È la libertà di pensare quel che si vuole e di esprimere tutto ciò che si pensa, entro i limiti della verità e della moralità: senza questi potrebbe divenire ingiuria, calunnia, pervertimento» (cit. in La Fiera Letteraria, Che cos'è la libertà di pensiero, n. 14, aprile 1973). L’espressione del nostro pensiero ruota intorno a ciò che crediamo vero, ossia alle nostre più intime convinzioni. Nell’era dei social network, dove tutti possiamo parlare e pubblicare quello che vogliamo, dove possiamo esprimere tutto, stiamo perdendo di vista la complessità di quello che ci circonda: stiamo perdendo la dialettica

Proseguiamo, per adesso, con la legislazione italiana. Molto simile all’articolo 18 della Dichiarazione universale è l’articolo 21 della Costituzione della Repubblica italiana, che recita:

Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure. Si può procedere a sequestro soltanto per atto motivato dell’autorità giudiziaria nel caso di delitti, per i quali la legge sulla stampa espressamente lo autorizzi, o nel caso di violazione delle norme che la legge stessa prescriva per l’indicazione dei responsabili. In tali casi, quando vi sia assoluta urgenza e non sia possibile il tempestivo intervento dell’autorità giudiziaria, il sequestro della stampa periodica può essere eseguito da ufficiali di polizia giudiziaria, che devono immediatamente, e non mai oltre ventiquattro ore, fare denunzia all’autorità giudiziaria. Se questa non lo convalida nelle ventiquattro ore successive, il sequestro s’intende revocato e privo d’ogni effetto. La legge può stabilire, con norme di carattere generale, che siano resi noti i mezzi di finanziamento della stampa periodica. Sono vietate le pubblicazioni a stampa, gli spettacoli e tutte le altre manifestazioni contrarie al buon costume. La legge stabilisce provvedimenti adeguati a prevenire e a reprimere le violazioni.

Giacomo Matteotti: socialista italiano assassinato dai fascisti per la sua libertà di pensiero nell'opposizione a Mussolini
Giacomo Matteotti: socialista italiano assassinato dai fascisti per la sua libertà di pensiero nell'opposizione a Mussolini — Fonte: getty-images

C’erano stati gli anni del Fascismo, in cui le libertà di parola, espressione e associazione erano state revocate. Una delle ultime voci libere che si espresse ufficialmente contro il Fascismo, denunciandone le barbarie e la violenza, era stata quella di Giacomo Matteotti: e fu ucciso. È evidente che il tema della libertà di pensiero, unito a quello della libertà di espressione, sia molto delicato da un punto di vista filosofico e giuridico. Ovvero: quale sarebbe il limite entro il quale restare? Esiste un limite alla libertà di esprimersi? Proprio la complessità del reale, dunque l’impossibilità di avere una visione univoca della realtà ci porta a una dimensione polifonica e a dover considerare più prospettive in cui ognuna necessariamente esprime una possibilità più o meno valida di interpretazione.

Facendo un salto indietro, vediamo che molti filosofi hanno avuto qualche problema a essere accettati per le loro idee: partiamo da Socrate che fu processato dagli Ateniesi con l’accusa, molto discutibile, d’immoralità. Bellissime le sue parole nell’apologia, riportate dal suo allievo Platone: «Ma, cittadini, forse evitare la morte non è difficile, ed è molto più difficile evitare la malvagità, perché corre più veloce della morte (…) E ora me ne vado, io condannato a morte da voi, loro condannati alla malvagità e all’ingiustizia dalla verità. Io mantengo la mia pena, loro la loro. Forse era in qualche modo necessario che fosse così; e io penso che sia secondo la giusta misura».

Successivamente abbiamo Ipazia, una delle prime martiri della libertà di pensiero, una delle più grandi filosofe della storia che non professava il Cristianesimo, e infatti uccisa proprio dai Cristiani in una sommossa ad Alessandria. Di lei si dice: «Per la magnifica libertà di parola e di azione che le veniva dalla sua cultura, accedeva in modo assennato anche al cospetto dei capi della città e non era motivo di vergogna per lei lo stare in mezzo agli uomini: infatti, a causa della sua straordinaria saggezza, tutti la rispettavano profondamente e provavano verso di lei un timore reverenziale», (Socrate Scolastico, Storia Ecclesiastica, VII, 15). 

Un altro caso cruciale è quello del grande scienziato e astronomo Galileo Galilei perseguitato dall’Inquisizione ecclesiastica per aver confutato con prove scientifiche l’inesattezza del sistema tolemaico-aristotelico basato sul geocentrismo. Galileo, in verità, aveva colto la complessità del reale, è voleva comunicare a tutti  quanto l’Universo fosse un mistero infinito che l’uomo deve indagare se vuole tenere fede alla sua natura. Scrive, infatti, nel Dialogo sopra i due massimi sistemi: «E finalmente io ti domando, oh uomo sciocco: Comprendi tu con l'immaginazione quella grandezza dell'universo, la quale tu giudichi poi essere troppo vasta? Se la comprendi, vorrai tu stimar che la tua apprensione si estenda più che la potenza divina, vorrai tu dir d'immaginarti cose maggiori di quelle che Dio possa operare? Ma se non la comprendi, perché vuoi apportar giudizio delle cose da te non capite?» Galileo, infine, di fronte all’accusa di eresia (e alla conseguente morte sul rogo) decise di abiurare. Basti pensare che la sua riabilitazione è avvenuta quasi 360 anni dopo con Giovanni Paolo II: una storia che la dice lunga sulle rigide posizioni della Chiesa in materia dottrinale.   

Statua di Giordano Bruno a Campo de' Fiori
Statua di Giordano Bruno a Campo de' Fiori — Fonte: ansa

In questo clima così teso tra eresia e ortodossia, morì sul rogo come eretico Giordano Bruno, socraticamente potremmo dire, testimoniando fino all’ultimo il suo diverso punto di vista. Figura ambivalente e complessa, nel tempo divenuta simbolo della libertà di pensiero di fronte ai poteri forti. Kaspar Schoppe racconta che Bruno, dopo aver udito il verdetto con la sua condanna, guardò minaccioso i giudici e disse: «Forse tremate più voi nel pronunciare questa sentenza che io nell'ascoltarla». Il 17 febbraio del 1600 la condanna a morte fu eseguita: Bruno morì arso vivo a Campo dei Fiori a Roma. Anche lui come Socrate (e come Galileo fece) avrebbe potuto evitare la morte, abiurando, pentendosi o scappando. Si tratta di scelte personali, perché dietro minaccia di morte è evidente che non ci sia alcuna vera libertà. 

I poteri forti temono, quindi, la libertà di pensiero e la libertà di espressione perché le persone libere intellettualmente (e moralmente?) rappresentano la possibilità di una deriva anarchica – modalità in cui il potere viene (teoricamente) disconosciuto. Dunque esiste una stretta correlazione tra pensiero filosofico e la sua applicazione in ambito politico, poiché il potere gioca sul modo che abbiamo di percepire la realtà. Come sostiene George Orwell nel celebre romanzo 1984: «Il potere non è un mezzo, è un fine. Non si stabilisce una dittatura nell'intento di salvaguardare una rivoluzione; ma si fa una rivoluzione nell'intento di stabilire una dittatura. Il fine della persecuzione è la persecuzione. Il fine della tortura è la tortura. Il fine del potere è il potere»

Ritratto del filosofo Immanuel Kant
Ritratto del filosofo Immanuel Kant — Fonte: ansa

Uno dei connubi più belli tra filosofia e ideale politico lo troviamo nelle intuizioni di Immanuel Kant, il quale sostenne che l’idea di libertà e la sua tutela da parte dello Stato rappresentano la base per creare armonia in un consesso civile. Disse: «Non c'è da attendersi che i re filosofeggino o che i filosofi diventino re, e neppure è da desiderarlo, perché il possesso della forza corrompe il libero giudizio della ragione»., qui analizzate da F. D’Isanto e D. Danna

La Comunità Europea (CE) trae la propria origine dal pensiero cosmopolitico che possiamo ritrovare nella “Pace perpetua” di Immanuel Kant (1795). Egli è stato l’autore che più di ogni altro si è collocato all’origine di un’idea pacifica di Europa, che prendesse in considerazione anche il tema della propria unità. Alla base del pensiero kantiano ritroviamo i fondamenti dell’attuale Unione Europea (UE). Oltre alla centralizzazione del potere sotto un’unica legislazione comune, il filosofo ottocentesco sosteneva la necessità di introdurre Costituzioni Repubblicane ove fossero elencati i principi di libertà fondamentali dei cittadini, il principio della separazione del potere esecutivo da quello legislativo, l’uguaglianza fra i membri senza discriminazione alcuna ed il diritto di visita. (…) Il progetto kantiano ha introdotto nelle profonde radici dell’Europa il senso di una società aperta, legata a un processo di “umanizzazione della storia”. Basti considerare che il filosofo illuminista sosteneva l’importanza di trasformare il diritto internazionale da mera separazione di molti stati indipendenti l’uno dall’altro a vera e propria federazione di liberi stati – e liberi popoli – in grado di porre fine alle guerre europee, le quali, nei secoli antecedenti la Comunità europea, avevano portato il Continente alla devastazione. 

L’idea della diversità di popoli e culture, una società aperta dove convivano idee e pensieri differenti, non spaventava Kant che anzi la considerava come una vera e propria ricchezza. Tuttavia i totalitarismi agirono proprio su questa libertà fondamentale: dietro minaccia di ripercussioni e di violenze non può esserci libertà. Ma la libertà spaventa e spesso abbiamo bisogno di evitarla per non trovarci in una situazione che non sappiamo controllare: Bachtin sosteneva che il riso, ad esempio, e la comicità grottesca ci liberassero dal terrore del sacro e dalla censura interiore. (cfr. L’opera di Rabelais e la cultura popolare). Da questo punto di vista si può analizzare anche tutto il genere della satira: fino a che punto può spingersi? Il caso di Charlie Hebdo dovrebbe spingere a un’accurata riflessione. In tempi più recenti possiamo vedere che il dibattito sulla libertà di espressione è tornato di grandissima attualità a causa dei social network, i media che “hanno dato voce a legioni di imbecilli”, come ha sostenuto Umberto Eco. Facebook ha riproposto il problema del campo di applicabilità dell’art. 21 della nostra Costituzione: accade nel 2015, quando il ricorrente aveva chiesto la censura su alcune frasi offensive che lo riguardavano pubblicate sul famoso social. 

“Il ricorrente aveva agito per ottenere la rimozione dei contenuti vantando lesioni del diritto all’onore ed alla reputazione e lamentando la violazione della privacy, per sé stesso e per alcuni dirigenti della stessa società. Il collegio presieduto dal giudice Donatella Galterio ha rigettato la domanda di rimozione, ritenendo che si dovesse applicare «allo scritto via Internet la disciplina prevista dall’art. 21 della nostra Costituzione». Fuori dai termini in legalese, si può commentare così: ci si può anche ritenere offesi su Facebook nella propria reputazione, e si è liberi di agire civilmente e penalmente, ma questo non dà il diritto di cancellare contenuti prima che un tribunale decida se effettivamente si è stati danneggiati oppure no. Fino a quel momento i contenuti postati restano dove sono, per la libertà di espressione e nella cornice degli standard del sito web. Nessuna “cautelare”. Semplice, volendo. Eppure lo si è stabilito soltanto ora.”

(da Marco Viviani, su webnews.it)

Foto di Umberto Eco
Foto di Umberto Eco — Fonte: getty-images

Ma si può – tornando al precedente discorso – dire tutto e sempre, anche quando non siamo documentati? È lecito dire pure di esserci e di far vedere che siamo partecipi della vita in una sorta di slogan quasi cartesiano “posto-dunque-sono”? Forse no: i social hanno lasciato emergere l’immaturità del mondo nel filtrare (che significa in gran parte discutere accuratamente) il vero dal falso, la calunnia dalla verità.

Come se porre l’accento sulle contraddizioni nelle nostre architetture di pensiero equivalga alla censura. Come se ogni pensiero fosse lecito in nome della «libertà di parola». Laddove ‘ogni pensiero’ inserisce propaganda nazi-fascista, negazionismo, omofobia, oscurantismo, disinformazione scientifica. Tutto è lecito. Tutto è permesso. Perché ormai siamo al liberi tutti, all’«anarchia della parola». Non esistono più confini, non esistono limiti tra le libertà personali urtate. Dove si usa Voltaire a sproposito (anche perché pare non abbia mai detto di non essere d’accordo con quello che dici «…ma darei la vita perché tu lo possa dire») per giustificare qualsiasi pensiero possa girarci in testa e qualsiasi cosa possiamo dire, fare e pubblicare. Come se Internet, contraendo lo spazio e il tempo, annullando i confini, avesse distrutto anche il senso della responsabilità.
(Hamilton Santìa, su glistatigenerali.com

Il post su facebook di Fabio Tortosa
Il post su facebook di Fabio Tortosa — Fonte: ansa

Quest’articolo esprime la criticità della nostra situazione. Come sostiene sempre il giornalista, «in un contesto del genere “libertà di parola” vuol dire “responsabilità di parola”. E tutti noi che ne facciamo uso – più o meno consapevolmente – dobbiamo esercitarla prima di ogni altra cosa». Nel senso che ogni nostra parola sui social ha un peso specifico molto più grande di quanto crediamo: certo, da liberi cittadini possiamo esprimerci, ma nell’atto stesso di pubblicare un nostro contenuto rischiamo di diventare una fonte: dobbiamo preventivamente chiederci se quello che diciamo avrà delle conseguenze. L’esempio citato da H. Santìa riguarda Fabio Tortosa, poliziotto alla Diaz, durante il G8 di Genova, che in un suo post sostenne che sarebbe rientrato mille volte in quella scuola (facendo irruzione). L’effetto delle sue affermazioni ha suscitato reazioni tanto accese che il poliziotto ha dovuto ritrattare le sue affermazioni (ma qui non si tratta di una situazione galileiana?).

In ultimo eccoci al concetto di “gogna mediatica”, quella cattiva abitudine di infangare una persona per un suo contenuto postato in rete: questa può colpire come se ci trovassimo in una piazza medievale: un caso che ha destato una certa impressione tra i moltissimi è quello occorso al regista Muccino che in un’intervista sostenne, in una sorta di moderna eresia culturale, che «Pasolini non era in fondo un regista». Ovviamente tutti i fan pasoliniani si sono scatenati contro di lui, al punto che ha dovuto oscurare il suo profilo

Il fatto di sostenere una verità quasi dogmatica porta inevitabilmente al discorso della verità di Stato, non diverso da un dogma religioso: è quanto accade nel momento in cui, ad esempio, lo Stato italiano propone un Ddl contro il negazionismo. Secondo i più importanti storici contemporanei non è certo questa la strada per arrivare alla verità, perché la verità, essendo complessa, ha bisogno del continuo apporto della ricerca e questa ricerca deve essere libera (anche di sbagliare, s’intende). Riporto un estratto dell’articolo:

La strada della verità storica di Stato non ci sembra utile per contrastare fenomeni, molto spesso collegati a dichiarazioni negazioniste (e certamente pericolosi e gravi), di incitazione alla violenza, all’odio razziale, all’apologia di reati ripugnanti e offensivi per l’umanità; per i quali esistono già, nel nostro ordinamento, articoli di legge sufficienti a perseguire i comportamenti criminali che si dovessero manifestare su questo terreno.

Dunque occorre la responsabilità della verità, che attuiamo attraverso la ricerca. Solo questa ricerca può rendere la libertà stessa degna di espressione, divenendo al tempo stesso un diritto e un dovere.

3Fase 2 – La scaletta

Una struttura ci vuole. Usa le prime righe del tuo tema come introduzione, per poi esporre l’argomento ed approfondirlo criticamente, fino a tirare le tue conclusioni. Dunque: 

  1. Introduzione.
  2. Esponi il tema libertà di pensiero.
  3. Approfondisci il tema libertà di pensiero declinandolo secondo le varie problematiche che sei in grado di cogliere.
  4. Prospettive nel quotidiano.
  5. Proposte d’intervento e conclusioni.

4Fase 3 – Stesura del testo

4.1Introduzione

Come scrivere un tema sulla libertà di pensiero
Come scrivere un tema sulla libertà di pensiero — Fonte: shutterstock

A seconda del tuo gusto puoi scegliere di fare riferimento a un particolare avvenimento inerente al tema della libertà di pensiero, oppure letteralmente “fondere” l’introduzione e la presentazione dell’argomento. Scegli bene anche lo stile da utilizzare: se procedi a frasi brevi, darai risalto all’aspetto più emozionale; con periodi più lunghi, invece, porrai l’attenzione sul ragionamento.

4.2Presentazione dell’argomento

Adesso devi riprendere in mano il foglio di brutta con il piccolo questionario. Usalo per mettere in luce la disinformazione che spesso ruota attorno al fenomeno, ma che tu, grazie a validi spunti critici, stai per superare. L’importante è far capire al lettore in che modo parlerai del tema della libertà di pensiero.

4.3Elaborazione dell’argomento

Beninteso, sei libero di esprimere tutte le idee che vuoi, ma devi sempre appoggiarti a dati statistici e ad articoli: devi evitare il sì perché sì e il no perché no. Comincia a sviscerare le cause del fenomeno che stai esaminando, ovvero quello della libertà di pensiero. All’interno degli articoli che trovi nei commenti, puoi trovare tante strade per interpretare correttamente il fenomeno: ricordati di citarli. Cerca di far emergere la complessità del tema di libertà di parola e di espressione, e la sua relazione con la ricerca della verità. Una parte, sicuramente, dovrai dedicarla al ruolo che giocano oggi i Media sul fenomeno e al modo in cui il problema viene percepito. Una volta che avrai inquadrato il fenomeno da tanti punti di vista, proponi delle soluzioni che abbiamo buon senso: che siano cioè attuabili.

4.4Conclusioni

Sei adesso alle conclusioni. Rileggi bene il tuo tema sulla libertà di pensiero. Quali soluzioni hai proposto per incidere positivamente su questo fenomeno? In gran parte le conclusioni e le soluzioni coincidono. Quindi poi chiudere indicando una strada da seguire sia per le Istituzioni, sia per i comuni cittadini. Proponi anche attività da svolgere in classe, magari, per poter scendere sempre più a fondo nella questione.

5Le guide per svolgere gli altri temi

Devi svolgere altri temi? Di seguito trovi le guide di Studenti.it con tutti i consigli per sviluppare un elaborato che stupisca i professori: