Tacito e il metodo storiografico

Di Barbara Leone.

Tacito fu un grande storico e sviluppò il metodo storiografico basato su argomenti realmente accaduti. Ma la sua opera, oltre ad un grande valore storico, ha anche un immenso valore dal punto di vista artistico

Tacito fu un grande storico. Diversamente da come si intende oggi il termine "storico", per i romani la storia fu "opus oratorium maxime", un genere letterario su argomenti realmente accaduti, che seguiva determinate regole compositive e che considerava più importante il fine artistico a quello storiografico. Tacito si concentra sull’obiettività, attraverso uno studio scrupoloso delle fonti, delle cause e degli avvenimenti, concentrandosi sui fatti reali. La ricerca dell’obiettività sembra essere il problema principale dello storico: sia nelle "Historiae" che negli "Annales", Tacito afferma di voler essere imparziale, di voler indagare sui fatti "sine ira et studio", lontano dai sentimenti e dalle simpatie.

In realtà sembra che questo voglia essere una "excusatio non petita", cioè lo storico cerca di prevenire certe accuse di parzialità che non è facile muovergli. Tacito non si accontenta di una descrizione asettica degli avvenimenti, ma fornisce un giudizio su ciò che narra. Lo scrupolo della sua obiettività va orientato verso le fonti, dove appare molto serio e scrupoloso: analizza tutto ciò che è possibile consultare, dalla letteratura ai documenti del senato, alle testimonianze dirette e personali; tutto ciò per indagare sulle cause e il meccanismo che le hanno prodotte. Questa ricerca va indirizzata verso l’uomo, che gli appare come il centro di tutta la storia. Per questo si può affermare che la storia di Tacito ha una via realistica e che ha portato nella storia il suo contributo d’uomo che ha vissuto direttamente i meccanismi che regolano la vita politica.

Per quanto riguarda la storiografia, Tacito appare come l’ultimo continuatore della più viva tradizione storiografica romana, rilevato da valutazioni negative che egli fa sia dei giudei sia dei cristiani, o perché si sta rendendo conto della forza che stanno avendo su Roma, o perché avverte, anche se in modo inconsapevole, il pericolo del destino di Roma. Dopo di lui si abbandona l’indagine storiografica dando spazio alla curiosità storiografica e alla vacuità aneddotica, e tutto ciò sarà un segno inequivocabile della crisi di Roma di fronte al dilagare del cristianesimo.

Tacito nella cultura romana e moderna

Tacito fu veramente l’ultimo grande storico del mondo romano, dopo di lui la storiografia imboccò strade diverse o verso indagini biografiche, o nello sforzo di ridurre brevemente il materiale concernente la storia romana. Nel quarto secolo l’interesse per autori del passato favorì un recupero dell’opera del grande storico, che divenne un insostituibile punto di riferimento per quanti come Ammiano Marcello, tentarono di seguirne l’esempio, sia per quanti si limitavano a scrivere soltanto un sunto della storia romana, come Eutropio.

Dopo un lungo silenzio del Medioevo e dell’Umanesimo, nel '500 ebbe inizio il recupero dell’opera tacitiana e verso la fine del secolo si produsse un fenomeno che va sotto il nome di "Tacitismo". Autori come Benedetto Varchi presero a modello non più Livio ma Tacito, vedendo in lui, con uno stravolgimento interpretativo, la condanna morale sulla crisi dell’impero. Tacito con la sua opera avrebbe studiato e descritto i metodi astuti e talvolta subdoli con cui i principi esercitavano il loro potere. Dal '500 in poi Tacito non conobbe più momenti d’oblio e la sua opera fu spesso oggetto d’indagini e discussioni. Intellettuali come Alfieri e Foscolo e politici come il Manzoni lo inserirono tra le letture preferite. Ancora ai giorni nostri lo storico gode d’enorme considerazione

Lo stile di Tacito

Lo stile risente dell’inquieta e tormentata personalità dell’autore. Non è corretto pensare di identificare attraverso le opere uno stile unico, infatti, Tacito ebbe una notevole evoluzione stilistica sin dalle prime opere. Nel Dialogus de oratoribus, che probabilmente è la prima opera, lo stile appare chiaramente influenzato da Cicerone. L’Agricola e la Germania segnano un cambiamento perché in esse si evidenzia una svolta asimmetrica, tendenza alla variatio e alla brevità mediante l’uso d’ellissi, zeugmi e soprattutto d’asindeti. Tutte particolarità presenti in maniera più visibile nelle Historia e negli Annales.

Gli elementi che costituiscono la brevitas, il poeticus color e la varietas della prosa tacitiana sono: l’uso frequente di costrutti nuovi e arditi, asindeti, valuta asimmetrica dei periodi, arcaismo del lessico, molteplicità di brachilogie, anacoluti, chiasmi, anafore, metafore, abbreviazioni ed ellissi, che rendono concisa l’espressione; scarti della regola comune, che talvolta rendono laboriosa l’espressione, come il participio perfetto con valore di gerundio, l'accusativo di relazione, il complemento di causa espresso con per e l’accusativo, il neutro sostantivato degli aggettivi in casi indiretti; apposizione o attributi posti a chiusura del periodo, infinito storico, discorso indiretto e frasi lapidarie.

Tacito, un poeta della storia

L’opera di Tacito oltre che essere valutata da un punto di vista storiografico ha anche un immenso valore dal punto di vista artistico, basti pensare da un lato alla collocazione dell’uomo al centro del reale, lo studio delle passioni e delle virtù e dall’altro allo scetticismo nei confronti del divino e l’intuizione che rappresenta qualcosa che sfugge alla capacità di comprensione e analisi dell’uomo. Tutto questo ha un impianto strutturale di tipo drammatico: tra l’uomo e il destino si stabilisce un continuo conflitto dall’esito sempre incerto. Basta pensare al fatto che Tacito ha iniziato a scrivere attraverso le tragedie, che utilizza anche in seguito per esprimere i suoi sentimenti politici. I suoi personaggi sono orientati in questa prospettiva tragica, tanto che lo storico li delinea con grande perizia psicologica.

Accusa più volte analizzata nei personaggi è quella della "simulazione". Come Tacito nell’analisi dei fatti non si limita alla loro descrizione ma ne ricerca le cause e crede di rintracciarle nell’intimo dell’uomo, così la storia tende a diventare psicologica e moralista, volta allo scavo interiore dei personaggi. Un altro elemento drammatico di Tacito è il grande uso dei discorsi dei personaggi storici. Di quest’ultimo Tacito si vale anche per esprimere nella vivacità di una vera “azione” il proprio parere, o meglio le proprie valutazioni politiche e morali su quanto sta rappresentando.

Rapporti con Plinio il Giovane

Nel 106 d.C. Tacito, dovendo scrivere un racconto storico degli anni relativi all’eruzione del Vesuvio che distrusse Ercolano e Pompei (79 d.C.), chiese all’amico Plinio il Giovane di fornirgli notizie relative alla morte dello zio Plinio il Vecchio (23-79 d.C.), comandante della flotta romana a Misero ed autore della Historia naturalis, un’enciclopedia di 37 volumi. Quest’ultimo, secondo la tradizione, aiutò le popolazioni colpite dalla catastrofe ma morì asfissiato dai vapori del vulcano a causa della sua eccessiva curiosità che lo spinse ad osservare il fenomeno troppo da vicino (in realtà morì probabilmente per cause cardiache).

Tacito fu talmente interessato alla prima lettera dell’amico che gliene chiese una seconda che lo ragguagliasse sulla sorte sua e di sua madre dopo la morte dello zio, presso il quale Plinio il Giovane viveva in quanto orfano di padre. Le lettere descrivono minuziosamente il fenomeno eruttivo, la morte di Plinio il Vecchio e i danni subiti dal Giovane e dalla madre a causa di questa perdita.