Storia della Muraglia cinese: perché e in quanto tempo è stata costruita

Storia della Muraglia cinese: perché e in quanto tempo è stata costruita A cura di Sonia Cappellini.

Storia e caratteristiche della Grande Muraglia cinese: origine, fasi della costruzione, tempi e lunghezza di questa costruzione visibile anche dallo Spazio

1Cos'è la Grande Muraglia cinese

Il Nord è triste.
Di là dalla Muraglia
soffia il vento di sabbia
che arrotola e rapisce
il verde colore della vita
e lo splendore del sole.
Ai Ch’ing, Liriche Nord

Questi versi semplici e diretti, composti dal un grande poeta cinese nel 1938, delineano in poche immagini i sentimenti che a distanza di molti secoli ancora emanano dalla Muraglia cinese. Non una mera struttura difensiva, non un avamposto militare o una linea di confine nel senso più generico del termine, ma un passaggio simbolico tra la civiltà e la barbarie, tra ciò che cresce e ciò che si disperde, tra la vita e il nulla.  

La Grande Muraglia è considerata oggi la più grande impresa di ingegneria civile della storia umana, costruita nell’arco di circa tremila anni, su una linea lunga più di settemila chilometri che unisce da est a ovest le montagne della Corea con il deserto di Gobi, tracciando il confine settentrionale della Cina.
Un’opera colossale che ha assunto nel tempo funzioni e significati diversi, che ha comportato l’impiego delle più disparate tecniche e dei più disparati materiali, che ha impiegato il lavoro di milioni di persone ma che solo nell’arco di molti secoli ha assunto il carattere mitico e unitario che ancora oggi gli attribuiamo.    

2I Regni Combattenti e la dinastia Ch’in

Intorno al 700 a. C., quando cioè in occidente fioriscono la cultura greca e la civiltà delle poleis, l’immenso territorio cinese è suddiviso in molti regni, in lotta tra loro per la supremazia. Gli scontri si protraggono per cinquecento anni finché nel 221 a. C. il regno Ch’in non ottiene sugli altri la vittoria definitiva e Ch’in Shi Huang si proclama primo imperatore della Cina unificata.
Superati i conflitti interni il nuovo grande impero deve affrontare una grave minaccia esterna. I popoli nomadi del nord, gli Hsiung Nu, eccezionali guerrieri a cavallo, saccheggiano e depredano i villaggi della regione nord occidentale, infliggendo gravi danni alla produzione agricola su cui si basa l’intera economia cinese.  

Inizia quindi un feroce scontro, un sanguinoso conflitto tra una cultura nomade e una stanziale, tra uomini di cavalli e uomini di terra, fra tribù prive di una specifica identità politica e territoriale e uno stato organizzato, amministrato centralmente, che va gradualmente affermando il suo prestigio e la sua unità nazionale.
Ch’in Shin Huang elabora quindi un piano difensivo basato sulla costituzione e l’addestramento di un potente esercito e la costruzione di un grande sistema difensivo il wang li ch’ang ch’eng ovvero la muraglia lunga diecimila li.
Il muro ha il preciso scopo di rallentare e arrestare la corsa degli abilissimi cavalieri Hsiunh Nu, consentendo agli uomini di guardia di organizzare una difesa efficace. Nello stesso momento si mettono appunto nuove e più potenti tecnologie belliche. Attraverso la fusione del ferro si forgiano armi più resistenti, come le imbattibili spade a doppia lama e le temibilissime balestre, in grado di lanciare frecce a 230 metri di distanza. 

Mutianyu, sezione della Grande Muraglia
Mutianyu, sezione della Grande Muraglia — Fonte: getty-images

La pianificazione dell’intero sistema di difesa viene affidata al generale Meng T’ien, il più capace tra i collaboratori dell’imperatore, che dopo aver guidato la vittoriosa spedizione contro i nomadi del nord che si erano spinti fino all’ansa del Fiume Giallo, si dedica alla realizzazione della imponente linea difensiva.
Meng T’ien non parte dal nulla, per realizzare l’impresa utilizza parti di fortificazioni già esistenti e risalenti all’epoca dei Regni Combattenti, le ristruttura, le collega tra loro e ne prolunga il percorso. Si tratta comunque di un'impresa eccezionale: una struttura alta sei metri, lunga cinquemila chilometri, dal monte Jeishin, nell’attuale Corea del Nord, a Lintao, l’antica capitale nella Cina occidentale, conclusa in soli dieci anni

Una testimonianza significativa è presente nel capitolo 88 delle Shi Chi di Ssu Ma Ch’ien:
Dopo che Ch’in, nel 221, unificò tutto quel che esiste sotto il cielo, Meng T’ien venne incaricato di guidare un esercito di 300.000 uomini contro i barbari settentrionali. Li sconfisse e ne occupò i territori a sud del Fiume Giallo. Egli fece costruire la grande muraglia modellandone il tracciato alle asperità del terreno. Iniziò presso Lin t’ao e raggiunse il Liaotung, per una distanza complessiva di più di diecimila li. Superato il Fiume Giallo, essa volgeva verso nord, fino al Monte Yang”. 

Simatai, sezione della Grande Muraglia
Simatai, sezione della Grande Muraglia — Fonte: getty-images

Per la maggior parte del suo tracciato la muraglia Ch’in è costruita con la tecnica della terra battuta.
Per un tratto di 96 chilometri, la muraglia si addentra in territorio mongolo, sulle montagne rocciose dello Jin Shan dove la disponibilità di materiale lapideo ha reso possibile l’applicazione di una diversa tecnica edilizia. Qui infatti il muro è realizzato attraverso grandi pietre incastrate tra loro con tecnica a secco e disposte in modo da mostrare all’esterno la parte più liscia per non offrire ai nemici possibili appigli. In questo tratto sono anche presenti torri di avvistamento alte due metri in più rispetto al muro e poste a intervalli di circa un chilometro l’una dall’altra.
L’immensa opera, che oltre a difendere l’impero doveva consacrare il potere e il prestigio dei Ch’in ne determina invece la crisi. L’enorme costo, l’insostenibile pressione fiscale e il sacrificio in vite umane scatenano una rivolta contadina che di fatto mette fine alla dinastia. Per circa dieci anni ogni lavoro di manutenzione viene sospeso, il grande wang li ch’ang ch’eng non viene più presidiato e velocemente cade in rovina.     

3La dinastia Han

La dinastia Han regge le sorti della Cina dal 206 a. C. al 220 d. C., determinando un lungo periodo di stabilità e prosperità.
In questa fase la muraglia Ch’in viene restaurata e con il sesto imperatore Han, Wu Di, salito al trono nel 140 a. C. prolungata di altri 480 km verso il deserto. Wu Di sconfigge definitivamente i barbari Hsiung Nu e si dedica con rinnovato interesse all’impresa costruttiva che assume sempre più un carattere commerciale, tracciando il percorso della via della seta.
Il nuovo tratto di fortificazione viene eretto con una particolare tecnica che utilizza la sabbia, i rami essiccati del salice rosso e l’argilla. I tre materiali, sovrapposti a strati e pressati formano una struttura compatta e resistente. La muraglia Han è alta mediamente 8,5 metri con imponenti bastioni di avvistamento nei punti strategici più importanti. A protezione del muro oltre agli arcieri vi sono ora anche truppe a cavallo.
A questa fase appartiene la famosa Porta di Giada, una grande struttura attraversata dalla muraglia che consentiva il passaggio da un lato all’altro della stessa e all’interno della quale si potevano effettuare in sicurezza scambi commerciali, una fortezza inespugnabile costituita da due diversi torrioni inscritti l’uno nell’altro, per consentire un accuratissimo controllo del flusso di persone e studiata per bloccare il passaggio di eventuali nemici. 

La Porta di Giada costruita durante la dinastia Han
La Porta di Giada costruita durante la dinastia Han — Fonte: ansa

In questo periodo di grande fioritura economica e culturale si mette a punto anche un accurato sistema di comunicazione tra gli avamposti della fortificazione. Attraverso la Grande Muraglia viaggiano messaggi di ogni tipo, commerciale, politico e militare. Una colonna di fumo scuro indicava ad esempio l’avvistamento di truppe nemiche di numero inferiore a cinquecento uomini, due colonne indicavano un numero di nemici stimato entro le tremila unità, tre colonne entro le diecimila. 

 

Si rafforza in questa seconda fase l’idea del limite identitario, tra ciò che è cinese e ciò che non lo è, un limite voluto dal cielo e dalla natura e rafforzato dall’opera dell’uomo: “Il Cielo ha creato i monti e i fiumi. I Ch’in hanno eretto la prima muraglia, gli Han hanno proseguito questo lavoro costruendo muraglie e fortificazioni. Tutto ciò con l’ideale di separare ciò che era interno alla Cina da ciò che le era estraneo e per distinguere ciò che è avulso dalla tradizione”.

Dopo quattro secoli di unità si riaffaccia però lo spettro della guerra civile che porta alla caduta della seconda dinastia e all’inizio di un nuovo lungo periodo di conflitti interni. Per molti secoli nessuna delle fazioni che si alternano al potere ha più le risorse per mantenere ed estendere ulteriormente la Grande Muraglia.

4L’impero Ming

Gengis Khan
Gengis Khan — Fonte: istock

Dopo un lungo periodo di dominio mongolo una nuova fase di sviluppo economico e culturale si ha con la dinastia Ming, che è al potere dal 1368 al 1644.
L’arte e l’artigianato hanno un nuovo slancio, riprende la lavorazione del ferro e raggiunge l’apice quella della porcellana. Si introduce, un secolo prima che in occidente, la stampa a caratteri mobili. Si riprende l’opera di bonifica dei terreni e si incrementa la produzione agricola. Si diffonde la dottrina di Confucio.
Hung Wu (l’immensamente marziale) il primo imperatore Ming fonda un nuovo esercito composto da un milione di uomini e per la prima volta dota la Cina anche di una potente flotta navale.
Ogni sforzo è diretto alla difesa contro la minaccia mongola appena ricacciata verso nord e prende vita il progetto di un nuovo grande wang li ch’ang ch’eng.
Appartiene all’impero Ming gran parte della grande muraglia ancora esistente.  

Hung Wu e i suoi successori, sulla scorta di quanto avevano già fatto gli Han tredici secoli prima, ristrutturano porzioni delle antiche fortificazioni e ne edificano di nuove, portando la muraglia ad una lunghezza complessiva superiore ai settemila chilometri, da Shanhaiguan a Jiayuguan.
La muraglia Ming è un’opera architettonica più complessa e tecnologicamente avanzata rispetto alle precedenti. La tecnica costruttiva è omogenea lungo l’intero percorso e si basa sull’utilizzo del mattone.
Giganteschi forni vengono costruiti nei pressi dei cantieri e con una tecnica di cottura e raffreddamento lenti, a ossigeno ridotto, vengono prodotti mattoni dalla resistenza eccezionale, paragonabile a quella del cemento moderno.
Le strutture murarie vengono innalzate con file sovrapposte di mattoni, tenuti insieme da una malta altrettanto resistente in cui, al tradizionale impasto di sabbia e calce si aggiunge la farina di riso.
Una cura particolare si pone nella messa in opera dei mattoni, disposti sempre parallelamente a una ideale linea orizzontale. Su terreni pendenti il posizionamento segue un andamento scalare in modo da garantire la massima stabilità. Con questa tecnica la Grande Muraglia riesce letteralmente a scalare terreni impervi, con pendenze anche superiori al settanta per cento, ad arrampicarsi su ripidi costoni, su creste strettissime, a raggiungere in alcuni punti quote superiori ai duemila metri sul livello del mare, come nello spettacolare tratto del Simatai.  

La fortezza Jiayuguan
La fortezza Jiayuguan — Fonte: getty-images

Il muro percorribile è difeso da un parapetto con merlature che consentono l’utilizzo delle tradizionali balestre ma anche delle nuovissime armi da fuoco come cannoni e bombe a mano. Ad intervalli di circa duecento metri si trovano le torri, delle vere e proprie fortezze che ospitavano l’alloggiamento dei soldati e accessibili solo mediante scale retrattili.
All’estremità occidentale della muraglia Ming si trova la fortezza di Jiayuguan, punto strategico sulla via della seta e passaggio obbligato per qualsiasi commercio da e per la Cina. È una costruzione di straordinaria eleganza, diretta emanazione del potere centrale di Beijing, sulla cui porta una iscrizione la celebra come una delle meraviglie dell’impero. Una vera e propria città, difesa da due cinte murarie e torri a ogni angolo, era destinata a ospitare mercanti provenienti da tutto il mondo e rappresentare la porta dell’intera Cina.

Anche i potentissimi Ming, a distanza di tre secoli devono però fare i conti con gli enormi costi per la manutenzione e il presidio di un’opera smisurata.
Una nuova crisi attraversa l’impero nel XVII secolo, la dinastia non riesce a mantenere il controllo sulle opposizioni interne e tramonta definitivamente nel 1644 e con essa anche la Grande Muraglia.
Nuovi nemici giungono ancora dal nord, i Manciù, oltrepassano il muro, ormai sguarnito, e si impossessano dell’impero. 

5La Grande Muraglia oggi

Con la perdita della sua funzione militare la Muraglia diventa per i cinesi il simbolo della tirannide, del cattivo sovrano che si impone attraverso un’opera grande e costosa anziché con il buon governo, per almeno un secolo la letteratura cinese prolifera di racconti sulle sofferenze dei forzati e sul dramma dei tanti morti nella realizzazione dell’impresa.

Tutto cambia nell’800, con le descrizioni dei primi increduli viaggiatori occidentali, che riportano intatto lo stupore di fronte alla scoperta di questa costruzione: “È uno scenario di incommensurabile bellezza. Pensare che questa muraglia costruita in picchi inaccessibili e simile alla Via Lattea, è opera dell’uomo la fa sembrare un sogno. Questo serpente di pietra con la merlatura abbondante di cannoni e le feritoie dei fucili rimarrà per sempre nella mia memoria”. La muraglia torna quindi ad essere un simbolo di identità culturale che si ricostituisce nel rapporto con il mondo occidentale.

Simbolo di resistenza e difesa contro un nemico esterno ritorna ad essere nell’immaginario durante il periodo dell’occupazione giapponese mentre con la rivoluzione comunista, che mette in atto una politica di cancellazione della tradizione storica e culturale cinese, molte parti vengono distrutte.
Dal 1987 la grande muraglia è nell’elenco Unesco dei siti Patrimonio dell’Umanità e all’inizio del nuovo millennio, in un sondaggio popolare lanciato in rete è stata eletta tra le sette meraviglie del mondo moderno.