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Una prof a sostegno della riforma Gelmini

In redazione è arrivata la lettera di una professoressa di un Liceo in provincia di Bologna che difende la normativa Gelmini. Ecco perchè

di Redazione 13 ottobre 2008
"Sono una prof di lettere di un Liceo in provincia di Bologna. Ho 33 anni di insegnamento alle spalle; ho fatto il ’68, ma non sono una vecchia rincitrullita, né una che vive per la scuola e fuori dal tempo. Sono, cioè, una delle tante che può parlare a buon diritto di istruzione e rinnovamento dei programmi! Voi studenti vi battete per il diritto allo studio, ma allora perché non studiate???

Pensate che il diritto allo studio significhi semplicemente avere scuole facili, che garantiscono la promozione, aperte a tutti e gratis e non presupponga anche precisi e noiosissimi doveri?

Ciò che voglio dire è che mi sembra abbiate ormai da un bel po’ di annetti voluto strumentalizzare ogni iniziativa presa dai vari ministeri succeduti nel tempo: sia di sinistra che di destra…Aprioristicamente, ciecamente…facendovi manipolare dai sindacati che se nel ‘68 erano forti e giusti, ora non sono più niente, né forti, né tanto meno giusti e soprattutto non rappresentano più nessuno se non se stessi. Possibile che non sia esistito e continui a non esistere un governo che ne faccia mai una di giusta per la scuola?!

“Evviva”.
Evviva la normativa Gelmini (non è una riforma) che cerca di recuperare l’educazione e la cultura. Cultura: parola misteriosa che forse ha a che fare col nostro “didietro”. Voi studenti di oggi, la generalizzazione è d’obbligo, non sapete nemmeno cosa significhi studiare e impegnarsi: avete la promozione garantita da questa falsa democrazia che crede che dare tutto a tutti sia giusto, invece che profondamente sbagliato e diseducativo. Il diploma è di chi se lo merita. Di chi… aiutato, sostenuto, seguito dai proff e dall’istituzione scolastica che mette al suo servizio insegnanti di sostegno, corsi di recupero, di potenziamento, sportelli di ascolto, psicologi, libri gratuiti, sovvenzioni alle famiglie bisognose…di chi, dicevo, fa il proprio dovere applicandosi e non snobando tutto e tutti e va a scuola solo per socializzare.

Evviva i grembiuli alle elementari: non sono una forma di coercizione ridicola e superata dai tempi (sarebbe davvero un mezzo stupido!) ma un piccolo simbolo di riconoscimento, che stimola il senso di appartenenza a un gruppo, adottata in tutto il mondo, proprio come le divise delle nostre squadre di calcio. Ve li vedreste voi i giocatori del Milan indossare chi una maglia azzurra, chi una verde, chi una a strisce gialle??? Vogliamo manifestare anche per il loro colore???

Evviva il voto in condotta per evitare che continuiate ad essere veramente molto maleducati  (parolacce a voce alta, spintoni ai proff per i corridoi, bestemmie e rispostacce a muso duro, gomme masticate fino a mostrare gli esofagi, solo per citare gli esempi più frequenti).

Evviva il maestro unico perché lo abbiamo avuto per cinquant’anni e non per questo siamo cresciuti scemi o frustrati.

Evviva il blocco ai caroselli dei libri di testo che cambiano ogni anno solo per far guadagnare gli editori e far spendere le famiglie.

Evviva una scuola in cui un prof possa sentirsi di nuovo “qualcuno” e non uno “stro***” o, se gli va bene, un idiota incompetente.

Evviva una società in cui le mamme ricomincino a sgridare i figli perché hanno preso un brutto voto, invece che correre dai presidi a lamentarsi degli insegnanti. Voi siete persone che valgono e con un carattere ben definito, non esserini fragili,  bisognosi sempre di essere protetti e giustificati: smettete di fare i piagnoni e assumetevi le responsabilità che finora avete demandato ad altri. Cominciate a pensare che se prendete 4 è colpa solo vostra, rimboccatevi le maniche e mettetevi a studiare.

Detto tra parentesi io sono una prof molto amata e stimata, perciò al di sopra di ogni sospetto. Un saluto e un incoraggiamento a trovare davvero la vostra strada, ma quella giusta!"

I.R.  

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elena perugi lunedì, 10 novembre 2008

appello ai genitori

Credo sarebbe importante che tutti li studenti facessero leggere ai genitori questo appello :


Carrara 3 Novembre 2008

Ai Genitori
e.p.c. : agli Studenti
agli Insegnanti
Al Presidente della Repubblica
Al Presidente del Consiglio dei Ministri
Al Ministro della Pubblica Istruzione, dell’Università e Ricerca
Al Ministro dell’Economia e delle Finanze

Premessa: Sono una mamma, mi chiamo Franca Dusca Petacchi e leggendo ed informandomi su quanto sta accadendo nella scuola, ho compreso quanta approssimazione ci sia nelle dichiarazioni che vengono riportate per giustificare o addirittura lodare gli interventi governativi (legge 133/2008 ed il primo dei suoi decreti attuativi divenuto legge dal 29 Ottobre ultimo scorso.
Questa lettera è un appello rivolto ai Genitori perché al di là e al di sopra di eventuali credo politici, religiosi e quant’altro, prima di dire sì a ciò che comunque cambierà scuola e università cambiando il futuro dei loro figli, si riuniscano per valutare pienamente ciò che sta succedendo.
Ovviamente gli Studenti, i nostri figli, sono caldamente invitati a leggerla perché è della loro vita, o almeno della qualità della loro vita che si sta decidendo.
L’invito è rivolto a tutti gli Insegnanti di tutti i cicli scolastici ed anche universitari, loro sono coinvolti in prima persona, a più livelli ed in più ruoli.
Il Presidente della Repubblica, il Presidente del Consiglio, il Ministro della Pubblica Istruzione ed infine, ma non da ultimo, anzi, il Ministro delle Finanze, sono invitati a riflettere almeno per quanto è di loro competenza.
Questa lettera insomma è rivolta a tutti i Cittadini Italiani che hanno il diritto di comprendere con chiarezza la portata dei cambiamenti che avvengono e anche, se del caso, esprimere forte e chiaro il proprio dissenso rispetto a decisioni prese sì, da un Governo pienamente legittimato a governare, ma cui, ancor più legittimamente, i Cittadini hanno il diritto di chiedere conto e, nell’eventualità, pretendere revisioni e cambiamenti

Sono una mamma dicevo, e credo di avere il dovere, prima ancora del diritto, di difendere il futuro dei miei figli, anzi, più precisamente, fare in modo che un futuro per loro ci sia.
Per questo ho deciso, attraverso i mezzi di diffusione dell’informazione cui riuscirò ad accedere, di lanciare un appello a tutti i Genitori, perché tutti noi si riesca a trovare il tempo ed i modi di riunirci, confrontarci e valutare le possibili implicazioni degli ultimi provvedimenti adottati in materia di scuola e università (Legge 133 e decreto Gelmini approvato in via definitiva il 29 Ottobre dal Senato) ed, in generale, dello stato della scuola e dell’università in Italia. Ritrovarci e discutere, valutare e proporre è un compito che non possiamo più demandare, né tanto meno rimandare. Abbiamo il dovere di agire a tutela del futuro dei nostri ragazzi, che poi é il nostro stesso futuro, affinché non venga penalizzato in alcun modo e nessuno possa approfittare del poco tempo che ci resta dopo il lavoro, le preoccupazioni, l’economia domestica e quant’altro, ostacolando la nostra possibilità di informarci correttamente, di valutare la realtà che continuamente si evolve e, non da ultimo, ma in conseguenza di ciò, renderci più facile la scelta di delegare, offrirci comodi alibi per rimandare ad altri ciò che invece è il nostro primo dovere insieme al sostegno economico per i nostri figli: quello sacrosanto di permettere loro di imparare, conoscere, sviluppare il loro senso critico, in una parola, STUDIARE in una Scuola efficiente ed efficace nel perseguire il suo l’obiettivo. L’obiettivo per cui è nata la scuola, ma che da anni ha completamente mancato di raggiungere: qualificare gli studenti, prepararli ad entrare nel mondo del lavoro con qualità davvero eccellenti. Se vogliamo garantire ai nostri figli il diritto allo studio, dobbiamo cominciare ad esporci in prima persona, far sentire la nostra voce, perché così soltanto potremo affrontare con maggior serenità il nostro rapporto con loro. I nostri figli ci saranno testimoni e vedranno, capiranno che in tutti i modi abbiamo cercato di permettere loro, studiando, e facendolo bene, di diventare, prima ancora che essere individui colti e consapevoli, uomini liberi, perché la libertà non può prescindere dalla conoscenza, questa è la base di ogni scelta, di ogni progresso.
Cominciamo col dire, fuori dal coro, ma con evidente senso di realtà, che ogni governo che si è succeduto, ormai da anni, ha contribuito a peggiorare la qualità dell’universo scuola-università. Ogni corrente politica ne ha fatto il proprio campo di battaglia per ottenere voti quando stava all’opposizione. Osservando lo stato delle cose è possibile oggettivamente constatare che, da anni, nessuna corrente politica ha fatto per la scuola e l’università qualcosa che obbedisse almeno al buon senso, al senso comune delle cose. Tutti, indistintamente, hanno considerato scuola e università come un costo da tagliare, un pozzo da cui attingere per compiere “economie lorde di spesa” per poter far quadrare i conti, dimenticando le scelleratezze quali eliminare il valore del voto in condotta o permettere che i debiti scolastici non venissero realmente saldati, promuovendo tra i giovani l’idea corrente dell’impunità, quella del resto, che consente, dai politici ai manager per primi, di non pagare per gli errori commessi. Ma riprendiamo dalla scuola, dove, prima degli ultimi tagli, si spendevano complessivamente 39 miliardi di euro senza riuscire ad assicurare :
- continuità didattica
- edilizia scolastica e sicurezza
- pulizia e igiene (in Italia 167.000 bidelli e 118.000 carabinieri)
- materiale didattico
- soddisfacente trattamento economico del personale scolastico
- buon livello culturale per gli studenti

Uno studente liceale costa 7.666 euro all’anno, visto che circa 650.000 sono in ritardo di 1 o 2 anni, solo per i ripetenti ed in un solo triennio la scuola brucia 8 miliardi di euro, per non parlare dell’università, dove le scelleratezze sono state commesse di concerto con i baroni che restano tra i maggiori responsabili del fallimento della riforma universitaria. È infatti chiaro a tutti che oggi l'università non funziona, che la laurea triennale non è spendibile e che quel percorso di riforma che è passato attraverso diversi governi, non ha portato la nostra università a livelli competitivi con l'Europa e con il resto del mondo.
Siamo consapevoli che deve essere fatta una riforma, ma questa non può prescindere dall’assunto, dal principio cardine, dall’idea di fondo, chiamatela come volete, che:
LA SCUOLA NON E’ UN COSTO. LA SCUOLA E’ UN INVESTIMENTO
Dobbiamo assicurarci che il denaro sia ben investito. Senza alcun dubbio, oggi non è così e molto deve essere fatto nella direzione di ottimizzare questo investimento, ma certamente, non essendo un costo, non c’è bisogno di tagliare, ben altri e in altri campi, sono gli sprechi ed i tagli da operare.
La scuola e l’università sono l’investimento più importante per il futuro della società, di una società che voglia essere, prima ancora di considerarsi, una società libera e consapevole, dove finalmente si potrà premiare il merito, ma con metodologie precise e puntuali che non abbiano le solite larghe maglie dove alla fine prevarrà il nepotismo, la corrente politica, la raccomandazione insomma, che col merito non ha proprio nulla a che spartire. Ciò che è stato fatto con la legge133 ed il primo dei suoi decreti attuativi ormai legge dello Stato, si configura chiaramente come segue:

ARTICOLO 16 della legge 133: TRASFORMAZIONE DELLE UNIVERSITA’ PUBBLICHE IN “FONDAZIONI DI DIRITTO PRIVATO” con conseguente messa in discussione dei seguenti articoli della nostra COSTITUZIONE:
- articolo 3 dove i Cittadini vengono considerati di pari dignità sociale senza distinzioni di sesso, razza, lingua, religione, opinioni politiche, condizioni personali e sociali.
- articolo 9 in cui si ribadisce il compito della Repubblica a promuovere lo sviluppo della cultura e ricerca scientifica
- articolo 33 dove si afferma che la nostra Repubblica detta le leggi generali sull’istruzione, istituendo scuole statali di ogni ordine e grado

L’ARTICOLO 64 in cui si prevede: il TAGLIO DELLE RISORSE ECONOMICHE DESTINATE ALLA SCUOLA E ALL’UNIVERSITA’PUBBLICA in misura di :
SCUOLA
- 456 milioni di euro per l'anno 2009
-1.650 milioni di euro per l'anno 2010
-2.538 milioni di euro per l'anno 2011
-3.188 milioni di euro a decorrere dall'anno 2012.
per un totale di 7832 milioni di euro almeno fino al 2012.
UNVERSITA’
E’ stato deciso da questa legge il taglio dei fondi destinati all’università pubblica (FFO - fondo per il finanziamento ordinario delle università) nella seguente maniera.
- 63.5 milioni d euro per l’anno 2009
- 190 milioni di euro per l’anno 2010
- 316 milioni di euro per l’anno 2011
- 417 milioni di euro per l’anno 2012
- 455 milioni di euro a decorrere dell’anno 2013
per un totale di 1441.5 milioni di euro almeno fino al 2013.

Nella misura del 30%, parte delle economie di spesa sopra citate, andranno ad incrementare le risorse contrattuali stanziate per le iniziative dirette alla valorizzazione ed allo sviluppo professionale della carriera del personale della Scuola a decorrere dall'anno 2010, con riferimento ai risparmi conseguiti per ciascun anno scolastico.
Sempre nella 133 si prevede inoltre:
- incremento di 1 punto del rapporto alunni/docente tra il 2009-2011, quindi classi ancora più numerose
- razionalizzazione ed accorpamento delle classi di concorso, per una maggiore flessibilità nell'impiego dei docenti;
- ridefinizione dei curricoli vigenti nei diversi ordini di scuola anche attraverso la razionalizzazione dei piani di studio e dei relativi quadri orari, con particolare riferimento agli istituti tecnici e professionali. In buona sostanza, come anche confermato dal decreto Gelmini convertito in legge, si procede, per reperire fondi da spendere in altri settori, alla riduzione delle ore didattiche di ogni livello scolastico (ma se i nostri ragazzi sono asini, riducendo le ore di insegnamento miglioreranno?...)
- revisione dei criteri vigenti in materia di formazione delle classi;
- rimodulazione dell'attuale organizzazione didattica della scuola primaria
- razionalizzazione del personale ATA con riduzione del 17% nel triennio 2009/11
- nel caso di chiusura o accorpamento degli istituti scolastici aventi sede nei piccoli comuni, lo Stato, le regioni e gli enti locali possono prevedere specifiche misure finalizzate alla riduzione del disagio degli utenti (disagio già scontato evidentemente, nella consapevolezza che certo né le Regioni, né tanto meno gli Enti Locali in “bolletta dura”, riusciranno a diminuire il disagio)

Con i tagli approvati, l’intero sistema scuola statale è al collasso. Le scuole e le università private esistono, sono la giusta realizzazione della nostra Costituzione democratica che all’articolo 33, già sopra ricordato, recita anche che l’arte e la scienza sono libere e libero ne è l’insegnamento. La struttura privata, non solo ha il diritto di esistere, ma deve esistere per la sua utilità intrinseca, rappresentando lo sforzo dei cittadini, delle forze sociali, di gruppi di lavoro, di esprimersi e agire da stimolo per migliorare se stesse e la scuola pubblica, che con esse è costretta a confrontarsi. La scuola pubblica però è necessaria per garantire equità di contenuti ed indirizzi, e soprattutto per garantire il diritto allo studio. Non esiste altra strada.
Se ci guardiamo indietro, noi genitori intendo, possiamo ben dire che la scuola e l’università di Stato ci hanno garantito il diritto allo studio ed io, anzi Noi, non possiamo che pretendere che ciò sia garantito anche ai nostri figli. Ai miei Genitori, come a tanti dei nostri Genitori, non è stata data questa possibilità e Loro hanno lottato per noi, perché la scuola ci arricchisse, offrendoci gli strumenti per apprendere e comprendere e per noi la cultura aveva un valore in sé, oltre ed al di là di ciò che poteva offrirci sul piano pratico. Non sto facendo il panegirico della vecchia scuola: anche allora c’erano insegnanti che hanno fatto perdere ai propri alunni l’occasione di migliorare le loro conoscenze perché non hanno saputo, al di là delle intenzioni, farsi comprendere ed arricchirci. Neppure l’università era eccellente, a noi che abbiamo fatto medicina, non ha garantito la qualità che avrebbe dovuto e ciò a prescindere che non fosse a numero chiuso (iscritti in 750, l’anno successivo non c’era già più il grosso problema del sovraffollamento). Il problema vero che già allora affliggeva l’università era un’incapacità sistemica di preparare, qualificare gli studenti per ciò che erano poi chiamati a fare nel mondo del lavoro. Dopo 27 anni il sistema fa acqua da tutte le parti e lo dicono tutte le statistiche.
La domanda quindi è: qual è la logica che comincia a mettere in discussione il sistema scuola proprio là dove funziona? La risposta è semplice quanto disarmante: la scuola primaria è il serbatoio più ricco, quello quindi dove attingere è più facile, e se così facendo si scardina l’unico settore scolastico efficiente ed efficace evidentemente non importa, ma a noi genitori importa eccome e dirò di più, Noi genitori, Noi cittadini, siamo davvero stanchi di sentire vuoti discorsi in “politichese”, che offendono il nostro buon senso senza neppure scomodare la nostra intelligenza. Il fatto è che evidentemente i Politici, nella loro arroganza, sono convinti e certi che non si riesca neppure a comprendere il senso di ciò che leggiamo. Il “politichese” non ci aiuta, è vero, è fumoso, inconcludente, volatile per usare un termine oggi di moda, vive di promesse non mantenute, di prospettive inesistenti, per farla breve, delle immagini di un futuro che resta generalmente un’illusione, che nutre gli elettori per raccoglierne i consensi e poi, puntualmente, deluderli.
Le parole però, come ci hanno insegnato gli Antichi, e ribadito i Moderni, le parole dicevo, sono pietre ed ancora di più se sono scritte: “verba volant, scripta manent”. Le leggi e le relative relazioni tecniche che individuano con maggior chiarezza gli obiettivi e lo spirito che le anima, sono scritte fortunatamente, altrimenti saremmo indotti a pensare di essere tutti visionari o in fase avanzata di demenza. Voglio fare un esempio per tutti, salvo, mi auguro, poter approfondire con incontri e verifiche collettive tutto il resto. L’esempio è questo: nel decreto Gelmini convertito in legge, all’articolo 4, si parla del nuovo ordinamento didattico per la scuola primaria ovvero, tra l’altro, ritorno al maestro unico con orario di 24 ore settimanali, che comunque non devono costituire un ulteriore aggravio di spese per la finanza pubblica. La Corte dei Conti ha infatti ribadito che le 2 ore eccedenti il contratto vigente dei maestri (22 ore frontali settimanali), saranno a carico del Fondo di Istituto, quindi, visto che i fondi non riusciranno miracolosamente a moltiplicarsi come nella parabola dei pani e dei pesci, dipenderà dalla sostanza delle casse di Istituto, che, in conseguenza e non solo, dei tagli sulla scuola, saranno tutt’altro che pingui e quindi insufficienti a coprire il fabbisogno, cui potranno sopperire gli Enti Locali, ammesso che a loro siamo rimasti soldi da spendere, o Noi genitori, che, qualora avessimo risorse economiche, dovremo aggiungerle alla cifra complessiva di 500 milioni annui che già ora versiamo come “contributo volontario”, puro sostegno per una scuola che già oggi, senza tagli, non ce la fa a garantire le spese correnti. Ora mi domando con quale coraggio e con quanta arte recitativa, riescano a stare seri quando in Tv ci garantiscono i moduli da 27, 30 ed addirittura 40 ore, affermando che verranno incontro alle esigenze dei genitori e non ridurranno il tempo pieno ! A pensarci bene non hanno torto: non lo riducono, lo eliminano proprio! Nessun costo aggiuntivo per lo stato, ma “economie” come chiamano in “politichese” i tagli alla scuola, però poi pretendono che noi si creda alla favola che non si riduce il tempo pieno. Non siamo così stupidi, siamo ancora in grado di leggere, comprendere, persino dedurre, sottolineo ancora, perché in futuro la prima funzione: leggere, ma soprattutto le altre due: comprendere e dedurre, mi appaiono seriamente in pericolo.

Ma torniamo alla riduzione dell’orario della scuola primaria, se già le 2 ore eccedenti settimanali dovrà pagarle il fondo di Istituto con ciò che ne consegue e abbiamo già sopra ricordato, le ore aggiuntive dei moduli a 27, 30 e 40 ore chi le pagherà? Domanda retorica! E l’insegnamento della lingua inglese? Lo impartirà il maestro unico che riuscirà ad aggiornarsi su tutte le materie e con un corso di 150 ore sarà anche in grado di insegnare ai nostri figli la lingua inglese! Con interviste, discorsi e dichiarazioni televisive ci siamo sentiti dire che la scuola elementare manterrà la sua qualità e verrà incontro alle esigenze dei genitori, ma a parte il fatto che è evidente che le ore in più dovremo pagarle noi, vorrei anche precisare che ci è stato comunque presentato non un tempo pieno, ma un dopo scuola e la cosa è ben diversa. Tornerei qui sul valore delle parole: il dopo scuola ha una funzione prevalentemente ludica e sociale, impegnando i bambini trattenendoli con attività sostanzialmente di svago, per consentire ai genitori di svolgere il loro lavoro senza ulteriori aggravi economici. Ora, a parte il fatto che il fondo d’Istituto non riuscirà a finanziare le ore aggiuntive, il dopo scuola non rappresenta come invece era in grado di fare il tempo pieno, un ampliamento dell’offerta formativa. Quindi la conclusione è che, a dispetto delle favole che pretendono di raccontarci, l’unica scuola di qualità in Italia è in procinto di essere gettata nel caos e l’unico vero motivo, come già detto è di tipo economico. La scuola elementare è un grosso serbatoio economico, per quella scuola si spende di più che per le altre, ma, guarda il caso, le coincidenze imperscrutabili, FUNZIONA !
Nei giorni scorsi ho ascoltato un dibattito fra forze del governo e opposizione ed alle contestazioni sul maestro unico è stato opposto che i cittadini dovevano scegliere: mettere in discussione il maestro unico, significa bocciare il ritorno al valore del voto in condotta, rinunciare alla puntuale riparazione dei debiti nelle singole materie di studio per poter accedere alla classe successiva, rinunciare ai fondi (pochi e totalmente inadeguati) stanziati per l’edilizia scolastica. La posizione oscillava tra il ricatto e il pacchetto vacanze “all inclusive”, peccato che nessuno, prima di preparare il tutto, ci abbia consultato per decidere la meta …
Impoverire la scuola pubblica è un modo per costringere i cittadini che ne avranno le possibilità, a rivolgersi a quella privata, un modo strisciante e subdolo per decretare la fine della scuola pubblica. E il paradosso è che la legge 133 e il primo dei suoi decreti attuativi, ci vengono pubblicizzati come provvedimenti per migliorare e valorizzare la suola ed i suoi attori principali: allievi ed insegnanti.
Per ora, e sottolineo con questa locuzione temporale l’estrema precarietà di questa condizione, non siamo stupidi, o almeno non lo siamo quanto l’arroganza e l’impunità di chi, lautamente e decisamente troppo pagato da noi cittadini, ha ritenuto fossimo. Abbiamo legittimato una corrente politica a governare, non le abbiamo dato la licenza di distruggere la scuola pubblica.
Vogliamo una scuola pubblica migliore, un’università pubblica che qualifichi gli studenti e non sia un parcheggio, vogliamo eliminare sprechi e privilegi di cui certo i maggiori responsabili restano coloro che negli anni hanno governato autorizzando questo scempio: esistenza di corsi per un solo studente, moltiplicarsi delle sedi distaccate, sviluppo del sistema clientelare e conferimento di cattedre e incarichi per diritto di nascita, concorsi truccati etc, solo per ricordarne alcuni.
Siamo d’accordo, e come potrebbe essere diverso visto che alla fine siamo sempre noi cittadini a pagare, siamo d’accordo, dicevo, sul tagliare gli sprechi, ma le “economie” si reinvestano nel pianeta scuola-università, tutte, integralmente. L’ottica che vede nella scuola un costo invece che un investimento è un’ottica miope, anzi cieca.
Oggi non sono più i ruoli a conferire autorevolezza e rispetto. Bisogna guadagnarsi il rispetto e saper trasmettere autorevolezza. Puoi essere Dottore, Professore, Avvocato, Notaio, Ministro e quant’altro, ma il rispetto non è un tributo al ruolo, è il riconoscimento del fatto che quel lavoro, quel ruolo, lo svolgi bene, è insomma un’attribuzione di merito. In questo senso, ad una prima analisi, si sarebbe tentati di dire che la società attuale è, rispetto a quella del passato, più democratica e meno formale. Ma credo purtroppo non sia così. Penso invece che di fatto, il cambiamento, ancorché positivo sotto certi aspetti, sia da mettere in relazione alla scuola, una scuola ed un’università che hanno perduto autorevolezza, importanza, competenza, una scuola che negli anni, e sempre più, ha diplomato e laureato persone non qualificate per il titolo di studio assegnato. Oggi non c’è persona che, indistintamente, possa essere rispettata per il ruolo perché questo non garantisce più, come meglio faceva in passato, la qualità. Oggi è quindi necessario dimostrare con i fatti quello che solo a parole è stato conferito da un titolo di studio. Ciò che ad un primo esame poteva sembrare evoluto e democratico è, in realtà, la spia, il campanello d’allarme, che ci dimostra che la scuola (fatto salvo il primo ciclo), e l’università, non funzionano, non creano cultura, non qualificano. Noi genitori vogliamo che la scuola pubblica torni a centrare l’obiettivo: diplomare e laureare giovani qualificati, menti capaci di discernimento e capacità critiche, o questo fa paura?
Sappiamo che nella scuola c’è tanto da correggere, e che una riforma organica deve essere compiuta, ovviamente, nel rispetto della costituzione, nel dialogo con le parti in causa, ma non un solo soldo è da togliere, tantomeno il diritto allo studio, la possibilità per tutti coloro che lo vogliono e lo meritano di migliorarsi e quindi migliorare la società.
Genitori, difendiamo questo diritto, riuniamoci, valutiamo le possibili azioni da intraprendere perché i nostri figli non siano strumento di alcuno e possano crescere in una scuola migliore diventando migliori essi stessi. Non abdichiamo a questo nostro ruolo, cerchiamo di non essere “fantagenitori”, ma genitori impegnati e presenti a fianco dei nostri ragazzi e della loro scuola.

una mamma
Franca Dusca Petacchi
Presidente Consiglio di Istituto
Liceo Scientifico “Marconi” Carrara


Indirizzo mail: francapetacchi@virgilio.it

n° 191
progresso lunedì, 10 novembre 2008

x la prof nostalgica..

tutte motivazioni del cazzo! magari sei una di quelle con contratto a cui piace tanto parlare..

n° 190
Nicola domenica, 16 novembre 2008

Opinione

Esprimo la mia opinione da ex - studente

Pensate che il diritto allo studio significhi semplicemente avere scuole facili, che garantiscono la promozione, aperte a tutti e gratis e non presupponga anche precisi e noiosissimi doveri?

Per quanto riguarda la scuola , non mi pare che il diploma venga regalato.. anzi il contrario ma posso sempre sbagliarmi.. . Beh se non lo sono aperte a tutti non sono piu' scuole statali ma private..
Poi per il discorso delle magliette , cosa c'entra il calcio con la scuola ? Qui stiamo parlando di istruzione , non delle partite domenicali .

Evviva il voto in condotta per evitare che continuiate ad essere veramente molto maleducati (parolacce a voce alta, spintoni ai proff per i corridoi, bestemmie e rispostacce a muso duro, gomme masticate fino a mostrare gli esofagi, solo per citare gli esempi più frequenti).

Per la serie facciamo tutta l'erba un fascio , come se tutti quanti fossero maleducati.. .
Evviva il maestro unico perché lo abbiamo avuto per cinquant’anni e non per questo siamo cresciuti scemi o frustrati.

Io ho avuto il maestro a moduli , e sono cresciuto bene con un ottima cultura .. . Alla fine avevo una preparazione megliore , invece dei tre anni delle medie.. .
Evviva il blocco ai caroselli dei libri di testo che cambiano ogni anno solo per far guadagnare gli editori e far spendere le famiglie.
Questo condivido in pieno .

Evviva una scuola in cui un prof possa sentirsi di nuovo “qualcuno” e non uno “stro***” o, se gli va bene, un idiota incompetente.
Ho avuto diversi prof e non mi pare che siano sentiti mai cosi, a meno che avessero Attila come allievo.. . Sinceramente non mi e' mai capitato.. . Dipende poi come si comporta l'insengnante .Se si comporta in modo non corretto difficilmente avrà la mia fiducia...

Evviva una società in cui le mamme ricomincino a sgridare i figli perché hanno preso un brutto voto, invece che correre dai presidi a lamentarsi degli insegnanti. Voi siete persone che valgono e con un carattere ben definito, non esserini fragili, bisognosi sempre di essere protetti e giustificati: smettete di fare i piagnoni e assumetevi le responsabilità che finora avete demandato ad altri. Cominciate a pensare che se prendete 4 è colpa solo vostra, rimboccatevi le maniche e mettetevi a studiare.

Gentile professoressa , con tutto il rispetto posso dirle : ma và non lo sapevo . Spero di avere ventuno anni per qualcosa.., e di avere ripetuto di conseguenza (per vari motivi ) .. .E comunque quando prendevo un quattro e ripetevo mia mamma mi sgridava sempre .., forse appartengo ad un altra generazione.. .
Detto tra parentesi io sono una prof molto amata e stimata, perciò al di sopra di ogni sospetto. Un saluto e un incoraggiamento a trovare davvero la vostra strada, ma quella giusta!"
I.R.

Un dubbio mi pongo : se Lei e' davvero cosi stimata , mi domando gli altri prof allora... . Visto che Lei e' cosi sicura di quello che dice , perche' non si firma per intero , invece di mantenere l'anonimato ?
Snobbare si scrive con due '' b'' , e non con una.. piccolo dettaglio.. . Inoltre un docente che utilizza parole volgari , e dovrebbe dare l'esempio per primo.. mah..

saphira79 domenica, 9 novembre 2008

cara collega...

...che la scuola abbia bisogno di una bella risistemata è logico.però penso che tu sia nata in anni fortunati,quando con il concorso alla fine ti abilitavi,facevi il supplente un paio d'anni e poi passavi di ruolo.lo so perchè mio padre ha una storia e degli anni d'insegnamento più dei tuoi.
o destra o sinistra o gelmini o fioroni,so solo che son laureata da 5 anni,alle siss sempre tra i primi degli esclusi per 4 anni consecutivi,da quando avevo 16 anni volevo fare un'insegnante e se mi son laureata a 24 anni con il v.o.vuol dire che sui libri mi sono sacrificata l'anima,eppure sono disoccupata,manovalanza GRATUITA per le così tanto decantate scuole private.in più sono una prof del sud,famigerata prof del sud che è rimasta al sud.
e ho solo 29 anni e un futuro inesistente.
le scuole di paese le uniche dove avrei qualche possibilità chiuderanno con i tagli,di abilitare chi è rimasto fuori non se ne parla.
ho cercato un altro lavoro,ma qui con una laurea non mi vogliono nemmeno per fare la commessa,troppo istruita.
ciononostante mi sto sposando e ne vado orgogliosa,non sono una bambocciona.e ne vado orgogliosa di essere rimasta uno dei pochi cervelli che non abbandona la sicilia.
sciopero da apartitica contro tutti,contro uno stato che ha abbandonato i giovani e soprattutto le donne e soprattutto ancora le donne del sud.che colore non mi interessa.

n° 189
Anna Maria martedì, 23 giugno 2009

Re: cara collega...

Cara fanciulla,
- in quanto a ventinove anni che altro puoi essere definita? - sappi che io mi sono diplomata e laureata al NORD sempre con il massimo dei voti, sono stata precaria per quindici anni, attendendo un concorso abilitante per dieci! Sono diventata di ruolo a quarant'anni e sono ancora sul filo del rasoio: hai presente i trasferimenti, le assegnazioni provvisorie, la contrazione delle cattedre, i sovrannumerari? Tu hai appena iniziato a soffrire...
Che dovrei dire? Che di gente come te, che continua solo a lamentarsi, ne sono piene le fosse...
E meno male che non sei di ruolo! Forse prima è meglio che tu impari a scrivere... Magari la maiuscola dopo un punto fisso??? E la sintassi? Es.: "Da quando avevo sedici anni volevo fare UN'insegnate"... Che vuol dire?
E poi che vuol dire essere orgogliosa perché ti sposi? Bene! Il maritino ti manterrà...
Cordiali saluti!

mimmy sabato, 8 novembre 2008

gelmini

grande prof.... finalmente qualcuna che non pensa solo ai propri interessi ma pensa al futuro delle persone....

n° 188
Denis domenica, 9 novembre 2008

Re: gelmini

> grande prof.... finalmente qualcuna che non pensa
> solo ai propri interessi ma pensa al futuro delle
> persone....

Pienamente d'accordo

lol lunedì, 10 novembre 2008

Re: gelmini

>> grande prof.... finalmente qualcuna che non pensa
>> solo ai propri interessi ma pensa al futuro delle
>> persone....
>
>Pienamente d'accordo
>
>

Bellissima battuta! Tu sì che hai un vero senso dell'umorismo :-)

lol domenica, 9 novembre 2008

Re: gelmini

> grande prof.... finalmente qualcuna che non pensa
> solo ai propri interessi ma pensa al futuro delle
> persone....

Bellissima battuta! Tu sì che hai un vero senso dell'umorismo :-)

giuseppe d milano venerdì, 7 novembre 2008

basta kn sta storia del maestro unico!

Apparte il fatto che si continua a dare questo termine "maestro unico".. ma non esiste.. in realtà è un maestro prevalente!
si parla infatti di un maestro che ha circa 3 o 4 ore al gg.
le altre ore di lezione sono suddivise con altri maestri come per es. inglese!
Basta kn sto maestro unico!
E inoltre la gelmini ha parlato d una cosa veramente importante..
Ma nn vi rendete conto di quanti soldi spendiamo pr libri inutili? oppure nn è strano il fatto che ogni anno si cambia libro o edizione?
Tutto qst per farci comprare sempre libri nuovi e spendere soldi che si potevano risparmiare..a favore delle case ed.
Questo è un punto importante su cui veramente era ora d metterci mano!

n° 187
Tagli? sabato, 8 novembre 2008

Re: basta kn sta storia del maestro unico!

> Apparte il fatto che si continua a dare questo
> termine "maestro unico".. ma non esiste.. in realtà
> è un maestro prevalente!
> si parla infatti di un maestro che ha circa 3 o 4
> ore al gg.
> le altre ore di lezione sono suddivise con altri
> maestri come per es. inglese!
> Basta kn sto maestro unico!
> E inoltre la gelmini ha parlato d una cosa
> veramente importante..
> Ma nn vi rendete conto di quanti soldi spendiamo pr
> libri inutili? oppure nn è strano il fatto che ogni
> anno si cambia libro o edizione?
> Tutto qst per farci comprare sempre libri nuovi e
> spendere soldi che si potevano risparmiare..a
> favore delle case ed.
> Questo è un punto importante su cui veramente era
> ora d metterci mano!
>

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