Dalla II Guerra Mondiale alla crisi economica

Di Redazione Studenti.

La II Guerra Mondiale, la resistenza, la guerra civile, l'nstabilità politica e la crisi economica segnarono notevolmente la storia della Grecia


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LA II GUERRA MONDIALE
Le contraddizioni del regime esplosero allo scoppio della II guerra mondiale: la Grecia tentò dapprima di mantenersi neutrale, in equilibrio fra i sentimenti filonazistidi Metaxàs e i legami del re con la Gran Bretagna. Gli indugi di una situazione grottesca, caratterizzata dalle provocazioni dell'Italia e dalle ingerenze della Germania, vennero rotti il 28 ottobre 1940 dal pesante ultimatum dell'Italia che imponeva l'occupazione di alcune basi. Scoppiò così la guerra sul fronte albanese, sostenuta da un tale slancio popolare e da una tale spontanea mobilitazione che, nonostante l'inadeguatezza degli armamenti, le difficoltà degli approvvigionamenti e il disfattismo dello Stato Maggiore, l'esercito greco non solo contenne l'avanzata italiana, ma la rintuzzò e spostò il fronte ben oltre la frontiera, fino a Corizza.
Gli aiuti ottenuti dalla Gran Bretagna dal re, che alla morte di Metaxàs aveva praticamente assunto il governo, furono insufficienti.
I rovesci dell'esercito italiano, d'altro canto, avevano spinto Hitler a intervenire e il 9 aprile 1941 le truppe tedesche, nonostante la strenua resistenza dei difensori, entrarono a Salonicco. Oltre che dalla schiacciante superiorità numerica e tecnica, l'avanzata tedesca fu favorita dal clima che regnava fra i quadri superiori dell'esercito: il 17 aprile due generali al fronte intimarono al governo di chiedere la resa, nominando il generale Tsolàkoglu capo di Stato Maggiore in luogo di A. Papàgos.
La resa venne firmata e il re con la corte abbandonò la Grecia trasferendosi prima a Creta e poi in Africa. Il 28 aprile le truppe tedesche entrarono in Atene: la Grecia fu divisa in tre zone d'occupazione (tedesca, italiana e bulgara) e il 20 maggio incominciò anche l'attacco a Creta, difesa da poche forze inglesi e greche sostenute dalla popolazione. Con la caduta della Grecia e di Creta cominciò anche la resistenza spontanea: molti prigionieri politici evasero ed entrarono nella clandestinità (gli altri furono consegnati ai nazisti). Gli occupanti favorirono la costituzione di un governo fantoccio, presieduto da Tsolàkoglu, incaricato di "mantenere l'ordine pubblico".


LA RESISTENZA E LA GUERRA CIVILE
Il Paese precipitò in una gravissima carestia e subito si formarono le prime organizzazioni di resistenza (E.A.M. – che organizzò un proprio esercito, l'E.L.A.S. –, E.D.E.S., E.K.K.A.). Si fa convenzionalmente cominciare la resistenza armata dal 25 novembre 1942, quando guastatori inglesi, protetti da partigiani greci, sabotarono il viadotto di Gorgopòtamos. La resistenza in Grecia, dalla fine del 1942, si estese a macchia d'olio: intere zone del Paese vennero liberate. Il governo fantoccio organizzò i Battaglioni di Sicurezza, tristemente noti per la loro spietata caccia ai patrioti (coadiuvati in ciò dalle bande "X" di G. Grivas). Nel 1943 (anno di vittorie della resistenza e di terribili rappresaglie) il prestigio dell'E.A.M. divenne tale che alla fine di luglio si costituì il Quartier Generale dei Partigiani (3 seggi all'E.L.A.S., 1 all'E.D.E.S., 1 all'E.K.K.A., 1 alla Missione Militare Britannica).
Dopo il ritiro degli Italiani dalla guerra (8 settembre 1943), si crearono le condizioni per un vero governo provvisorio, il Governo della Montagna (o P.E.E.A.), costituitosi il 10 marzo 1944 e presieduto dal socialista A. Svolos. Si intensificarono le trattative col governo in esilio, presieduto da G. Papandréu, e, nonostante i contrasti sulla questione istituzionale (problema della monarchia), si concordò la formazione di un governo di unità nazionale, con la partecipazione dell'E.A.M. Gli accordi anglo-sovietici del maggio 1944 sulle "zone d'influenza" davano intanto mano libera alla Gran Bretagna in Grecia. Il 18 ottobre il governo di unità nazionale presieduto da Papandréu sbarcava ad Atene e le tensioni e i contrasti si acuirono: già nel novembre i rappresentanti dell'E.A.M.si dimisero, per protesta contro la politica ispirata dagli Inglesi il cui primo obiettivo sembrava essere il disarmo dell'E.L.A.S.
Gli scontri tra polizia e dimostranti si moltiplicarono finché, dopo un mese di scontri tra E.L.A.S e truppe realiste e britanniche ad Atene, si giunse all'Accordo di Vàrkiza (febbraio 1945) che prevedeva tra l'altro la creazione di condizioni minime per convocare le elezioni, l'organizzazione di un referendum che decidesse le sorti della monarchia e il disarmo totale dell'E.L.A.S.
Tensioni e scontri cominciarono quasi subito, le elezioni del 31 marzo si svolsero senza la partecipazione dell'E.A.M. che ne aveva chiesto il rinvio (Gran Bretagna e U.S.A. si erano opposte): la vittoria della concentrazione monarchica fu perciò facile e scontata; l'anticipazione del referendum e la sua trasformazione in un plebiscito pro e contro la persona del re riportarono in G. Giorgio II. Moltissimi ex partigiani si diedero alla macchia e si giunse così alla guerra civile.
Punto "caldo" in un clima "di guerra fredda", la Grecia, in base alla dottrina di Truman, passò dall'influenza inglese a quella americana. La guerra civile, che costò al Paese più di mezzo milione di morti, si concluse alla fine del 1949.


INSTABILITÀ POLITICA E CRISI ECONOMICA
La Grecia usciva dal periodo bellico distrutta e dissanguata e più che mai soggetta al controllo esterno. L'instabilità politica continuò fino al 1954, con governi alterni di S. Venizèlos, N. Plastiras (sotto il quale fu emanata, nel 1952, la nuova Costituzione, e la Grecia aderì alla N.A.T.O.) e A. Papàgos. Alla morte di quest'ultimo, re Paolo (succeduto al fratello nel 1947) nominò primo ministro K. Karamanlís, gradito agli U.S.A. Questi fondò l'Unione Nazionale Radiale (E.R.E.), un nuovo partito con il quale rimase al governo (con metodi non sempre limpidi) per tre legislature. In quegli anni (1954-63) la Grecia fu travagliata dal problema di Cipro, in rivolta contro gli Inglesi, e dal problema economico: l'associazione al M.E.C. (1962) non portò tutti i vantaggi sperati. La situazione interna vide la riorganizzazione delle sinistre nell'E.D.A. (in cui erano confluiti i membri del Partito comunista ufficialmente fuori legge) e di una coalizione di centro che riuniva gli appartenenti al Partito liberale guidati da S. Venizèlos e G. Papandréu.
L'assassinio del deputato della sinistra Grecia Lambrákis (1963), per cui si dimostrò la responsabilità di settori dell'esercito e della polizia, e la ferma reazione popolare costarono a Karamanlìs il governo e l'esilio a Parigi. Nuove elezioni diedero la maggioranza all'Unione di Centro, gradita anche agli U.S.A., il maggior alleato della Grecia, che dopo un iniziale favore nei confronti dell'E.R.E., temeva ora che l'eccessivo autoritarismo di Karamanlís esasperasse l'alternativa tra destra e sinistra. G. Papandréu formò un primo governo cui seguì il successo travolgente alle elezioni del 1964 (53% dei voti). Ma d'improvviso il 15 luglio 1965 re Costantino (succeduto al padre nel marzo 1964) tolse la fiducia al governo Papandréu, aprendo così la crisi più pericolosa di tutta la storia greca. Durante il periodo di instabilità governativa che ne seguì, i gruppi oltranzisti intensificarono una trama di provocazioni per alimentare la strategia della tensione, approfittando del fermento popolare. Alla vigilia delle elezioni (che promettevano una maggioranza schiacciante all'Unione di Centro), una giunta di colonnelli impose alla Grecia una dittatura militare (21 aprile 1967). Dopo un iniziale atteggiamento attendista, il giovane re tentò (dicembre 1967) un "controcolpo" che, fallito, portò alla fuga della famiglia reale (che si stabilì a Roma) e a una massiccia epurazione delle Forze Armate.
Al generale E. Zoitakís succedeva nella reggenza (1972) il primo ministro, ministro degli Esteri, della Difesa, della Presidenza, nonché capo della giunta, G. Papadópulos, che riceveva dagli U.S.A. aiuti economici e militari. Nel 1973, a un tentativo di colpo di Stato monarchico della marina Papadópulos rispose con la proclamazione della repubblica (1º giugno) di cui egli stesso divenne presidente. Intanto si andava deteriorando la situazione economica del Paese e cresceva il malcontento in tutti gli strati sociali. Quando, scoppiata la guerra del Kippur, Papadópulos vietò agli Americani l'uso delle basi aeree greche per aiutare Israele, anche l'appoggio degli U.S.A. venne meno e un putsch militare spodestò il colonnello-presidente (25 novembre). Salì al potere il generale F. Ghizikis, cui si affiancò il capo della polizia D. Ioannidis. Ma neppure il "regime dei generali" si dimostrò in grado di risolvere la situazione del Paese.