La Resistenza è stata tolta dai programmi scolastici di storia. Questo è quello che si notava leggendo il nuovo programma di storia presentato dal Ministero della Pubblica Istruzione: c'è il fascismo, la seconda guerra mondiale e poi si passa alla guerra fredda.
E' bastato poco per far salire la polemica. Come si può eliminare una parte così importante della storia italiana dai programmi dell'ultimo anno? Dal Ministero dell'Istruzione Max Bruschi, consigliere del ministro Mariastella Gelmini, ha immediatamente specificato che
la Resistenza è stata inserita nella formazione e nelle tappe dell'Italia Repubblicana. Quindi è nascosta, ma cè. Ma queste rassicurazioni non sono bastate a placare la polemica.
La Rete degli Studenti ha subito protestato per la "cancellazione della Resistenza e dell'antifascismo", dichiarando: "
eliminare una parte fondamentale della storia del nostro paese dai programmi di storia è un atto gravissimo. La nostra Repubblica nasce dalla Resistenza e dalla lotta partigiana. La nostra costituzione è ciò che garantisce ogni giorno la democrazia del nostro paese. Troppo spesso sentiamo degli attacchi fortissimi ai valori che essa rappresenta e che dovrebbero essere difesi a spada tratta da tutti gli esponenti politici. Ora ci viene detto che la lotta partigiana e la resistenza, momenti fondamentali della storia del nostro paese che hanno determinato la liberazione dal fascismo e la nascita della nostra democrazia, sono solo degli approfondimenti ai programmi scolastici, lasciati all’autonomia degli insegnanti".
L'associazione studentesca ha chiesto un chiarimento al ministro Gelmini, in quanto "
la nostra democrazia e la nostra costituzione non sono nate sotto i funghi, sono nate da uno dei momenti di maggior valore morale del nostro paese, che va ricordato, studiato, spolverato ogni giorno. Come si può pretendere che gli studenti diventino dei cittadini consapevoli, che credano nella politica e nelle istituzioni, che rispettino i diritti e i doveri, se viene oscurato, in maniera faziosa, il processo tramite cui siamo arrivati alla democrazia attuale?".
Immediata la risposta dal Ministero dell'Istruzione, secondo il quale la polemica è priva di fondamento: "
le indicazioni sullo studio della storia sono nate da un confronto su una bozza iniziale che ha coinvolto moltissimi docenti e alcuni noti storici di tutte le provenienze culturali e politiche. Le indicazioni sono state sottoposte al confronto con le associazioni del mondo della scuola e commentate da numerosi esperti. Durante questo iter, nessuno ha sollevato un problema relativo allo studio della Resistenza, considerata ovviamente un tema assolutamente imprescindibile nello studio della storia italiana, implicito tanto nella trattazione della Seconda Guerra Mondiale, quanto in quella della costruzione dell'Italia repubblicana. Neppure le indicazioni dei ministri precedenti contenevano un riferimento esplicito alla Resistenza. Le indicazioni nazionali del ministro Moratti indicavano come obiettivi di apprendimento: la Seconda Guerra Mondiale, la nascita della Repubblica italiana, la “società del benessere” e la crisi degli anni Settanta, il crollo del comunismo nei Paesi dell'Est europeo, l'integrazione europea. Le indicazioni promulgate dal Ministro Fioroni non facevano alcuna menzione specifica della Resistenza, neppure nella premessa, ritenendola compresa nello studio della formazione della Repubblica".
Il Ministero quindi dichiara che non ci sono stati tentativi di censurare la lotta partigiana e la Resistenza. Per evitare ulteriori polemiche
il Ministero ha deciso di modificare le indicazioni dei programmi di storia, aggiungendo tra gli obiettivi la seguente formula: "
L’Italia dal Fascismo alla Resistenza e le tappe di costruzione della democrazia repubblicana”.
La Rete degli Studenti ha espresso soddisfazione per il "passo indietro" del Ministero, ma esprime ancora preoccupazione sul fatto che "
se l’attenzione delle associazioni, dei partiti e dei sindacati non fosse alta su questi temi, l’anno prossimo ci saremmo ritrovati studenti assolutamente ignoranti sulla storia del nostro paese, ignari di una parte fondamentale come la Resistenza e la lotta partigiana".
Per questo motivo
l'associazione studentesca ha deciso di lanciare un percorso di mobilitazione dal 25 aprile al 2 giugno, per "far emergere lo strettissimo legame che c’è fra la Costituzione Italiana e la lotta partigiana". Si vuole in questo modo "
sensibilizzare la popolazione sull’importanza della Costituzione, che non è soltanto un pezzo di carta che va osannato o calpestato a seconda dello schieramento politico, ma che è la garanzia della democrazia moderna e della nostra libertà quotidiana". L'associazione ha intenzione di effettuare un'
operazione di volantinaggio nelle città e nelle scuole d’Italia, "distribuendo gli articoli della costituzione con le spiegazioni dei padri costituenti ma anche di cantanti attori e giornalisti".
La 'Resistenza' c'è ma non si vede. E la parola scompare dai licei
LA RESISTENZA non c'è. La si cerca invano nel programma di storia per l'ultimo anno dei licei. Ecco il fascismo. Poi la crisi del '29 e le sue conseguenze nel mondo. Il nazismo. La shoah e gli altri genocidi del XX secolo. La seconda guerra mondiale. Ecco, forse arriva ora la guerra partigiana. No, a seguire c'è la guerra fredda, il confronto ideologico tra democrazia e comunismo. Ed ancora, l'Onu. Siamo troppo avanti, bisogna tornare alla riga precedente: ma dov'è la Resistenza?
Non si vede. Si prova a domandarlo al consigliere del ministro Gelmini, Max Bruschi, che reagisce: «Ma non ha letto qui, dopo la voce Onu? È ben esplicitato: Formazione e tappe dell'Italia Repubblicana. Naturalmente è sottintesa la Resistenza. L'abbiamo inclusa senza citarla tra i capitoli fondativi della storia repubblicana. È un modo per rafforzarla, no?».
Al ministero della Pubblica Istruzione non capiscono le reazioni provocate dalla cancellazione della parola Resistenza dai curricola scolastici dei licei. «Come se la Costituzione e la nostra Repubblica fossero sbocciate dal nulla», protesta Manuela Gizzoni, capogruppo del Pd in Commissione Istruzione alla Camera. Bruschi liquida come "pretestuose" le polemiche. «Le assicuro che non c'è da parte nostra nessuna intenzione di cancellare quella esperienza storica, tutt'altro». In mattinata una nota del Miur aveva definito "priva di fondamento" la notizia riportata da Italia Oggi secondo cui l'insegnamento della Resistenza a scuola sarebbe stato ridimensionato. «La Resistenza continuerà ad essere affrontata come momento significativo della storia d'Italia». Punto e basta.
Scusi l'insistenza, dottor Bruschi, ma se è "un momento significativo della storia d'Italia" perché non nominarla esplicitamente nel programma scolastico? «Forse che indichiamo esplicitamente la prima guerra d'indipendenza quando si parla di Risorgimento?». Ma le sembra un paragone appropriato? Stiamo parlando di un passaggio fondamentale dell'Italia democratica che è stato oggetto nell'ultimo quindicennio di un tentativo storico-politico di liquidazione: quando avete steso il programma, ve ne siete dimenticati? «Eh, ma quanta suscettibilità. Noi non volevano urtare la sensibilità di nessuno. Ripeto: nessuna esclusione ideologica. Se è un problema, non abbiamo alcuna difficoltà a indicare esplicitamente la Resistenza nei programmi scolastici. Per noi era scontato. Sarebbe come insegnare la matematica senza le tabelline». Ovvio, no?
contra
Ormai è chiaro, come se non lo fosse stato già prima, che l'unione di mafia, fascisti e razzisti in genere al governo sta guidando l'Italia verso un periodo oscurantistico, dove pochi furbi (attenzione: non per forza "intelligenti" perché sfido chiunque a dire che un capo di stato che fa le corna nelle foto lo sia!) regneranno sull'ignoranza di molti... E' chiaro che questa è la peggior degenerazone della democazia, anche perché non è che "dall'altra parte" ci sia sufficiente forza (o volontà?) per evitarlo, e mentre gli altri paesi occidentali progrediscono noi invece regrediamo... No, è brutto da dire ma ci vorrebbe davvero un atto di forza: togliere dai palazzi del potere (a tutti i livelli: nazionale, regionale, provinciale e comunale) i criminali che fanno i loro comodi svendendo il proprio paese coi propri cittadini e tutti i vari imbecilli di turno che fanno a pezzi la democrazia coi suoi principi per assecondare i capricci propri e dei cretini che li applaudono (per esempio omofobia e xenofobia); ma non solo questo, perché si farebbe solo un favore ai padroni nuovi venturi che prenderanno il posto di quelli vecchi: bisognerebbe anche rivedere il concetto di "suffragio universale" perché, così come non godono del diritto di voto, che so, gli assassini seriali oppure i malati mentali, si dovrebbe toglierlo a tutti i servi che hanno contribuito attivamente alla demolizione dello stato e della democrazia di cui sopra, cioè tutti i servi di cui si conoscono nome e cognome a cui si può associare non tanto una simpatia passeggera ma un appoggio totale e totalmente convinto ai padroni attuali, togliendogli quindi non i diritti sociali (che andrebbero comunque tolti a chi si è macchiato di qualsivoglia crimine, sia esso di matrice razzista, apologia del fascismo, corruzione e di vari altri reati depenalizzati, o di qualsiasi altro tipo) ma solo quelli civili (cioè il diritto di partecipare alla vita politica, come fece Cesare dopo la vittoria contro Pompeo coi suoi nemici che non inserì nelle liste di proscrizione come molti altri avevano fatto ma si limitò ad allontanare dalla scena politica di Roma) e sperando che le generazioni future non commettano lo stesso errore che hanno commesso quelle attuali dei discendenti degl'Italiani che hanno vissuto la dittatura fascista e visto la liberazione partigiana...