Tema sulla droga, l'alcol e il fumo

Tema sulla droga, l'alcol e il fumo A cura di Vincenzo Lisciani Petrini.

Tema sulla droga, l'alcol e il fumo: ecco la guida con gli spunti e le riflessioni per scrivere un testo argomentativo o un saggio breve sulle dipedenze

1Fase 0 – Riflessione iniziale

La dipendenza da droghe, alcol e fumo è un tema molto scottante. Non riusciremo certo a esaurirlo in poche battute, ma almeno avremo dato degli spunti. Cominciamo dal piccolo questionario, utile per capire quello che già sai e anche per rilevare alcuni errori di valutazione che si possono commettere. 

  1. Che cosa sai davvero della dipendenza da questi tre elementi?
  2. Sei tollerante in proposito o ritieni che il problema non ammetta una soluzione di compromesso?
  3. A quali fattori sociali o individuali associ la dipendenza?
  4. Chi è stato a parlarmene più volte e chi l’ultima volta? Ne sapeva più di me?
  5. Ero d’accordo con quanto affermava, o in disaccordo?
  6. In quella discussione ho solo ascoltato oppure ho preso una posizione?
  7. Ho letto qualcosa in proposito? Se sì, dove?
  8. Quali sono le conseguenze del fenomeno? Ti riguardano da vicino?
  9. La mia idea in proposito è ‘differente’ o si allinea al pensiero comune?
  10. Qual è la geografia di questo fenomeno?

Dopo aver risposto a queste dieci domande, avrai almeno un’idea di quello che pensi: sarà la base su cui cominciare a muovere i nostri passi per approfondire meglio il tema in questione. 

2Fase 1 – L’argomento: spunti e ricerca su internet

Alcol, droga e fumo, pur essendo tre elementi molto diversi tra loro, generano forme più o meno forti di dipendenza in chi li assume. Bisognerebbe fare un discorso a parte per ciascuno anche se molto spesso li troviamo collegati tra loro. 

2.1L’alcol

La dipendenza dall'alcol
La dipendenza dall'alcol — Fonte: istock

Partiamo dalla dipendenza dall’alcol. Tutti sappiamo che bere troppo fa male, eppure molto spesso durante le serate ne facciamo volentieri abuso, oltrepassando i limiti, arrivando all’ubriachezza e talvolta addirittura a vomitare e perdere i sensi. Esperienza che tutti (chi più chi meno) conosciamo. Nessuno si sognerebbe di definire il vino una droga, eppure l’alterazione che crea nel corpo è del tutto assimilabile a essa. Tra i giovani e i giovanissimi assumere troppo alcol può creare problemi molto seri. Il fenomeno del bere eccessivamente e fuori da ogni controllo si chiama Binge Drinking. Secondo quanto apprendiamo dall'OEDT (Osservatorio Europeo delle Droghe e Tossicodipendenze) è in forte aumento in Italia. Tale comportamento consiste nell'assumere cinque o più volte in una stessa occasione sostanze alcoliche differenti, spesso lontano dai pasti e mischiando

Le cause sono diverse e coinvolgono da uno scarso impegno negli studi e nel lavoro, alla frequentazione di compagnie in cui il Binge Drinking è la regola da adottare quando si esce; inoltre bisogna anche avere la disponibilità economica per praticarlo e qui ci possono essere varie responsabilità (come quella dei genitori). Tutto questo ci porta a capire che l’alcol arriva troppo precocemente nella cultura dei giovani ed affascina perché permette lo sballo: sentirsi euforici e capaci di ogni cosa. Né più, né meno di una qualunque droga. Ma la nostra cultura non lo vede come un vero e proprio problema. L’alcol può dare tolleranza acquisita, dipendenza fisica e psicologica, e creare anche le crisi d'astinenza, tra le peggiori che esistano. Le bevande alcoliche non devono essere demonizzate e il modello mediterraneo è positivo: è il modello in cui si beve allegramente e in compagnia, mangiando bene e onorando la tavola. Ma senza particolari eccessi. Tuttavia questo modello sta perdendo terreno: bisogna tenere conto c’è il modello nordico, quello del binge drinking, che sta avendo successo. Ti cito alcune statistiche da un articolo che fa capire bene il fenomeno.    

Discoteche Alcol e Giovani
Per fare luce sulla diffusione dell’alcol tra i giovani, il Ministero della Salute ha finanziato una serie di ricerche svolte dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (in particolare dal Centro Collaboratore dell’OMS per la Promozione della Salute e la Ricerca sull’Alcol dell'Istituto Superiore di Sanità) nelle discoteche del nostro paese. I dati emersi confermano le pessimistiche previsioni: più di 700mila adolescenti al di sotto dei sedici anni in Italia consumano alcol, ben il 74% dei giovani beve il sabato sera e lo fa anche il 67% dei ragazzini tra i 13 e i 15 anni; il 20% di essi beve con il preciso intento di ubriacarsi e ciò ha portato un incremento del 70% del numero di ricoveri al pronto soccorso per i giovani che bevono.. Se si leggono questi dati tenendo conto anche che il 10% del totale dei decessi prematuri in Italia è causato direttamente dall’abuso di alcol, si può ben comprendere l’urgenza di agire immediatamente per contenere il fenomeno.

L’Italia ha dalla sua la cultura del bere bene ed è tra i primi produttori al mondo di vino, ma non riesce ancora a rinvigorire il modello sano del bere, cui tutti dovremmo rifarci. La risposta dovrebbe essere educativa, anche se ci vorrà del tempo. Il problema è complesso e si può legare anche ad altre patologie, come l’anoressia.

2.2Le droghe

L'uso della cannabis
L'uso della cannabis — Fonte: istock

A scuola è facile vedere che alcuni intorno a te comincino a fare uso di sostanze illegali. La prima in assoluto è la cannabis, che da tempo si sta cercando di legalizzare, e poi c’è la cocaina che rappresenta il passo successivo. Come ogni cosa proibita, dunque, il fascino che esse esercitano è moltissimo in un misto tra timore e curiosità. Per cui, a volte, si cede: una volta sola, non può far male. Vediamo come stanno le cose in un articolo che tratta di uno condotto sui giovani romani.

Più di 4 adolescenti romani su 5, per la precisione l'85%, fa uso abituale di alcolici, e il consumo - che può consistere tanto una birra quanto un cocktail a base di superalcolici - per la metà di loro avviene durante i fine settimana. Quanto, invece, alle sostanze stupefacenti, ben il 75% degli adolescenti afferma di aver avuto contatto con cannabis o altre droghe, e il 27% ammette di procurarsele a scuola. I dati arrivano dal progetto "Pari & Impari" promosso dal Ceis (Centro Italiano di Solidarietà) di Don Mario Picchi in collaborazione con l’assessorato alle Politiche Sociali di Roma Capitale. Il dossier sull’utilizzo di droghe e di alcool da parte degli alunni delle scuole romane - da cui emerge anche che l’80% fuma sigarette, il 95% ha rapporti sessuali non protetti e il 18% gioca ai videopoker o alle slot-machine - è stato elaborato sulla base delle risposte a questionari fornite informa anonima da un campione di oltre 3000 ragazzi tra i 12 e i 18 anni.

I dati sono allarmanti, soprattutto perché al contrario del vino di cui sappiamo tutto (nel bene e nel male), di molte droghe chimiche si conosce ben poco e si sa ancora meno degli effetti a breve o lungo termine che possono avere sul corpo e sul cervello. Molto spesso si assumono sostanze alla cieca, e se ne pagano amaramente le conseguenze.

Più di 50 mila studenti delle scuole medie superiori, per la precisione 54 mila ragazzi, ovvero il 2,3% dei 15-19 enni, nel 2014 ha assunto sostanze psicotrope senza conoscerle e ignorando quali effetti potessero procurare. Sono le sostanze "sconosciute" utilizzate da oltre 50 mila ragazzi, assieme agli psicofarmaci assunti senza prescrizione medica, la novità nel panorama del consumo di droghe che coinvolge circa 700 mila studenti italiani di 15-19 anni. I dati arrivano dallo studio Espad Italia 2014 realizzato dai ricercatori dell'Istituto di fisiologia clinica del Consiglio nazionale delle ricerche di Pisa, secondo cui in Italia lo scorso anno, rispetto agli anni precedenti, è cresciuto il consumo di cannabis (utilizzata da circa 600 mila 15-19enni), che resta la sostanza psicoattiva più diffusa e per la quale aumentano i consumatori abituali, la cocaina risulta meno usata (60 mila) e l’eroina stabile (27 mila).

Il mercato delle droghe è, purtroppo, sempre molto prospero e se ne diffondo ogni volta di nuove. Colpisce che siano i giovani i più soggetti, sia per mancanza di informazione sia per la curiosità di provare ogni cosa. Ma, ed è il caso di dirlo, anche per il fatto che l’adolescenza è un periodo delicatissimo in cui si affrontano grandi crisi esistenziali, in cui la propria identità è messa in seria discussione; si ha paura di diventare grandi, si percepisce il senso ma anche il nonsenso della vita: ci si può ritrovare da soli. La droga è allora una sospensione momentanea di questa solitudine e la dipendenza diventa molto più forte proprio perché è la gabbia in cui si trova a renderla necessaria. Bisognerebbe indagare anche su questo aspetto, non solo su quello farmacologico. Non posso dimenticare una frase del film Little Miss Sunshine, in cui il nonno cocainomane parla al nipote e lo redarguisce sulle droghe, dicendo più o meno così (cito a memoria): «Cosa ti droghi a fare? Hai la giovinezza. Io sono vecchio, io posso…» Ecco allora che capiamo meglio che la dipendenza può nascere, psicologicamente, dalla fragilità che si cerca di nascondere e non di affrontare. La dipendenza dalle droghe tradisce la mancanza di relazioni autentiche nella nostra vita, che diano senso a quel che facciamo, e non solo da agenti chimici. Ti cito il passo di un articolo molto bello.

Il professor Alexander ritiene che questa scoperta [scoprila nell’articolo] contesti in modo profondo sia il punto di vista destrorso, per cui la dipendenza non è che una questione 'immorale' generata dagli eccessi dell'edonismo festaiolo, sia quello liberal per cui la dipendenza è quel male che attecchisce all'interno di un cervello alterato dalle sostanze chimiche. Anzi, argomenta, la dipendenza è una forma d'adattamento. Non sei tu. È la tua gabbia. (Johann Hari)

2.3Il fumo

La dipendenza da sigaretta
La dipendenza da sigaretta — Fonte: istock

Un discorso appena diverso occorre farlo per il fumo. Dico appena, perché siamo sempre in presenza di un agente che dà dipendenza, forse ancora più profonda rispetto alle droghe. Cominciamo da un articolo che ci dà un’idea delle percentuali in gioco.

Il consumo di nicotina, generalmente, inizia in età adolescenziale, ma si riscontrano casi ancor più precoci. Secondo uno studio pubblicato nel 2011 dall’OSSFAD, l’Osservatorio fumo, alcol e droga dell’Istituto Superiore di Sanità, il primo contatto con la sostanza, in Italia, avviene tra i 15 e i 17 anni. Tuttavia, il 7% degli intervistati ha dichiarato di aver fumato la prima volta intorno agli 11 anni. I dati raccolti attraverso la ricerca “Minerva”, ideata e condotta dall’Agenzia Capitolina sulle Tossicodipendenze in collaborazione con l’Università “Sapienza” di Roma, confermano questo trend. Tra i ragazzi romani di età compresa tra i 14 e i 30, che hanno usufruito dei Servizi di prevenzione e promozione di stili di vita sani nell’anno 2013, il primo contatto con la sostanza è avvenuto, mediamente, tra i 13 e i 14 anni. Il 32% delle persone intervistate ha dichiarato di fare un uso abituale del tabacco e, solo il 3,4%, ha affermato di consumare sigarette con cadenza occasionale. Il maggior numero di fumatori abituali si è riscontrato nella fascia di età 18 - 30 anni e si è registrata una leggera predominanza di uomini non fumatori (65,5%), rispetto alla donne (63,7%). Complessivamente, la schiacciante maggioranza del campione (84,9%) ha dichiarato di aver fumato, per la prima volta, in compagnia di amici. Nel 48,2% dei casi, ciò è avvenuto in luoghi pubblici all’aperto (come parchi, giardini, strade); nel l 17,6% dei casi a scuola (o in gita); nel 15,2% a casa di amici. Questo dimostra una certa connotazione tra il fumo di sigarette e i percorsi di socializzazione. Secondo alcuni studi, infatti, sarebbero i ragazzi con un maggiore livello di estroversione quelli più propensi a fumare. Ben il 13% dei partecipanti alla ricerca “Minerva” collega al consumo di sigarette la possibilità di aumentare la propria capacità di socializzazione, mentre il 9% degli intervistati ritiene che la sigaretta possa contribuire a farli sentire alla moda. In particolare, sono i fumatori occasionali a riferire aspettative maggiori in merito alla possibilità di acquisire disinibizione e sicurezza sociale. I consumatori abituali hanno dichiarato, al contrario, di utilizzare il fumo principalmente come fonte di sollievo da stress e da ansie.

I dati in sé, possono dire poco. Il dato più interessante potrebbe essere proprio l’aspetto socializzante del fumo, che lo rende simile al vino. Bere e fumare (ci riferiamo soprattutto alle sigarette, perché sigari e pipa non sono diffusi tra i giovani) sono attitudini da adulti e per questo vengono visti dai ragazzi come segni di emancipazione. Questa può essere una scusa per iniziare; la verità è che smettere di fumare è difficilissimo perché la nicotina crea una dipendenza fortissima. È poi un piacere che ci si può concedere senza problemi di sorta, facilmente reperibile e (apparentemente) poco dispendioso: facendo però un conto della serva, potrete vedere che i soldi “fumati” non sono pochi. Si fuma in compagnia, ma si fuma molto anche da soli, perché l’astinenza crea nervosismo. Gli adolescenti italiani che fumano sono in percentuale molto di più che negli altri paesi europei. Un record di cui andare poco orgogliosi perché mostra la rilevanza del fenomeno.

C’è poi un discorso da fare sugli interessi economici delle grandi multinazionali del tabacco: se, per assurdo, tutti i fumatori nello stesso giorno smettessero di fumare ci sarebbe una svolta epocale e un contraccolpo economico incredibile. Non serve aggiungere che il fumo (attivo e/o passivo) causa il cancro ai polmoni e che fumare è un abitudine da evitare sempre e comunque. Tuttavia sappiamo che il fumo è diffusissimo e preoccupa che si stia creando una civiltà di fumatori. Anche l’ingresso in scena delle sigarette elettroniche (in cui di fatto si assume nicotina e si respira vapore) ha solo in parte cambiato le prospettive ed è sintomatico della difficoltà di smettere questo vizio. 

3Fase 2 – La scaletta

Disponiamo la nostra scaletta sfruttando tutti gli elementi finora emersi (comprese le tue riflessioni preliminari). Parti sempre con l’introdurre l’argomento per poi sviluppare il resto. Quindi: 

  1. Introduzione.
  2. Presentazione dell’argomento.
  3. Elaborazione dell’argomento.
  4. Conclusioni.

Per il punto 3 puoi operare un’ulteriore ripartizione. Ad esempio: 

  • 3.1) Il rapporto dei giovani con il fumo, la droga e l’alcol.
  • 3.2) Le motivazioni che portano ai vizi e alla dipendenza.
  • 3.3) L’allontanamento dalla realtà, etc. per poi arrivare alle conclusioni (3.4).

4Fase 3 – La stesura

4.1Introduzione

L’introduzione ti aiuta ad avvicinarti gradualmente all’argomento. Puoi scegliere perciò di partire da uno dei documenti (è un espediente molto usato), oppure da alcune immagini o situazioni connesse al tema che stai trattando per poi arrivare a delinearlo completamente nel punto successivo. Se riprendi in mano i tuoi appunti preliminari, puoi scegliere anche una delle tue risposte per cominciare a scrivere.

4.2Presentazione dell’argomento

È il momento in cui occorre delineare il tuo campo di azione, presentando l’argomento nella sua complessità, segnalando al lettore quali saranno i punti che andrai a toccare. Inoltre, nel caso di un saggio breve o testo argomentativo, è il momento in cui è necessario presentare con chiarezza la tesi. Qual è la tua idea sulle cause e sui problemi della dipendenza? Si tratta di ragionare su questo: l’importante è capire quale sia la direzione che stai dando al tuo elaborato.

4.3Elaborazione dell’argomento

Come strutturare un tema su droga, alcol e fumo
Come strutturare un tema su droga, alcol e fumo — Fonte: istock

Sono molti i punti da toccare per un tema del genere, quindi devi necessariamente ordinarli. Non avere fretta parti da quello che ti sembra più opportuno. L’argomento deve essere chiaramente elaborato in funzione della tua visione del problema. Ricordati di citare i documenti, di commentarli, di analizzare le statistiche. Non fare mai dei copia-incolla: non servono. Tocca a te scendere nel profondo della questione. Questo rende l’elaborazione del tema il momento più delicato, ma anche il più bello, del tuo lavoro.

4.4Conclusioni

Una volta terminato il punto 4.3, devi concludere. Se hai svolto un tema argomentativo è il momento in cui devi riconfermare la tua tesi (ossia l’idea di fondo che volevi dimostrare). Cerca, inoltre, di dare prospettiva al problema, facendo intendere che ci sarebbe ancora molto da dire.

5Le guide per svolgere i temi

Devi svolgere altri temi? Di seguito trovi le guide di Studenti.it con tutti i consigli per sviluppare un elaborato che stupisca i professori: