Controllo utente in corso...

Riflessioni sulle riforme Gelmini. Una studentessa scrive....

In fondo ad un articolo sulle riforme della scuola e le future mobilitazioni studentesche, una studentessa ha messo nero su bianco la sua riflessione sulle riforme in atto e sul perchè è necessario scendere in piazza, senza bandiere ma solo in nome di una scuola migliore per tutti

di Redazione Studenti 24 settembre 2008
"La riforma Gelmini avanza e con essa la distruzione della scuola pubblica.
Le organizzazioni studentesche sono pressocché immobili, si limitano a organizzare singole manifestazioni, usate come pretesto per saltare un giorno di lezioni, che non toccano minimamente il ministro e riescono a mobilitare gli studenti solo quando vengono reintrodotti gli esami a settembre, gridando (giustamente) allo scandalo ma senza avere il coraggio di dire chiaramente che era altrettanto scandaloso il sistema dei debiti, privo di qualunque meritocrazia, e che il problema è alla base, nella struttura stessa della scuola pubblica.girl
Nel frattempo, con l'ennesimo ministro che cerca di sviare l'attenzione dai grandi problemi della scuola con decreti molto "scenografici", danno il meglio di sé con comunicati autoreferenziali e lontani dagli studenti, che intanto rimangono alle prese con i problemi legati allo studio, ai costi dei libri, alla mancanza di spazi etc...e che spesso finiscono per andare dietro alle finte promesse di populisti doppiogiochisti e politicisti.
Possiamo, e dobbiamo, cambiare tutto questo. Possiamo e dobbiamo costruire, a partire da noi, dalle singoli classi e dai singoli istituti, una scuola migliore, una città a misura di ragazzi.
Non ci presenteremo con il solito manifesto frutto delle idee di un'avanguardia che si ritiene "intellettualmente superiore", ma vi proponiamo di intervenire in una discussione aperta a tutti (fatta eccezione per i pochi che pensano di risolvere i problemi con il razzismo, l'intolleranza, la violenza gratuita e le discriminazioni...).
Ognuno può fare le sue proposte, dare il suo contributo a creare un manifesto che rispecchi le reali esigenze degli studenti, e che offra delle soluzioni concrete a breve e a lungo termine. Dobbiamo farlo adesso, possiamo farlo insieme!

Io manifesterò!
Prima di tutto c'è da dire che sono veramente stanca, e non credo di essere la sola, di queste continue riforme, che con ogni cambio di governo si modificano e cambiano travolgendo la nostra situazione. In particolar modo non sono d'accordo con le ultime riforme. Prima di tutto anche se non mi riguarda personalmente, con l'introduzione del maestro unico: in primis un sacco di docenti rischieranno il posto, secondo soprattutto per una funzionalità didattica. Dalla mia esperienza ho sempre notato che quasi tutti i professori hanno sempre avuto una particolare preferenza x una materia.Non so se vi è mai capitato,per esempio con un professore di lettere,che insegna storia,italiano e geografia. Io alle medie ho fatto praticamente solo italiano xkè la mia prof lo preferiva.e se dovesse capitare così anche alle elementari? se una maestra è più propensa x l'italiano?? E affronti meno la matematica?
Ma a parte queste che sicuramente sono situazioni particolari, se dovesse capitare una maestra non buona, qualcuna che magari si punta su determinati bambini o che magari non è capace di lavorare con i piccoli? Al bambino passerà la voglia di andare a scuola già dalle elementari.

Pensando al liceo naturalmente è impensabile il taglio dei fondi, ancora non capisco xkè non si taglino i loro stipendi per non sprecare i soldi, come se avessimo già una scuola ricca e ben fatta, e non ci fosse bisogno di ulteriori spese......mah. Inoltre si parla tanto di meritocrazia, ma se non sbaglio appena è entrata la Gelmini si sono subito tolti quel tot di punti che venivano assegnati al test d'ingresso nelle università in base al voto che prendevi alla maturità......ho cmq dei dubbi a riguardo, non sono ben informata quindi nel caso correggietemi che non voglio rimanere ignorante XD

Per non parlare dell'esame, da poco ho sentito che anche la terza prova si vuole rendere ministeriale....quest'anno sono di esame..quindi potrei sembrare di parte, ma secondo me non può attuare un cambiamento del genere così improvvisamente,ad anno già iniziato.
Ho sentito anche della possibile riduzione degli anni scolastici da 5 a 4? Signora Gelmini ci dicono già che siamo ignoranti, figurati con 4 anni? Già non si riesce a fare un programma decente in 5 anni, spiegami come si può in 4. Nella riforma mi trovo anche d'accordo in pochi punti: nel voto in condotta (anche se sono poco fiduciosa), e nei libri da mantenere 5 anni.

Ragazzi la verità è che queste sono sempre state persone che a scuola non ci hanno passato nemmeno mezza giornata,e credono di cambiare le cose in meglio.Per sapere veramene quali siano i cambiamenti da attuare, la scuola deve essere vissuta, bisogna esserci dentro. E spero seriamente in qualche mobilitazione, mi sn stancata della passività.
ciao ragazzi"

Ti è piaciuto questo articolo? Vuoi rimanere sempre aggiornato?

Seguici su Facebook Seguici su Twitter Iscriviti alla newsletter
Caricamento in corso: attendere qualche istante...

82
Commenti

Pagina 1 di 8:
1 2 3 4 5 6 > »
Emilio Pirola sabato, 16 ottobre 2010

Riforma: merito e strumenti

Scrivo per una riflessione sulla riforma.
Premesso che complessivamente la condivido, soprattutto per quanto riguarda la scelta di previlegiare il merito, unico strumento per rendere utili i diplomi finali, penso che manchi una sostanziale visione di insieme che abbia come obbiettivo il raggiungimento di una strategia politica per il futuro del Paese.
Premetto i principi ispiratori che ritengo basilari per rispondere ai bisogni di una società avanzata, democratica e liberale.
1) L'istruzione deve essere libera e gratuita per tutti.
2) Il diritto alla studio deve essre inteso come diritto a poter studiare e non a essere promosso comunque. Chi non è preparato deve essere bocciato.
3) L'Educazione, intesa come lo strumento di pacifica convivenza in una società civile, deve essere parte integrante e previlegiata dei programmi in tutti gli ordini di scuola.
Partendo da questi principi inderogabili, è chiaro che ciascuno potrà sviluppare la propria personalità e le proprie ambizioni secondo le capacità, la volontà e la capacità di sacrificio nel perseguire il raggiungimento dei propri desideri.
La scuola deve essere quindi organizzata per rispondere alla varietà di condizioni che questo inevitabilmente determinerà.
Chi non sarà in grado di raggiungere i massimi livelli deve essere messo in grado di spostarsi su altre opportunità di conoscenza che gli permettano di realizzarsi secondo le proprie capacità ed ambizioni.
I gradi di istruzione devono quindi essere modulati secondo questi
obbiettivi compreso il ripotenziamento della formazione professionale che, nella riforma Gelmini, non è assolutamente programmata come parte integrante del sistema di istruzione.
Bisogna mettere l'accento sul fatto che l'opinione pubblica ha sempre considerato questa parte dell'istruzione di serie B assegnandola alle Regioni che la hanno sempre usata e organizzata per fini clientelari.
La Formazione Professionale deve far parte integrante del sistema Scuola
conferendo unicità e dignità al sistema e deve quindi essere struttrata in continuità con tutto il resto del "diritto allo studio" compresa la cura di una formazione culturale di base che consenta al cittadino di sentirsi parte importante della società.
Detto questo, bisogna sottolineare che non si possono fare le nozze con i fichisecchi. Il personale della scuola deve essere all'altezza del compito e con retribuzioni da scarto si ottengono insegnanti da scarto. Se è vero che nessuno metterebbe la propria salute in mano ad un medico che non ha studiato, tanto meno nessuno dovrebbe mettere la salute mentale e culturale del proprio figlio nelle mani di un incompetente. I danni che ne derivano sono superiori a quelli provocati da un cattivo medico. La forza della scuola non sta tanto nel Numero degli insegnanti, ma nella Qualità.
Bisogna istituire un percorso formativo universitario a monte per formare insegnanti preparati innanzi tutto ad insegnare (Insegnanti non si diventa soltanto attraverso la conoscenza della materia!).
Tutto questo costa? Non c'è dubbio. Ma se la credibilità e forza di un Paese avanzato si basa sulla conoscenza che hanno i propri cittadini sarà un investimento che ritornerà a vantaggio di tutti e che produrrà ricchezza sufficiente per ripagare gli investimenti necessari.
Sono investimenti a lunga scadenza e i nostri politici vogliono risultati immediati.
E' l'eterno dilemma!
Un rispettoso saluto.
Emilio Pirola.

n° 36
pirLola's sputtanator sabato, 16 ottobre 2010

R: Riforma: merito e strumenti

1. Meno ore di scuola = più qualità
Dicono che taglieranno le ore superflue e che in questo modo gli studenti saranno più preparati. In realtà tutto dipende da cosa e come si taglia: tagliare le ore di laboratorio nei tecnici e professionali, ad esempio, non aiuta di certo gli studenti a imparare meglio le materie pratiche! A fare le spese di questa scelta sono le ore che riguardano gli interessi degli studenti, il motivo per cui hanno scelto un tipo di scuola anziché un altro. In questo modo viene meno la funzione di orientamento che dovrebbe svolgere la scuola, cioè farci scoprire che cosa ci piace studiare, quali argomenti e campi ci appassionano, ecc.
2. Voto in condotta = rigore
“Per risolvere il problema del bullismo è necessario dare alle scuole strumenti efficaci per intervenire, per questo con il 5 in condotta si può tornare a bocciare” dice la Gelmini. Ma gli strumenti le scuole li hanno già, si chiamano Statuto degli studenti e Regolamento d’istituto. Lo Statuto prevede sanzioni disciplinari per tutte le infrazioni delle norme di convivenza civile, che possono anche portare alla bocciatura nei casi più gravi.
3. Grembiule= uguaglianza sociale
Per rendere gli studenti uguali a scuola serve prima di tutto una legge nazionale sul diritto allo studio, perché chi è svantaggiato possa permettersi di raggiungere la scuola, comprarsi i libri, continuare a studiare senza dovere, per provvedere al reddito della sua famiglia, entrare anzitempo nel mondo del lavoro, magari in nero.
4. Tagli = efficienza
L’idea che per la scuola si spende troppo è una balla gigantesca. Il nostro Paese spende molto meno del resto d’Europa per garantire un’istruzione di qualità a tutti. Meno fondi significa meno corsi di recupero, meno laboratori, meno gite, meno progetti studenteschi, meno sperimentazioni, meno borse di studio, meno sostegno per il costo dei libri di testo, scuole più brutte e meno sicure.
5. Scuola = futuro
La possibilità di assolvere l’obbligo scolastico anche in formazione professionale, quindi di andare a lavorare a 16 anni potrebbe significare che coloro che continueranno a studiare saranno i ricchi, mentre ai poveri rimarrà poca scuola e di pessima qualità.
6. Meno anni di scuola = più lavoro
La Gelmini lo ha detto: forse gli anni di scuola superiore passeranno da 5 a 4, con un anno aggiuntivo solo per chi vuole andare all’università. La Gelmini dice che nel nostro Paese i laureati restano disoccupati, mentre c’è richiesta di tecnici e professioni pratiche. La verità è un’altra: perché l’economia italiana possa essere competitiva c’è bisogno di più ricerca, cultura e innovazione.
7. Libertà di scelta = diritto allo studio
Noi parliamo di diritto allo studio, la Gelmini traduce con libertà di scelta. Il diritto allo studio è il diritto costituzionale inalienabile di poter accedere ai più alti gradi di istruzione indipendentemente dalle proprie condizioni economiche. Anche un povero, cioè, può provare a prendere il diploma o la laurea, e lo Stato deve aiutarlo a sostenere le spese dello studio. La libertà di scelta dovrebbe essere il diritto che viene dato alle famiglie di scegliere per i figli la scuola considerata migliore. Lo Stato deve finanziare il diritto allo studio per tutti. Poi viene anche la libertà di scelta.
8. Meno democrazia = più ordine
La Gelmini, nel suo discorso di insediamento, ha parlato di relazioni eccessivamente sindacali tra studenti e professori, che devono essere sostituite da un sano clima di amicizia e collaborazione.
La Rete degli Studenti crede invece che il disordine che regna spesso nelle scuole sia dovuto non di certo a chi vuole sostenere discussioni democratiche con gli insegnanti, ma piuttosto ai diritti negati, alle persone trattate come vasi da riempire.
9. Bullismo = emergenza numero uno
Il bullismo, di cui si parla tanto, è davvero la prima emergenza che la scuola deve affrontare? Secondo la Rete degli Studenti le emergenze vere sono l’edilizia scolastica, che rende molte scuole pericolose e sgradevoli da vivere, la valorizzazione dei docenti, l’assenza di un sistema di formazione per tutti i professori, la mancanza di fondi per laboratori, sperimentazioni, ecc.
10. Meno insegnanti = più qualità
Si comincia a tagliare dalla più che funzionante scuola elementare italiana: ma i tagli non si limiteranno alle elementari e alle medie, riguarderanno anche le superiori. In particolare verrà ulteriormente ridotto il numero di ore dei tecnici e dei professionali a scapito di laboratori e attività pratiche, che sono quelle maggiormente qualificanti in questo tipo di scuole. Verrà penalizzata anche la terza area dei professionali, cioè gli stage formativi e l’alternanza scuola-lavoro.





Elementari:
Il “tempo pieno” permane nelle formula opzionale delle 40 ore settimanali, ma le ore pomeridiane sono una sorta di bonus, mentre i programmi didattici si svolgono solo nelle ore mattutine. In sostanza, le 40 ore diventano un parcheggio per i bambini, non più una delle due possibilità (tempo pieno e mattina) che si distinguevano per la diversa organizzazione dei tempi nel quadro un progetto didattico uniforme e coeso. La questione del maestro unico è fortemente legata a questa, sia per l’organizzazione dei tempi sia per la gestione della crescita dei ragazzi affidata ad un solo insegnante, che sostituisce le possibilità di valutazione e di offerta formativa di un team.
Medie:
Obbligo scolastico: sempre fino ai 16 anni (in Europa si parla di arrivare ai 18); introdotta la possibilità di svolgere gli ultimi due anni presso i corsi regionali di formazione professionale.
Istituti paritari: “l’istruzione è pubblica anche quando è svolta dalle scuole paritarie. Penso che si debba andare incontro alle famiglie che chiedono di poter esercitare la propria scelta educativa.”
Ogni commento è superfluo.
Tagli: 8 miliardi di euro tagliati ai fondi destinati alla scuola pubblica, impoverimento del livello di insegnamento e incentivo alle scuole private per chi può se lo può permettere.
Voto in condotta: fatto per ovviare al “bullismo”, potrebbe rivelarsi invece un elemento di limitazione e di controllo repressivo sugli studenti.
Ulteriore aumento del divario tra istituti tecnici (con i suddetti corsi di avviamento al lavoro) e licei: l’apertura al mondo universitario è riservata quasi esclusivamente a questi ultimi.
Università:
Gli atenei, già troppo simili a laureifici ed impostati secondo una logica concorrenziale di mercato (utenza, crediti formativi, caccia alle matricole con continue nuove offerte formative, etc.), rischiano con la legge 133 la chiusura. Il taglio di 1,5 miliardi di euro destinati all’università comporterà la chiusura di svariati corsi di laurea o la trasformazione in “fondazioni di diritto privato”. Conseguenze: aumento illimitato delle tasse di iscrizione, fine dell’”università pubblica” e taglio dei posti destinati alla ricerca, ormai a uso e consumo di privati.




Ricercatori solo tempo, nel limbo l’attuale precariato. Senato accademico svuotato di poteri effettivi e studenti “infilati” ovunque, ma solo come operazione di facciata. Test di accesso persino per le borse di studio per il merito, un fondo a cura dell’Economia e non dal Miur. Riscrittura degli Statuti, pena il commissariamento e ore dei prof certificate e verificate. Ecco la riforma della Gelmini. Meno democrazia e più potere al Cda con l'ingresso delle aziende private e ai rettori. E la protesta dell’Onda è già dietro l’angolo. Un disegno di legge di riforma in 15 articolidi che dopo il via libera del Consiglio dei ministri comincerà il suo iter al Senato, affinchè il ddl Aprea sull’istruzione in fondazione possa avere una corsia privilegiata...
Meno autonomia uguale più merito. E più privato uguale più qualità. Sono queste le equazioni che stanno dietro il provvedimento sull’università approvato da Palazzo Chigi. Era dai tempi del sedicente “pacchetto sicurezza” che il volto ideologico della destra che ci governa non lasciava un’impronta tanto nitida. E lo si deve alla furia riformatrice di una figlia della Bergamasca come Mariastella Gelmini, il ministro dell’Istruzione che per diventare avvocato scese a sostenere l’esame in Calabria, in un’ottica di “istruzione patria” di chiara marca deamicisiana (dalle Alpi all’Appennino e ritorno).
La realtà della riforma va oltre gli slogan ed è di volgare concretezza: come per la scuola, non c’è un soldo bucato neppure per gli atenei. Giulio Tremonti non sgancia e la Gelmini, che ha confessato al suo ideologo di riferimento Maurizio Costanzo di voler crivere un libro di “favole regionali” manco fosse Italo Calvino, copre così la sua triste realtà di piccola fiammiferaia di Viale Trastevere. Ci sono meno denari per gli studenti più bravi, ma si racconta che i criteri di attribuzione saranno più severi e meritocratici. Ci sono meno soldi per gli atenei pubblici e si restringe ulteriormente il diritto allo studio sancito dalla Costituzione, ampliando il ricorso agli odiosi test d’ingresso. Si vuole limitare l’offerta formativa delle università statali, limitandone l’autonomia, e si copre il tutto con l’ingresso del famoso “mercato”.
Se almeno avessero il coraggio della provocazione culturale, si potrebbe discutere con una certa allegria. Potremmo chiudere gli occhi sugl’interessi dei privati “sussidiati” ai quali abbiamo assistito nella sanità e nei servizi pubblici essenziali. Potremmo berci la storiella che il contributo scientifico e culturale di Sciùr Brambilla e Cumènda vari sia la vera modernità. Potremmo perfino ripescare meravigliose provocazioni libertarie come quelle di Enzensberger per un “ritorno al precettore”. Poi però uno vede l’ombra di Giulietto Mani di Forbice e capisce che la prima favola della Gelmini ha per titolo “L’ateneo dimezzato”. E allora la può raccontare giusto al Costanzo Show...

nicola merlo mercoledì, 4 novembre 2009

a tutti voi!

ciao a tutti!! trovo molto giusto il dibattito che avete sollevato in quanto quste nuove riforme riguardano proprio noi e le generazioni a seguire.
x tanto sono sempre stato favorevole agli scioperi,che hanno appunto ilo problema che in pochi ci partecipano.
ed è proprio su questo che dobbiamo far leva spingiamo gli studenti di ogni istituto a parteciparvi in maniera attiva e spieghiamo che solo cosi facendo possiamo arrivare ad ottenere ciò che vogliamo e ciò che ha noi ci spetta.
fac in modo che queste belle parole di voi tutti nn restino scritte in questa pagina.
portiamo tutti a conoscenza così che assieme si possa costruire un grande impero e non molte piccole abitazioni.
lottiamo! lo sciopero è un nostro diritto e come tale sfruttiamolo al meglio.

n° 35
Ski martedì, 14 dicembre 2010

R: a tutti voi!

@nicola merlo: ma perche invece di scioperare e dare fuoco alle città alle vetrine dei negozi e alle macchine dei cittadini non vai a studiarti l'italiano che misà che hai qualche carenza????

nicola merlo martedì, 14 dicembre 2010

R: R: a tutti voi!

> @nicola merlo: ma perche invece di scioperare e dare fuoco alle città alle vetrine dei negozi e alle macchine dei cittadini non vai a studiarti l'italiano che misà che hai qualche carenza????
..."perche"..."misà"...

luca venerdì, 16 ottobre 2009

x veronica

sono d'accordo a tutto ciò che dici ma comunque ti faccio un esempio...
come fai a dire che col maestro unico solo i più preparati lavoreranno...
a quel punto non è un fatto di preparazione ma diventa un fatto di graduatorie e punteggi quindi anche una maestra preparatissima se non avente punteggio alto poichè insegna da poco verrebbe licenziata.
poi i tagli al personale ata... xke riprenderli se non puliscono quando è lo stato che non li dedica alle pulizie... non sarebbe meglio non chiamare ditte esterne e lasciare le pulizie ai "bidelli" aumentandogli di poco lo stipendio... calcolando il raffronto della spese con le imprese di pulizie penso si riducano le spese... ma avresti lo stesso ancora il personale ata...
e comunque il voto in condotta lo vedo positivo anche se essendo onesto... per avere un 5 dovresti ferire ad un occhio un compagno di banco...
per quanto riguarda i debiti formativi anche posso essere d'accordo, ma se svolti in maniera coerente. poichè se la professoressa che mi mette un debito poi nega la propria disponibilità durante l'estate per il corso di riparazione e costringe la scuola a chiamare insegnanti esterni con un salario maggiore... allora quello è uno spreco di denaro..
se la professoressa mette il debito è vero che l'alunno tutto l'anno non avrà seguito con particolare attenzione ma è pur sempre l'insegnate a dover spingere l'alunno a studiare altrimenti sarebbero autosufficienti e il ruolo dell'insegnante non servirebbe più...
quindi la Gelmini dovrebbe riflettere prima di emanare riforme... per scule pubbliche (quando lei ha frequentato scuole private), e volgio pensare che l'abbia fatto per una migliore istruzione e non per " un facile diploma"

n° 34
Veronica domenica, 11 ottobre 2009

riflettendo...

ma scusate...ma alcuni prima di scrivere hanno almeno letto per INTERO il decreto e le varie riforme??
Sinceramente la Gelmini non ha tutti i torti.
dalle statistiche siamo uno dei paesi più ignoranti in europa.
1)parlando di noi studenti.
reintroduzione dell'esame a settembre, avere la piena sufficienza in tutte le materie per essere ammessi all'esame di maturità?? è giusto...è impossibile che gente si trascini un debito dalla 1 alla 5 superiore.
o altrettanto impossibile e vergognoso che un 4 in matematica venga bilanciato da un 8 in ed.fisica... ma siamo seri per favore.
è possibile che in alcune università abbiano introdotto il test di ingresso in italiano? capisco per esempio nella lingua inglese...dove non esistono regole fisse di pronuncia. ma l'italiano è una lingua rigida dove una parola si pronuncia come è scritta...all'università esistono persone ( e ne conosco alcune) che non sanno in che circostanza mettere ha o a....
alcune persone non capiscono che per avere un futuro dovremo essere SEMPRE PIU' PREPARATI!!!!
2) parlando dei professori.
giusti i tagli al personale. ci sono professori che non fanno davvero NIENTE. professori che stanno in mutua mesi e mesi solo per farsi gli affari loro. finalmente avranno il lavoro solo i professori COMPETENTI e che se lo meritano.
3) parlando dei tagli scolastici.
pagare bidelli che non fanno niente. non possono neanche pulire perchè è competenza delle cooperative. ma andiamo....

in definitiva...approvo molto di quello che sta facendo la Gelmini.
questa ovviamente è solo una mia opinione e rispetto, anche se non condivido, quella degli altri.
basta agli sprechi per persone incompetenti, basta a ragazzi ignoranti che magari ci fregano pure il lavoro...

n° 33
Sara domenica, 11 ottobre 2009

giusto!

xD :Dè prp vero cio ke dici...qst nn sanno nnt di scuola!!! sn prp d'accordo cn qll ke hai scritto!

n° 32
Chiudi
Aggiungi un commento a Riflessioni sulle riforme Gelmini. Una studentessa scrive.......
  • * Nome:
  • Indirizzo E-Mail:
  • Notifica automatica:
  • Sito personale:
  • * Titolo:
  • * Avatar:
  • * Commento:
  • * Trascrivi questo codice:
* campi obbligatori
Pagina 1 di 8:
1 2 3 4 5 6 > »