Tema sulla crisi economica e i giovani

Tema sulla crisi economica e i giovani A cura di Vincenzo Lisciani Petrini.

Tema (o saggio breve/articolo di giornale) sui giovani e la crisi economica: tutti i consigli per svolgere un elaborato accurato e convincente

1Fase 0 – Riflessione preliminare

La “carne da macello” più facilmente sacrificabile in tempi di guerra è quella giovanile. In forze fisicamente, ancora lontani dall’aver messo su famiglia, o comunque non in maniera stabile, nonché più agilmente indottrinabili, i ragazzi dai 18 ai 29 anni sono sempre stati quei soldati ideali ricercati da ogni nazione per seguire i propri intenti politici o bellici: celebre è l’immagine dei “ragazzi del ‘99”, cioè quella “generazione perduta” in cui componenti, nati nel 1899, in senso lato a fine secolo, divennero maggiorenni durante la prima guerra mondiale, costretti ad arruolarsi per gli ultimi terribili mesi del sanguinoso conflitto, privati del naturale svolgimento della loro adolescenza e giovinezza. 

Se è vero che la crisi economica (per quanto disperata possa essere) non è una guerra, è però vero che i suoi effetti sulla gioventù assomigliano molto all’ambito materiale di un conflitto. Fin tanto che monta una crisi, infatti, le giovani generazioni smettono di essere una risorsa e diventano spesso un ingombro, un problema, un vero rompicapo, che mette a dura prova le politiche dei governi ma anche i commentatori della modernità, i quali faticano spesso a trovare le giuste parole per inquadrare le origini del problema. Qual è il rapporto reale tra la crisi e i giovani, ma soprattutto quali soluzioni possono adottare gli stessi giovani per superare i problemi? Proviamo, senza pretese di una narrazione del tutto esaustiva, a scoprirlo insieme. Non per sembrare ripetitivo, ma farsi qualche domanda prima di iniziare è sempre un bene. Devi fare mente locale su quello che sai e su quello che non sai e che devi andare a scoprire da te. Partiamo con l’auto-intervista: 

  1. Conosco davvero i rapporti tra giovani e crisi economica?
  2. A quali fenomeni o eventi associo la crisi economica?
  3. Chi è stato a parlarmene più volte e chi l’ultima volta?  
  4. Ne sapeva più di me?
  5. Ero d’accordo con quanto affermava, o in disaccordo?
  6. In quella discussione ho solo ascoltato oppure ho preso una posizione? Con quali argomenti?
  7. Ho letto qualcosa in proposito? Se sì, da dove?
  8. Vedo le conseguenze del fenomeno? Tocca la mia famiglia in qualche modo?
  9. Ti sei mai informato da solo o fatto domande in giro? Con quali risposte?
  10. Qual è la geografia di questo fenomeno? Quali paesi interessa maggiormente?

2Fase 1 – Spunti, lettura dei documenti forniti dal docente, ricerca su internet

Cominciamo col dire che, se ragionassimo solo sui numeri e le statistiche, ne ricaveremmo ben poco. I numeri, da soli, non comunicano niente di particolarmente interessante. Dobbiamo quindi acquisire il know how necessario a trattare una materia così complessa come quella del mercato del lavoro (e specificamente quello giovanile) perché non è affatto semplice e perché potrebbe legittimamente non interessare a molti. Ogni Stato che voglia dirsi moderno (e quindi sociale) deve farsi carico di trovare i giusti strumenti per avvicinare i giovani al lavoro, particolarmente in un periodo di crisi di lungo corso, comprendendo due aspetti fondamentali: 

  1. Se non è puramente momentanea, o legata ad un unico ambito geopolitico, una crisi diventa endemica alla popolazione mondiale, ovvero si trasforma nella nuova realtà con cui fare i conti in maniera stabile,
  2. Se quindi la crisi non è più da considerare passeggera ma paradigmatica, ogni Paese deve attuare quelle così dette politiche attive che maggiormente possano, sul lungo termine, fare dei giovani il fiore all’occhiello del rilancio del lavoro.

Una prima e possibile soluzione per realizzarlo, sta nel comprendere, senza demonizzazioni né paternalismi, l’aspetto psicologico del rapporto tra giovani e crisi. 

2.1La generazione "neet"

Elsa Fornero, ex Ministro del lavoro e delle politiche sociali
Elsa Fornero, ex Ministro del lavoro e delle politiche sociali — Fonte: ansa

Quando nell’autunno 2012 la ministra Elsa Fornero, in un convegno, ebbe a dire che “i giovani non devono essere choosy e devono accettare la prima offerta”  che trovano, si levò un coro collettivo di protesta ed indignazione contro una appartenente al Palazzo che, dall’alto dei suoi incarichi in università, banche e Ministero, si permetteva di dare degli “schizzinosi” ai giovani di un Paese con un pur sempre piuttosto alto tasso percentuale di disoccupazione giovanile.

Al di là delle improvvide parole del Ministro, è certamente vero che l’aspetto psicologico dell’accesso al lavoro è tra i più importanti e sottovalutati. Su questo devi riflettere: ci sono lavori che faresti e lavori che non faresti mai? Sono sicuro di sì. Ed è normale. Il sito face4job.com nel 2015 segnalava come in Italia esistano oltre 700mila posti di lavoro ancora liberi, sebbene oggi assuma sempre più rilevanza il dato degli “inoccupati”, persone colpite dalla sfiducia verso il proprio presente ancora prima che verso il futuro: queste non risultano più né ‘attive’ nella ricerca del lavoro, né ovviamente occupate in un mestiere. Si tratta degli appartenenti all’universo Neet, acronimo inglese che indica chi non sia impegnato né nello studio, né nel lavoro né tantomeno nella formazione. 

L’esistenza dei Neet, vero e proprio gruppo sociale, spiega quanto sia complesso decifrare la situazione. Inoltre gli sforzi operati dai governi in carica devono necessariamente andare non solo più verso la ricerca della stabilità economica e della sicurezza nel mondo del lavoro, ma anche cercare di tenere presente il delicato aspetto “umorale” dato dalla sfiducia verso le possibili soluzioni del problema stesso. Insomma devono creare entusiasmo e fiducia, insieme alla proposta di una soluzione concreta. Il tutto viene ulteriormente amplificato dal fatto che, secondo l’Ocse, in Italia un terzo dei giovani tra i 20 e i 24 anni sono inquadrabili nella generazione Neet, secondo un dato che vede nel nostro Paese il poco invidiabile record di crescita di questi soggetti, +10 punti percentuali tra il 2005 e il 2015!  

2.2Lo Stato, tra promesse e delusioni

Il primo tweet di Matteo Renzi sul Jobs Act
Il primo tweet di Matteo Renzi sul Jobs Act — Fonte: ansa

Nella riforma del diritto del lavoro varata dal governo Renzi, nota come Jobs Act, sono previste nuove misure per il sostegno all’occupazione giovanile, in particolare l’opinione pubblica è stata colpita dal programma “Garanzia Giovani”, di iniziativa europea per incentivare quei Paesi con un tasso di disoccupazione giovanile superiore al 25% (quindi anche l’Italia) a combattere questo serio problema. Rivolto in particolare ai ragazzi Neet, il piano europeo dal 2014 prevede un corposo stanziamento di fondi per permettere alle aziende di assumere o di realizzare stage retribuiti, di modo da indirizzare i giovani verso un nuovo percorso, smuovere in parte il mercato del lavoro ma soprattutto aggredire frontalmente il problema della sfiducia nel presente. Pur avendo avuto un ragguardevole riscontro, il programma ha mostrato due lati, non sempre gradevoli, della stessa medaglia. Vediamoli insieme. 

I dati ci dicono infatti che nel nostro Paese (a fronte di oltre un milione di giovani tra i 18 e i 19 anni che si sono registrati) le risposte arrivate non sono sempre state all’altezza delle aspettative: quasi il 40% delle risorse messe a disposizione delle Regioni, pari ad oltre 240 milioni di euro, è stato destinato ai soli stage, spesso e volentieri non rinnovati, con un gran numero di situazioni in cui i pagamenti non sono arrivati ancora a distanza di mesi, portando molti ragazzi, che si son sentiti presi in giro, a rilasciare interviste per i quotidiani online o ad aprire pagine di denuncia sui social network. Ad oltre 420mila individui è stata proposta almeno un’offerta formativa, lavorativa, di tirocinio, auto imprenditorialità o servizio civile: un numero interessante, eppure queste offerte, secondo i piani, avrebbero dovuto riguardare ognuno degli oltre 800mila giovani presi in carico, o quantomeno quelli invitati a sostenere un colloquio. Inoltre, diverse regioni hanno emanato con gran ritardo i bandi per la destinazione delle risorse complessive all’attivazione del meccanismo. Un gran confusione sotto il cielo delle politiche attive per le nuove generazioni, che mostra come la soluzione del problema non passi esclusivamente tramite finanziamenti o novità, i quali anzi – in assenza di una programmazione seria e rigorosa – rischiano di diventare un’occasione persa.  

2.3La risorsa giovinezza

Henryk Sienkiewicz, premio Nobel per la Letteratura nel 1905
Henryk Sienkiewicz, premio Nobel per la Letteratura nel 1905 — Fonte: ansa

Dice Henryk Sienkiewicz, Nobel per la letteratura nel 1905: “Per quanto la vita possa essere ingrata, la gioventù è un dono che non verrà mai sottratto”. Quindi, al di là dei problemi, che ci sono (e nessuno lo nega), quello che un giovane non può permettersi di fare, è lasciare che altri gli portino via la spregiudicatezza tipica della sua età, così come la libertà di sbagliarsi. La soluzione dei propri problemi, non solo occupazionali, difficilmente verrà calata dall’alto e c’è il pericolo di affidarsi a populismi che soffiano su queste ventate di ribellione non costruttive: la protesta contro ciò che non va, non accompagnata dalla proposta di un’alternativa migliore e credibile, alla lunga non può che rivelarsi sterile. Ma cosa possono fare i più giovani per dare una mano a farsi aiutare, nella lotta alla crisi (anche di valori) che, come abbiamo visto, ormai rappresenta la stabile base su cui muoversi e non più uno stato passeggero? Dobbiamo ragionarci sopra e poi agire in quella direzione. Pur mai facilmente spendibili, le soluzioni esistono, e permettono di guardare più in là del proprio orticello e dell’immediato presente. Perché una nuova speranza si nutre di uno sguardo verso il futuro. 

3Fase 2 – La scaletta

Trattandosi, come abbiamo visto, di un argomento vasto e complesso, ti consiglio di fare una scaletta molto dettagliata

  1. Introduzione.
  2. Presentazione dell’argomento: se stai svolgendo un saggio breve (testo argomentativo), devi presentare la tua tesi insieme all’argomento, in modo da indirizzare il lettore.
  3. Elaborazione dell’argomento, discussione degli articoli, discussione delle statistiche. Questo particolare punto puoi suddividerlo ulteriormente per argomenti.
  4. Proposte e conclusioni.

4Fase 3 – La stesura

4.1Introduzione

Cominciamo dall’introduzione: è come rompere il silenzio in scena. Devi catturare l’attenzione del lettore, invogliarlo a leggere. Devi scegliere se utilizzare un’affermazione brusca, un dato statistico molto rilevante, un’immagine o un commento particolare (ad esempio potresti partire da un punto superficiale del problema, come l’affermazione discutibile della Fornero che i giovani sono choosy). Quello che vuoi, purché, dopo queste prime righe, presenti l’argomento in modo definitivo. Diciamo che il punto 1 e 2 (Introduzione-Presentazione dell’argomento) sono estremamente collegati. 

4.2Presentazione dell'argomento

Presentare l’argomento, ossia apparecchiare metaforicamente la tavola della tua conversazione (non a caso si dice anche “intavolare una conversazione”); devi predisporre tutti gli elementi di cui parlerai e ovviamente far capire al lettore quale tesi vuoi dimostrare. Diciamo che questo è il momento di passaggio in cui sta chiudendo la fase introduttiva per poter poi scendere nell’elaborazione vera e propria del tema. 

4.3Elaborazione dell’argomento

I giovani e il lavoro
I giovani e il lavoro — Fonte: istock

Beninteso, sei libero di esprimere tutte le idee che vuoi, ma devi sempre appoggiarti a dati statistici e ad articoli: devi evitare il sì perché sì e il no perché no. Comincia a sviscerare le cause del fenomeno che stai esaminando servendoti di tutti gli articoli e delle statistiche che hai trovato. Ci vuole abilità e intelligenza nel saper utilizzare questo materiale. Negli spunti che ti ho dato, negli articoli che trovi nei link, puoi trovare tante strade per interpretare il fenomeno: ricordati di citarli e di renderli problematici. Non copiare senza capire. Mettiti dalla parte dei giovani, come tu sei, ma cerca anche di interpretare il fenomeno a un livello più ampio e generale. Ricordati anche dell’aspetto “umorale” del problema, ossia di come esso venga percepito. Una parte, sicuramente, dovrai dedicarla al ruolo che giocano i Media sul fenomeno... Una volta che avrai inquadrato il fenomeno da tanti punti di vista, proponi delle soluzioni che abbiamo buon senso, che siano cioè attuabili. 

4.4Conclusioni

Sei adesso alle conclusioni. Rileggi bene il tuo testo. Quali soluzioni hai proposto per incidere positivamente su questo fenomeno? In gran parte le conclusioni e le soluzioni coincidono. Quindi poi chiudere indicando una strada da seguire per tutti e per te stesso. 

5Le guide per svolgere i temi

Devi svolgere altri temi? Di seguito trovi le guide di Studenti.it con tutti i consigli per sviluppare un elaborato che stupisca i professori: