Pulizie a scuola? Spettano ai bidelli

Il Ministero dell'Istruzione spende ogni anno un miliardo e 300 mila euro per pagare le ditte di pulizia esterne che devono tenere pulite le scuole, ma Mariastella Gelmini non ci sta: devono essere gli operatori scolastici a svolgere questo tipo di lavori

di Barbara Leone 8 ottobre 2009
bidellaMariastella Gelmini, Ministro dell'Istruzione, è stata chiara: le pulizie nelle scuole dovrebbero essere svolte dai bidelli e non da ditte esterne. In riferimento alle spese che ogni anno il ministero deve affrontare per pagale le ditte incaricate di tenere pulite le scuole italiane, il ministro ha dichiarato: "Sono contraria al fatto che i bidelli non puliscano le scuole e si appaltino le puli­zie all’esterno. È uno spreco di risorse pubbliche". Tutto nasce dal fatto che Mariastella Gelmini ha incaricato i suoi collaboratori di analizzare le spese annuali del ministero.

E tra le varie voci è risultato che il Ministero dell'Istruzione spende ogni anno un miliardo e 300 mila euro per pagare le ditte di pulizia esterne. Da qui le affermazioni del ministro. Secondo i dati raccolti dal Ministero infatti dei 200.000 operatori scolastici solo 15/20.000 sono esentati per motivi di salute dai lavori pesanti. Poco meno del 10%. Gli altri quindi dovrebbero dedicarsi anche alle pulizie delle scuole. Operazione che fa parte del "mansionario" degli operatori scolastici. Ma ciò non avviene e la maggior parte delle scuole si affida a ditte esterne per questo tipo di lavoro.

Nella sua politica di riorganizzazione delle spese destinate alle scuole, Mariastella Gelmini ritiene che si possa risparmiare sulla "pulizia delle aule", facendo appunto compiere questa operazione ai "bidelli": "Abbiamo un sistema istru­zione nel quale vanno indivi­duati gli sprechi e le sacche di inefficienza. Ci sono dirigenti scolastici capaci di fare il proprio mestie­re, e quindi anche di garantire scuole pulite, e altri che non so­no capaci. È arrivato il momen­to dunque di affrontare il tema del reclutamento e della valuta­zione per vedere chi vale e chi no.

Giorgio Rembado, pre­sidente dell’Associazione Nazio­nale Presidi, ritiene che "indubitabilmente la so­vrapposizione tra imprese ester­ne di pulizia e bidelli esiste", ma è dovuta principalmente al fatto che in genere i collaboratori scolastici lavorano tra 7:30 e le 13:30. Nello stesso orario in cui gli studenti sono a scuola. Mentre le pulizie vanno fatte fuori dall'orario scolastico, quando cioè i collaboratori scolastici hanno già terminato il proprio lavoro. un ora­rio che grosso modo coincide con quello delle lezioni. Ma nelle scuole che non si affidano a ditte esterne, il tempo per pulire aule e corridoi è molto ridotto, dato che deve comunque avvenire quando gli studenti non sono in giro.

Secondo Antonello Lacchei della Uil Scuola, "relegare il ruolo del collabo­ratori alle pulizie è anacronisti­co. In realtà svolgono anche mansioni di sorveglianza e assistenza che vanno ben oltre le mansioni tra­dizionali. Dove operano imprese esterne l’organico è stato proporzionalmente ridotto: so­no circa 12.000 i posti tagliati per compensare gli appalti esterni".

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