Il blocco della didattica a settembre è un rischio sempre più concreto. "Non ci fermeremo", assicurano i ricercatori dopo un'affollata assemblea in rettorato. Dopo aver ottenuto l'appoggio del Senato accademico ("Siamo soddisfatti del sostegno del nostro Ateneo") confermano che la protesta va avanti; i ricercatori non ritirano quindi per ora il rifiuto di entrare nelle aule a fare lezione. E a settembre la mobilitazione si potrebbe allargare anche a precari e studenti
Se ne parla a Roma. La decisione di bloccare le iscrizioni sarebbe una conseguenza dei tagli all'università previsti dalla manovra. La situazione è davvero drammatica: "I fondi statali per i Prin (Progetti di rilevante interesse nazionale) valgono quanto vale un Gigi Buffon – dice Alessandro Panconesi, che insegna Informatica alla Sapienza – Per la ricerca informatica in tutto il Paese lo Stato spende 1 milione di euro l'anno, meno di quanto la Rai dà a Paolo Bonolis"
Quello di oggi è stato per l'UDU e per gli universitari un altro momento di mobilitazione, con partecipazioni particolarmente rilevanti nei cortei di Bologna, Milano e Palermo, che prepara un autunno di forte mobilitazione del mondo universitario e della ricerca. Con questa manovra, afferma l'Unione degli Universitari, "il Governo mostra ancora una il volto duro contro gli studenti, i lavoratori, i pensionati, i precari e i giovani in generale"
I ricercatori che protestano a Roma sottolineano come il blocco del turn-over potrebbe provocare la chusura dei corsi di studio e l'impossibilità di fare ricerca in modo adeguato. Il sit-in di centinaia di ricercatori è stato animato da un flash-mob degli studenti della Sapienza. Il Senato accademico di Roma Tre esprime un chiaro sostegno alle proteste. La Gelmini professa ottimismo
Il Rettore Peroni: "C'è grande soddisfazione, è merito dei sacrifici degli ultimi anni"
18 sindacati e associazioni del mondo dell'università hanno indetto una settimana di mobilitazione a maggio dopo che nessuna proposta di modifica al ddl giovernativo di riforma è stata accolta negli emendamenti che sono stati presentati in Senato. Venerdì 21 maggio ci sarà la manifestazione nazionale
La Rete degli studenti medi definisce la riforma una "carnevalata" che deve essere smascherata, mentre l'Unione degli Universitari denuncia tagli insostenibili ed aumento delle tasse
Un ulteriore decreto bloccherebbe le assunzioni negli atenei italiani. L'Associazione dottorandi italiani protesta contro questa misura che danneggia le università e crea lavoro precario ed annuncia possibili mobilitazioni. Tramite l’assegnazione alle università di spese in precedenza non di loro competenza, infatti, si determinerebbe il superamento del rapporto del 90% tra spese per il personale e FFO per moltissimi atenei. In base alla legge 01/09 ciò farebbe scattare il blocco delle assunzioni
Sabato prossimo studenti universitari e della scuola scenderanno in piazza con i lavoratori della CGIL per ribadire il loro no alla riforma di scuola ed università
Si presenta così Gennaro Sangiuliano durante il convegno "Un altro Futuro- Scuola e Università verso la rivoluzione del merito". Presenti accanto al vicedirettore del Tg1 Mariastella Gelmini e Giorgia Meloni
Per protestare contro tagli e riforme alla scuola e all'università italiana gli studenti si sono dati appuntamento davanti alle prefetture di diverse città italiane
Un confronto tra il Ministro Gelmini e le associazioni studentesche è stato aperto oppure no?
E' stata data la fiducia al Decreto Gelmini sull'Università, già approvato dal Senato, che avrebbe dovuto essere convertito entro il 9 gennaio, pena la decadenza. Questo è la 9a fiducia chiesta dal Governo dall'inizio della legislatura
Dopo le manifestazioni di ieri a Milano, Firenze, Siena, Bologna, Padova, Palermo oggi è la volta di Roma dove, in Piazza Madama davanti al Senato questa mattina si sono verificati scontri
Il processo di riforma dell'università si è chiuso con il Decreto 3 novembre 1999, n. 509 che conferisce l'autonomia didattica ai singoli atenei e fonda un sistema di differenziazione dell'offerta formativa sul territorio nazionale e successivamente con i regolamenti che istituiscono le classi di laurea rispettive dei vari ambiti disciplinari
Per fare in modo che l'autonomia degli atenei non corrispondesse a "ognuno fa quello che vuole" e basta, la Legge Ruberti prevedeva che si attivassero organismi ed istituzioni che "valutassero" e controllassero l'operato di università, facoltà, singoli docenti. Insomma si pensava ad un sistema di controllo, monitoraggio e valutazione di tutte queste strutture, in maniera tale che non si buttassero i soldi fuori dalla finestra, che non venissero attivati corsi e lezioni solo per dare un posto di lavoro a qualcuno, o che non ci fossero docenti assenteisti impunibili (tutte queste cose invece accadono spesso!)
Il sistema delle lauree amabilmente chiamato 3+2 è una giugla, noi un po' come Indiana Jones, ci permettiamo di vederci chiaro cercando di spiegare almeno i termini più importanti
Dopo che il Senato il 28 novembre ha dato il via alla riforma Gelmini sull'Università, lo scorso 7 gennaio è stata votata la fiducia - la 9a dall'inizio della legislatura. Il decreto introduce importanti novità sui temi del diritto allo studio, valorizzazione del merito e qualità dell'università. Tutte misure, queste, definite dal Ministro Gelmini come un "Primo passo verso la rivoluzione di un sistema paralizzato"
Mussi si sta dando da fare a 360° per far fronte a quelle che, il nuovo governo, considera le brutture lasciate dalla riforma Moratti. Condividi la strada intrapresa dal ministro?
Un'occasione da non perdere, ovvero la possibilità di pronunciarsi sulla riforma dell'università attiva negli atenei italiani già da qualche anno. Come è percepita da studenti del vecchio e del nuovo ordinamento?