Dall'insurrezioni del 1821 alla I° Guerra Mondiale

Di Redazione Studenti.

Con l'insurrezione del 1821 comincia la storia della Grecia moderna. Breve iter storico della Grecia, le insurrezioni del 1821, le guerre balcaniche e la Grande guerra


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L'INSURREZIONE DEL 1821 E LE GUERRE BALCANICHE

Il Battaglione Sacro, al comando di A. Ipsilanti, diede il segnale della rivolta a Iassi, in Moldavia, sull'onda dei moti europei. Subito la rivolta dilagò in Grecia: già nel settembre cadde Tripoli e nel 1822 si riunì a Epidauro la I Assemblea Nazionale, che emanò la prima Costituzione. Dopo gli iniziali successi cominciarono però le discordie fra i dirigenti politici (per lo più fanarioti) e i capi militari: la riscossa dell'Impero turco, a cui era venuto in aiuto il viceré d'Egitto Ibr a h i m, favorì la riconciliazione, ma contemporaneamente attirò l'ingerenza della Gran Bretagna, che nel 1824 aveva prestato 8 milioni di sterline agli insorti. Il 1825-26 vide una serie di sconfitte dei Greci (caduta di Missolungi, assedio di Atene); ma dopo la caduta di Atene (1827) la rivoluzione divampò con rinnovato vigore e la battaglia di Navarino decise le sorti della lotta. Fu nominato capo del governo G. A. Capodistria, e col Protocollo di Londra (1828) la Francia fu incaricata di sgombrare il Peloponneso dai Turchi, mentre la capitale fu fissata a Nauplia.
L'indipendenza della Grecia fu sancita dalla Pace di Adrianopoli (1829) fra la Russia e la Turchia: il confine del nuovo Stato venne fissato dal Golfo Ambracico al Golfo Pagasitico (Volo). Con la Conferenza di Londra del 1832 alla Grecia fu imposta la monarchia, insieme con la "tutela" dell'indipendenza. L'autoritarismo di Capodistria e le ingerenze straniere portarono alla secessione di Idra, alla rivolta di Mani e infine all'assassinio dello stesso governatore, fatti ai quali seguì una guerra civile. Nel gennaio 1833 sbarcò infine a Nauplia il re designato, Ottone di Baviera, con la sua corte e un contingente di truppe. Straniero nel Paese che doveva governare, il giovane re inaugurò una politica autoritaria, che eludeva le reali necessità del popolo, circondandosi di fanarioti e reprimendo gli ex combattenti: anche la scelta della lingua "pura" (katharéyusa) come lingua ufficiale del nuovo Stato fu un sintomo dell'indirizzo antipopolare della sua politica. Risultato di ciò fu, nel 1843, la ribellione della guarnigione di Atene, che costrinse il re a firmare la Costituzione. Con lo scoppio della guerra di Crimea (1854) la politicairresponsabile del re diede i primi frutti: la Tessaglia insorse, Inglesi e Francesi occuparono Il Pireo per impedire l'intervento della Grecia e il Paese dovette assistere impotente a una sanguinosa repressione. Con una rivolta (1862) Ottone venne deposto e sostituito da un governo provvisorio che convocò un'Assemblea Nazionale. Nel 1863 venne nuovamente introdotta la monarchia, con Giorgio di Gluecksburg, principe danese gradito alla regina Vittoria: si consolidava così lo stato d'interferenza della Gran Bretagna negli affari interni greci, destinato a durare fin dopo la II guerra mondiale. Negli anni seguenti la Grecia continuò a essere tormentata dai problemi delle zone irredente (1866: rivolta di Creta; 1875: mobilitazione per la Tessaglia in seguito alla guerra russo-turca) e dalla piaga del brigantaggio.
Col Congresso di Berlino (1878) la Grecia ottenne la Tessaglia e l'Epiro che occupò solo in parte (1881) per l'opposizione della Turchia (mentre la Gran Bretagna ebbe Cipro), ma dovette poi subire l'umiliazione del blocco e del disarmo, imposti dalle grandi potenze per impedire una guerra contro la Turchia (1885). In conseguenza di tali ingerenze straniere e del fallimento di un prestito statale, nel 1893 il governo greco dichiarò bancarotta: alla caduta di Ch. Trikupis, rappresentante la borghesia liberale, nel 1895 andò al potere Th. Dilighiannis (espressione degli "irredentisti"), che mandò una flotta a Creta insorta con i Turchi (1897). Seguì una guerra a cui la Grecia non era in grado di far fronte e che finì disastrosamente, con ritocchi ai confini, risarcimento alla Turchia e obbligo per la Grecia di accettare il controllo economico delle potenze. La situazione interna ne risentì gravemente e si ebbe anche un attentato (fallito) contro il re. Per Creta le potenze decisero di inviare come governatore il principe greco Giorgio. Tornato al potere il partito di Trikupis, il governo fu di nuovo abbattuto (1901) in seguito ai moti provocati dalla traduzione del Vangelo in lingua popolare. Il primo decennio del sec. XX fu un periodo di instabilità governativa, caratterizzato da fermenti nazionalistici e irredentistici (infiltrazione in Macedonia di corpi di volontari). A Creta, intanto, Eleftherios Venizèlos capeggiava una rivoluzione (1905) che portava al ritiro del principe Giorgio e alla nomina di A. Zaìmis a governatore.
Le alterne vicende politiche greche videro moti popolari e pronunciamenti militari (rivolta di Gudì, 1909), finché fu chiamato a formare il governo (1910) E. Venizèlos, che fondò il Partito liberale e impostò una serie di riforme, a cominciare dalla Costituzione (1911); realizzò inoltre la riorganizzazione delle strutture statali e della Difesa, introdusse l'istruzione elementare obbligatoria e stabilì l'inamovibilità dei funzionari. In politica estera profondi mutamenti nei rapporti con gli Stati balcanici portarono a una nuova guerra contro la Turchia (I guerra balcanica, 1912), conclusasi vittoriosamente con l'annessione di Creta e delle isole dell'Egeo (tranne il Dodecaneso, occupato dall'Italia nel 1912), dell'Epiro e della Macedonia nord-occidentale fino a Salonicco. Turchia, Grecia e Serbia sconfissero poi anche l'ex alleata Bulgaria (II guerra balcanica): con il Trattato di Bucarest (1913) la Grecia ottenne anche la Macedonia orientale.


LA I GUERRA MONDIALE
L'anno seguente scoppiò la I guerra mondiale. A Giorgio I era intanto succeduto (1913) il figlio Costantino: filogermanico (era cognato del Kaiser), questi si scontrò con Venizèlos che propugnava l'entrata in guerra della Grecia contro gli Imperi Centrali. Il governo Venizèlos si dimise, ma, quando Turchi e Bulgari invasero la Macedonia orientale (1916), a Salonicco scoppiò unarivolta militare, sostenuta dalle forze dell'Intesa: si costituì un governo provvisorio (la cui presidenza fu assunta dallo stesso Venizèlos), che dichiarò guerra agli Imperi Centrali. Il 18 novembre 1916 ingenti forze dell'Intesa occuparono Il Pireo e, dopo alterne vicende, re Costantino e l'erede al trono Giorgio lasciarono la Grecia (19 maggio 1917), mentre saliva al trono il secondogenito Alessandro.
Poco dopo Venizèlos, lasciata Salonicco, diventava primo ministro del nuovo governo che, nonostante l'impegno bellico, promuoveva immediatamente una riforma scolastica, nel quadro dell'opera intrapresa dai liberali nel 1911. Dopo la sconfitta degli Imperi Centrali, la Grecia sbarcò un contingente a Smirne: con il Trattato di Sèvres (1920) ottenne la Tracia orientale (fino a 30 km da I stanbul) e il protettorato di Smirne. Dopo la firma del trattato (che la Turchia non ratificò) Venizèlos fu però fatto segno di un attentato e nelle elezioni del novembre fu battuto. Intanto, morto Alessandro, un referendum popolare aveva decretato il ritorno di Costantino che non fu però accettato dagli ex alleati; la Francia ruppe ogni legame con la Grecia, favorendo la Turchia nella campagna di Asia Minore, che si concluse con un rovescio dell'esercito greco (1922).
Alla sconfitta seguì una rivolta militare, che fra l'altro ottenne l'abdicazione di Costantino in favore del figlio Giorgio. La Pace di Losanna (1923), che prevedeva l'evacuazione della Tracia a W dell'Ebro da parte dell'esercito turco e lo scambio delle popolazioni, provocò in Grecia un vero sconvolgimento economico.
Il Paese (ca. 6 milioni di ab.) si trovò infatti a dover sistemare 1 milione e mezzo di profughi. Seguì un altro periodo travagliato, caratterizzato da una controrivoluzione militare (ottobre 1923) capeggiata da I. Metaxàs (che fallì e portò all'abdicazione di Giorgio II, accusato di averla favorita), dalla proclamazione della Repubblica (25 marzo 1924) e dal ritorno di Venizèlos, richiamato da imponenti manifestazioni di piazza. Il 25 giugno 1925, però, il generale Pàngalos instaurò con un colpo di Stato una dittatura militare, che fu a sua volta rovesciata da un colpo di Stato del generale Kondilis (22 agosto 1926). Questi indisse nuove elezioni e cedette il potere a un governo di coalizione.
Le elezioni del 1928 diedero la maggioranza assoluta al Partito liberale, di nuovo capeggiato da Venizèlos, che governò fino al 1932, in un periodo reso difficile dal crollo di Wall Street e dalla crisi economica che seguì in tutto il mondo occidentale. Le elezioni del 1933 riportarono al potere i monarchici che si diedero a epurare gli elementi venizelisti. Seguì un periodo di instabilità, caratterizzato fra l'altro da un secondo attentato a Venizèlos, a opera di elementi legati al governo. Nel 1935 un tentativo di colpo di Stato organizzato dal generale repubblicano N. Plastiras fu sventato da Kondilis che riportò Giorgio II in Grecia. Dopo le elezioni del 1936 che diedero un risultato incerto (143 seggi ai monarchici, 142 ai repubblicani, 15 ai comunisti), la morte quasi contemporanea di Kondilis, Venizèlos e Tsaldaris offrì il destro al re di affidare il governo a Metaxàs, che il 4 agosto 1936, col pretesto di uno sciopero generale, proclamò la dittatura. La Costituzione fu abolita, il Parlamento venne sciolto, i partiti proibiti, i sindacati ridotti all'impotenza: confini e prigioni si riempirono di oppositori del regime, mentre la stampa veniva imbavagliata e si intraprendeva l'organizzazione della gioventù sul modello nazifascista.