Tema sul femminicidio

Tema sul femminicidio A cura di Vincenzo Lisciani Petrini.

Tema sul femminicidio: come scrivere un testo argomentativo sull'argomento che sia valido e che prenda le mosse da una ricerca sugli eventi dell'attualità

1Fase 0 – Riflessione iniziale

Tutt’altro che facile accostarsi al tema del femminicidio. Cominciamo dal piccolo questionario, utile per capire quello che già sai e anche per rilevare alcuni errori di valutazione che si possono commettere.   

  1. Che cosa sai davvero del femminicidio?
  2. Credi che la diversità di sesso possa cambiare la visione del problema?
  3. A quali fenomeni o eventi associo il femminicidio?
  4. Chi è stato a parlarmene più volte e chi l’ultima volta?  Ne sapeva più di me?
  5. Ero d’accordo con quanto affermava, o in disaccordo?
  6. In quella discussione ho solo ascoltato oppure ho preso una posizione?
  7. Ho letto qualcosa in proposito? Se sì, da dove?
  8. Quali sono le conseguenze del fenomeno?
  9. La mia idea in proposito è ‘differente’ o si allinea al pensiero comune?
  10. Qual è la geografia di questo fenomeno? Quali paesi interessa maggiormente? (se lo sai)

Non vergognarti di saperne poco perché spesso i Media danno le notizie così velocemente che non c’è tempo di approfondirle o di metterle in relazione ad altre. È un compito che, però, puoi fare tu. Appuntati le risposte (rispondi in breve) sul foglio di brutta: esaminale con cura. Diciamo che, se non sei particolarmente istruito in proposito, lo noterai da solo, cercando di porre rimedio con un’adeguata ricerca critica sul tema. 

2Fase 1 – L’argomento: spunti e articoli da considerare

2.1Premessa terminologica e giuridica

Foto della città messicana Ciudad Juarez
Foto della città messicana Ciudad Juarez — Fonte: istock

Partiamo proprio dalla questione terminologica. Dal 1993 al 2010 nella popolosa città messicana di Ciudad Juarez si sono consumati almeno 370 casi di uccisioni di donne, non senza episodi di stupro, tortura e omicidio. È questo evento storico ad avere spinto la scrittrice e attivista Marcela Lagarde a candidarsi al Congresso Federale per riformare il codice penale del Paese in merito a questa tipologia di reato e a diffondere per prima il termine “femminicidio”.  Coniare una parola per un particolare fenomeno sociale è sempre un evento di rilievo: vuol dire che esso ha raggiunto una proporzione e una specificità tale che non può essere ignorato. Di per sé, tuttavia, il termine non è nato negli anni ’90 del 900 – in Italia se ne trovano riferimenti già in pubblicazioni degli anni ’20, mentre è nell’Inghilterra del primo ‘800 che il termine ha origine, inizialmente come satirico riferimento alla perdita dell’illibatezza di una donna – è di certo da allora (e sempre più insistentemente nel nuovo millennio) che il vocabolo ha trovato un successo crescente, soprattutto nel linguaggio giornalistico e politico.  

La violenza sulle donne, una tematica di attualità
La violenza sulle donne, una tematica di attualità — Fonte: istock

Tuttavia, il suo uso come sinonimo di “violenza sulle donne per il solo fatto di essere donne”, può creare qualche problema, anche a livello giuridico. In primis, per la presenza di “femicidio”, un ulteriore lemma di origine anglosassone che starebbe ad indicare con maggior precisione il corrispettivo femminile dell’uccisione di un uomo: la forma più estrema di violenza contro le donne, una sottospecie del più generico femminicidio, cioè “violenza contro le donne in tutte le sue forme miranti ad annientarne la soggettività sul piano psicologico, simbolico, economico e sociale”. Da un punto di vista giuridico ci si può chiedere della reale necessità di un termine che vada a definire un ambito criminologico già idealmente coperto da altri vocaboli. Scendiamo nella realtà italiana. Per oltre cinquant’anni, nel nostro Paese è rimasto in piedi l’articolo 587 del codice penale (abrogato solo nel 1981) che contemplava una pena minore per chi uccidesse la moglie, la figlia o la sorella per difendere l’onore “suo e della sua famiglia”.  

Ancora più incredibile, agli occhi di un contemporaneo, è l’estinzione del reato di violenza sessuale a favore di chi sposava la donna che aveva stuprato soluzione prevista dall’art.544 del codice penale. Infine, solo nel 1996 la riforma penale modificò lo stupro da “reato contro la morale” a “reato contro la persona”. Veniamo poi all’inasprimento delle sanzioni in base alla legge 119 del 2013 (che ha convertito, con modifiche, il decreto legge 93 del 2013) su prevenzione e contrasto delle violenze di genere. Abbiamo contromisure come l’arresto in flagranza per maltrattamenti familiari, l’allontanamento d’urgenza dall’abitazione, il divieto di frequentare gli stessi luoghi della persona offesa, l’introduzione del braccialetto elettronico e delle intercettazioni telefoniche per gli stalker. È importante poi sottolineare che spesso già in sede europea si danno delle linee comuni da seguire.  

2.2Articoli e riflessioni

Foto della scrittrice Michela Murgia
Foto della scrittrice Michela Murgia — Fonte: ansa

Prima di darti qualche ulteriore spunto di riflessione, ti propongo un articolo della scrittrice italiana Michela Murgia, dal titolo “Dieci donne che non possiamo dimenticare”.   

È QUESTIONE di concentrazione: di certe cose non ci occupiamo fino a quando non si verificano tutte insieme in modo tale che diventa impossibile ignorarle. Così tre donne massacrate per mano dei loro compagni in appena due giorni hanno riacceso il faro dell'attenzione pubblica sul tema del femminicidio. Si chiamano MarinellaCarla e Luana, ma è facile appropriarsi di un nome per rendere le persone personaggi e dire che quelle storie erano le loro e non la nostra. Ciascuna di queste donne va immaginata con il nome che diamo a noi stesse. A Catania il primo febbraio una è morta per mano del marito, che l'ha strangolata davanti al figlio di 4 anni. Lo stesso giorno a Pozzuoli una di loro, incinta al nono mese, è stata ridotta in fin di vita dal compagno che le ha dato fuoco. Ieri un'altra è morta quasi decapitata dal marito, poi fuggito contromano in autostrada. Fanno scalpore, eppure non sono le prime notizie dell'anno sulla violenza alle donne. (…) In questo elenco non ci sono le decine di violenze, i maltrattamenti, le riduzioni della libertà e i tentati omicidi in ambito familiare le cui eco spesso non ci arrivano neppure. Sappiamo però che erano tutte a carico di donne che vivevano accanto a noi, in questa strana Italia ancora divisa tra voglia d'Europa e Family Day, ma incapace di riconoscere che c'è qualcosa di sbagliato e distruttivo nel modo in cui impostiamo i rapporti di relazione che chiamiamo "famiglia". Che sia tradizionale o arcobaleno, che lo stato la riconosca o meno, quel sistema di legami e la sua faccia oscura ci riguardano tutti e tutte, allo stesso modo. Finché non affronteremo il nodo del potere nascosto in quello che chiamiamo amore, il Paese che ammazza le donne non sarà un buon posto per nessuno. (Michela Murgia)  

L'atrocità della violenza sulle donne
L'atrocità della violenza sulle donne — Fonte: istock

La scrittrice mette in rilievo che occorre ridisegnare le relazioni uomo/donna in modo più maturo, cercando di allontanarci da antichi retaggi culturali che oggi non sono più validi e che si spera stiano dando il loro colpo di coda. L’ambiente domestico è spesso il luogo ideale per questi drammi che trovano la cronaca troppo tardi, quando ormai il “femminicidio” è diventato “femicidio”. Possiamo riflettere su diversi fattori connaturati al fenomeno, sulla povertà culturale e anche materiale degli ambienti in cui sovente accadono. C’è una relazione tra questi fattori? Si puoi dedurre che, allo stato attuale, non si è ha ancora compreso il ruolo della donna: l’uomo è a disagio di fronte a questi cambiamenti. Lo vediamo in una delle campagne pubblicitarie più geniali e drammatiche di sempre contro la violenza sulle donne. Questo perché il ruolo della donna è stato da sempre il punto nevralgico dei rivolgimenti e dei progressi sociali e che l’uomo, nella violenza, sfoghi in verità una paura più profonda.  

C’è poi il modello della famiglia tradizionale che sta andando in crisi e anche un’immaturità nel vivere i rapporti di coppia: spesso il tradimento non viene accettato, così come la fine di una relazione. Si parla di delitti passionali, che sono forse la negazione dell’amore puro. Per quanto riguarda poi il triste ripetersi dell’omicidio connesso allo stupro c’è il luogo comune che se una donna si veste in modo provocante (punto di vista chiaramente maschile), vige il detto “se l’è cercata”. Al di là della validità o meno di questa affermazione, occorre chiedersi prima di tutto perché viene detto così e perché molti la credono vera, pur non ammettendolo apertamente. T’invito a rifletterci. Ci sono poi le statistiche. In Italia i dati ufficiali esprimono una situazione diversa da quella genericamente avvertita dall’opinione pubblica. Secondo l’ultimo rapporto ISTAT il tasso di donne assassinate è rimasto sostanzialmente costante a 0,5 ogni 100 mila abitanti dal 1992 al 2009 (ultimo anno di riferimento).  

Parlare della violenza sulle donne
Parlare della violenza sulle donne — Fonte: istock

Di più: nel 2014 sono state uccise 0,47 donne ogni 100mila abitanti, ovvero non solo un terzo degli uomini (1,11),  ma anche una cifra sensibilmente inferiore a quella dei primi anni 2000, come lo 0,65 del 2003. Gli omicidi delle donne quindi non sono aumentati, anzi sono in calo. Infine, secondo il rapporto Onu sugli omicidi in basse al sesso, l’Italia è uno dei Paesi meno convolti: si uccidono più donne in Austria, Finlandia, Francia, Germania, Svizzera e Svezia, con tassi fino a tre volte superiori a quelli italiani. Come spiegare questo? Riflettici. Questo, ovviamente, non cancella quanto detto prima, ma lo problematizza ancora di più e occorre cercare di leggere il fenomeno anche in base all’influenza dei Media su di esso e soprattutto scendendo nel profondo delle relazioni uomo-donna nella società. 

3Fase 2 – La scaletta

Come scaletta posso consigliarti la solita e tradizionale, anche se scolastica.  

  1. Introduzione.
  2. Presentazione dell’argomento.
  3. Discussione degli articoli ed elaborazione dell’argomento.
  4. Conclusioni.

4Fase 3 – La stesura

4.1Introduzione

Abbiamo diverso materiale per scendere nel fondo del problema e tirare fuori un elaborato con riflessioni interessanti. Comincia sempre con l’introdurre la questione: è un argomento complesso quindi devi fare una panoramica iniziale. Puoi fare riferimento a fatti di cronaca (come nell’articolo della Murgia) per poi procedere con le tue riflessioni.  

4.2Presentazione dell’argomento

Definisci meglio l’ambito della tua discussione. Se stai svolgendo un testo argomentativo (cosa molto probabile) è il momento in cui devi presentare la tua tesi, dando un chiaro indirizzo che sia facilmente riconoscibile dal lettore. In questa occasione devi poi puntualizzare meglio alcune cose: se ti riferisci al particolare della realtà italiana, o stai facendo un discorso più generale, che riguarda tutti i paesi. Puoi scegliere. L’importante è che indichi il tuo campo d’azione

4.3Elaborazione dell'argomento

Nella parte centrale del tuo tema devi argomentare e dimostrare le tue idee. Per farlo hai bisogno di tutti gli spunti critici necessari: riprendi in mano gli appunti iniziali presi con il questionario e cerca di capire quali nodi del problema restano coperti dalla superficie. Magari proprio tu, all’inizio, non avevi ben chiare le idee e invece adesso, dopo aver esaminato la documentazione, hai molto di più da dire. Questa differenza tra quel che si crede di sapere e quel che, invece, adesso hai compreso, può essere decisiva per sviluppare l’argomento. 

Parlare del femminicidio
Parlare del femminicidio — Fonte: istock

L’obiettivo è rendere ancora più chiaro questo problema: se lo sarà per te, lo sarà anche per chi legge, e lo sarà anche per quelle persone con cui prossimamente avrai occasione di confrontarti. Inoltre, ricorda sempre che devi riuscire a far parlare i documenti, perché altrimenti le tue idee non trovano un valido appoggio: utilizzali senza fare copia incolla, senza neanche semplicemente parafrasarli. Devi ragionarci sopra, bene, con calma, utilizzando ogni elemento che ritieni opportuno. Cerca sempre di stabilire un confronto diretto con la realtà ed evita, se possibile, di scendere troppo nel personale. Questo per il semplice fatto che, se porrai attenzione in quello che scrivi, c’è già tutta la tua persona. 

4.4Conclusioni

Le conclusioni devono sempre portare con sé la speranza di un miglioramento. Devi quindi raccogliere quello che finora hai detto e tirare delle linee che vadano avanti. Il tuo elaborato è una responsabilità. Hai l’occasione di far circolare le tue soluzioni e la tua visione del problema. Per concludere, cerca sempre di orientare il tuo tema verso una prospettiva

5Le guide per svolgere i temi

Devi svolgere altri temi? Di seguito trovi le guide di Studenti.it con tutti i consigli per sviluppare un elaborato che stupisca i professori: