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Campagna "L'Europa Informa al voto"

Il Consiglio Italiano del Movimento Europeo promuove fino al mese di maggio la campagna nazionale di informazione per i giovani dell'ultimo anno delle scuole superiori sulle elezioni per il Parlamento Europeo

di Redazione Studenti 27 marzo 2009

europa informaIl Consiglio Italiano del Movimento Europeo (CIME) insieme ad alcune delle principali organizzazioni europeiste italiane ad esso associate (AEDE, CIFE, AICCRE, FICE), promuove fino a maggio 2009, un programma multimediale di informazione, sensibilizzazione e dibattito sull’Unione Europea mirato a favorire la partecipazione giovanile alle elezioni per il rinnovo del Parlamento europeo, riducendo il rischio di astensionismo e aumentando la consapevolezza di giovani elettori, nei riguardi del funzionamento e delle sfide politiche che contraddistinguono il processo di integrazione europeo.
L’iniziativa è sostenuta dalla Commissione europea – “Programma Gioventù in azione” e alcuni sponsor. Viene, inoltre, attuata con la collaborazione dell’Ufficio di informazione per l’Italia del Parlamento Europeo, Dipartimento per le Politiche Comunitarie della Presidenza del Consiglio dei Ministri e del Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca.  

Tra le attività previste dal progetto vi sono:
- l’organizzazione di eventi presso una selezione di Istituti Scolastici superiori, attraverso la promozione di una “carovana” informativa che nei mesi transiterà per le varie Regioni italiane con l’intento di una copertura, il più possibile omogenea del territorio, incontrando direttamente migliaia di studenti;
- l’organizzazione di momenti di confronto e dibattito sul futuro dell’Europa con rappresentanti delle organizzazioni giovanili;
- la realizzazione di un sito internet, un video, degli spot video-MMS, pannelli espositivi e CD-Rom da utilizzare o distribuire in occasione degli incontri e mettere a disposizione sul web;
- la promozione del concorso “Il futuro sceglie l’Europa!” (miglior slogan SMS e/o spot multimediale ) e del sondaggio “Dai un volto all’Europa” che mettono alla prova lo spirito critico e creativo dei giovani;
- lo svolgimento di una cerimonia di premiazione solenne a Roma il 9 maggio, alla quale si prevede la partecipazione di delegazioni delle scuole e organizzazioni giovanili coinvolte nel progetto.  

Destinatari prioritari della campagna sono gli studenti dell’ultima classe degli Istituti Scolastici Superiori, che in gran parte eserciteranno per la prima volta il loro diritto di voto nelle prossime elezioni europee e i rappresentanti di organizzazioni giovanili e universitarie. Tutte le azioni previste dal progetto, in linea con le norme statutarie del CIME, saranno portate avanti con la massima garanzia di imparzialità e obiettività. Ai vari appuntamenti parteciperanno personalità e rappresentanti delle istituzioni europee, nazionali, regionali e locali, esperti e testimoni provenienti dall’associazionismo europeista. Per maggiori informazioni, consultare il sito ufficiale dell'iniziativa: www.europainformaalvoto.it.

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Bis Luscus sabato, 28 marzo 2009

Doppiamente Losco

L’antifascismo? Barriera ancora valida per non subire l’egemonia
di Vittorio Bonanni
su Liberazione del 25/03/2009

A colloquio con Guido Liguori, storico del pensiero politico
«In primo luogo bisogna dire che aveva ragione chi prendeva sul serio il cambiamento che da Fiuggi in poi ha segnato la destra italiana.
Anche se va aggiunto che un esito così radicale e repentino ma senza lacerazioni desta evidenti sospetti. Se davvero Berlusconi si è “comprato” la destra italiana come cerca di comprarsi la nostra democrazia, stupisce davvero come la destra si sia fatta assorbire senza colpo ferire. Un nuovo grande esempio di trasformismo italiano.
E’ chiaro che tutto ciò è possibile a partire dall’adesione della
destra al liberismo, avvenuta nell’ultimo decennio. Ma è anche vero che ci sono degli elementi molto inquietanti nel “berlusconismo” che hanno reso possibile questo esito». Con queste parole Guido Liguori, docente presso il dipartimento filosofia e scienze umane dell’Università della Calabria di Storia del pensiero politico e vicepresidente del Igs (International Gramsci Society), commenta la nascita del Pdl e la scomparsa del partito nato dalle ceneri del fascismo. Ma proprio questa novità ha aperto una polemica sulla necessità di mantenere in vita l’antifascismo come asse fondante della nostra Repubblica, oppure voltare pagina. Proprio su questo punto abbiamo chiesto il parere dello studioso.

E’ lecito pensare ad un superamento dell’antifascismo dopo la scomparsa di An?

No, per varie ragioni. In primo luogo perché il fascismo è una
tendenza ricorrente nella politica moderna, che prende varie
sembianze. Non a caso si deve parlare di fascismi, più che di
fascismo. Alcuni dei tratti più inquietanti dei fascismi sono oggi
bene in campo nella società italiana: l’intolleranza per lo straniero;
il latente razzismo; il “ducismo” tradotto oggi in “leaderismo”
populistico, aspetto della politica che, in forme diverse, ha
purtroppo contagiato anche la sinistra; la costruzione forsennata del consenso che oggi è mass mediologica. E ancora: l’irrazionalismo vitalistico, il dividersi per bande, per tribù (allo stadio, nella “strada”), il volersi fare giustizia da sé, con mazze bastoni e manganelli, a torto o a ragione (in modo persino legale, oggi: le ronde non sono un possibile nucleo di nuovo squadrismo?). Persino l’attacco forsennato contro l’università e la scuola, il disprezzo per i “professori”, per gli intellettuali, per la cultura non immediatamente legata alla produzione. Contro tutto ciò, essere e dirsi antifascisti è una barriera ancora valida.

L’ Antifascismo ha un senso anche perché è un elemento portante della nostra Costituzione, continuamente sotto attacco. Che ne pensa?

Sono d’accordo. Un altro buon motivo per dirsi antifascisti è proprio la difesa della Costituzione democratica, che nel nesso tra vocazione antifascista e volontà di istituire una Repubblica basata sul lavoro ha la sua vera architrave. Leva uno di questi due elementi e crolla tutto. E se viene meno la Costituzione del ’48, il rischio di un enorme balzo indietro è più reale che mai.

Tranfaglia, nell’intervista che abbiamo pubblicato ieri, ha
sottolineato il paradosso di un Fini che sposa l’antifascismo e degli
ex Pci, vedi Partito democratico, che invece ne parlano con imbarazzo.
Che sta succedendo?

Fini - è stato giustamente rilevato - gioca la sua partita sul lungo
periodo: Berlusconi vorrebbe essere eterno, ma anche i suoi sanno che non ci sarà per sempre. Per quanto riguarda il Pd, a parte i tanti errori e anche alcune nefandezze che hanno commesso alcuni dei suoi leader, penso che debba essere incalzato e posto di fronte alle sue contraddizioni: non possono non dirsi più antifascisti, buona parte della loro base non lo accetterebbe.


I colonnelli di An invece sembrano più docili...

Ci sono grandi differenze tra di loro. Fini ha in mente la grande
destra francese e ha fatto passi significativi in direzione
“gollista”. Altri sembravano più “conservatori” ma hanno soggiaciuto completamente al richiamo del potere. Bisogna vedere come reagirà la base militante di An. Può darsi che dopo qualche tempo una parte rifluisca verso la Destra storaciana, più tradizionale e militante. Vi è però un altro pericolo, forse maggiore: che sia la cultura fascista o fascistoide a permeare in senso autoritario il partito di Berlusconi, mettendo all’angolo le componenti che si dicono liberali.
Qui bisogna essere molto capaci di “fare politica”, stare attenti a
tutti i segnali di scollamento del blocco berlusconiano, procedere col metodo della “analisi differenziata”, senza fare di tutte le erbe un fascio (se mi si perdona il gioco di parole). Vogliamo ricordare che Gramsci cercò anche di incontrare D’Annunzio per impedire la saldatura tra fiumani e fascisti?

La vulgata antinovecentesca che non ha risparmiato la sinistra si
sposa in pieno con la voglia di non sentire più parlare di
antifascismo. Che ne pensa?

Il rischio è reale. Quando in modo ricorrente non si fa altro a
sinistra, anche in sinistre diverse, che parlare di “nuovismo” o di
“innovazione”, il rischio è quello di perdere di vista la grande
lezione della storia e le nostre radici storiche. Non bisogna certo
essere dogmatici e libreschi, va sempre fatta «l’analisi concreta
della situazione concreta», come diceva qualcuno. Ma avere
l’ossessione nuovista vuol dire rinunciare alle proprie coordinate
interpretative della realtà e subire l’egemonia dell’avversario. Il
Novecento è ancora per molti aspetti con noi, anche se l’oggi è pieno di fatti nuovi o parzialmente nuovi che vanno capiti senza paraocchi.

n° 1
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