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La scuola è alla rovina: parola di professore

Un insegnante di una scuola media abruzzese ci ha scritto per esprimere il suo punto di vista sul decadimento della scuola italiana al giorno d'oggi: questa è la sua opinione. E voi cosa ne pensate? Siete d'accordo con il suo discorso oppure non condividete la sua idea?

di Redazione Studenti 1 settembre 2009

Un insegnante delle scuole medie ci ha scritto per esprimere il suo punto di vista sulle condizioni disperate in cui versa la scuola di oggi. Questa è la sua lettera: e voi cosa ne pensate? Siete d'accordo con le critiche del professore oppure avete un'opinione diversa?

"Docente di Musica presso la Scuola Secondaria di I° Grado da oltre trent’anni, mi vedo costretto a denunciare il fatto che l’istituzione presso la quale lavoro, oggi  é divenuta un autentico disastro provocato da lassismo, “buonismo”, permissivismo, relativismo ecc. I professori responsabili della mia età, che sono stati discenti negli anni 70 e 80 e che conoscono, quindi, i reali motivi che hanno generato il disfacimento della scuola e della società attuale, non tollerando più questo stato di cose, penso aspirino ferventemente ad un radicale e immediato cambiamento di rotta. La posta in gioco é altissima perché l’andazzo attuale causerà infine l’inutilità della scuola stessa in quanto non ci sarà più nulla da imparare, con conseguenze facilmente immaginabili nella vita sociale; e i primi effetti sono sotto i nostri occhi da tempo.

insegnante severoIl modo di operare dei docenti, e l’ovvio relativo rendimento scolastico degli alunni, risulta evidente dall’esempio che riporto, che non si discosta molto dalle altre composizioni del genere. Nella relazione di fine anno di un alunno, per altri versi meraviglioso, sulla storia della musica studiata ho letto: "Il canto gregoriano capitò che si usavano nelle messe e per le cerimonie. Trovatoi e droveri si cominciarono a prodorzi della musica colta. Nel canto della liturgia si uva il congo intorno all’anno mille. Si cominciarono a formarsi l’arz nova e la rinascita della città e della corporatutra e le feste l’arz nova in Francia la musica finita l’arz nova si va una canzo abballa". Questo è quanto scrive, nei primi giorni di Maggio 2009, questo bambino frequentante il primo anno dalla Scuola Secondaria di I° grado. A chiunque sorge spontanea una domanda: com’é possibile che dopo sei anni di scuola (5 di elementari e 1 di media) un discente, nato in Italia da genitori italiani, possa scrivere in questo modo? E’ chiaro che la colpa non é del bambino, che, comunque… é stato promosso in II^ media! Tra due anni avrà a che fare con le scuole superiori e quando sarà ovviamente “segato” (secondo il loro gergo) la scuola porrà la propria ciliegina sulla torta dell’ipocrisia. Alle maestre e ai docenti irresponsabili che hanno prodotto tanto sfascio cosa accadrà? Nulla, e nella testa di questo ragazzo e dei suoi familiari? Probabilmente penseranno: "La Scuola Media si, che era scuola!". E i docenti incoscienti? "Ma che importa, una volta che sono usciti non ci riguardano più".

Perché si é arrivati ad una situazione tanto assurda? Perché se un alunno migliora da 1 a 3 va promosso, perché più di tanto non poteva fare, e poi, i problemi delle famiglie dove li metti? Può divenire la scuola un dolce “ammortizzatore sociale”? Tutto ciò é assolutamente pazzesco, demagogico, inconcepibile, e intrinsecamente malefico se si pensa che dal punto di vista educativo, sociale, economico (in prospettiva) e morale, in genere, nulla é più deleterio di una promozione non meritata. Da situazioni di questo tipo reiterate da decenni, si é imparato sempre più a non studiare, ad oziare, a pretendere diritti assurdi, dal momento che un alunno su cinque, oggi, chiamato per una verifica, con aria di sufficienza esclama ridendo: "Professo’, ma che veng’a fa’, ‘n zò gnente!".
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Come si é arrivarti ad ammettere agli esami di III media oltre il 50 % degli alunni di una classe, impreparati a sostenerli? D’accordo, nell’Abruzzo in cui vivo, anche il terremoto ha fatto la sua parte (il mese di Aprile é quasi interamente saltato), ma questi ragazzi, che nella maggior parte non sono mai stati fermati prima, presentano delle lacune pregresse paurose. E non vengono fermati nemmeno in occasione degli ormai inutili “esami farsa” (altro che di Stato), in quanto chi ci arriva viene, quasi certamente, promosso. Allevati per anni con questa mentalità e con questi esempi, domani, sui luoghi di lavoro come si comporteranno?

Da che mondo è mondo il topo ha sempre ballato in assenza del gatto... e allora perché, in trent’anni di servizio, non ho mai visto neppure un integerrimo ispettore controllare il lavoro di presidi, docenti e alunni, e adottare nei confronti di questi, all’occorrenza, severi provvedimenti? Ma a chi giova tale stato? A molti presidi, perché una scuola che promuove facilmente è una scuola conveniente, e la dea utenza va sempre coccolata, specialmente se, all’occorrenza, la posizione di questi é sfruttata ai fini di una propria notorietà o se le sezioni della scuola rischiano di diminuire. A molti professori, perché di fronte ad una bocciatura bisogna avere tutte le carte in ordine, farsi carico di molte responsabilità ed affrontare anche eventuali ricorsi: "ma chi te lo fa fa’!". A molti genitori, perché in fondo é il pezzo di carta che conta; che te ne fai più della cultura? E poi guai a vederli preoccupati, i figli: automaticamente il prof. diventa un macellaio. Agli alunni, perché studiare poco é sempre stata la loro meta (e forse questa é l’unica cosa normale). Oggi, la maggior parte di questi, abituati ad avere sempre la pappa pronta, abbondante ed immediata, “butta la spugna” di fronte alla più piccola difficoltà andando immediatamente in crisi se gli si impone di cavarsela da soli.

bullismoNon è poi da tacere che, con la pessima preparazione culturale dei ragazzi, è andata di pari passo la loro mancata formazione sociale e morale. Dopo aver avuto notizie di ragazzi “normali” di famiglie “normali” che per noia danno fuoco a una persona seduta su una panchina e a tante altre giornaliere raccapriccianti “prodezze”, ci vuole molto a rendersi conto che abbiamo toccato il fondo? Perché, quando c’era più severità, la criminalità minorile non esisteva o, se c’era, era la centesima parte di quella attuale e si aveva rispetto per tutto e tutti? Arroganza e atti di aggressione ai docenti, vandalismi, bestemmie ed altro che caratterizzano i ragazzi a scuola, avvenivano nel tempo passato? I nonni potrebbero istruirci in proposito. Quanto citato deve far riflettere, poiché il dritto della medaglia, che riguarda convinzioni molto discutibili sulla formazione e libertà dei ragazzi, ha il suo rovescio, un disastroso rovescio che, squalificando tutto e tutti, autorizza a disfarsi della medaglia stessa. Ormai si arriva alla maggiore età completamente disorientati e psicologicamente fragili.

A questo punto, ovviamente, consideriamo i genitori. Altra dolorosissima piaga. La maggioranza di loro, oggi, sono quelli che, avendo avuto vita facile nella scuola degli anni settanta e ottanta, hanno imparato bene la lezione. Oggi, affetti da iperprotezionismo cronicamente acuto, sono sempre pronti ad inventare qualsiasi balla pur di giustificare le magagne dei propri figli, e le cose andranno sempre peggio fin quando ci si ostinerà a sostenere le tesi che vogliono i figli cresciuti bene solo se superprotetti, coccolati, rimpinzati e straviziati. Non ammettendo che sono proprio le preoccupazioni e gli insuccessi che maturano, altro che spensieratezza ad oltranza. Si é arrivati a un punto tale che genitori sconsiderati, superando ogni limite, autorizzano i propri figli di scuola media ad autogiustificare le proprie mancanze. Di fronte a simili situazioni, ad un docente cosa resta da fare?

Quando la scuola, a ragione, si poteva anche scrivere con la lettera maiuscola, essendo credibile, e si lavorava in un certo modo, si celavano i brutti voti ai genitori per paura di severi rimproveri. Oggi, nella grottesca scuola di Pulcinella, la dea utenza spadroneggia al punto tale da “influire” sul lavoro degli insegnanti anziché assecondarlo. E qui vanno rimproverati i docenti, che ai genitori si sono “aperti” decisamente troppo. Che cosa ci stanno a fare costoro nei consigli di classe se, dopo un primo apparente entusiasmante rodaggio, ben presto si sono trasformati in una sorta di stanca garanzia, giacché il contatto fra la componente rappresentante i genitori e la restante parte di questi avviene tuttora di rado, con distacco e sopportazione? In pratica, essi attualmente sono solo un inutile intralcio burocratico. E i presidi... perché non si indignano più? Perché non guardano, o perché non vogliono vedere?

Se la scuola oltre ad informare svolge anche il delicatissimo compito di formare il futuro cittadino non dovrebbe offrire un ambiente oltremodo curato? E invece il giardino é sistematico ricettacolo di “aeroplani”, bottiglie, cancellini, lattine, pezzi di libri e quaderni, penne, matite, gomme, giornali, sacchetti di patatine,  mozziconi di sigarette etc. etc. Come si può pretendere di avere le nostre città pulite (ma lo pretendiamo?) se proprio dalla scuola arriva il cattivo esempio? Ma che volete, queste sono stupidaggini. Importante, invece, è sottoporre ai bambini di 11 anni il questionario sul gradimento dell’utenza circa i servizi offerti dalla scuola... Secondo me, i marziani sono già arrivati.

Data la situazione attuale, viene ovvia la seguente conclusione: questo inconfutabile e incalzante dramma è ormai sotto gli occhi di tutti, perché i governi che si sono succeduti si sono ostinati caparbiamente a conservare alcune leggi, basate su convinzioni errate elaborate da psicologi, sociologi, psicopedagoghi ecc., che hanno fatto sì che la scuola diventasse approdo di irresponsabili sotto ogni punto di vista? Tali leggi hanno nociuto alla scuola come il comunismo ha fatto nei paesi dell’est europeo: quando arriverà il giorno della caduta del “muro della scuola”?".

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Commenti

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andrea a. giovedì, 16 giugno 2011

Bravo

Sono un docente di scuola superiore e non posso che concordare integralmente col collega. Apprezzo soprattutto che l'analisi del degrado scolastico non sia un'analisi politica ma prettamente sociale. In pratica se la scuola è ridotta a una simile nefandezza non è colpa di Gelmini- Fioroni- Berlinguer-Moratti ma tale colpa deve essere ricercata in un degrado socioculturale di noi stessi in quanto popolo. Non sono i ministri a dirci di promuovere un discente con 7 insufficienze o a convincerci che "i cinque non sono vere insuffienze", la colpa è in primo luogo dei presidi che intimidoscono i docenti, i docenti che mancano di coraggio, i genitori che sono iperprotettivi, gli psicologi (che sarebbe bene non entrassreo in un plesso scolastico nemmeno dalla porta di sevizio) e, aggiungerei, dei giudici che in caso di ricorso danno sempre ragione ai ricorrenti.

BRAVO

n° 27
Max mercoledì, 13 gennaio 2010

Scuola

Bravo

n° 26
luca martedì, 8 settembre 2009

la scuola è in rovina

La scuola non è in rovina solo in italia

n° 25
lello martedì, 8 settembre 2009

Deluso dagli insegnanti, non dalla scuola.

Sono uno studente del quinto anno di Liceo. Se devo far riferimento a quella che è stata la mia esperienza scolastica posso dire che la maggiore delusione sono gli insegnanti.
In quattro anni sono stati cambiati i docenti di inglese e di lettere quasi 10 volte. Ma non è questo il problema. La questione è che, tra i tanti insegnanti, di persone preparate ne ho incontrate 4: meno della metà.
Il risultato? Regole grammaticali diverse ogni anno (nel senso che ogni insegnante contraddiceva ciò che era stato sotenuto dal docente precedente), libri di grammatica inglese del terzo anno completamente immacolati, quelli del secondo anno usati per meno di un terzo, ritardo sul programma di latino di quasi un anno, una prof che correggeva errori che vedeva solo lei e che di fronte all'evidenza non voleva ammettere di essersi sbagliata, altra docente che fa test in cui chiede per 2-3 volte la stessa cosa e si lamenta se qualcuno scrive: "Vedi risposta 4".

PS. Leggo nella lettera: "Non ammettendo che sono proprio le preoccupazioni e gli insuccessi che maturano, altro che spensieratezza ad oltranza." che dovrebbe essere "Non ammettendo che sono proprio le preoccupazioni e gli insuccessi che FANNO maturare". Propongo un sondaggio tra i miei ex-insegnanti per vedere che percentuali escono.

n° 24
lello martedì, 8 settembre 2009

Deluso dagli insegnanti, non dalla scuola.

Sono uno studente del quinto anno di Liceo. Se devo far riferimento a quella che è stata la mia esperienza scolastica posso dire che la maggiore delusione sono gli insegnanti.
In quattro anni sono stati cambiati i docenti di inglese e di lettere quasi 10 volte. Ma non è questo il problema. La questione è che, tra i tanti insegnanti, di persone preparate ne ho incontrate 4: meno della metà.
Il risultato? Regole grammaticali diverse ogni anno (nel senso che ogni insegnante contraddiceva ciò che era stato sotenuto dal docente precedente), libri di grammatica inglese del terzo anno completamente immacolati, quelli del secondo anno usati per meno di un terzo, ritardo sul programma di latino di quasi un anno, una prof che correggeva errori che vedeva solo lei e che di fronte all'evidenza non voleva ammettere di essersi sbagliata, altra docente che fa test in cui chiede per 2-3 volte la stessa cosa e si lamenta se qualcuno scrive: "Vedi risposta 4".

PS. Leggo nella lettera: "Non ammettendo che sono proprio le preoccupazioni e gli insuccessi che maturano, altro che spensieratezza ad oltranza." che dovrebbe essere "Non ammettendo che sono proprio le preoccupazioni e gli insuccessi che FANNO maturare". Propongo un sondaggio tra i miei ex-insegnanti per vedere che percentuali escono.

n° 23
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