Romanticismo e generazione 1880

Di Redazione Studenti.

L'evoluzione del teatro nel periodo del romanticismo, l'influenza che ha subito e la generazione del 1880


Letteratura e Teatro
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- Le Influenze letterarie dell'Occidente
- Cipro, Rodi e Creta: La Crisi della Cultura Continentale
- Il Secolo dei Fanarioti (1669-1774)
- La "Scuola Eptanesiaca" e il ritorno della Poesia
- Il Romanticismo
- La Generazione del 1880
- Il "Teatro Cretese" e la Drammaturgia Neogreca
- Teatro e Patriottismo tra '700 e '800
- Il "Teatro delle Idee"
- Il '900: Impegno Sociale e Sperimentalismo
- Rappresentazioni Teatrali

IL ROMANTICISMO
Il romanticismo in G. è generalmente fissato tra il 1830 e il 1880 e si sviluppa sulla scia di quello francese, soprattutto in ambiente fanariota. I temi utilizzati sono piuttosto comuni a tutti i poeti della prima e della seconda generazione: amore, patria, libertà, natura. I fanarioti della prima generazione, eredi e rappresentanti della tradizione bizantina, scrivono le loro opere in lingua arcaicizzante, rafforzando così una tendenza riscontrabile anche successivamente nella cosiddetta scuola ateniese.
Alla prima generazione appartengono I. R. Nerulòs (1778-1850), noto per un'opera teatrale che satireggia la lingua di Koraìs; I. R. Rangavís (1779-1855), autore di opere teatrali di stile neoclassico e di liriche ispirate al romanticismo; suo figlio, A. R. Rangavís (1809-1892), dinamico uomo politico ed eclettico scrittore anche in demotico; A. Sutsos (1803-1863), famoso per le satire politiche; suo fratello P. Sutsos (1806-1868), poeta lirico ed elegiaco; I. Tantalidis (1818-1876), rappresentante della cultura fanariota a Costantinopoli e autore di poesie in volgare.
Dopo la rivoluzione, l'attività letteraria si sposta ad Atene; le comunità greche all'estero perdono importanza, mentre le altre province del Paese soffrono della mancanza di scuole. Ad Atene, infatti, si concentra l'attività della seconda generazione romantica (scuola ateniese), di cui fanno parte Th. Orfanidis (1817-1886), poeta e critico, autore di poesie epico-liriche e satiriche; D. Valavanis (1824-1854), di cui rimangono poche opere dal tono elegiaco, anche in demotico; I. Karasutsas (1822-1873), autore di poesie di argomento idillico; D. Paparrigòpulos (1843-1873), poeta, filosofo e storico dai toni enfatici e dai temi commoventi e tendenti al pessimismo; S. Vasiliadis (1845-1874), che usa uno stile elegante per temi classici e scrive prose e critiche su argomenti sociali e spirituali; D. Vernardakis (1833-1907), filologo, storico e grande drammaturgo dell'epoca; A. Vlachos (1838-1920), noto per le sue traduzioni di opere teatrali straniere e per l'impulso dato al teatro con la sua attività di direttore del Teatro Reale di Atene; e infine A. Paraschos (1838-1895), considerato il poeta romantico per eccellenza, famosissimo e molto amato dai suoi contemporanei. Mentre la cultura si concentra ad Atene e le altre province languono, l'Eptaneso sforna poeti di grandi qualità sia grazie all'università, la famosa Accademia Ionia, sia grazie all'eredità di Solomós.
Questi poeti riprendono tematiche e forme artistiche proposte dal maestro; così fanno A. Màtesis (1794-1875) e I. Tipaldos (1814-1883), considerato il più tipico continuatore dello spirito di Solomós.
Un particolare di rilievo è l'assenza quasi totale della prosa tra questi cantori imbevuti di spiritualità e idealismo: la loro produzione è solo poetica. Essi inoltre sfuggono alla generale tendenza all'uso della lingua arcaicizzante. Tra questi ricordiamo ancora I. Polilàs (1825-1896), esponente principale della critica neoellenica con i suoi Prolegomeni alle opere di Solomós, oltre che ottimo traduttore di Shakespeare e Omero; e G. Kalosguros (1849-1902), anch'egli critico e traduttore oltre che poeta di buona qualità. Ad alcuni poeti eptanesiaci va il merito di aver portato ad Atene elementi della tradizione poetica dell'Eptaneso, rivitalizzando una scuola letteraria altrimenti destinata a finire. Tra questi emergono G. Tertsetis (1800-1874), G. Markoràs (1826-1911), A. Valaoritis (1824-1879), che si distacca dalla tradizione eptanesiaca per accostarsi a quella cleftica, e A. Laskaratos (1811-1901), con versi di satira sociale, contro il clero e i costumi del tempo.
Nello stesso periodo riprende vigore anche la prosa e, sull'onda della diffusione del romanzo in Europa, anche in G. si rafforza l'interesse per questo genere letterario, considerato dagli intellettuali un mezzo adatto all'espressione della coscienza nazionale; si traducono romanzi da altre lingue e si utilizza ancora una volta la katharéyusa. I maggiori esponenti di questo filone sono S. Xenos (1821-1894), ricordato per aver introdotto il romanzo storico in G.; P. Kalligàs (1814-1896), autore del primo romanzo sociale, caratterizzato da una certa attenzione per la psicologia dei personaggi e per i costumi dell'epoca; D. Vikelas (1835-1909); E. Roidis (1814-1896), grande critico letterario e autore di un famoso romanzo in lingua arcaicizzante, La Papessa Giovanna, che fece molto scalpore e fu condannato dalla Chiesa. La diffusione dei concorsi poetici all'interno delle università favorì lo sviluppo della critica letteraria e una nuova spinta all'uso del demotico.
Tra i critici dell'epoca sono da menzionare, oltre a Roidis, K. Asopios (1785-1872) e S. Kumanudis (1818-1899). I concorsi universitari incentivavano anche la produzione poetica, contribuendo alla diffusione del genere tra il vasto pubblico. Alcune opere nate in questo contesto meritano di essere ricordate: La voce del mio cuore, di D. G. Kambùroglos (1852-1942), silloge lirica in demotico dai toni familiari e antiromantici; Vipere e tortorelle, di I. Papadiamantòpulos (1856-1910), annuncio di una poesia ormai rinnovata, sulle cui orme si incamminarono i poeti della generazione successiva. Quest'ultima rappresenta un enorme passo avanti nella letteratura neogreca, una nuova alba della poesia di ispirazione popolare imperniata sull'uso, ormai definitivamente accettato, della lingua demotica.

LA GENERAZIONE DEL 1880
La produzione poetica dell'ultimo ventennio del sec. XIX è caratterizzata da un abbassamento dei toni, non più altisonanti, e dalle tematiche non più patriottiche ma ispirate alle gioie quotidiane, alla casa, alla semplicità. Proliferano i periodici letterari, che ospitano sulle loro pagine le giovani leve della poesia, come N. Kambàs (1857-1931), soddisfacendo così le esigenze spirituali sia del pubblico sia degli artisti. E infine l'attenzione si canalizza verso le nuove correnti poetiche provenienti dall'estero come il parnassianesimo, seguito, p. es., da G. Drosinis (1859-1951), e nuovi studi come l'etografia, incentivata da N. Politis (1852-1921), fanno la loro comparsa.
Questa è anche l'epoca in cui la questione linguistica torna d'attualità e la battaglia in favore del demotico viene portata avanti da illustri esponenti della cultura come I. Psicharis (1854-1929), il quale individua nel problema linguistico un problema sociale: lingua e patria si identificano, perciò la vittoria del demotico non può che portare al riscatto dell'ellenismo. Bisogna dire comunque che di fronte alla gravità del problema molti letterati rimangono incerti e una diglossia è in parte ancora riscontrabile. Tale è il caso di G. Viziinòs (1849-1896), che ha introdotto il racconto psicologico; A. Provelenghios (1850-1936); I. Polèmis (1862-1924), poeta dai toni sentimentali e malinconici, K. Kristallis (1868-1894), fortemente influenzato da Valaoritis e dalla tradizione dei canti popolari, A. Pallis (1851-1935), famoso per una curiosa traduzione di Omero che modernizza l'antico poema epico, A. Eftaliotis (1849-1923) che, dopo aver cominciato a scrivere in katharéyusa, si orienta sulle posizioni di Psicharis. Anche la prosa attraversa un periodo di rinnovamento, grazie alla maggiore indipendenza dal romanticismo ateniese, e si arricchisce delle scoperte dell'etografia e delle moderne correnti letterarie del realismo e del naturalismo.
I maggiori rappresentanti di questa generazione di prosatori sono A. Moraitidis (1850-1929), M. Mitsakis (1868-1916), con novelle in demotico, e A. Papadiamandis (1851-1911) che, pur collocandosi nell'ambito della tradizione popolare e religiosa, si serve unicamente della katharéyusa per i suoi numerosissimi racconti. Ma senza dubbio la figura di maggior rilievo della "generazione del 1880" è quella di K. Palamâs (1859-1943) che, per profondità di ispirazione e fedeltà al magistero dell'arte, è unanimemente considerato un pilastro della letteratura della G. moderna. Le sue poesie sono ricche di echi della tradizione popolare e non sfuggono alle influenze del parnassianesimo e del simbolismo. Il suo ideale di poesia è costituito da un'unità che racchiuda tutti i principali elementi della tradizione culturale dell'ellenismo, dall'antichità fino alla scuola eptanesiaca. Con lui la battaglia per la lingua si conclude con l'indiscusso trionfo del demotico come lingua nazionale con il chiaro riconoscimento da parte delle nuove generazioni.
Sulla stessa linea si muovono altri che, pur conseguendo risultati artistici di notevole livello, non hanno la statura del grande poeta. Si tratta di K. Chatzòpulos (1868-1920), il più importante rappresentante del simbolismo greco ed editore del famoso periodico di avanguardia Techni; L. Porfìras (1879-1932), nostalgico e malinconico, dai toni crespuscolari; I. N. Griparis (1872-1942), che fonde elementi della tradizione fanariota con le nuove correnti del simbolismo e del parnassianesimo; M. Malakasis (1869-1943) dai toni elegiaci e dallo spiccato senso del ritmo e della melodia del verso; Z. Papantonìu (1877-1940), critico e autore di libri per l'infanzia; infine gli ultimi rappresentanti della scuola eptanesiaca, G. Markoràs (1826-1911) e L. Mavilis (1860-1912). La prosa di questo periodo è caratterizzata da uno spiccato interesse sociale; la diffusione delle teorie socialiste introduce in G. i romanzi dei grandi scrittori sovietici, ai quali molti letterati greci si rifanno.
Sono da menzionare: I. Kondilakis (1861-1920) che, influenzato dal naturalismo di Zola, scrive novelle ispirate alla vita popolare di Creta; A. Karkavitsas (1865-1922), autore di efficaci bozzetti realistici sulla vita di pescatori e diseredati e la loro difficile lotta per la sopravvivenza; G. Vlachojannis (1868-1945); K. Theotokis (1872-1923) che, con grande finezza psicologica e un certo qual verismo verghiano, analizza la vita agreste sottolineandone gli aspetti più gretti e meschini; G. Xenopulos (1867-1951), creatore del romanzo sociale e fondatore, insieme a K. Christomanos (1867-1911), del teatro moderno; D. Vutiras (1871-1958); e, infine, D. Kokkinos (1884-1967), che ha contribuito in maniera determinante alla creazione del romanzo borghese.

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