Studenti, cambiano le strategie di sopravvivenza di chi non rinuncia a studiare

Di Marta Ferrucci.

A fronte della crisi cambiano le strategie di sopravvivenza degli studenti che resistono e non rinunciano a studiare. Ecco i risultati dell'indagine Eurostudent

STUDENTI FUORI SEDE - Gli studenti fuori sede sono meno del 30%; in grande maggioranza, gli studenti italiani vivono con la famiglia di origine: sono i dati che emergono dalla settima indagine Eurostudent, condotta nell’ambito del progetto Eurostudent V 2012-2015 - Social and economic conditions of student life in Europe”. L’indagine, promossa e co-finanziata in Italia dal MIUR e realizzata dalla Fondazione Rui - con la collaborazione dell’Università per stranieri di Perugia - ha lo scopo di monitorare la condizione studentesca nelle università italiane con cadenza triennale e questa settima edizione prende in esame gli iscritti nell’anno accademico 2011-2012.

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STUDENTI FUORI SEDE STATISTICHE - Con il progetto Eurostudent, Fondazione RUI - la cui mission è quella di promuovere iniziative incentrate sulla formazione integrale delle giovani generazioni - porta avanti dagli anni ‘90 studi e ricerche sull’università mirati a favorire la qualità della vita durante il percorso di studi degli alunni che alloggiano nelle proprie Residenze Universitarie. Grazie ai dati che emergono da tali monitoraggi, la Fondazione sviluppa e mette a punto modalità che facilitano economicamente l’ingresso alle residenze a quanti desiderano compiere un percorso di studio e soprattutto di crescita personale e professionale, ad esempio con agevolazioni sulle rette e borse di studio assegnate in base all’ISEE.

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Le criticità legate allo studio che evidenziano i dati della settima indagine derivano, infatti, in larga parte dall’aumento dei costi degli studi e dal calo delle capacità economiche delle famiglie, in parte aggravato, per effetto della crisi, da una diminuzione di circa il 30% (in tre anni) degli studenti lavoratori che contribuiscono al proprio mantenimento all’università.

Ad appesantire la situazione vi è l’insufficiente offerta di residenze studentesche a condizioni agevolate, al punto che un solo studente su 10 riesce a fruire di un alloggio universitario. A commentare il sottodimensionamento dell’offerta pubblica di alloggi per studenti è il rettore dell'Università Roma Tre Mario Panizza, che afferma “in Italia non s’investe nella cultura e nella ricerca ed è perciò importante aumentare le risorse disponibili per il Diritto allo studio universitario per incrementare le possibilità degli studenti di fruire di aiuti economici, in particolare per i fuorisede che la crisi ha indotto a rimanere in famiglia costringendoli a fare i pendolari”.

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STUDENTI FUORI SEDE IN CALO PER EFFETTO DELLA CRISI - In effetti sempre secondo l’indagine, è in crescita la tendenza a compiere gli studi senza lasciare la famiglia di origine, ma due studenti su tre non vivono nella stessa città della sede universitaria per cui sono costretti a viaggiare ogni giorno. I pen­dolari costituiscono attualmente il 50,1% degli studenti frequentanti le lezioni, molti dei quali provengono da famiglie in condizioni socio-economiche non privilegiate.

Gli studenti che non rinunciano a studiare, quindi, mettono in atto delle vere “strategie di sopravvivenza”, facendo scelte di studio compatibili con la loro condizione e con le risorse di cui dispongono, accrescendo il localismo, almeno in parte, forzato.