Anna
Botta, preside della scuola
professionale Leonardo Da Vinci di Padova, nei giorni scorsi ha fatto
circolare nel suo istituto una comunicazione che invitava gli
studenti stranieri dell'ultimo anno di scuola a presentare il
permesso
di soggiorno, prevedendo che sarebbe stato chiesto dalla
commissione per l’esame di Stato. Ed allora la
preside ha pensato di portarsi avanti, chiedendo il permesso agli
extra-comunitari. Ma questa sua iniziativa ha suscitato molte
polemiche, in quanto sul documento c'erano i nomi ed i
cognomi di tutti gli studenti stranieri. Nomi che sono stati letti ad
alta voce in ogni classe dall'insegnante presente in quel momento.
Alcuni insegnanti dell'istituto hanno inviato la circolare al sindacato
Cobas scuola di Padova, perché "sbigottiti dalla decisione
della preside". Per il sindacato la circolare rappresenta un
"grave episodio di
discriminazione e razzismo", perché i ragazzi
sarebbero stati equiparati a "fuorilegge".
Carlo Salmaso, rappresentate provinciale
dei Cobas scuola, si chiede: "E se la preside avesse scoperto
che non avevano il
permesso di soggiorno, avrebbe denunciato gli studenti
perché sono clandestini?". Per il sindacato e per
l'associazione Razzismo Stop, questo episodio potrebbe essere
visto come una azione da "preside-spia". Salmaso ha infatti spiegato
che "non ci sono norme che impongano la
decisione che ha preso la dirigente scolastica
dell’istituto professionale di Padova, ha agito di
sua iniziativa. Inoltre,
c’è una sentenza della Cassazione che fa
da precedente, la corte si esprime a favore di una ragazza
straniera che era stata esclusa dall’esame di Stato
perché priva di permesso di soggiorno. In quel caso
la sentenza ha messo in chiaro che il diritto allo studio
prevale e non
può essere negato anche in assenza di permesso di
soggiorno".
Ma la preside dell'istituto non accetta le accuse che le sono
state rivolte: "avrò fatto trecento circolari per
gli stranieri
dall’inizio dell’anno e non
vedo niente di anomalo, i ragazzi hanno portato il permesso di
soggiorno a scuola e adesso è inserito nei loro
fascicoli". Un altro episodio simile è accaduto in tre
istituti professionali di Genova, dove il preside (comune ai 3
istituti) ha scritto sulla lavagna delle varie aule i nomi dei
"possibili" studenti clandestini, invitandoli a presentarsi
in segreteria per mostrare i documenti e dimostrare, quindi, di avere
il permesso di soggiorno. Per Salmaso "è allarmante questo
accanimento contro gli stranieri,
siamo spaventati della piega che sta assumendo la situazione nelle
scuole, per opera di certi presidi, sulla scia del decreto
sicurezza".
grave? abbastanza
non mi sembra proprio il caso di urlare in classe i nomi degli stranieri! la privacy? visto che sapevano i nomi poteva andare un messaggio direttamente, un pezzo di carta a ogni alunno e comunicare la cosa!
nn so io un po di intelligenza! secondo me è molto grave. io da genitore nn lo avrei accettato per nulla!
sempre a sottolineare le differenze!
come si saranno sentiti quei ragazzi?..bho..