Il villaggio globale nato dall'industrializzazione e dalla tv moderna

«L'industrializzazione ha distrutto il villaggio, e l'uomo, che viveva in comunità, è diventato folla solitaria nelle megalopoli. La televisione ha ricostruito il «villaggio globale», ma non c'è il dialogo corale al quale tutti partecipavano nel borgo attorno al castello o alla pieve. Ed è cosa molto diversa guardare i fatti del mondo passivamente, o partecipare ai fatti della comunità.»

di Marzia Mazzer 20 giugno 2007

> Le tracce ufficiali dal Ministero

Non c'è dubbio che oggi la globalizzazione stia ridisegnando i confini del mondo rendendoli sempre più evanescenti. Marshall Mc Luhan è stato il primo a profetizzare l'impatto che i media avrebbero avuto nell'accorciare le distanze geografiche.

Coniando nel 1964 l'espressione" villaggio globale" il massmediologo immagina una dimensione in cui il globale, che sembra essere il simbolo dell'etereogeneità per antonomasia, viene racchiuso in un unico guscio grazie al potere della tecnologia. Certamente questa compressione del reale ha avuto luogo negli anni ed è stata frutto di un lungo processo che ha origine nel lontano XVIII° secolo quando termini come capitalismo e modernizzazione cominciarono a far capolino in gran parte del mondo accompagnati da scoperte scientifiche e tecnologiche che colorarono le città di un grigio fabbrica aprendo al contempo nuove possibilità e orizzonti sempre più vasti.

I mezzi di trasporto, dal treno all'automobile fino ad arrivare ai moderni aerei, hanno reso più facili gli spostamenti e hanno permesso a moltissima gente di esplorare con sempre più disinvoltura ogni centimetro del globo. A livello virtuale lo stesso ruolo è stato svolto dai mass media. Al giorno d'oggi basta accendere la tv o collegarsi a internet per ritrovarsi in un batter d'occhio ovunque si desideri.

Dal 1954, anno in cui la televisione è comparsa per la prima volta nelle case degli italiani, il potere delle immagini ha fatto irruzione con prepotenza, rivoluzionando il potere cognitivo di tutti noi. E da quel momento lo schermo televisivo è diventato la finestra sul mondo per eccellenza, un mezzo multifunzione che ci informa e ci intrattiene legandoci con un filo sottile al resto del mondo.
La notizia in tempo reale ci rende in un certo senso partecipi degli eventi di livello globale. Le scene vive che ci arrivano dal tubo catodico ci fanno vivere gli attacchi terroristici, gli tsunami, i bombardamenti con un grado sempre più elevato di coinvolgimento emotivo. Basta spingere un interruttore per far si che quegli stessi eventi che ci toccano così da vicino, ai nostri occhi da un momento all'altro non esistano più.

In un certo senso possiamo affermare, quindi, che la televisione sia il collante tra i vari frammenti che compongono il mondo e finchè resta accesa assicuri, quindi, una certa coesione all'incontenibile.

Caricamento in corso: attendere qualche istante...

156
Commenti

Pagina 1 di 11:
1 2 3 4 5 6 > »
Darkrai giovedì, 26 febbraio 2009

???

....................bravi.

n° 55
gioia venerdì, 22 giugno 2007

io l'ho interpretato diversamente, credo

io ho parlato di tt i mezzi d comunicaz: stampa, ke permette di veicolare le info a una vasta gamma di ceti sociali, della radio, ke ha aumentato il num d fruitori, della dea tv che condiziona il comportamento e le opinioni delle persone e di internet, ke raccoglie tt il sapere nel formato 30 per 50.
poi ho proseguito sottolineando l'univocità di qsti mezzi di comunicazione e quindi la passività dell'uomo di fronte a questi poichè nn può ribattere.
poi ho detto ke è un paradosso il fatto ke l'uomo ha creato mezzi d comunicaz ke lo hanno avvicinato a ki gli sta lontano e allontanato da ki gli è accanto, ke conosciamo il ragazzo giapponese e nn sappiamo niente del nst vicino di casa.
ke tt ciò è colpa dell'industrializzazione e ke in nome del progresso abbiamo sacrificato troppi aspetti della nst vita.
invece di progredire stiamo regredendo e ke l'uomo si è kiuso in un recinto protetto da 1 palizzata molto alta e rigida e ke qst è sbagliato, ke dobbiamo tornare ad essere ciò ke eravamo e ricominciare a comunicare.

secondo voi va bene? poi vabbè, il tema è scritto molto meglio, ma i concetti sn questi.

ke qualcuno mi risponda PLEASE!!!

n° 54
Giovanni mercoledì, 19 ottobre 2011

R: io l'ho interpretato diversamente, credo

va bene tutto ma sarebbe utile come è stato giudicato il vostro lavoro...
ovvero: qual è il voto che la commissione ha dato? e soprattutto quali i commenti?

Stringilechiappe mercoledì, 19 ottobre 2011

R: R: io l'ho interpretato diversamente, credo

> va bene tutto ma sarebbe utile come è stato giudicato il vostro lavoro...
> ovvero: qual è il voto che la commissione ha dato? e soprattutto quali i commenti?

'AZZO RISPONDI A MESSAGGI DI 4 (Q-U-A-T-T-R-O) ANNI FA?!

Giovanni giovedì, 20 ottobre 2011

R: R: R: io l'ho interpretato diversamente, credo

....la storia è cominciata milioni di anni fa de una domanda post datata di 4 anni crea imbarazzo!?!

debby giovedì, 9 dicembre 2010

brava

sei stata brava xkè io l'ho usata x lo svolgimento del mio tema x casa grazie..

debby giovedì, 9 dicembre 2010

R: brava

> sei stata brava xkè io l'ho usata x lo svolgimento del mio tema x casa grazie..

Sonia ambrosio mercoledì, 27 giugno 2007

io ho parlato della globalizzazione

ho iniziato parlando degli aspetti negativi dell'industrializzazione, poi ho proseguito con la nascita della globalizzazione e di tutti i suoi aspetti positivi legati alla comunicazione tra i popoli. Ho poi sottolineato che il rapporto tra i vari stati è un rapporto troppo formale, finalizzato solo ed esclusivamente al benessere degli stessi, ed a partire da ciò ho tratto esempi di filosofi che esaltavano le società del passato per la coesione e l'interesse tra i vari individui a pertecipare attivamente alle sorti della propria comunità (Hanna Arendt in Vita Activa e Hegel del periodo di Berna). Ho concluso che i vari stati dovrebbero collaborare di più tra di loro per risolvere problemi molto più importanti e che sono stati causati proprio dalla nascita dello stesso villagio globale, cm x es il problema dei paesi sottosviluppati

Diotima domenica, 24 giugno 2007

Re: io l'ho interpretato diversamente, credo

> io ho parlato di tt i mezzi d comunicaz: stampa, ke
> permette di veicolare le info a una vasta gamma di
> ceti sociali, della radio, ke ha aumentato il num d
> fruitori, della dea tv che condiziona il
> comportamento e le opinioni delle persone e di
> internet, ke raccoglie tt il sapere nel formato 30
> per 50.
> poi ho proseguito sottolineando l'univocità di qsti
> mezzi di comunicazione e quindi la passività
> dell'uomo di fronte a questi poichè nn può ribattere.
> poi ho detto ke è un paradosso il fatto ke l'uomo
> ha creato mezzi d comunicaz ke lo hanno avvicinato
> a ki gli sta lontano e allontanato da ki gli è
> accanto, ke conosciamo il ragazzo giapponese e nn
> sappiamo niente del nst vicino di casa.
> ke tt ciò è colpa dell'industrializzazione e ke in
> nome del progresso abbiamo sacrificato troppi
> aspetti della nst vita.
> invece di progredire stiamo regredendo e ke l'uomo
> si è kiuso in un recinto protetto da 1 palizzata
> molto alta e rigida e ke qst è sbagliato, ke
> dobbiamo tornare ad essere ciò ke eravamo e
> ricominciare a comunicare.
>
> secondo voi va bene? poi vabbè, il tema è scritto
> molto meglio, ma i concetti sn questi.
>
> ke qualcuno mi risponda PLEASE!!!

anna mercoledì, 17 ottobre 2007

Re: io l'ho interpretato diversamente, credo

second me nn hai sbagliato,,,,hai parlat d un aspett dell globalizzazione,,sn d accord cn te,,,sisisiis,,cmq qst ann dev fa l esame...........speriam beneeeeeeeee

Marcello venerdì, 22 giugno 2007

Io l'avrei svolto così (più semplice)

Siamo cambiati e questo è un fatto. Come è giusto che sia ci siamo evoluti: siamo più ricchi, più longevi e molti di più. Ma come è cambiata la nostra identità? Oggi chi sono io? Per farla semplice potrei dire che mi chiamo Marcello XXX e che ho 36 anni. Sono figlio di mio padre e di mia madre, faccio il consulente e ho una splendida ragazza. Ma tutto questo lo so io; e voi? Come mi giudicate? Quali sono gli aspetti che vi parlano di me?
Se mi fossi trovato nella Italia dell’era pre-industriale sarei stato il mercante, figlio di mercante e nipote di mercante. Nel villagio il mio ruolo sarebbe stato visibile e non solo, concreto. Il mio status mi avrebbe concesso il privilegio di essere un buon partito di assicurarmi una piccola cripta nella chiesa del paese e di essere rispettato per il mio lavoro. Tutti mi avrebbero conosciuto come "Marcello il mercante", perché quella era la mia identità. E tutti lo sapevano.
Eravamo una comunità che si conosceva e che non aveva forti contatti con il mondo esterno.
Con l’arrivo dell’industrializzazione però questo legame fu stravolto. La mia identità non apparteneva più alla comunità.
La gente arrivava dalle campagne, si ammassava in grandi città, si mescolava. Chi poteva riconoscere il mercante quando da 1000 persone si passava a centinaia di migliaia? Chi mi avesse visto passare per la strada di certo si sarebbe domandato chi ero e poi: come facevo a permettermi quei vestiti e quelle scarpe; ma certamente non conosceva il mio nome. La mia identità era svanita e con lei smarrivo il mio nome. Non pensiate che stia cercando di cavarmela in modo spicciolo ma questo cambiamento è parte di un fenomeno che ancora oggi regola la nostra esistenza: il consumismo.
Ricordate quella persona che camminando per la strada non conosceva il mio nome? Ma che si domandava come potessi permettermi quel vestito? Riuscite a cogliere il meccanismo? Io non sono più io in quanto Marcello XXX ma di sicuro i miei vestiti raccontano il mio status e tessono la trama della mia nuova identità. E’ tanto semplice quanto inevitabile. Ben presto questo bisogno esplode e come una droga da assuefazione. Sarebbe quasi banale fare un esempio con la vita di oggi dove i nostri valori si perdono nella superficialità di un cellulare all’ultima moda o in una macchina sportiva comprata in 96 comode rate da poche centinaia di euro. Ma questa putroppo è la realtà. Non sono daccordo quindi. Seppure allora fosse stata una speranza, oggi non esiste nessuna nostalgia del passato nella televisione e non esiste nessun villaggio globale nel tubo catodico. Ogni identità svanisce negli schermi al plasma. E per favore non ditemi che “il Grande fratello” in qualche modo unisce persone di ogni luogo in un unico villagio globale o che un telegiornale racconta i fatti realmente accaduti. La TV comunica a senso unico, è una scatola nera di eventi dove manca l’interlocuzione, il dialogo, il confronto. La mia identità non è riconsociuta; io assorbo passivamente notizie o eventi che per atto di fede dò per veri.
Tamburrano ha ragione quindi, manca il dialogo. O almeno, mancava nel 1983. Oggi, nel 2007, c’è internet. Come avrebbe descritto la rete Tamburrano allora? “Un intreccio di identità virtuali che comunicano la loro nostalgia per un nome e un cognome”. Ma nella rete io non sono Marcello XXX, sono MarcXXX o qualsiasi nickname mi suggerisce la mia nostalgia. Mi posso perdere in migliaia di forum o chat a tema e diventare un critico, un consumatore o magari un semplice amico. Ma parlo, discuto, interagisco. Mi confronto con qualcuno che conosce la mia voce e per il quale io “sono”. Ho finalmente recuperato una identità che non è la mia. Mi sento appagato e desidero far parte di questo villaggio virtuale. C’è solo una domanda che rimane senza risposta: per quanto ancora la rete sfuggirà al controllo? Per quanto ancora resisterà la forza collante della libera identità?
E’ cosa buona e giusta controllare l’eccesso di nostalgia che spinge dei ragazzi a filmare col cellulare gli abusi verso un povero handicappato e metterlo su youtube. Mai sia! Ma il bisogno che ha fatto grande la rete passa anche attraverso questi eccessi. Dobbiamo riconoscere questa forza e lasciarla libera. Perché io decido chi sono e lo comunico al villaggio e il villaggio sa chi sono perché ho un nickname.

n° 53
alexbettini mercoledì, 15 dicembre 2010

R: Io l'avrei svolto così (più semplice)

> Siamo cambiati e questo è un fatto. Come è giusto che sia ci siamo evoluti: siamo più ricchi, più longevi e molti di più. Ma come è cambiata la nostra identità? Oggi chi sono io? Per farla semplice potrei dire che mi chiamo Marcello XXX e che ho 36 anni. Sono figlio di mio padre e di mia madre, faccio il consulente e ho una splendida ragazza. Ma tutto questo lo so io; e voi? Come mi giudicate? Quali sono gli aspetti che vi parlano di me?
> Se mi fossi trovato nella Italia dell’era pre-industriale sarei stato il mercante, figlio di mercante e nipote di mercante. Nel villagio il mio ruolo sarebbe stato visibile e non solo, concreto. Il mio status mi avrebbe concesso il privilegio di essere un buon partito di assicurarmi una piccola cripta nella chiesa del paese e di essere rispettato per il mio lavoro. Tutti mi avrebbero conosciuto come "Marcello il mercante", perché quella era la mia identità. E tutti lo sapevano.
> Eravamo una comunità che si conosceva e che non aveva forti contatti con il mondo esterno.
> Con l’arrivo dell’industrializzazione però questo legame fu stravolto. La mia identità non apparteneva più alla comunità.
> La gente arrivava dalle campagne, si ammassava in grandi città, si mescolava. Chi poteva riconoscere il mercante quando da 1000 persone si passava a centinaia di migliaia? Chi mi avesse visto passare per la strada di certo si sarebbe domandato chi ero e poi: come facevo a permettermi quei vestiti e quelle scarpe; ma certamente non conosceva il mio nome. La mia identità era svanita e con lei smarrivo il mio nome. Non pensiate che stia cercando di cavarmela in modo spicciolo ma questo cambiamento è parte di un fenomeno che ancora oggi regola la nostra esistenza: il consumismo.
> Ricordate quella persona che camminando per la strada non conosceva il mio nome? Ma che si domandava come potessi permettermi quel vestito? Riuscite a cogliere il meccanismo? Io non sono più io in quanto Marcello XXX ma di sicuro i miei vestiti raccontano il mio status e tessono la trama della mia nuova identità. E’ tanto semplice quanto inevitabile. Ben presto questo bisogno esplode e come una droga da assuefazione. Sarebbe quasi banale fare un esempio con la vita di oggi dove i nostri valori si perdono nella superficialità di un cellulare all’ultima moda o in una macchina sportiva comprata in 96 comode rate da poche centinaia di euro. Ma questa putroppo è la realtà. Non sono daccordo quindi. Seppure allora fosse stata una speranza, oggi non esiste nessuna nostalgia del passato nella televisione e non esiste nessun villaggio globale nel tubo catodico. Ogni identità svanisce negli schermi al plasma. E per favore non ditemi che “il Grande fratello” in qualche modo unisce persone di ogni luogo in un unico villagio globale o che un telegiornale racconta i fatti realmente accaduti. La TV comunica a senso unico, è una scatola nera di eventi dove manca l’interlocuzione, il dialogo, il confronto. La mia identità non è riconsociuta; io assorbo passivamente notizie o eventi che per atto di fede dò per veri.
> Tamburrano ha ragione quindi, manca il dialogo. O almeno, mancava nel 1983. Oggi, nel 2007, c’è internet. Come avrebbe descritto la rete Tamburrano allora? “Un intreccio di identità virtuali che comunicano la loro nostalgia per un nome e un cognome”. Ma nella rete io non sono Marcello XXX, sono MarcXXX o qualsiasi nickname mi suggerisce la mia nostalgia. Mi posso perdere in migliaia di forum o chat a tema e diventare un critico, un consumatore o magari un semplice amico. Ma parlo, discuto, interagisco. Mi confronto con qualcuno che conosce la mia voce e per il quale io “sono”. Ho finalmente recuperato una identità che non è la mia. Mi sento appagato e desidero far parte di questo villaggio virtuale. C’è solo una domanda che rimane senza risposta: per quanto ancora la rete sfuggirà al controllo? Per quanto ancora resisterà la forza collante della libera identità?
> E’ cosa buona e giusta controllare l’eccesso di nostalgia che spinge dei ragazzi a filmare col cellulare gli abusi verso un povero handicappato e metterlo su youtube. Mai sia! Ma il bisogno che ha fatto grande la rete passa anche attraverso questi eccessi. Dobbiamo riconoscere questa forza e lasciarla libera. Perché io decido chi sono e lo comunico al villaggio e il villaggio sa chi sono perché ho un nickname.
sono molto d'accordo con te sulla tua idea

Marcello mercoledì, 15 dicembre 2010

R: R: Io l'avrei svolto così (più semplice)

> > Siamo cambiati e questo è un fatto. Come è giusto che sia ci siamo evoluti: siamo più ricchi, più longevi e molti di più. Ma come è cambiata la nostra identità? Oggi chi sono io? Per farla semplice potrei dire che mi chiamo Marcello XXX e che ho 36 anni. Sono figlio di mio padre e di mia madre, faccio il consulente e ho una splendida ragazza. Ma tutto questo lo so io; e voi? Come mi giudicate? Quali sono gli aspetti che vi parlano di me?
>
> > Se mi fossi trovato nella Italia dell’era pre-industriale sarei stato il mercante, figlio di mercante e nipote di mercante. Nel villagio il mio ruolo sarebbe stato visibile e non solo, concreto. Il mio status mi avrebbe concesso il privilegio di essere un buon partito di assicurarmi una piccola cripta nella chiesa del paese e di essere rispettato per il mio lavoro. Tutti mi avrebbero conosciuto come "Marcello il mercante", perché quella era la mia identità. E tutti lo sapevano.
>
> > Eravamo una comunità che si conosceva e che non aveva forti contatti con il mondo esterno.
>
> > Con l’arrivo dell’industrializzazione però questo legame fu stravolto. La mia identità non apparteneva più alla comunità.
>
> > La gente arrivava dalle campagne, si ammassava in grandi città, si mescolava. Chi poteva riconoscere il mercante quando da 1000 persone si passava a centinaia di migliaia? Chi mi avesse visto passare per la strada di certo si sarebbe domandato chi ero e poi: come facevo a permettermi quei vestiti e quelle scarpe; ma certamente non conosceva il mio nome. La mia identità era svanita e con lei smarrivo il mio nome. Non pensiate che stia cercando di cavarmela in modo spicciolo ma questo cambiamento è parte di un fenomeno che ancora oggi regola la nostra esistenza: il consumismo.
>
> > Ricordate quella persona che camminando per la strada non conosceva il mio nome? Ma che si domandava come potessi permettermi quel vestito? Riuscite a cogliere il meccanismo? Io non sono più io in quanto Marcello XXX ma di sicuro i miei vestiti raccontano il mio status e tessono la trama della mia nuova identità. E’ tanto semplice quanto inevitabile. Ben presto questo bisogno esplode e come una droga da assuefazione. Sarebbe quasi banale fare un esempio con la vita di oggi dove i nostri valori si perdono nella superficialità di un cellulare all’ultima moda o in una macchina sportiva comprata in 96 comode rate da poche centinaia di euro. Ma questa putroppo è la realtà. Non sono daccordo quindi. Seppure allora fosse stata una speranza, oggi non esiste nessuna nostalgia del passato nella televisione e non esiste nessun villaggio globale nel tubo catodico. Ogni identità svanisce negli schermi al plasma. E per favore non ditemi che “il Grande fratello” in qualche modo unisce persone di ogni luogo in un unico villagio globale o che un telegiornale racconta i fatti realmente accaduti. La TV comunica a senso unico, è una scatola nera di eventi dove manca l’interlocuzione, il dialogo, il confronto. La mia identità non è riconsociuta; io assorbo passivamente notizie o eventi che per atto di fede dò per veri.
>
> > Tamburrano ha ragione quindi, manca il dialogo. O almeno, mancava nel 1983. Oggi, nel 2007, c’è internet. Come avrebbe descritto la rete Tamburrano allora? “Un intreccio di identità virtuali che comunicano la loro nostalgia per un nome e un cognome”. Ma nella rete io non sono Marcello XXX, sono MarcXXX o qualsiasi nickname mi suggerisce la mia nostalgia. Mi posso perdere in migliaia di forum o chat a tema e diventare un critico, un consumatore o magari un semplice amico. Ma parlo, discuto, interagisco. Mi confronto con qualcuno che conosce la mia voce e per il quale io “sono”. Ho finalmente recuperato una identità che non è la mia. Mi sento appagato e desidero far parte di questo villaggio virtuale. C’è solo una domanda che rimane senza risposta: per quanto ancora la rete sfuggirà al controllo? Per quanto ancora resisterà la forza collante della libera identità?
>
> > E’ cosa buona e giusta controllare l’eccesso di nostalgia che spinge dei ragazzi a filmare col cellulare gli abusi verso un povero handicappato e metterlo su youtube. Mai sia! Ma il bisogno che ha fatto grande la rete passa anche attraverso questi eccessi. Dobbiamo riconoscere questa forza e lasciarla libera. Perché io decido chi sono e lo comunico al villaggio e il villaggio sa chi sono perché ho un nickname.
>
> sono molto d'accordo con te sulla tua idea
...'AZZO RISPONDI AD UN MESSAGGIO DI PIU' DI 3 ANNI FA?!

alexbettini mercoledì, 15 dicembre 2010

R: R: R: Io l'avrei svolto così (più semplice)

be io lo letto prima e per quello

milo venerdì, 22 giugno 2007

Tema di un professore

SVOLGIMENTO
mettere a confronto il passato con il presente, ed eventualmente con il futuro, indipendentemente dall'ambito nel quale si ragiona, dovrebbe evidenziareil progresso in tutte le sue positività.
viene infatti naturale pensare a ciò che è stato precedente come base per il miglioramento di ciò che è presente.
gli uomini in tutte le societa, dalle culture rurali alle comunita democratichehanno questa percezione dello sviluppo,che rappresenta poi in una visione oggettiva e totalitaria, la nostra storia.
è in funzione del progresso che la societa stabilisce infatti la propria giustizia, le proprie leggi, il senso di ciò che è giusto o ingiusto,vero o falso, reale o ideale.
nell'analisi della nostra società, e mi riferisco alla democrazia occidentale e a tutti i derivati della globalizzazionee dell'industrializzazione,una domanda mi viene da pormi e cioè, "il progresso ha veramente migliorato,tanto nella qutidianità quanto nell'eventualità, il corso della nostra esistenza?!?!"
Analizzando questo aspetto del progresso e cioè l'industrializzazione,viene in risalto quanto essa abbia contribuito alla scomparsa di quello che era il villaggio,la comunità (che rappresenta uno stile di vita basato sull'interazione attiva degli uomini con l'intento di stabilire fini comuni all'interno della classe sociale e del periodo storico di appartenenza), e alla nascita delle megalopoli,dei grandi centri urbani (che rappresentano uno stile di vita basato sull'interazione passiva e unidirezionale con il mondo, e con dei fini individualistici, senza piu distinzione di classe).
per spiegare queste ultime righe con un esempio possiamo pensare ad un ragazzo di una comunità precedente all'industrializzazione che poteva sognare soltanto la possibilita di un passaggio di classe sociale, ma ne era consapevole.
Mentre invece un ragazzo che vive in una città moderna e riceve, in maniera passiva, i messaggi della globalizzazione, attraverso mezzi di diffusione dell'informazione come la televisione o internet, percepisce la possibilità di raggiungere posizioni sociali autorevoli individuali senza tenere conto del fatto che la massa alla quale appartiene è l'insieme delle classi sociali dalle quali non si puo emergere senno distaccandosene.
questo concetto di modernizzazione è alla base del confronto tra comunità e metropoli e può suscitare nostalgia per quanto riguarda gli aspetti sociali della convivenza.
se nel passato i bisogni della comunità venivano discussi insieme attivamente per cercare di raggiungere gli scopi, nelle metropoli del presente essi vengono assorbiti in un più generale senso sociale che prende il nome di benessere. Piu crescono i bisogni e più alto è il livello di benessere che bisogna raggiungere per estinguerli.
con questa premessa la conclusione viene delineata in un quadro generale che vede come protagonista l'espandersi dell'industrializzazione, prepotente e regolata solo da un esigente politica di mercato, priva dunque di etica,per dare sfogo alle moderne filosofie del benessere.

n° 52
anna mercoledì, 17 ottobre 2007

Re: Tema di un professore

caro prof sono d'accordo con le sue idee...ma io credo ke la globalizzazione sia frutto dell'immaginazione dell'uomo,.,,in realtà l'uomo non vive in nessun ambiente globalizzato perchè egli a causa dei suo cattivi moralismi,,,del suo ossessionato amor per il potere e per il denaro fa si che attui un processo di non globalizzazione poichè ognuno pensa ai suoi propri affari facendo penetrare i paesi del terzo mondo sempre più nel baratro,,,,,,,,,imponendosi con le loro immense multinazionali,,,sfruttandoli grazie alla loro manodopera...........

chiaronzola mercoledì, 27 giugno 2007

Re: Tema di un professore

> SVOLGIMENTO
> mettere a confronto il passato con il presente, ed
> eventualmente con il futuro, indipendentemente
> dall'ambito nel quale si ragiona, dovrebbe
> evidenziareil progresso in tutte le sue positività.
> viene infatti naturale pensare a ciò che è stato
> precedente come base per il miglioramento di ciò
> che è presente.
> gli uomini in tutte le societa, dalle culture
> rurali alle comunita democratichehanno questa
> percezione dello sviluppo,che rappresenta poi in
> una visione oggettiva e totalitaria, la nostra
> storia.
> è in funzione del progresso che la societa
> stabilisce infatti la propria giustizia, le proprie
> leggi, il senso di ciò che è giusto o ingiusto,vero
> o falso, reale o ideale.
> nell'analisi della nostra società, e mi riferisco
> alla democrazia occidentale e a tutti i derivati
> della globalizzazionee dell'industrializzazione,una
> domanda mi viene da pormi e cioè, "il progresso ha
> veramente migliorato,tanto nella qutidianità quanto
> nell'eventualità, il corso della nostra
> esistenza?!?!"
> Analizzando questo aspetto del progresso e cioè
> l'industrializzazione,viene in risalto quanto essa
> abbia contribuito alla scomparsa di quello che era
> il villaggio,la comunità (che rappresenta uno stile
> di vita basato sull'interazione attiva degli uomini
> con l'intento di stabilire fini comuni all'interno
> della classe sociale e del periodo storico di
> appartenenza), e alla nascita delle megalopoli,dei
> grandi centri urbani (che rappresentano uno stile
> di vita basato sull'interazione passiva e
> unidirezionale con il mondo, e con dei fini
> individualistici, senza piu distinzione di classe).
> per spiegare queste ultime righe con un esempio
> possiamo pensare ad un ragazzo di una comunità
> precedente all'industrializzazione che poteva
> sognare soltanto la possibilita di un passaggio di
> classe sociale, ma ne era consapevole.
> Mentre invece un ragazzo che vive in una città
> moderna e riceve, in maniera passiva, i messaggi
> della globalizzazione, attraverso mezzi di
> diffusione dell'informazione come la televisione o
> internet, percepisce la possibilità di raggiungere
> posizioni sociali autorevoli individuali senza
> tenere conto del fatto che la massa alla quale
> appartiene è l'insieme delle classi sociali dalle
> quali non si puo emergere senno distaccandosene.
> questo concetto di modernizzazione è alla base del
> confronto tra comunità e metropoli e può suscitare
> nostalgia per quanto riguarda gli aspetti sociali
> della convivenza.
> se nel passato i bisogni della comunità venivano
> discussi insieme attivamente per cercare di
> raggiungere gli scopi, nelle metropoli del presente
> essi vengono assorbiti in un più generale senso
> sociale che prende il nome di benessere. Piu
> crescono i bisogni e più alto è il livello di
> benessere che bisogna raggiungere per estinguerli.
> con questa premessa la conclusione viene delineata
> in un quadro generale che vede come protagonista
> l'espandersi dell'industrializzazione, prepotente e
> regolata solo da un esigente politica di mercato,
> priva dunque di etica,per dare sfogo alle moderne
> filosofie del benessere.

Praticamente ciò che ho scritto io in altre parole..io la traccia l'ho interpretata esattamente come questo professore e lo svolgimento è molto simile..spero di aver fatto bene

coc sabato, 23 giugno 2007

Re: Tema di un professore

> SVOLGIMENTO
> mettere a confronto il passato con il presente, ed
> eventualmente con il futuro, indipendentemente
> dall'ambito nel quale si ragiona, dovrebbe
> evidenziareil progresso in tutte le sue positività.
> viene infatti naturale pensare a ciò che è stato
> precedente come base per il miglioramento di ciò
> che è presente.

sono daccordo io l'ho svolto in questo modo
> gli uomini in tutte le societa, dalle culture
> rurali alle comunita democratichehanno questa
> percezione dello sviluppo,che rappresenta poi in
> una visione oggettiva e totalitaria, la nostra
> storia.
> è in funzione del progresso che la societa
> stabilisce infatti la propria giustizia, le proprie
> leggi, il senso di ciò che è giusto o ingiusto,vero
> o falso, reale o ideale.
> nell'analisi della nostra società, e mi riferisco
> alla democrazia occidentale e a tutti i derivati
> della globalizzazionee dell'industrializzazione,una
> domanda mi viene da pormi e cioè, "il progresso ha
> veramente migliorato,tanto nella qutidianità quanto
> nell'eventualità, il corso della nostra
> esistenza?!?!"
> Analizzando questo aspetto del progresso e cioè
> l'industrializzazione,viene in risalto quanto essa
> abbia contribuito alla scomparsa di quello che era
> il villaggio,la comunità (che rappresenta uno stile
> di vita basato sull'interazione attiva degli uomini
> con l'intento di stabilire fini comuni all'interno
> della classe sociale e del periodo storico di
> appartenenza), e alla nascita delle megalopoli,dei
> grandi centri urbani (che rappresentano uno stile
> di vita basato sull'interazione passiva e
> unidirezionale con il mondo, e con dei fini
> individualistici, senza piu distinzione di classe).
> per spiegare queste ultime righe con un esempio
> possiamo pensare ad un ragazzo di una comunità
> precedente all'industrializzazione che poteva
> sognare soltanto la possibilita di un passaggio di
> classe sociale, ma ne era consapevole.
> Mentre invece un ragazzo che vive in una città
> moderna e riceve, in maniera passiva, i messaggi
> della globalizzazione, attraverso mezzi di
> diffusione dell'informazione come la televisione o
> internet, percepisce la possibilità di raggiungere
> posizioni sociali autorevoli individuali senza
> tenere conto del fatto che la massa alla quale
> appartiene è l'insieme delle classi sociali dalle
> quali non si puo emergere senno distaccandosene.
> questo concetto di modernizzazione è alla base del
> confronto tra comunità e metropoli e può suscitare
> nostalgia per quanto riguarda gli aspetti sociali
> della convivenza.
> se nel passato i bisogni della comunità venivano
> discussi insieme attivamente per cercare di
> raggiungere gli scopi, nelle metropoli del presente
> essi vengono assorbiti in un più generale senso
> sociale che prende il nome di benessere. Piu
> crescono i bisogni e più alto è il livello di
> benessere che bisogna raggiungere per estinguerli.
> con questa premessa la conclusione viene delineata
> in un quadro generale che vede come protagonista
> l'espandersi dell'industrializzazione, prepotente e
> regolata solo da un esigente politica di mercato,
> priva dunque di etica,per dare sfogo alle moderne
> filosofie del benessere.

alex giovedì, 27 novembre 2008

Re: Tema di un professore

>> SVOLGIMENTO
>> mettere a confronto il passato con il presente, ed
>> eventualmente con il futuro, indipendentemente
>> dall'ambito nel quale si ragiona, dovrebbe
>> evidenziareil progresso in tutte le sue
>positività.
>> viene infatti naturale pensare a ciò che è stato
>> precedente come base per il miglioramento di ciò
>> che è presente.
>
>sono daccordo io l'ho svolto in questo modo
>> gli uomini in tutte le societa, dalle culture
>> rurali alle comunita democratichehanno questa
>> percezione dello sviluppo,che rappresenta poi in
>> una visione oggettiva e totalitaria, la nostra
>> storia.
>> è in funzione del progresso che la societa
>> stabilisce infatti la propria giustizia, le
>proprie
>> leggi, il senso di ciò che è giusto o
>ingiusto,vero
>> o falso, reale o ideale.
>> nell'analisi della nostra società, e mi riferisco
>> alla democrazia occidentale e a tutti i derivati
>> della globalizzazionee
>dell'industrializzazione,una
>> domanda mi viene da pormi e cioè, "il progresso ha
>> veramente migliorato,tanto nella qutidianità
>quanto
>> nell'eventualità, il corso della nostra
>> esistenza?!?!"
>> Analizzando questo aspetto del progresso e cioè
>> l'industrializzazione,viene in risalto quanto essa
>> abbia contribuito alla scomparsa di quello che era
>> il villaggio,la comunità (che rappresenta uno
>stile
>> di vita basato sull'interazione attiva degli
>uomini
>> con l'intento di stabilire fini comuni all'interno
>> della classe sociale e del periodo storico di
>> appartenenza), e alla nascita delle megalopoli,dei
>> grandi centri urbani (che rappresentano uno stile
>> di vita basato sull'interazione passiva e
>> unidirezionale con il mondo, e con dei fini
>> individualistici, senza piu distinzione di
>classe).
>> per spiegare queste ultime righe con un esempio
>> possiamo pensare ad un ragazzo di una comunità
>> precedente all'industrializzazione che poteva
>> sognare soltanto la possibilita di un passaggio di
>> classe sociale, ma ne era consapevole.
>> Mentre invece un ragazzo che vive in una città
>> moderna e riceve, in maniera passiva, i messaggi
>> della globalizzazione, attraverso mezzi di
>> diffusione dell'informazione come la televisione o
>> internet, percepisce la possibilità di raggiungere
>> posizioni sociali autorevoli individuali senza
>> tenere conto del fatto che la massa alla quale
>> appartiene è l'insieme delle classi sociali dalle
>> quali non si puo emergere senno distaccandosene.
>> questo concetto di modernizzazione è alla base del
>> confronto tra comunità e metropoli e può suscitare
>> nostalgia per quanto riguarda gli aspetti sociali
>> della convivenza.
>> se nel passato i bisogni della comunità venivano
>> discussi insieme attivamente per cercare di
>> raggiungere gli scopi, nelle metropoli del
>presente
>> essi vengono assorbiti in un più generale senso
>> sociale che prende il nome di benessere. Piu
>> crescono i bisogni e più alto è il livello di
>> benessere che bisogna raggiungere per estinguerli.
>> con questa premessa la conclusione viene delineata
>> in un quadro generale che vede come protagonista
>> l'espandersi dell'industrializzazione, prepotente
>e
>> regolata solo da un esigente politica di mercato,
>> priva dunque di etica,per dare sfogo alle moderne
>> filosofie del benessere.
>
>sono totalmente in disaccordo!!!

emi giovedì, 21 giugno 2007

maaaaa speriamo bene

mi sa che ho sbagliato iooooooo.ho parlato dell uomo di un tempo che viveva nei villaggi e tutti collabboravano con armonia e felicità poi cn l industrializzazzione questi villagg sn stat distutti costruendoci sopra industrie che inquinavano l ambiente.dp ho fatto il confronto col periodo dell industrilizz con quello del villaggio

n° 51
Chiudi
Aggiungi un commento a Il villaggio globale nato dall'industrializzazione e dalla tv moderna...
  • * Nome:
  • Indirizzo E-Mail:
  • Notifica automatica:
  • Sito personale:
  • * Titolo:
  • * Avatar:
  • * Commento:
  • * Trascrivi questo codice:
* campi obbligatori
Pagina 1 di 11:
1 2 3 4 5 6 > »

Ti è piaciuto questo articolo? Vuoi rimanere sempre aggiornato?

Seguici su Facebook Seguici su Twitter Iscriviti alla newsletter
Pagina generata il 2014.10.20 alle 15:03:50 sul server IP 10.9.10.110