Il teatro cretese e la dramamturgia neogreca

Di Redazione Studenti.

La drammaturgia neogreca si individua nel "teatro cretese", ispirandosi non poco al teatro italiano


Letteratura e Teatro
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Dopo l'esempio di Palamâs e dopo la vittoria della lingua demotica, le nuove generazioni poetiche trovano un terreno quanto mai fertile e in un certo senso anche una tradizione artistica più o meno consolidata. Inoltre possono giovarsi delle esperienze culturali maturate all'esterno in questo periodo di fervida attività letteraria, tentando tra l'altro di introdurre elementi dotti nella tradizione ellenica. Sono molti i personaggi di grande levatura artistica la cui fama ha oltrepassato i confini. Si pensi, p. es., a N. Kazantzakis (1883-1957) o a A. Sikelianòs (1884-1951) che, nel desiderio di creare una sintesi tra correnti poetiche francesi ed elementi dotti della tradizione nazionale, si fa interprete dell'"idea delfica", tesa a ridare alla città di Delfi il ruolo di centro di cultura internazionale. Ricordiamo poi K. Vàrnalis (1884-1974), K. Uranis (1890-1953), Mirtiotissa (1885-1968), poetessa dall'ispirazione marcatamente sentimentale, e F. Filiras (1889-1942). Personalità del tutto singolare è quella di K. Kavafis (1863-1933), poeta non degnamente apprezzato dal pubblico se non dopo la morte.
Uno dei grandi del Novecento, le sue liriche epigrammatiche dal tono narrativo traggono ispirazione dalla storia antica o da eventi autobiografici; caratteristica anche la lingua usata, un demotico misto a vocaboli dialettali costantinopolitani ed espressioni classicheggianti, il tutto plasmato in maniera neutra e antiretorica.

IL "TEATRO CRETESE" E LA DRAMMATURGIA NEOGRECA

La prima opera teatrale greca dopo la caduta dell'Impero bizantino (si pensa sia stata rappresentata la prima volta a Mantova nel 1478), è una commedia di D. Moschos, La Neaira, scritta in prosa e a imitazione delle commedie antiche, che sicuramente costituisce un esempio a sé stante e non può essere considerata iniziatrice di una nuova tradizione della letteratura teatrale. Il vero punto di inizio della drammaturgia neogreca si deve individuare nel cosiddetto "teatro cretese" che nel corso di due secoli, il XVI e il XVII, ispirandosi non poco al teatro italiano, dà una svolta verso la modernizzazione del dramma e il definitivo riscatto dall'antichità. L'opera che cronologicamente dà inizio a questa scuola è Il sacrificio di Abramo, datata intorno al 1600, un mistero in 2 atti di 1154 decapentasillabi rimati. Segue la tragedia Erofile di G. Chortatsis, pubblicata postuma nel 1637, considerata, accanto al Sacrificio, l'opera più importante del teatro cretese.
É una tragedia truculenta che ricalca molto da vicino le Orbecche di G. B. Giraldi. Un'altra tragedia, di difficile datazione, di cui si conserva un'unica copia a stampa datata 1647, è Il re Rodolino, un sapiente rimaneggiamento del Torrismondo di T. Tasso per mano dell'autore G. A. Troilo. La terza tragedia cretese, Zenone, è un rifacimento in versi politici di un dramma latino del gesuita inglese G. Simon. Ma il teatro cretese non produsse solo tragedie; tra le opere a noi pervenute troviamo anche il Ghiparis, un dramma pastorale, attribuito allo stesso autore delle Erofile, e tre commedie: Katzurbos, scritta dal Chortatsis tra il 1595 e il 1601, lo Stathis, di cui ci è giunta un'unica redazione abbreviata, e il Fortunatos, sicuramente posteriore alle altre due, che è stata composta dal veneto-cretese M. A. Foscolo. Accanto a queste opere è giusto citare l' Evjena, una tragedia di T. Montselese, scritta nel dialetto letterario di Creta ma con elementi della parlata locale dell'isola di Zante, che è ritenuta il luogo di origine della composizione, ipotesi rafforzata anche dal nome dell'autore.
Con l'avvento della dominazione turca a Creta tutte le manifestazioni intellettuali attraversano un periodo di stasi.
Le isole Ionie, unica regione libera dal giogo ottomano perché sotto la giurisdizione veneziana, mantengono forti legami culturali con l'Italia, legami che fanno sentire il loro influsso anche in campo teatrale. Sappiamo che nell'Eptaneso, durante il sec. XVI, sono numerose le rappresentazioni di tragedie antiche o di commedie plautine, ma anche di opere scritte in italiano, lingua abbastanza diffusa tra i notabili delle Sette Isole, oltre che rappresentazioni di atti unici in greco detti Omilies.

TEATRO E PATRIOTTISMO TRA SETTE E OTTOCENTO
Per avere delle vere e proprie opere teatrali autoctone dobbiamo aspettare due secoli. Infatti è solo nel Settecento che alcuni autori iniziano a scrivere di teatro. Purtroppo però a noi è giunto, oltre alle due mediocri tragedie del cefalonita P. Katsaitis, l' Ifigenia (1720) e il Tieste (1721), solo il testo di un'opera, il Chasis (1795) dello zantiota D. Guzelis. É una commedia in 4 atti scritta in decapentasillabi rimati che ritrae con vivace realismo gli aspetti comici della vita popolare di Zante. Abbiamo inoltre notizia di due commedie fortemente satiriche, I Giannotti di G. Kantunis e I Moraiti di un certo S. Surmelis, il cui testo è andato perduto. Tra la fine del sec. XVIII e gli inizi del XIX, il teatro svolge una funzione importante come luogo di incontro e di divulgazione delle idee patriottiche presso le comunità greche all'estero, soprattutto in Valacchia, in Moldavia e a Odessa, dove si fondano teatri che allestiscono rappresentazioni di opere di autori sia stranieri che greci, capaci di ispirare sentimenti di rivolta nei confronti dei Turchi.
Così, accanto alla messa in scena delle tragedie di Alfieri, Metastasio, Voltaire e Racine, alcuni autori greci si cimentano nella composizione di opere che, se dal punto di vista artistico non hanno un grosso valore, riescono però a infiammare di fervore patriottico l'intera platea. Ricordiamo: I. Zambelios (1787-1856), autore di quattro tragedie: Timoleon, Costantino Paleologo, Giorgio Kastriotis e Rigas Thesalos; I. R. Nerulos (1778-1850), che scrisse l' Aspasia, una tragedia in versi in 3 atti, Korakistikà, una commedia in prosa in 3 atti, Polyxeni, una tragedia in versi in 5 atti e due commedie in prosa, La famiglia inquisitrice e Colui che ha paura dei giornali, pubblicate sotto uno pseudonimo illeggibile e impronunciabile (BDZKMXPRATH); A. Christopulos (1770-1847), autore di un solo dramma che non ha nemmeno un titolo definitivo e che è generalmente designato col nome di Achille; N. Pikkolos (1792-1866) con la tragedia La morte di Demostene. Una volta che, nel 1821, la G. diventa uno stato indipendente, una miriade di autori comincia a cimentarsi nella composizione di opere teatrali, spinta anche dall'entusiasmo del particolare momento storico.
E sono così tanti gli inneggiamenti alla libertà che anche le idee più elevate si trasformano in banali luoghi comuni; oltretutto, in mancanza di un teatro regolare, gli autori non sono in grado di avere una verifica ufficiale. Il fatto che le composizioni fossero scritte in katharéyusa, lingua antiteatrale per eccellenza, e che i loro autori persistessero nell'imitazione del teatro straniero, falsava il gusto nazionale e creava un repertorio ibrido. Comunque anche in questo periodo non mancano autori di valore, come i fratelli Sutsos: Alexandros (1803-1863), che scrive commedie impregnate di spirito romantico e ribelle, tra cui Il prodigo (1830); Panaghiotis (1806-1868), di spirito più mite, autore de Il viandante (1831) e Il Messia (1839).
Degna di interesse è l'opera di M. Churmuzis, di cui ricordiamo le commedie L'impiegato (1835) e Il fanariota. Sicuramente l'opera di maggior valore in questo periodo è Il basilico di A. Matesis (1784-1875), scritta nel 1830, ma pubblicata soltanto nel 1854, che precorre di almeno due generazioni il sorgere del dramma sociale nel teatro greco moderno.
Il problema della lingua, che aveva già ispirato R. Nerulos nella sua commedia Korakistikà (1810), costituisce il tema fondamentale di Babilonia (1836), di D. Vizantios (1790-1840), il quale descrive in modo arguto e vivace la situazione linguistica di Nauplia, prima capitale dello stato greco. Su di un tono molto differente si esprimono invece, D. Vernardakis (1834-1907) e S. Vasiliadis (1845-1874), autori di tragedie classicheggianti che dominano le scene, commuovendo il pubblico, per circa mezzo secolo.