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Scuola e formazione, l'Ocse boccia l'Italia

Per la scuola si spende poco, i professori sono sottopagati, demotivati e gli studenti non all'altezza delle ore passate tra i banchi. Il nuovo "Education at glance" mette in evidenza vizi e virtù dei sistemi formativi dei paesi Ocse

di Marta Ferrucci 9 settembre 2009
Impegnativa, ma di bassa qualità. E' questo il giudizio che l'Ocse - Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo- ha dato della scuola italiana nel documento "Education at glance" in cui si valuta l'efficacia della politica formativa di un paese. Gli studenti italiani-evidenzia il documento- passano tante ore a scuola ma i risultati non sono all'altezza del tempo trascorso sui banchi. I docenti sono sottopagati e poco stimolati e l'investimento nel settore che si fa rispetto al PIL è sotto la media europea. Insomma, l'Ocse ci dice che in Italia per la scuola si spende poco e male e quel poco che si investe non da' comunque buoni risultati. Eppure, sostiene l'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo, una buona preparazione sarà la leva necessaria per uscire dalla crisi economica.
studenti
Pochi risultati. Tra i 7 e i 14 anni si passano sui banchi oltre 8mila ore a fronte di una media Ocse di 6.862. Ma, nei test internazionali, gli studenti italiani sono agli ultimi posti.
La formazione in Italia manca di flessibilità. Alle medie, ad esempio, le materie si suddividono tra lettere, matematica e scienze. Il tempo dedicato alle lingue è invece superiore rispetto alla media dei paesi Ocse: 16% in Italia a fronte del 13% degli altri paesi, ma i risultati da noi non si vedono.

E' alta anche la percentuale di abbandoni. Nel Belpaese sono il 20% a fronte del 19% della media Ocse. L'Italia investe in formazione il 4,9% del PIL, a fronte del 6,2% degli altri paesi Ocse e siamo anche il paese in cui l'istruzione terziaria -ad esempio l'università- è tra le più care, con un costo annuale di 1.100 dollari a studente. Spendiamo più della media Ocse nell'istruzione secondaria: 100 mila dollari a studente a fronte dei 93.775 dei paesi Ocse.

Altro dato negativo è il basso grado di attrazione che le università italiane esercitano sugli studenti stranieri a causa della scarsa presenza di corsi in lingua inglese. Dei 3 milioni di ragazzi che ogni anno nel mondo scelgono di studiare all'estero, arrivano da noi solo  l'1,9% di essi. I paesi più gettonati sono Stati Uniti (19,7%), seguono U.K. (11,6%), Germania (8,6%), Francia (8,2%), Australia (7%), Canada e Giappone (intorno al 4%), Spagna e Russia con il 2%.

Grazie alla formula del 3+2 sono però aumentati i laureati, ma cresce anche il numero degli abbandoni, che arrivano al 55%. Notevole anche la disparità tra laureati uomo e donna nel "valore del titolo accademico": per l'uomo è pari a circa 173mila dollari nell’arco della vita lavorativa (siamo secondi solo agli Stati Uniti), mentre per la donna di 25mila, a fronte di una media Ocse di 82mila e 51mila.

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19 settembre, tutti in piazza contro lo squadrismo

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9 settembre 2009

Libertà di stampa
Tutti in piazza contro lo squadrismo mediatico di Angelo d'Orsi
Oggi, come nel 1922, c'è ancora chi invita al dialogo, mentre le basi di un nuovo regime vengono poste a colpi di manganello mediatico. Dobbiamo ribellarci.
Per cominciare, tutti a Roma il 19 settembre per difendere l'informazione libera.
GIULIETTI Manifestiamo anche per Report
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TRAVAGLIO L’informazione dell’olio di ricino
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A Piazza Repubblica la continuazione ideale della manifestazione del 20 luglio a Palermo in sostegno di quei magistrati che, a rischio della propria vita, stanno combattendo per arrivare alla verità sulle stragi del '92 e del '93.
TRAVAGLIO Le Procure complottano? Magari

La precarietà accademica, ovvero il gioco del silenzio di Ilaria Agostini
Perchè i docenti precari italiani, forza numericamente rilevante, subiscono senza fiatare i colpi impietosi inferti loro da un sistema lavorativo che, qualche decennio fa, avrebbe procurato notti insonni ai datori di lavoro?
PARDI Lettera aperta ai professori

Il “compagno Fini” e la destra laica che non c’è di Michele Martelli
La destra berlusconiana che regna oggi in Italia può entrare in conflitto con la Chiesa, come la "guerra mediatica" sul caso Boffo dimostra, ma non per difendere la laicità, bensì solo per migliorare a proprio vantaggio il do ut des.

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Vauro ricorda Teresa Sarti, presidente di Emergency, scomparsa all'età di 63 anni. Nel 1994, insieme al marito Gino Strada, aveva fondato l'associazione per la cura e la riabilitazione delle vittime di guerra e delle mine antiuomo.

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Perché deve essere regolarizzato chi lavora nelle case e condannato alla maledizione della clandestinità chi si spacca la schiena nei campi di pomodoro?
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Grillini: Escalation omofobica, è emergenza nazionale
Franco Grillini, ex presidente dell'Arcigay: "Dall'espressione culturale di un pregiudizio anti omosessuale siamo passati a una vera e propria aggressione politica. L'approvazione di una legge contro l'omofobia non è più rinviabile".



www.micromega.net

n° 2
seven mercoledì, 9 settembre 2009

3 più 2

Il 3+2 nelle intenzioni del legislatore avrebbe dovuto incrementare il numero di laureati e conseguentemente accelerare l'inserimento dei giovani nel mondo del lavoro. Tuttavia si sono dimenticati un piccolo dettaglio: gli ordini professionali e i profili di inserimento. Inutile inserire una laurea triennale a giurisprudenza se poi l'ordine degli Avvocati non prevede uno specifico Albo con specifiche mansioni per questi laureati. Così come è inutile creare dei profili professionali intermedi di laurea se a questi profili didattici non corrispondono profili professionali REALI.
A mio giudizio la riforma del 3+2 ha funzionato solo per alcuni percorsi universitari, mentre per altri è stata un completo fallimento.

n° 1
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