Letteratura neogreca e bizantina, canti popolari

Di Redazione Studenti.

Dalla letteratura neogreca a quella dell'occidente e la crisi della cultura continentale


Letteratura e Teatro
- Letteratura neogreca e Bizantina, I Canti Popolari
- Le Influenze letterarie dell'Occidente
- Cipro, Rodi e Creta: La Crisi della Cultura Continentale
- Il Secolo dei Fanarioti (1669-1774)
- La "Scuola Eptanesiaca" e il ritorno della Poesia
- Il Romanticismo
- La Generazione del 1880
- Il "Teatro Cretese" e la Drammaturgia Neogreca
- Teatro e Patriottismo tra '700 e '800
- Il "Teatro delle Idee"
- Il '900: Impegno Sociale e Sperimentalismo
- Rappresentazioni Teatrali

LETTERATURA NEOGRECA E BIZANTINA, I CANTI POPOLARI
Gli inizi di una letteratura neogreca con caratteristiche distinte da quella bizantina, cioè una lingua e una forma proprie, sono rintracciabili sin dal sec. X, anche se fino al 1453 e oltre si può riscontrare ancora la convivenza di entrambe. La letteratura neogreca nasce e si sviluppa durante l'Impero bizantino e si concretizza inizialmente in un poderoso corpo di canti, per lo più tramandati oralmente. Si tratta di canti popolari che traggono origine dall'esperienza quotidiana e che sono intimamente legati alla cultura della G. antica di cui sono diretti discendenti. Questi canti si dividono in tre cicli diversi. Il primo comprende quelli il cui tema di base riguarda la vita in genere: canti nuziali, ninnananne, canti di festa ( chelidonìsmata) e d'amore, mirologi, canti dell'esilio, del lavoro, ecc.
Il secondo ciclo è composto dalle Paralogès, brevi composizioni di tipo romanzesco ed epico, la cui antichissima provenienza è testimoniata dal ritrovamento di analoghi miti e canzoni nelle culture di altri popoli indoeuropei. Una delle più famose è il Canto del fratello morto che, con la sua diffusione in tutta la penisola balcanica, ha reso celebre il tema antichissimo del ritorno dall'Ade di un defunto per ottemperare a un giuramento. Infine il terzo ciclo, cui appartengono canti con un marcato carattere storico, tra cui il nutrito e importante gruppo dei canti acritici. Il ciclo acritico è formato da composizioni in versi che descrivono la vita militare ai confini dell'Impero. Da questo ciclo, successivamente, un ignoto e dotto letterato, forse monaco, ha tratto spunto per un intero poema, il Dighenìs Akrítas. L'opera, che ha radici storiche ormai accertate, costituisce la maggiore espressione della letteratura neogreca di età bizantina e ha esercitato una grande influenza sulle successive creazioni popolari ispirate specialmente all'episodio della morte dell'eroe.
Allo stesso periodo appartengono altre opere di carattere molto diverso, come le Poesie Prodromiche, sei composizioni satireggianti in lingua popolare attribuite a più di un letterato della corte dei Comneni (sec. XII), tra i quali il più conosciuto è Teodoro Prodromo che, attraverso la narrazione delle sue tribolazioni, ricostruisce un quadro della vita cittadina nell'Impero bizantino. Notevoli sono alcuni poemi parenetico-didascalici: lo Spaneas, direttamente influenzato da uno scritto isocrateo; i Versi Grammatici di M. Glikàs; lo Ptocholeon. L'impulso religioso del tempo è presente in buona parte della produzione letteraria dell'epoca, con una serie di testi di argomento anche satirico e parodistico ( Filosofia del beone, Cerimonia dell'imberbe, Leggenda dell'asino onorato).
É bene inoltre ricordare il genere letterario della cronografia, diffuso anche tra il pubblico meno colto ( Battaglia di Varna, Cronaca dei Tocco), e, infine, quello naturalistico ( Porikologos, Psarologos, Prosaica narrazione dei quadrupedi, Pulologos, molto simile al precedente, Fisiologos, prototipo di questo tipo di componimenti).

LE INFLUENZE LETTERARIE DELL'OCCIDENTE
Nel sec. XIII la G. si apre alle influenze letterarie dell'Occidente, incorporando motivi, forme metriche e temi soprattutto dalla Francia e dall'Italia. Rappresentativi di questo periodo (1204-1453) sono la Cronaca di Morea, di interesse prettamente storico e linguistico, che narra l'occupazione del Peloponneso da parte dei Franchi e che rispecchia gli ideali della vita cavalleresca importati dalla Francia; l' Achilleide, romanzo mitologico-cavalleresco la cui struttura segue da vicino quella del Dighenìs; un gruppo di romanzi in versi politici (Imberio e Margarona, Florio e Plaziaflora, Callimaco e Crisorroe, Beltandro e Crisanza, Libistro e Rodamne), tutti datati fra i sec. XIV e XV, di influenza prettamente occidentale ma fortemente impregnati di un'atmosfera ellenica, con numerosi elementi della cultura e della tradizione orientale. Dal punto di vista linguistico, essi rappresentano il risultato dell'incontro tra elementi popolari e dotti.

CIPRO RODI E CRETA E LA CRISI DELLA CULTURA CONTINENTALE

Con la caduta di Costantinopoli (1453) si apre uno dei periodi più bui della letteratura neogreca, durante il quale si ha una flessione della produzione letteraria nella G. continentale. La cultura rimane appannaggio di quei pochi intellettuali rimasti in patria, come G. Etolo, C. Lùkaris, M. Kastorianòs, V. Stavrinòs, ecc. La produzione letteraria è costituita essenzialmente da opere di argomento teologico o filosofico, cronografie in lingua demotica (cioè popolare) e lamenti sulla caduta di Costantinopoli. La maggior parte dei dotti, invece, si sparge per l'Europa, alla ricerca di uno spazio culturale più consono alle proprie esigenze, diffondendo ovunque opere antiche e moderne che forniscono materiale di enorme importanza a movimenti culturali come Umanesimo e Rinascimento.
L'esodo si verifica soprattutto verso Venezia, che da sempre aveva stretti legami con l'Eptaneso e Creta, ma anche verso altre città d'Italia. Si formano consistenti comunità greche, si fondano scuole (la Cottoniana e la Flanghiniana a Padova e Venezia; il Collegio Greco a Roma) e si aprono tipografie, come quella di Manuzio a Venezia, che stampano esclusivamente testi greci. Gli intellettuali che gravitano intorno a queste comunità sono numerosi; ne citiamo solo alcuni: G. Trapezunzio (1396-1486), M. Margunio (1549-1602), N. Sofianòs (XVI sec.), L. Allacci (1586-1669), M. Kariofillis (1565-1635), Th. Koridalleos (1574-1646), i fratelli Làskaris. Nei sec. XVI e XVII, mentre nella G. continentale la cultura langue e l'attività letteraria è destinata soprattutto alla conservazione e alla riproduzione in mani ecclesiastiche, sulle isole fiorisce una letteratura viva e popolare in lingua demotica. Per la loro strategica posizione, le isole dell'Egeo erano il ponte tra Est e Ovest, punto d'incontro tra la rozza cultura asiatica e l'umanesimo occidentale. La fusione tra le due culture avviene sia nei contenuti, con l'adozione di temi tipicamente italiani e francesi, sia nella forma, con l'uso ormai non più episodico della rima e del metro occidentali.
Gli esempi più rappresentativi di questa fioritura sono riscontrabili a Cipro, Rodi e Creta. A Cipro dominano i nomi di L. Machieràs e G. Bustròn con le loro cronache degli avvenimenti dell'isola lungo tutto il sec. XV.
Ricordiamo inoltre la Canzone di Arodafnusa e una traduzione del Canzoniere di Petrarca, opera di un ignoto cultore delle lettere italiane. A Rodi spicca il nome di E. Georgilla, autore di La peste di Rodi e Interpretazione storica di Belisario. Ma è a Creta che si possono riscontrare le opere migliori di questo periodo. Tra i nomi più importanti ricordiamo quello di L. Della Porta e di S. Sachlikis, entrambi noti per alcune opere di carattere morale; Bergadìs, M. Faliero, I. Pikatoros e M. Defaranas, per le opere accomunate dal ricorso al tema del sogno; E. Sklavos, A. Achelis e M. Zane Bunialìs, per le opere di argomento storico.
Inoltre vi è un nutrito gruppo di componimenti che appartengono al cosiddetto teatro cretese, alcuni dei quali sono di V. Kornaros e G. Chortatzis, i due maggiori poeti di Creta. Vanno perciò ricordate alcune tragedie ( Re Rodolino, Zenone, Erofile, Evjena), alcune commedie ( Panoria, Stathis, Katsurbos, Fortunatos), un dramma religioso ( Il sacrificio di Abramo) e infine due opere di carattere epico-lirico, la Bella pastora e l' Erotòcrito, maggiormente rappresentative della letteratura cretese poiché racchiudono tutti gli aspetti presenti nelle opere sopra citate: influsso italiano, metrica occidentale, forte atmosfera ellenica. Con la caduta di Creta nelle mani dei Turchi (1669) tutte queste opere vengono portate nelle isole dell'Eptaneso, dove una certa attività letteraria continua anche se in maniera limitata.