La protesta degli studenti non si placa. Il decreto sulla
scuola
è stato trasformato in legge, ma gli studenti
continuano a far sentire la loro voce contro la riforma della scuola,
con autogestioni, occupazioni, fiaccolate e manifestazioni di vario
genere.
Il 17
novembre, data di mobilitazione mondiale per il diritto allo studio
ha segnato l'inizio di una settimana piena di
appuntamenti
e iniziative:
lezioni all’aperto, fiaccolate, assemblee pubbliche. Sono
previste per tutta la
settimana manifestazioni di vario genere, 24h di studio in piazza e
proteste a
Palermo, Ragusa,
Caltanissetta, Trani, Barletta, Foggia, Roma, Perugia, Teramo, Prato,
Siena, Treviso, Venezia, Padova, Torino, Cuneo, Bergamo.
Secondo l'Unione degli Studenti la settimana di mobilitazione
sarà un’ottima occasione per dare ulteriore
slancio al movimento, arricchendolo di contenuti e
inserendone le rivendicazioni all’interno di un contesto
più ampio, di natura internazionale. In molte
città, la settimana si concluderà con cortei
studenteschi.
Per la Rete degli Studenti questo movimento
continuerà ad inventarsi e a
spendersi in creatività e immaginazioni, per
continuare a comunicare e a parlare di contenuti e di merito delle
questioni. La mobilitazione rimarrà alta per tutto
il prossimo mese, anche in vista dello sciopero generale convocato
dalla CGIL per il 12 dicembre e al quale anche la Rete degli
Studenti guarda come prossima data di opposizione al disegno
miope e inadeguato del governo.
Cosa
succede nella tua scuola?
Sei a favore della protesta oppure sei d'accordo con la
riforma della scuola? Ora che il decreto è stato approvato
al Senato, cosa succederà? Continuerai la protesta oppure
ritieni che a questo punto non si possa più fare nulla?
Inviaci comunicati, foto e filmati da
pubblicare su Studenti.it.
Il 14 novembre gli studenti sono tornati in piazza a Roma da
tutta Italia per affiancare i cortei di protesta
dei sindacati della scuola. La Rete degli Studenti ha fatto
sapere che si è deciso di scendere di nuovo in piazza
per chiedere ancora una volta al
governo di cambiare la sua politica e di fermare i tagli alla
scuola e all’università. Si
chiedono risposte per la crisi che il mondo dell'istruzione
non è disposto a pagare.
Il 6 novembre dal governo è arrivata la notizia che alcune
norme approvate non
partiranno
dal 2009, ma saranno rinviate al 2010: in particolare si
parla
della chiusura delle scuole con meno di 50 alunni,
dell'obbligo per le Regioni di presentare il piano entro il 30 novembre
2008 ed del conseguente commissariamento per le
Regioni inadempienti. Insomma, tutto rinviato al 2010.
L'Obessu,
la Rete Europea delle associazioni degli
studenti medi sostiene la
battaglia del movimento studentesco italiano e
dell'Unione degli
Studenti a difesa dell'istruzione, contro le manovre che mettono a
rischio la scuola pubblica. Il 14 novembre l'Obessu ha manifestato a Bruxelles
per continuare sostenere la protesta degli studenti italiani.
Il 30 ottobre, gli studenti hanno partecipato allo
sciopero generale della scuola, che si è
svolto a Roma con una grande manifestazione.
Il 27 ottobre Mariastella Gelmini ha dichiarato che "gli
studenti
in Italia sono 9 milioni. Coloro che protestano, alcune migliaia. Il
disastro dell'istruzione in Italia è figlio delle logiche
culturali della sinistra contro il merito e la
competitività. Per decenni scuola e università
sono state usate come distributori di posti di lavoro, di clientele e
magari di illusioni" ed è decisa a portare avanti la sua
riforma della scuola.
Il
23 ottobre il Ministro Mariastella Gelmini ha difeso la
sua riforma, sostenendo che è in atto
una campagna terroristica contro
il suo
decreto e dichiarandosi pronta ad incontrare studenti ed associazioni
studentesche. Gli incontri si sono svolti nelle prime ore pomeridiane
del 24 ottobre, ma non hanno avuto buon esito, in quanto il
Ministro ha
detto di voler andare avanti con la sua riforma, invitando gli
studenti a leggere i suoi decreti.
Tra gli
insegnanti delle scuole superiori non tutti sono contrari al decreto
legislativo del Ministro dell'Istruzione. Ecco la lettera di una professoressa che
appoggia la Riforma Gelmini e ci spiega i motivi,
analizzandone i punti principali.
Anche tra i ragazzi, ci sono studenti che appoggiano la
riforma e contrastano le proteste delle ultime
settimane.
Scopri cosa avviene nelle scuole superiori delle varie
regioni
d'Italia.
>
TOSCANA:
tutti gli aggiornamenti che arrivano dalle scuole delle
città toscane.
> EMILIA ROMAGNA:
occupazioni e proteste studentesche a Bologna e Ravenna.
> FRIULI
VENEZIA
GIULIA: la protesta e la testimonianza
di uno studente di Trieste
> LIGURIA:
proteste studentesche a La Spezia e Imperia
> LAZIO:
autogestioni, occupazioni, lezioni in piazza e tante altre
manifestazioni di protesta.
> SARDEGNA:
da Cagliari a Medio Campidano gli studenti sardi protestano contro la
riforma
> CAMPANIA:
da Napoli a Salerno, gli studenti campani scendono in piazza contro la
riforma
> CALABRIA:
gli studenti di tutta la regione hanno organizzato varie forme di
protesta.
> SICILIA: le
scuole superiori di tutta la regione sono in mobilitazione contro la
riforma
> PIEMONTE:
la protesta studentesca a Torino
> LOMBARDIA: gli
studenti scendono in piazza per protestare contro la riforma.
>
MOLISE: gli
studenti scendono in piazza per manifestare la loro protesta
>
VENETO: gli
studenti denunciano la poca informazione sulla riforma
> MARCHE, TRENTINO, ABRUZZO e PUGLIA:
altre segnalazioni degli
studenti
Il
blog della
protesta
Per informare, proporre, discutere....

I video delle mobilitazioni studentesche nelle città
Regolamento
occupazione scolastica
La discussione nel forum di Superiori.
....
bhe ma anke a milano ci sarà sicuramente qualcosa ?!?!?
info palermo
scusate qualcuno saprebbe dirmi se domani a palermo ci sarà manifestazione??? grazie mille
Re: info palermo
> scusate qualcuno saprebbe dirmi se domani a palermo
> ci sarà manifestazione??? grazie mille
Vai al sito www.protestaunipa.info
Info
Aggiornate tutti i giorni il calentario delle manifestazioni ???^???????????????????????^^??
Re: Info
> Aggiornate tutti i giorni il calentario delle
> manifestazioni ???^???????????????????????^^??
Io proporrei di fare anche un elenco con le scuole attualmente occupate, magari inserendo un form da compilare e da mandare a voi cosi da poter fare una sezione dedicata.....
Ciao
contro la riforma gelmini
Sono una studentessa al 4° anno dell'istituto turistico, la mia classe è stata salvata dal nostro dirigente dal rischio dell'accorpamento, avremo dovuto formare un'unica 4 da 36 persone, è una vergogna... Noi cittadini spendiamo 128.000 euro al giorno per ogni parlamentare e vogliano toglierci la possibilità di studiare e avere un futuro migliore di quello che si prospetta, stanno combattendo contro la cultura...
Re: contro la riforma gelmini
e ke se ne frega se dovevate formare una classe da 36 persone!La mia scuola è sempre stata formata da classi di almeno 30 persone:e allora?mica sarà questo un modo per toglierci un futuro migliore!! Veramente voi ke fate le manifestazioni e gli scioperi delle scuole vi dovreste vergognare perchè in realtà fate tutto questogradasso solo per marinare la scuola e per il gusto di fare casino;non lo avete nemmeno letto il decreto!Fate tutto questo solo per sentito dire: fatevi un esamino di coscienza e leggetevi per intero il decreto Gelmini e poi ne riparleremo!
Re: contro la riforma gelmini
CONOSCERE LA LEGGE 133\2008
PER DIFENDERE L’UNIVERSITA’ PUBBLICA!!
• TAGLIO DELLE RISORSE ECONOMICHE DESTINATE ALL’UNIVERSITA’PUBBLICA per un totale di 1441.5 milioni di euro almeno fino al 2013.
• TURN OVER (articolo 66)
La legge 133 impone invece un turn over bloccato al 20%, ovvero un nuovo assunto ogni cinque pensionamenti o licenziamenti.:
- Le facoltà devono ridurre gli organici entro i termini imposti dalla legge, licenziando o pensionando forzatamente
- Si può procedere all’assunzione ogni 5 pensionamenti e/o licenziamenti
• TRASFORMAZIONE DELLE UNIVERSITA’ PUBBLICHE IN “FONDAZIONI DI DIRITTO PRIVATO”
Con il passaggio a fondazione l’università potrà (e vista la mancanza di fondi, dovrà) chiedere qualunque cifra agli studenti, senza dover rispondere a nessun tetto prefissato. Una retta universitaria da 10’000 euro potrebbe essere uno standard per il prossimo anno accademico. L’università da pubblica diventerebbe un privilegio per i pochi che potrebbero permettersi rette universitarie altissime, mentre il livello qualitativo dell’insegnamento pubblico crollerebbe a picco per la mancanza di docenti e la soppressione di esami, nonché probabilmente anche di corsi di laurea meno frequentati o considerati “di minore rilievo”. Si sta cercando di distruggere la nostra cultura ed obbligando le università a svendersi a
privati per sopravvivere, senza poi garantire un livello di istruzione accettabile.
!!!!DIFENDIAMO L’UNIVERSITA’ PUBBLICA!!!!
TUTTI IN CORTEO:
Giovedì 30 Ottobre alle 9:30
Partenza da CAIROLI (Milano)
PASSATEPAROLA!!!!!
CONO SCERE LA LEGGE 133/2008
PER DIFENDERE L’UNIVERSITA’ PUBBLICA
"La storia umana diventa sempre di più una gara tra la cultura e la catastrofe"
H.G. Wells
Cercherò di essere il più breve e comprensivo possibile, ben sapendo che in ogni caso vi saranno
molte cose di cui scrivere, sperando che tutti abbiano il tempo e la pazienza di leggere quanto
riportato sotto, e trovino la spinta per informarsi ed informare quanta più gente possibile intorno a
se, perché si tratta di salvare l’università, una cultura di qualità per tutti coloro che desiderano
riceverla.
Più che una legge, è un enorme calderone all’interno del quale è stato gettato di tutto, ogni
argomento con una qualche valenza di tipo economico.
Il testo della legge potete trovarla a questo indirizzo ,
p ubblicata sul sito web della Camera dei Deputati del Parlamento Italiano.
Basti pensare che questa legge ha chiamato in causa le seguenti commissioni
- Commissione V BILANCIO E TESORO e VI FINANZE
- COMITATO PER LA LEGISLAZIONE
- Commissione I AFFARI COSTITUZIONALI
- Commissione II GIUSTIZIA
- Commissione III AFFARI ESTERI
- Commissione IV DIFESA
- Commissione VII CULTURA
- Commissione VIII AMBIENTE
- Commissione IX TRASPORTI
- Commissione X ATTIVITA’ PRODUTTIVE
- Commissione XI LAVORO
- Commissione XII AFFARI SOCIALI
- Commissione XIIIAGRICOLTURA
- Commissione XIV POLITICHE UNIONE EUROPEA
- COMMISSIONE PARLAMENTARE PER LE QUESTIONI REGIONALI
L’iter parlamentare di questa maxi legge ha avuto inizio con la prima lettura alla Camera dei
Deputati il 2 LUGLIO, per concludersi con l’approvazione il 6 AGOSTO 2008, e passare al Senato.
Un mese di discussione, due o tre giorni per settimana, nel completo silenzio dei media nel periodo
di minima attenzione dell’opinione pubblica, in vacanza, ferie…
Arriviamo a discutere cosa questa legge decreta al riguardo dell’università pubblica.
TAGLIO DELLE RISORSE ECONOMICHE
DESTINATE ALL’UNIVERSITA’PUBBLICA
E’ stata decisa da questa legge il taglio dei fondi destinati all’università pubblica (FFO - fondo per il
finanziamento ordinario delle università) nella seguente maniera.
Riduzione di:
- 63.5 milioni di euro per l’anno 2009
- 190 milioni di euro per l’anno 2010
- 316 milioni di euro per l’anno 2011
- 417 milioni di euro per l’anno 2012
- 455 milioni di euro a decorrere dell’anno 2013
per un totale di 1441.5 milioni di euro almeno fino al 2013.
TRASFORMAZIONE DELLE UNIVERSITA’ PUBBLICHE
IN “FONDAZIONI DI DIRITTO PRIVATO”
Per sopperire all’improvviso ammanco dei finanziamenti pubblici, lo stato consente alle università
di trasformarsi in fondazioni di diritto privato..
Questo passo sancirebbe la morte di un’istruzione pubblica per tutti, consentendo alle fondazioni
universitarie di decidere l’entità delle tasse per gli studenti, ed andando a ledere il fondamentale
diritto allo studio univesitario, tutelato dalla Costituzione Italiana attraverso l’articolo 33, che recita:
Art. 33.
L'arte e la scienza sono libere e libero ne è l'insegnamento.
La Repubblica detta le norme generali sull'istruzione ed istituisce scuole statali per tutti gli ordini e
gradi.
Attualmente la legge difatti sancisce che nell’anno solare, il gettito delle tasse degli studenti non
deve superare il 20% dell’importo del finanziamento ordinario dello Stato (FFO), cosa che di fatto
pone un tetto massimo alle tasse che si possono far pagare ad uno studente.
Con il passaggio a fondazione l’università potrà (e vista la mancanza di fondi, dovrà) chiedere
qualunque cifra agli studenti, senza dover rispondere a nessun tetto prefissato.
Una retta universitaria da 10000 euro potrebbe essere uno standard per il prossimo anno
accademico.
Raggiungeremmo uno standard tipo college americano, dove o si vince una borsa di studio per
meriti sportivi, o si è abbastanza ricchi da poter far fronte ad una richiesta economica di tale portata.
Con l'entrata in vigore della legge 133/2008 si è andati a ledere questo principio costituzionali,
garantendo il diritto allo studio ed ad una formazione di qualità solamente a chi può far
affidamento su una grande capacità economica, andando a ledere il principio costituzionale di
eguaglianza e pari dignità tra i cittadini decretata dall’articolo 3
Art. 3.
Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di
sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.
È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di
fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e
l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del
Paese.
Al contempo assisteremo alla definitiva violazione dell’articolo 9, che recita
Art. 9.
La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica
vista la sostanziale impossibilità delle università di mantenere una gestione pubblica a seguito dei
tagli economici e di personale docente, di ricerca e tecnico – amministrativo subiti.
Oltre a questo vi sono implicazioni riguardanti i poteri economici.
Le università potranno “trovarsi uno sponsor” che li finanzi. Inutile dire gli effetti devastanti che
avrebbe un controllo economico di questo tipo sulla ricerca in tutti i vari settori universitari.
La ricerca verrebbe condotta secondo le direttive impartite dalle società finanziatrici, in base alla
redditività a livello economico!
TURN OVER (articolo 66)
La stessa legge ha imposto una drastica riduzione del personale universitario alle facoltà stesse, che
si trovano costrette improvvisamente a mandare obbligatoriamente in pensione chi ha maturato i
requisiti necessari, o altrimenti licenziare parte del proprio organico.
Logica vorrebbe una sostituzione nelle posizioni didattiche per mantenere l’offerta d’insegnamento.
La legge 133 impone invece un turn over bloccato al 20%, ovvero un nuovo assunto ogni
cinque pensionamenti o licenziamenti.
Come pensiamo di mantenere una didattica di buon livello in questa maniera?
Riassumendo:
- Le facoltà devono ridurre gli organici entro i termini imposti dalla legge, licenziando o
pensionando forzatamente
- Si può procedere all’assunzione ogni 5 pensionamenti e/o licenziamenti
Matematicamente qualcosa non torna. Si rinuncia a personale docente, chiedendo ai ricercatori di
mantenere il ruolo di insegnanti, mantenendo la stessa retribuzione e lavorando fuori dai compiti
stabiliti dal loro contratto (che prevede 60 ore di ricerca, e nessun obbligo all’insegnamento).
Con questa situazione, l’unica soluzione sarebbe sopprimere corsi d’insegnamento, fino a giungere
addirittura alla cancellazione dei corsi di laurea meno frequentati o considerati di minor interesse.
In questo rapido excursus informativo sono stati citati solamente i problemi più grossi a cui questa
legge condurrebbe, ma basta leggere con attenzione il testo della legge, o informarsi con chi già lo
ha fatto prima di noi perché vi si dischiudano gli abissi entro cui verrà gettata l’università se tutto
questo viene approvato in parlamento.
L’università da pubblica diventerebbe un privilegio per i pochi che potrebbero permettersi
rette universitarie altissime, mentre il livello qualitativo dell’insegnamento pubblico
crollerebbe a picco per la mancanza di docenti e la soppressione di esami, nonché
probabilmente anche di corsi di laurea meno frequentati o considerati “di minore rilievo”.
Si sta cercando di distruggere la nostra cultura ed obbligando le università a svendersi a
privati per sopravvivere, senza poi garantire un livello di istruzione accettabile.
DIFENDIAMO L’UNIVERSITA’
PUBBLICA
DALLA LEGGE 133/2008
risposta
e il bello è che nessuno ha letto il decreto.. se l'avessero letto saprebbero che nn c'è nulla da manifestare
Re: risposta
> e il bello è che nessuno ha letto il decreto.. se
> l'avessero letto saprebbero che nn c'è nulla da
> manifestare
io l'ho letto il decreto, come tutta la mia scuola, e per la cronaca si parla di una manovra finanziaria, due decreti (il 137 e il 133) ed una mozione parlamentare
Re: risposta
CONOSCERE LA LEGGE 133/2008
PER DIFENDERE L’UNIVERSITA’ PUBBLICA
"La storia umana diventa sempre di più una gara tra la cultura e la catastrofe"
H.G. Wells
Cercherò di essere il più breve e comprensivo possibile, ben sapendo che in ogni caso vi saranno
molte cose di cui scrivere, sperando che tutti abbiano il tempo e la pazienza di leggere quanto
riportato sotto, e trovino la spinta per informarsi ed informare quanta più gente possibile intorno a
se, perché si tratta di salvare l’università, una cultura di qualità per tutti coloro che desiderano
riceverla.
Più che una legge, è un enorme calderone all’interno del quale è stato gettato di tutto, ogni
argomento con una qualche valenza di tipo economico.
Il testo della legge potete trovarla a questo indirizzo ,
pubblicata sul sito web della Camera dei Deputati del Parlamento Italiano.
Basti pensare che questa legge ha chiamato in causa le seguenti commissioni
- Commissione V BILANCIO E TESORO e VI FINANZE
- COMITATO PER LA LEGISLAZIONE
- Commissione I AFFARI COSTITUZIONALI
- Commissione II GIUSTIZIA
- Commissione III AFFARI ESTERI
- Commissione IV DIFESA
- Commissione VII CULTURA
- Commissione VIII AMBIENTE
- Commissione IX TRASPORTI
- Commissione X ATTIVITA’ PRODUTTIVE
- Commissione XI LAVORO
- Commissione XII AFFARI SOCIALI
- Commissione XIIIAGRICOLTURA
- Commissione XIV POLITICHE UNIONE EUROPEA
- COMMISSIONE PARLAMENTARE PER LE QUESTIONI REGIONALI
L’iter parlamentare di questa maxi legge ha avuto inizio con la prima lettura alla Camera dei
Deputati il 2 LUGLIO, per concludersi con l’approvazione il 6 AGOSTO 2008, e passare al Senato.
Un mese di discussione, due o tre giorni per settimana, nel completo silenzio dei media nel periodo
di minima attenzione dell’opinione pubblica, in vacanza, ferie…
Arriviamo a discutere cosa questa legge decreta al riguardo dell’università pubblica.
TAGLIO DELLE RISORSE ECONOMICHE
DESTINATE ALL’UNIVERSITA’PUBBLICA
E’ stata decisa da questa legge il taglio dei fondi destinati all’università pubblica (FFO - fondo per il
finanziamento ordinario delle università) nella seguente maniera.
Riduzione di:
- 63.5 milioni di euro per l’anno 2009
- 190 milioni di euro per l’anno 2010
- 316 milioni di euro per l’anno 2011
- 417 milioni di euro per l’anno 2012
- 455 milioni di euro a decorrere dell’anno 2013
per un totale di 1441.5 milioni di euro almeno fino al 2013.
TRASFORMAZIONE DELLE UNIVERSITA’ PUBBLICHE
IN “FONDAZIONI DI DIRITTO PRIVATO”
Per sopperire all’improvviso ammanco dei finanziamenti pubblici, lo stato consente alle università
di trasformarsi in fondazioni di diritto privato..
Questo passo sancirebbe la morte di un’istruzione pubblica per tutti, consentendo alle fondazioni
universitarie di decidere l’entità delle tasse per gli studenti, ed andando a ledere il fondamentale
diritto allo studio univesitario, tutelato dalla Costituzione Italiana attraverso l’articolo 33, che recita:
Art. 33.
L'arte e la scienza sono libere e libero ne è l'insegnamento.
La Repubblica detta le norme generali sull'istruzione ed istituisce scuole statali per tutti gli ordini e
gradi.
Attualmente la legge difatti sancisce che nell’anno solare, il gettito delle tasse degli studenti non
deve superare il 20% dell’importo del finanziamento ordinario dello Stato (FFO), cosa che di fatto
pone un tetto massimo alle tasse che si possono far pagare ad uno studente.
Con il passaggio a fondazione l’università potrà (e vista la mancanza di fondi, dovrà) chiedere
qualunque cifra agli studenti, senza dover rispondere a nessun tetto prefissato.
Una retta universitaria da 10000 euro potrebbe essere uno standard per il prossimo anno
accademico.
Raggiungeremmo uno standard tipo college americano, dove o si vince una borsa di studio per
meriti sportivi, o si è abbastanza ricchi da poter far fronte ad una richiesta economica di tale portata.
Con l'entrata in vigore della legge 133/2008 si è andati a ledere questo principio costituzionali,
garantendo il diritto allo studio ed ad una formazione di qualità solamente a chi può far
affidamento su una grande capacità economica, andando a ledere il principio costituzionale di
eguaglianza e pari dignità tra i cittadini decretata dall’articolo 3
Art. 3.
Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di
sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.
È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di
fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e
l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del
Paese.
Al contempo assisteremo alla definitiva violazione dell’articolo 9, che recita
Art. 9.
La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica
vista la sostanziale impossibilità delle università di mantenere una gestione pubblica a seguito dei
tagli economici e di personale docente, di ricerca e tecnico – amministrativo subiti.
Oltre a questo vi sono implicazioni riguardanti i poteri economici.
Le università potranno “trovarsi uno sponsor” che li finanzi. Inutile dire gli effetti devastanti che
avrebbe un controllo economico di questo tipo sulla ricerca in tutti i vari settori universitari.
La ricerca verrebbe condotta secondo le direttive impartite dalle società finanziatrici, in base alla
redditività a livello economico!
TURN OVER (articolo 66)
La stessa legge ha imposto una drastica riduzione del personale universitario alle facoltà stesse, che
si trovano costrette improvvisamente a mandare obbligatoriamente in pensione chi ha maturato i
requisiti necessari, o altrimenti licenziare parte del proprio organico.
Logica vorrebbe una sostituzione nelle posizioni didattiche per mantenere l’offerta d’insegnamento.
La legge 133 impone invece un turn over bloccato al 20%, ovvero un nuovo assunto ogni
cinque pensionamenti o licenziamenti.
Come pensiamo di mantenere una didattica di buon livello in questa maniera?
Riassumendo:
- Le facoltà devono ridurre gli organici entro i termini imposti dalla legge, licenziando o
pensionando forzatamente
- Si può procedere all’assunzione ogni 5 pensionamenti e/o licenziamenti
Matematicamente qualcosa non torna. Si rinuncia a personale docente, chiedendo ai ricercatori di
mantenere il ruolo di insegnanti, mantenendo la stessa retribuzione e lavorando fuori dai compiti
stabiliti dal loro contratto (che prevede 60 ore di ricerca, e nessun obbligo all’insegnamento).
Con questa situazione, l’unica soluzione sarebbe sopprimere corsi d’insegnamento, fino a giungere
addirittura alla cancellazione dei corsi di laurea meno frequentati o considerati di minor interesse.
In questo rapido excursus informativo sono stati citati solamente i problemi più grossi a cui questa
legge condurrebbe, ma basta leggere con attenzione il testo della legge, o informarsi con chi già lo
ha fatto prima di noi perché vi si dischiudano gli abissi entro cui verrà gettata l’università se tutto
questo viene approvato in parlamento.
L’università da pubblica diventerebbe un privilegio per i pochi che potrebbero permettersi
rette universitarie altissime, mentre il livello qualitativo dell’insegnamento pubblico
crollerebbe a picco per la mancanza di docenti e la soppressione di esami, nonché
probabilmente anche di corsi di laurea meno frequentati o considerati “di minore rilievo”.
Si sta cercando di distruggere la nostra cultura ed obbligando le università a svendersi a
privati per sopravvivere, senza poi garantire un livello di istruzione accettabile.
DIFENDIAMO L’UNIVERSITA’
PUBBLICA
DALLA LEGGE 133/2008
Re: risposta
> CONOSCERE LA LEGGE 133/2008
> PER DIFENDERE L’UNIVERSITA’ PUBBLICA
> "La storia umana diventa sempre di più una gara tra
> la cultura e la catastrofe"
> H.G. Wells
> Cercherò di essere il più breve e comprensivo
> possibile, ben sapendo che in ogni caso vi saranno
> molte cose di cui scrivere, sperando che tutti
> abbiano il tempo e la pazienza di leggere quanto
> riportato sotto, e trovino la spinta per informarsi
> ed informare quanta più gente possibile intorno a
> se, perché si tratta di salvare l’università, una
> cultura di qualità per tutti coloro che desiderano
> riceverla.
> Più che una legge, è un enorme calderone
> all’interno del quale è stato gettato di tutto, ogni
> argomento con una qualche valenza di tipo economico.
> Il testo della legge potete trovarla a questo
> indirizzo
> ,
> pubblicata sul sito web della Camera dei Deputati
> del Parlamento Italiano.
> Basti pensare che questa legge ha chiamato in causa
> le seguenti commissioni
> - Commissione V BILANCIO E TESORO e VI FINANZE
> - COMITATO PER LA LEGISLAZIONE
> - Commissione I AFFARI COSTITUZIONALI
> - Commissione II GIUSTIZIA
> - Commissione III AFFARI ESTERI
> - Commissione IV DIFESA
> - Commissione VII CULTURA
> - Commissione VIII AMBIENTE
> - Commissione IX TRASPORTI
> - Commissione X ATTIVITA’ PRODUTTIVE
> - Commissione XI LAVORO
> - Commissione XII AFFARI SOCIALI
> - Commissione XIIIAGRICOLTURA
> - Commissione XIV POLITICHE UNIONE EUROPEA
> - COMMISSIONE PARLAMENTARE PER LE QUESTIONI
> REGIONALI
> L’iter parlamentare di questa maxi legge ha avuto
> inizio con la prima lettura alla Camera dei
> Deputati il 2 LUGLIO, per concludersi con
> l’approvazione il 6 AGOSTO 2008, e passare al Senato.
> Un mese di discussione, due o tre giorni per
> settimana, nel completo silenzio dei media nel
> periodo
> di minima attenzione dell’opinione pubblica, in
> vacanza, ferie…
> Arriviamo a discutere cosa questa legge decreta al
> riguardo dell’università pubblica.
> TAGLIO DELLE RISORSE ECONOMICHE
> DESTINATE ALL’UNIVERSITA’PUBBLICA
> E’ stata decisa da questa legge il taglio dei fondi
> destinati all’università pubblica (FFO - fondo per il
> finanziamento ordinario delle università) nella
> seguente maniera.
> Riduzione di:
> - 63.5 milioni di euro per l’anno 2009
> - 190 milioni di euro per l’anno 2010
> - 316 milioni di euro per l’anno 2011
> - 417 milioni di euro per l’anno 2012
> - 455 milioni di euro a decorrere dell’anno 2013
> per un totale di 1441.5 milioni di euro almeno fino
> al 2013.
> TRASFORMAZIONE DELLE UNIVERSITA’ PUBBLICHE
> IN “FONDAZIONI DI DIRITTO PRIVATO”
> Per sopperire all’improvviso ammanco dei
> finanziamenti pubblici, lo stato consente alle
> università
> di trasformarsi in fondazioni di diritto privato..
> Questo passo sancirebbe la morte di un’istruzione
> pubblica per tutti, consentendo alle fondazioni
> universitarie di decidere l’entità delle tasse per
> gli studenti, ed andando a ledere il fondamentale
> diritto allo studio univesitario, tutelato dalla
> Costituzione Italiana attraverso l’articolo 33, che
> recita:
> Art. 33.
> L'arte e la scienza sono libere e libero ne è
> l'insegnamento.
> La Repubblica detta le norme generali
> sull'istruzione ed istituisce scuole statali per
> tutti gli ordini e
> gradi.
> Attualmente la legge difatti sancisce che nell’anno
> solare, il gettito delle tasse degli studenti non
> deve superare il 20% dell’importo del finanziamento
> ordinario dello Stato (FFO), cosa che di fatto
> pone un tetto massimo alle tasse che si possono far
> pagare ad uno studente.
> Con il passaggio a fondazione l’università potrà (e
> vista la mancanza di fondi, dovrà) chiedere
> qualunque cifra agli studenti, senza dover
> rispondere a nessun tetto prefissato.
> Una retta universitaria da 10000 euro potrebbe
> essere uno standard per il prossimo anno
> accademico.
> Raggiungeremmo uno standard tipo college americano,
> dove o si vince una borsa di studio per
> meriti sportivi, o si è abbastanza ricchi da poter
> far fronte ad una richiesta economica di tale
> portata.
> Con l'entrata in vigore della legge 133/2008 si è
> andati a ledere questo principio costituzionali,
> garantendo il diritto allo studio ed ad una
> formazione di qualità solamente a chi può far
> affidamento su una grande capacità economica,
> andando a ledere il principio costituzionale di
> eguaglianza e pari dignità tra i cittadini
> decretata dall’articolo 3
> Art. 3.
> Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono
> eguali davanti alla legge, senza distinzione di
> sesso, di razza, di lingua, di religione, di
> opinioni politiche, di condizioni personali e
> sociali.
> È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli
> di ordine economico e sociale, che, limitando di
> fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini,
> impediscono il pieno sviluppo della persona umana e
> l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori
> all'organizzazione politica, economica e sociale del
> Paese.
> Al contempo assisteremo alla definitiva violazione
> dell’articolo 9, che recita
> Art. 9.
> La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e
> la ricerca scientifica e tecnica
> vista la sostanziale impossibilità delle università
> di mantenere una gestione pubblica a seguito dei
> tagli economici e di personale docente, di ricerca
> e tecnico – amministrativo subiti.
> Oltre a questo vi sono implicazioni riguardanti i
> poteri economici.
> Le università potranno “trovarsi uno sponsor” che
> li finanzi. Inutile dire gli effetti devastanti che
> avrebbe un controllo economico di questo tipo sulla
> ricerca in tutti i vari settori universitari.
> La ricerca verrebbe condotta secondo le direttive
> impartite dalle società finanziatrici, in base alla
> redditività a livello economico!
> TURN OVER (articolo 66)
> La stessa legge ha imposto una drastica riduzione
> del personale universitario alle facoltà stesse, che
> si trovano costrette improvvisamente a mandare
> obbligatoriamente in pensione chi ha maturato i
> requisiti necessari, o altrimenti licenziare parte
> del proprio organico.
> Logica vorrebbe una sostituzione nelle posizioni
> didattiche per mantenere l’offerta d’insegnamento.
> La legge 133 impone invece un turn over bloccato al
> 20%, ovvero un nuovo assunto ogni
> cinque pensionamenti o licenziamenti.
> Come pensiamo di mantenere una didattica di buon
> livello in questa maniera?
> Riassumendo:
> - Le facoltà devono ridurre gli organici entro i
> termini imposti dalla legge, licenziando o
> pensionando forzatamente
> - Si può procedere all’assunzione ogni 5
> pensionamenti e/o licenziamenti
> Matematicamente qualcosa non torna. Si rinuncia a
> personale docente, chiedendo ai ricercatori di
> mantenere il ruolo di insegnanti, mantenendo la
> stessa retribuzione e lavorando fuori dai compiti
> stabiliti dal loro contratto (che prevede 60 ore di
> ricerca, e nessun obbligo all’insegnamento).
> Con questa situazione, l’unica soluzione sarebbe
> sopprimere corsi d’insegnamento, fino a giungere
> addirittura alla cancellazione dei corsi di laurea
> meno frequentati o considerati di minor interesse.
> In questo rapido excursus informativo sono stati
> citati solamente i problemi più grossi a cui questa
> legge condurrebbe, ma basta leggere con attenzione
> il testo della legge, o informarsi con chi già lo
> ha fatto prima di noi perché vi si dischiudano gli
> abissi entro cui verrà gettata l’università se tutto
> questo viene approvato in parlamento.
> L’università da pubblica diventerebbe un privilegio
> per i pochi che potrebbero permettersi
> rette universitarie altissime, mentre il livello
> qualitativo dell’insegnamento pubblico
> crollerebbe a picco per la mancanza di docenti e la
> soppressione di esami, nonché
> probabilmente anche di corsi di laurea meno
> frequentati o considerati “di minore rilievo”.
> Si sta cercando di distruggere la nostra cultura ed
> obbligando le università a svendersi a
> privati per sopravvivere, senza poi garantire un
> livello di istruzione accettabile.
> DIFENDIAMO L’UNIVERSITA’
> PUBBLICA
> DALLA LEGGE 133/2008
Hai ragione...centra proprio cn le superiori...
Re: risposta
come al solito si vuole oscurare quelle migliaia di studenti e genitori che sanno esattamente perche' scioperare contro questa pseudo riforma rispetto ad altri sicuramente di minoranza.. che come ho potuto vedere in questi giorni sui canali "del capo"..
vengono intervistati e messi sul grande schermo per far risultare che la maggioranza di questi sono i soliti fannulloni..
Stasera ero alla riunione di classe di mia figlia e tra le varie cose le maestre hanno accennato a cosa cambiera' con la riforma gelmini .. in quell'istante un papa' ha commentato ad alta voce :
" QUESTO è IL RISULTATO DI ANNI DI SPRECHI ORA SI DEVE INTERVENIRE "
Io non essendo capace di stare zitto su temi di questo genere soprattutto in questo periodo di Slogan politici ho semplicemente replicato dicendogli che non è questo il modo di "bonificare la scuola" purtroppo non era il contesto adatto e non c'era il tempo per discutere di questo.
Se ne avessi avuto modo avrei spiegato il mio "NO" alla pseudo-riforma Gelmini spiegando come secondo me bisognerebbe riformare la scuola.
Innanzitutto, partiamo dall'aspetto gestionale, dato che è l'unico modo di vedere la scuola da parte di Gelmini e Tremonti. Da questo punto di vista la scuola ha molti problemi, sia come moltitudine di sprechi, sia come carenza di investimenti dove servono. Tuttavia, certo non possono essere una soluzione gli 8 miliardi di tagli del Governo, sia perchè sono una cifra spropositata rispetto al problema reale, sia perchè sono tagli indifferenziati, orizzontali, non mirati: ovvero, non andranno a colpire lo spreco, ma colpiranno in maniera indifferenziata sia lo spreco che la spesa utile. Invece, se si vuole rendere efficiente la scuola, bisogna partire dai bisogni: ovvero stabilire, possibilmente in maniera condivisa, i criteri di spesa. Ovvero quanti edifici scolastici sono necessari, quanti alunni può contenere una classe, quanti docenti sono necessari per ogni classe, quante materie sono necessarie, quante ore, quanti bidelli per numero di alunni, quanto personale per numero di alunni, eccetera eccetera, e sulla base di questi criteri assegnare i soldi alle scuole, lasciando un margine del 5-10%, e licenziando il personale superfluo (o assumendone altro se necessario). Tutte le cose aggiuntive, come insegnanti di sostegno, progetti, manutenzione, eccetera, dovranno essere finanziati con fondi aggiuntivi rilasciati dallo Stato previa verifica del reale bisogno e/o del loro utilizzo per quegli scopi.
E poi, se proprio si deve tagliare, si cominci dal tagliare i finanziamenti pubblici alle scuole private, che anzi la Gelmini vorrebbe aumentare in nome di una "maggiore libertà di scelta per le famiglie". Le scuole private devono sostenersi con i propri soldi e non sottrarre soldi alla scuola pubblica; e le famiglie, se non si possono permettere la privata, che vadano alla pubblica ... Lo so che è un'utopia, visto che la stragrande maggioranza delle scuole private è legata alla Chiesa, però bisognerebbe farlo. Anche perchè spesso quelle scuole sono dei "diplomifici".
E qui veniamo all'altro problema della scuola, ovvero il merito. Se infatti i giovani d'oggi hanno scarsa considerazione per la scuola è anche perchè il merito ha ben poca importanza in una società dove dilaga la raccomandazione, dove è più facile diventare qualcuno e/o stare bene economicamente facendo la velina, il tronista o partecipando ad un reality che studiando sodo e/o contando sulla proprie qualità. Certo, è molto difficile cambiare questa mentalità, però possiamo fare in modo di compiere una rivoluzione meritocratica. Innanzitutto con maggiori incentivi, anche economici, agli studenti meritevoli, a tutti i livelli. Poi attraverso un sistema di valutazione dei docenti, che vada a valutare il programma svolto, la qualità dell'insegnamento (magari attraverso un test di valutazione dell'apprendimento), le presenze, eccetera, e su questo basare aumenti di stipendio e licenziamenti. Poi rivedere i concorsi pubblici, di qualunque tipo, cercando di eliminare quanto più è possibile le valutazioni soggettive a favore di quelle oggetive, prendendo a modello il test d'ingresso per Medicina, che anno per anno sta riducendo significativamente il problema della raccomandazione.
Infine, ridare alla scuola il suo ruolo di punto di riferimento per la società. In una società dove sta venendo meno lo spirito partecipativo, dove attività come volontariato, partecipazione politica, sport, impegno nello studio, stanno lasciando il passo all'isolamento, alla centralità delle cose materiali (telefonini, vestiti alla moda), all'ignavia, alla vita da "Uomini e Donne" o "Amici", e dove quindi la scuola perde l'importanza che aveva prima, bisogna ripristinare il rapporto fra studente ed alunno. Ovvero cambiare l'offerta formativa, "svecchiare" un po' la scuola: incentivando il dibattito in classe (magari con delle ore di "discussione" sulle tematiche più varie), aumentando le strutture sportive sco
Re: risposta
basta con questo cazzo di copia incolla maledette marionette dell'uds feccia degli studenti che è composta da gente bocciata, fuori corso ecc ecc...è ora di finirla di farvi manipolare come quattro marionette...
Re: risposta
> basta con questo cazzo di copia incolla maledette
> marionette dell'uds feccia degli studenti che è
> composta da gente bocciata, fuori corso ecc ecc...è
> ora di finirla di farvi manipolare come quattro
> marionette...
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Almeno noi si copincolla dati e fatti, mentre tu pare che passi il tempo solo a insultare chi (la maggior parte) non la pensa come te; allora io continuo a dirti: "Memento Mori" (e sai, è tutta energia negativa che ti mando contro, a furia di continuare prima o poi succede davvero...)