Il sistema scolatico italiano ha bisogno di una ristrutturazione: professori demotivati e studenti in crisi vivono una scuola allo sbando, vittima delle riforme dei governi che si avvicendano ma che non hanno mai risolto il suo problema più grave, ovvero l'incapacità della scuola di dare a tutti una formazione di qualità, in grado di dare una spinta alla mobilità sociale. Qualche settimana fa la stoccata finale è arrivata dal rapporto dell'Ocse "
Education at glance 2009" che valuta l'efficacia della politica formativa di un paese e che mette in evidenza le tante storture del nostro sistema. Ma è proprio nei momenti peggiori, quando si tocca il fondo e più giù non si può andare, che vengono le buone idee e con esse lo slancio per risalire.

A mettere qualche impalcatura a questo edificio traballante ci ha pensato Giovanni Floris, conduttore di Ballarò su Rai Due, autore di due libri sul sistema scolastico italiano e, ultimamente, di un articolo sul mensile
Wired sulla scuola che vorrebbe (e che vorremmo) vedere: l'
iSchool Manifesto, un lungo e ragionato intervento sui mali del nostro sistema formativo e le possibili soluzioni.
L'iSchool Manifesto parte dal presupposto che la scuola dovrebbe garantire a tutti l'accesso ad una formazione di qualità, per favorire la mobilità sociale e migliorare la vita degli studenti. Questo in teoria, ma in pratica
più una famiglia è ricca, migliore è il rendimento scolastico dei figli, e ancor di più influisce la zona in cui si vive: il voto medio di uno studente meridionale appartenente a una famiglia molto ricca, infatti, è pari al voto medio di uno studente proveniente da una famiglia disagiata del Settentrione.
I dati dell'Ocse mettono in evidenza che l'Italia è un paese in cui il destino del figlio è segnato dalla fortuna del padre (in media, un figlio di libero professionista su quattro rimane nella posizione del padre, mentre solo tre figli di operai su cento riescono a diventare imprenditori, dirigenti...), dati che confermano quello di Bankitalia secondo la quale
il 53% degli italiani resta bloccato nel ceto sociale dei genitori. Gli anni della flessibilità per eccellenza, insomma, stanno producendo una società rigida e dovrebbe arrivare proprio dalla scuola la leva per sbloccare l'ascensore sociale.
Se il nostro sistema formativo non sta svolgendo la sua funzione perchè non da' a tutti le stesse possibilità di affermarsi, sostiene Floris nel suo iSchool Manifesto, è necessario cambiarla copiando le esperienze che funzionano. Ad esempio dando alle scuole libertà di gestire fondi, orari e organici; istituendo un sistema di controllo e di monitoraggio (come avviene in Gran Bretagna), mettendo tutti nella condizione di poter usufruire dei migliori docenti -ad esempio dando incentivi ai bravi insegnanti che scelgono di trasferirsi in zone disagiate (come vorrebbe fare Obama negli U.S.A.), individuando criteri comuni di valutazione che facciano emergere ogni anno le migliori scuole e i migliori studenti.
Una scuola efficiente fa emergere il talento di ciascuno e promuove gruppi di studio misti, perchè ognuno è sapiente in qualcosa e può trasmetterlo agli altri. Ma apre anche le porte alla tecnologia perchè, scrive Floris,
questa rappresenta il più grande moltiplicatore di opportunità ed entrare in classe deve significare mettere un piede nel proprio futuro. E allora perchè non prendere esempio dal Portogallo che ha dotato ogni studente di un PC? Ovviamente, prima di parlare di e-book e lavagne elettroniche, è necessario
mettere in sicurezza quei 4.000 edifici scolastici che hanno tra i 100 ed i 200 anni.
L'iSchool Manifesto non è contrario alla concorrenza tra scuola pubblica e scuola privata purchè quest'ultima vada avanti con i propri mezzi, senza pretendere soldi dallo Stato. E ben vengano -con le dovute garanzie- anche le sponsorizzazioni dei privati all'interno delle scuole che consentano di costruire palestre, impianti scientifici, tecnologie...
Tante belle parole... ma dove trovare le risorse per metterle in pratica? Floris indica anche la strada da seguire che deve essere innanzitutto politica. Il Governo in carica deve considerare quella dell'istruzione una priorità. I finanziamenti per portare avanti questo programma si possono trovare destinando alla scuola una parte dei soldi recuperati dall'evasione fiscale, oppure decidendo di destinare al sistema dell’istruzione una percentuale delle spese inutili cancellate. L'abolizione delle province, ad esempio, farebbe risparmiare 2-300 milioni di €.
Una volta riformata la scuola bisognerebbe metter mano anche
al sistema universitario definito paradossale perchè nell'attuale meccanismo i poveri finiscono per pagare gli studi ai ricchi. L' 85% dei costi dell'università vengono infatti sostenuti dai soldi dei contribuenti ma gli studenti con genitori di bassa condizione sociale hanno appena il 3% di possibilità di farcela.
La soluzione potrebbe arrivare dall'aumento del numero di borse di studio e dall'annullamento del valore legale del titolo di studio. Non ha senso, infatti, che una laurea presa in un’università telematica grazie a una convenzione equivalga a quella presa in un ateneo più prestigioso. Il valore alla laurea devono darlo altri criteri -sostiene Floris- come il numero di studenti iscritti a quel corso o il contributo dei docenti alla comunità scientifica. Come dargli torto?
>>> iSCHOOL MANIFESTO DELLA SCUOLA
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