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Gite scolastiche: i professori entrano in sciopero

Aumenta il numero dei professori che si rifiutano di accompagnare gli studenti in gita, per protestare contro il taglio dell'indennità di trasferta deciso dal ministro Gelmini

di Barbara Leone 10 febbraio 2011
Si avvicina il periodo durante il quale gli studenti dovrebbero partire per le tanto attese gite scolastiche, ma quest'anno saranno in molti a rimanere delusi. Secondo le statistiche, infatti, in un terzo delle scuole italiane, per l'anno scolastico 2010/2011, sono state annullate le gite, sia quelle di un giorno che quelle più lunghe. Il motivo? Gli insegnanti si rifiutano di accompagnare gli studenti in gita. Sono sempre di più i professori che ritengono che accompagnare gli studenti in gita implichi troppe responsabilità che non vengono riconosciute dal Ministero dell'Istruzione. In base ai tagli dei finanziamenti destinati alle scuole, infatti, è stata eliminata anche l'indennità di trasferta all'estero, che portava nelle tasche degli insegnanti 12 euro in più al giorno.

gita_scolasticaLa spiegazione data dai professori sembra essere unanime: "Troppe responsabilità, nessun riconoscimento. Per viaggiare così è meglio restare in aula a far lezione". In tutta Italia vengono segnalati i rifiuti degli insegnanti ed il blocco delle gite. La città con il maggior numero di abolizione delle uscite didattiche è Torino, dove 59 scuole hanno annullato qualsiasi gita. A Venezia e provincia le scuole che hanno preso questa decisione sono 34, a Lucca 19, a Catania e Roma 14. A tutte queste si aggiungono anche le scuole in cui è stato deciso il blocco delle gite non per il rifiuto dei docenti ma per punire gli studenti dei danni causati durante le occupazioni.

L'annullamento delle gite causa ripercussioni anche alle agenzie e alle strutture turistiche. In media ogni anno infatti partono circa un milione e 300.000 studenti per i viaggi scolastici, facendo muovere circa 370 milioni di euro nel settore turistico. La soppressione delle gite determinerà quindi un drastico calo delle entrate per tutti coloro che lavorano in questo settore. Le proposte alternative per convincere i docenti a tornare sulle loro posizioni sono diverse, ma nessuna sembra convincerli. Alcune agenzie di viaggi di Rimini e Milano si sono offerte di pagare la diaria agli insegnanti, ma non è bastato a fargli cambiare idea.

Queste le parole di Ezio Moretti, amministratore di Caravantours, al quotidiano La Repubblica: "Oggi contiamo duecento gruppi di studenti in meno e a fine maggio saranno ottocento. Una perdita di 5 milioni di euro, un quinto del nostro fatturato. Abbiamo provato a far capire ai sindacati che così si mette a rischio un settore, niente. Abbiamo chiesto un intervento al ministro Brambilla, neppure ci ha risposto. Lavoro da trent'anni con professori e studenti, così male non è mai andata". Eleni Vassilika, direttrice del Museo egizio di Torino, che dall'inizio dell'anno ha registrato un calo dell'8% nella vendita dei biglietti per gli studenti, ha scritto una lettera al ministro Gelmini per chiedere di permettere ai genitori degli studenti di accompagnare le classi in gita al posto degli insegnanti.

Il presidente della Regione Piemonte, Roberto Cota, ha promesso di "sostenere con un bonus economico le scuole piemontesi che realizzeranno viaggi d'istruzione e gemellaggi culturali", ma nemmeno questa decisione ha migliorato la situazione nelle scuole della sua regione. Gli insegnanti sono fermamente decisi a non andare in gita e gli studenti, molti dei quali non condividono le loro scelte perché vorrebbero partire e andare a divertirsi per qualche giorno, non possono far nulla per cambiare questa decisione.

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Commenti

Studentessa martedì, 22 febbraio 2011

Bella storia

Quattro anni di scuola superiore e neanche una gita.
La gita di terza media è stata di una notte a pochi chilometri dalla mia scuola.
Le tasse scolastiche sono aumentate d 5 euro a studente.
Io non vorrei fare la vittimista, ma chi ci rimette poi alla fine siamo noi, che abbiamo un' educazione scadente, massacrante, la paghiamo cara e non abbiamo più neppure il diritto di farci un' esperienza che i nostri professori hanno avuto quand' erano giovani.
Va bene la protesta, ma perchè dobbiamo essere sempre noi a rimetterci?

n° 1
Antonio mercoledì, 27 aprile 2011

R: Bella storia

Hai perfettamente ragione, io però come docente di scuola media posso dirti che un professore che ha figli, famiglia e impegni, oggi ci rimette tantissimo per una gita di 5 giorni. In passato si poteva fare perchè la scuola era vissuta diversamente... La scuola oggi: con i continui tagli, legata indissolubilmente alle finanze dei comuni o delle province in continuo dissesto finanziario; è costretta a chiedere al proprio personale continue collette per comprare beni di primaria necessità: carta igienica, fogli, eccetera.
Un elemosina assurda in un paese moderno e democratico come il nostro!
L'anno scorso addirittura fu fatta una colletta tra gli alunni per comprare la vernice e permettere di rinfrescare le aule ormai troppo sudice e impresentabili. Per meglio rappresentare il quadro globale della scuola basta aggiungere poi lo stato di abbandono delle scuole del sud Italia, dove per i soliti tagli alla "sicurezza pubblica" (polizia) il "Lavoro" della delinquenza locale (che rovina e ruba materiale dalle aule) non trova freno e non trova neanche il rimpiazzo.
Come puoi ben capire ormai la scuola sembra abbandonata al suo destino, e i prof. che si sentono solo sfruttati e maltrattati cercano di reagire. In precedenza lasciare la propria famiglia (baby sitter per i propri figli o familiari) per dedicarsi 24h/24 e per 5-7 giorni alla propria scuola, era un sacrificio condividibile. Ora non lo è più !

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