La Moratti definisce gli Stati Generali dell'istruzione "un'occasione nella quale il mondo dell'educazione, della cultura e del lavoro si incontreranno per contribuire all'elaborazione delle linee di attuazione della riforma. Saranno composti da rappresentanti delle famiglie, degli studenti, dei docenti, da esponenti della cultura, delle professioni e di tutta la società civile. Tutte queste voci mi forniranno i concreti riscontri per procedere ad un nuovo piano di attuazione della riforma degli ordinamenti e per approntare le eventuali modifiche di legge. (...)"
Bene, questo vuol dire che se tra il 19 e 20 qualcuno si alzasse e criticasse un punto della proposta di riforma, il ministro se non altro appunterebbe l'intervento su un foglio. E invece no.
Agli Stati Generali saranno presenti gli stessi rappresentanti di famiglie, studenti, docenti e altri ancora già convocati dal ministero per discutere della riforma e che dunque hanno già espresso la loro opinione al riguardo (alcuni bocciando la proposta).
Ma, allora, che senso ha riproporre alle stesse persone niente altro che qualcosa di già visto?
Ha senso, perché all'incontro sono stati invitati molti giornalisti e la pubblicità all'"evento" sarà massima, in perfetto stile di show-business.
E i comuni mortali? Per loro niente più che il freddo invernale. Mentre dentro gli Stati Generali "discuteranno" a porte chiuse, fuori il popolo busserà insistentemente alle porte per essere ascoltato. Proprio quello che temono i negozianti di Foligno.