Storia di una capinera di Giovanni Verga: trama e analisi

Storia di una capinera di Giovanni Verga: trama e analisi A cura di Daniel Raffini.

"Storia di una capinera" di Verga con trama, analisi degli eventi principali e commento sui personaggi, la lingua e lo stile

1Introduzione a Storia di una Capinera

Storia di una capinera è un romanzo giovanile di Giovanni Verga. A differenza degli altri romanzi dello scrittore risalenti allo stesso periodo, che presentano come protagonista un giovane artista e le sue avventure sentimentali, qui Verga sceglie di raccontare la storia e i tormenti interiori di una ragazza costretta a farsi monaca. Nel 1993 il regista Franco Zeffirelli ne fece un film.   

2Genesi, storia editoriale e titolo

Verga scrive Storia di una capinera nel 1869 a Firenze e il romanzo è stato pubblicato per la prima volta a puntate nel 1870 sul «Corriere delle dame» e poi sulla rivista di moda «La Ricamatrice». Il pubblico a cui la rivista si rivolge è prettamente femminile. L’anno successivo, il 1971, l’opera viene pubblicata anche in volume.
Il romanzo Storia di una capinera ottenne un grande successo di pubblico grazie al suo carattere romantico e passionale, vicino al gusto del tempo, registrando delle vendite da record.   

Fotografia di una capinera, l'uccellino che ha dato lo spunto a Verga per il romanzo.
Fotografia di una capinera, l'uccellino che ha dato lo spunto a Verga per il romanzo. — Fonte: istock

La scelta del titolo è legata a un aneddoto raccontato dallo stesso Verga nella prefazione del libro. Lo scrittore dice di essersi ispirato a una capinera, un piccolo uccello, che una volta vide chiusa nella sua gabbia, triste e malinconica, che guardava con invidia gli altri uccelletti liberi di volare. Non avendo la forza di volontà di cercare di liberarsi, la capinera si lasciò infine morire di fame e di sete. Lo scrittore associò a questa storia quella della protagonista del suo romanzo.   

3Storia di una capinera: trama

Maria, la protagonista di Storia di una capinera, è costretta a farsi suora a causa della povertà della sua famiglia, che non può permettersi di pagare la dote per farla sposare né di mantenerla. Maria viene così messa in un convento di clausura, dove è destinata a passare il resto della sua vita. Un’epidemia di colera le permette però di vivere per un periodo con la famiglia a Monte Ilice. Qui passa dei momenti felici, scopre le gioie del mondo ed è oppressa dal pensiero di tornare nel convento. In quei giorni conosce Nino, verso il quale scopre di provare un sentimento del tutto nuovo per lei, l’amore. Questo getta Maria in una profonda crisi esistenziale, dal momento che il suo destino è sempre stato quello di essere una suora.

"La suora": dipinto del pittore Edward Tofano (1838-1920), olio su tela, Napoli, Museo Civico Di Castel Nuovo.
"La suora": dipinto del pittore Edward Tofano (1838-1920), olio su tela, Napoli, Museo Civico Di Castel Nuovo. — Fonte: ansa

Nino propone alla ragazza di abbandonare il convento e di scappare con lui, ma allo stesso tempo Maria riceve pressioni dalla famiglia affinché completi il percorso di monacazione e la matrigna le proibisce di vedere Nino e la rispedisce in convento. Nel frattempo l’amica Marianna, la destinataria delle lettere di Maria, decide di non tornare in convento, accrescendo ancora di più la depressione della ragazza per quel gesto che lei, come la capinera vista da Verga, non ha il coraggio di compiere. Oltre al suo spirito, anche il suo corpo si ammala sempre di più. Maria è divorata dai sensi di colpa per il desiderio che prova nei confronti di Nino e teme di poter cadere preda della follia. Un ulteriore colpo per Maria sarà la notizia del matrimonio tra Nino e la sorellastra Giuditta.  

L’episodio successivo che viene narrato è la cerimonia con la quale Maria prende definitivamente i voti, a cui è presente tutta la sua famiglia e dunque anche Nino, in qualità di marito di Giuditta. Lo sconforto si impossessa sempre di più di Maria, che ormai passa le sue giornate sul tetto del convento da dove si vede la casa di Nino e Giuditta. La ragazza ormai in preda alla follia tenta una fuga disperata dal convento, ma viene ripresa dalle altre monache ed esplode in un attacco di follia. Poco dopo Maria muore.    

4La forma epistolare

Storia di una capinera è un romanzo epistolare. Si tratta di un tipo di romanzo molto diffuso nel 700 e nell’800. Gli esempi più importanti sono:          

  • I romanzi Pamela e Clarissa dello scrittore inglese Samuel Richardson.
  • Giulia o la nuova Eloisa di Jean-Jacques Rousseau.
  • I dolori del giovane Werther di Johann Wolfgang von Goethe.
  • Ultime lettere di Jacopo Ortis di Ugo Foscolo.

Questa forma di narrativa presuppone una focalizzazione interna, in cui ognuno dei personaggi che scrive lettere esprime il proprio punto di vista e le proprie conoscenze sulla vicenda. Non c’è insomma un narratore esterno che ci racconta le cose da fuori, ma la scrittura è affidata direttamente ai protagonisti, il cui punto di vista è espresso di volta in volta attraverso ciò che essi scrivono. In questo modo le lettere vengono a creare una sorta di dialogo tra i personaggi.

Nel caso di Storia di una capinera ci troviamo però di fronte a un romanzo epistolare in forma di monologo, vale a dire che tutte le lettere sono scritte dalla protagonista, che affida alla carta le confessioni della sua anima. Altro elemento molto importante è che il narratore sia una donna, Verga si cala dunque all’interno di un’ottica femminile.
La destinataria delle lettere è l’amica Marianna, interlocutrice muta, anche lei educanda del convento ma che, a differenza di Maria, avrà il coraggio di scegliere la vita. Tra gli altri personaggi menzionati in Storia di una capinera ci sono quelli della famiglia di Maria: il padre, la sua seconda moglie (la madre era morta), la sorellastra Giuditta e il fratellastro Gigi. 

5Le fonti di ispirazione per Storia di una capinera

Il romanzo Storia di una capinera presenta diverse fonti di ispirazione, ognuna delle quali ci permette di scoprire differenti livelli di lettura.
Vediamo più da vicino quali sono.

5.1Ricordi autobiografici

Un primo livello di lettura ci riporta alle esperienze della vita dello scrittore e un episodio in particolare è interessante: la zia di Verga era suora in un convento nei pressi di Catania e, da ragazzo, lo scrittore insieme ad altri parenti si rifugiarono lì per sfuggire a un’epidemia (come nel romanzo). Qui conobbe una giovane educanda che egli ricorda come il suo primo amore. A questo si lega l’esperienza della madre dello scrittore: anche lei fu educanda presso un convento prima di sposarsi.  

5.2Problema sociale

Illustrazione per il libro "La religiosa" di Diderot.
Illustrazione per il libro "La religiosa" di Diderot. — Fonte: istock

Negli anni in cui Verga compone Storia di una capinera, la società italiana iniziava ad affrontare il problema delle monacazioni forzate, una pratica diffusa che molti scrittori e intellettuali iniziarono a denunciare. Tra di essi c’è Verga che, attraverso questo romanzo, si schiera dalla parte di queste ragazze dimostrando già quell’attenzione verso gli umili e i vinti che svilupperà nella sua narrativa successiva.  

5.3Fonti letterarie

Nell’800 le monache, i loro tormenti e la pratica delle monacazioni forzate diventano argomento di molte opere letterarie.
Citeremo qui solo i due romanzi più importanti insieme a Storia di una capinera

  • La religiosa di Diderot, storia di una ragazza che, come Maria, viene costretta dalla famiglia a farsi suora ma che cerca più volte di fuggire alla vita del convento.
  • L’episodio della monaca di Monza ne I promessi sposi di Manzoni, in cui si raccontano, o almeno si lasciano immaginare, le avventure galanti e libertine di suor Gertrude. Manzoni si ispirò per l’episodio a una storia vera, uno scandalo scoppiato nel ‘600 a Milano.

6Il percorso della capinera: dalla repressione alla follia

Il romanzo è una descrizione dei moti dell’animo della protagonista. Il percorso di Maria parte dalla paura del peccato, di fronte alla quale la ragazza reagisce con la repressione del desiderio. In questo Maria si differenzia dalla monaca di Monza, che invece cede al desiderio e si abbandona al peccato. Quella di Maria è dunque la storia di una repressione. Possiamo considerare Maria come la prima rappresentante della categoria verghiana dei vinti, di coloro che non riescono a vivere nel mondo e ne vengono annientati, come la capinera di cui parla Verga nella prefazione. 

Centrale, in Storia di una capinera, è la componente psicanalitica nella descrizione dei conflitti interiori di Maria. La repressione del desiderio può essere letta come storia di una nevrosi. Al tema del peccato si affianca quello della follia, il desiderio represso viene demonizzato e si trasforma in follia. In particolare c’è una figura nel romanzo che rappresenta la follia, quella della suora matta, Suor Agata, nella quale Maria tende sempre più a identificarsi e della quale finirà per prendere il posto. Una leggenda del convento narra che la cella dei folli, quella di Suor Agata, non possa mai rimanere vuota. Alla morte di Suor Agata corrisponde l’esplosione della follia di Maria, che prima di morire viene rinchiusa proprio nella cella di Suor Agata. Il percorso è ormai completato: Maria autopunendosi e allontanandosi volontariamente dal mondo, dal quale si sente attratta, finisce per demonizzare il suo desiderio. Il risultato, come detto, è la follia e la morte.  

7Storia di una capinera: lingua e stile

Al fine di descrivere i pensieri che tormentano la protagonista, il romanzo Storia di una capinera ricorre spesso al discorso dubitativo, fatto di periodi ipotetici e verbi di dubbio. La forma del discorso dominante è il flusso di pensieri, la riflessione, con frequente uso di esclamazioni e interiezioni. Maria si abbandona ai suoi pensieri, come se stesse parlando con sé stessa, e il discorso viene a coincidere con i suoi ragionamenti.
La forma epistolare determina un uso molto forte del linguaggio della soggettività. Dal punto di vista del linguaggio Verga usa una lingua letteraria e fiorentineggiante.