Storia della Comunità Europea

Storia della Comunità Europea A cura di Edoardo Angione.

Storia della Comunità Europea: come nasce l'Unione Europea, i sei paesi fondatori della Comunità Economica, Maastricht, l’allargamento nel 1995 e la crisi

1Le origini della Comunità Europea

Sede della Commissione europea a Bruxelles
Sede della Commissione europea a Bruxelles — Fonte: getty-images

L’Unione Europea (UE) è un’organizzazione internazionale e sovranazionale, fondata ufficialmente nel 1993 con il trattato di Maastricht, ma le cui origini risalgono agli anni ‘40, all’indomani dell’incubo dei totalitarismi e della Seconda Guerra Mondiale. La storia dell’UE inizia con una serie di accordi economici, ma i principi che ispirano l’organizzazione sono anche la promozione della pace, della prosperità e della democrazia in Europa e nel mondo.   

Attualmente, l’UE riunisce 28 stati membri e ne determina alcune politiche comuni in campo sociale, economico, ed in politica estera. Inizialmente concentrata nell’Europa occidentale, nei primi anni del XXI secolo l’UE si è progressivamente allargata, ammettendo al suo interno paesi dell’Europa centrale ed orientale.   

Nell’inverno del 1941, mentre si trovavano in confino a Ventotene, i due antifascisti Altiero Spinelli ed Ernesto Rossi, con la collaborazione di Eugenio Colorni e della socialista tedesca Ursula Hirschmann, redassero un documento intitolato ‘Manifesto per un’Europa libera ed unita’, oggi meglio noto come Manifesto di Ventotene, che conteneva molti degli elementi che a quasi 60 anni di distanza saranno contenuti nella carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea

Le idee europeiste moderne risalivano al socialismo utopico di Henri de Saint-Simon nonché alla Giovine Europa di Giuseppe Mazzini. Nel 1923 il conte Coundenhove-Kalergi scrisse un manifesto per una ‘pan-europa’ e nel 1929 il presidente francese Aristide Briand propose alla società delle nazioni il progetto di un Unione federale europea, ma ad influenzare il Manifesto di Ventotene erano stati soprattutto i federalisti inglesi, secondo cui l’Europa doveva trovare un’alternativa politico-istituzionale al nazionalismo.  

Nel 1946, l’ormai ex primo ministro britannico Winston Churchill parlò in un discorso a Zurigo di ‘Stati Uniti d’Europa’, e negli anni successivi partecipò attivamente alla creazione del Consiglio d’Europa. Il 9 maggio del 1950 Robert Schuman, all’epoca ministro degli Esteri (ed ex primo ministro) francese, presentò una dichiarazione programmatica, in cui si proponeva di costruire l’Europa unita attraverso un’integrazione progressiva, limitata essenzialmente all’economia, il cui primo passo sarebbe stato l’istituzione di una Comunità Europea del Carbone e dell’Acciaio: la dichiarazione Schuman fu il primo passo verso la futura istituzione dell’Unione Europea.  

2Una comunità economica

La CECA, istituita ufficialmente con il trattato di Parigi (18 aprile 1951) contava sei paesi membri (Belgio, Francia, Germania Ovest, Italia, Lussemburgo, Paesi Bassi), che misero in comune la produzione e resero libera la circolazione del carbone e dell’acciaio. La proposta partiva dal presupposto che il carbone e l’acciaio, situati prevalentemente in due giacimenti (la Ruhr e la Saar) eternamente contesi tra Francia e Germania, erano stati alla base di moltissimi conflitti negli ultimi decenni. 

Si trattava del primo nucleo da cui, nei successivi decenni, prenderà vita l’Unione Europea, perché i paesi della CECA rinunciavano alle restrizioni doganali su carbone e acciaio: era il primo caso in cui, esclusivamente nel settore carbo-siderurgico, un numero di Stati rinunciava in qualche misura alla propria sovranità in favore di un’organizzazione internazionale. Lo scopo principale era quello di evitare conflitti futuri tra i paesi che avevano vinto o perso la guerra, iniziando a cooperare sotto la guida di un’autorità che disponeva anche di poteri giurisdizionali, consultivi e di controllo politico. 

I delegati alla firma del trattato del mercato europeo comune a Roma nel 1957
I delegati alla firma del trattato del mercato europeo comune a Roma nel 1957 — Fonte: getty-images

Sei anni dopo, con la conferenza di Roma del 25 marzo 1957, gli stessi sei Stati daranno vita alla Comunità economica europea (CEE) e alla Comunità europea dell’energia atomica (Euratom, o CEEA). Con la CEE, la più importante tra le tre comunità, il mercato comune continuò ad ampliarsi progressivamente, finché nel 1968 non sarebbero stati completamente aboliti i dazi tra i sei paesi, che negli stessi anni adotteranno politiche comuni in campo agricolo ed in campo commerciale.  

3Il parlamento europeo

Negli anni ‘70 la CEE inizia ad allargarsi, accogliendo nel 1973 Danimarca, Irlanda e Regno Unito tra gli Stati membri. Nel corso della decade, i paesi della CEE intraprendono nuove politiche estere comuni, e viene creato nel 1975 il Fondo europeo di sviluppo regionale. Nel frattempo, il parlamento europeo continua ad evolversi. La struttura era nata nel 1951, con sede a Strasburgo, come assemblea della CECA, e si era trasformata in Assemblea parlamentare europea (con 142 membri eletti) in seguito ai trattati di Roma. Soltanto dal 1962 l’Assemblea aveva cambiato nome in Parlamento europeo.  

Campagna pubblicitaria del partito conservatore per le elezioni del 1979
Campagna pubblicitaria del partito conservatore per le elezioni del 1979 — Fonte: getty-images

Dal 1º luglio del 1978, in seguito a decisioni prese dal Consiglio europeo, le elezioni per il parlamento europeo diventano a suffragio universale: prima di allora, i membri del parlamento erano stati semplicemente dei delegati dei parlamenti nazionali. La prima elezione è nel giugno del 1979, e da allora si svolgeranno ogni 5 anni. Il parlamento si organizza in gruppi di partito transnazionali (verdi, socialisti, popolari, etc.).  

Nel 1979 viene introdotto il Sistema Monetario Europeo (SME), con lo scopo di realizzare un mercato unico e stabile per le finanze e per la circolazione dei capitali, in un periodo contraddistinto da una forte instabilità finanziaria. La CEE continua nel frattempo ad allargarsi, ammettendo tra i paesi membri la Grecia nel 1981, il Portogallo e la Spagna nel 1986.  

4L'Atto unico europeo

L’Atto Unico Europeo (AUE), entrato in vigore il 1º luglio del 1987, pose agli stati membri della CEE l’importantissimo obiettivo di realizzare il mercato unico entro la fine del 1992. Il mercato unico avrebbe dovuto essere uno spazio senza frontiere interne, dove le merci, le persone, i capitali ed i servizi (‘le ‘quattro libertà’) possono circolare liberamente. Per realizzare il mercato comune, una serie di barriere legali, tecniche, fiscali e fisiche andavano eliminate. 

Per velocizzare la realizzazione del mercato unico, l’AUE introdusse nelle regole delle istituzioni europee il voto a maggioranza qualificata: sulle questioni relative al mercato unico non sarebbe più servita l’unanimità dei voti dei singoli Paesi, ma sulla maggioranza dei voti singoli, ed ogni paese poteva disporre di un numero di voti in base alla propria popolazione. Il documento accresceva inoltre le competenze della CEE e si impegnava per ridurre il divario economico tra i diversi paesi. 

5Maastricht

La frima dei ministri francesi del trattato di Maastricht il 7 febbraio 1992
La frima dei ministri francesi del trattato di Maastricht il 7 febbraio 1992 — Fonte: getty-images

All’inizio degli anni ‘90, la guerra fredda poteva dirsi definitivamente conclusa: il muro di Berlino era caduto (1989), la Germania era riunificata (1990), l’Unione Sovietica era definitivamente tracollata nel 1991, e di conseguenza i paesi del blocco sovietico si stavano aprendo alla democrazia.     

Dopo cambiamenti così radicali nell’assetto politico europeo, i paesi della CEE sentirono il bisogno di cambiare l’assetto del continente: con il trattato di Maastricht, firmato dai rappresentanti dei paesi (ormai 12), nel febbraio del 1992, venne formalmente istituita l’Unione Europea (UE). Il nuovo trattato, in vigore dal 1º novembre del 1993, fu una tappa fondamentale nel percorso di integrazione dell’Europa, perché poneva le basi per una cooperazione più completa in settori come la politica estera e la sicurezza interna, ma soprattutto conteneva le regole della futura Unione Europea (UE).

L’UE avrebbe assorbito le precedenti comunità europee (CEE, CECA e CEEA), stabilendo tra gli stati membri una politica estera comune, politiche per la sicurezza collettiva, e cooperazione in materia giudiziaria, penale e di polizia. Il trattato adottava inoltre il principio della sussidiarietà come base per stabilire le competenze degli Stati membri e dell’UE.  Il Parlamento europeo venne rafforzato, e vennero poste le basi per l’Unione economica e monetaria (UEM): entro il 1999 l’Europa avrebbe avuto una moneta unica (l’Euro) ed una Banca centrale europea (la BCE). Per poter adottare l’Euro, ogni stato doveva raggiungere determinati parametri economici. 

6L’allargamento dell’Eurozona

I Presindenti della Commissione europea il giorno dell'adesione dei nuovi stati membri: Bulgaria e Romania
I Presindenti della Commissione europea il giorno dell'adesione dei nuovi stati membri: Bulgaria e Romania — Fonte: getty-images

Nel 1995 l’Unione europea si allarga ulteriormente con l’adesione di Austria, Finlandia e Svezia, che portano il numero complessivo di Stati membri a 15. Gli unici Stati europei occidentali a rimanere fuori dall’organizzazione rimanevano l’Islanda, la Norvegia e la Svizzera.   

Parallelamente, numerosi nuovi paesi iniziarono a presentare domanda dalla metà degli anni ‘90. Si trattava di due piccoli stati del mediterraneo (Cipro e Malta), degli stati precedentemente appartenenti al blocco sovietico (Bulgaria, Polonia, Repubblica ceca, Romania, Slovacchia, Ungheria), di una repubblica che aveva fatto parte della Jugoslavia (la Slovenia), di tre stati baltici che avevano fatto parte dell’Unione Sovietica (Estonia, Lettonia e Lituania).   

L’UE accolse in modo favorevole queste candidature, aprendo i negoziati alla fine del 1997: si trattava di giovani democrazie che avrebbero tratto numerosi benefici dall’unificazione europea, garantendo maggiore stabilità al continente. Allo scopo di fortificare le economie di questi paesi, li si ammise soltanto in alcuni settori dell’integrazione economica prima dell’entrata ufficiale nell’Unione, che per dieci di loro avvenne il 1º maggio del 2004. Nel 2007 fu la volta di Bulgaria e Romania, e nel 2013 toccò alla Croazia: l’UE è attualmente composta da 28 Stati membri. 

Una sorte diversa toccò alla Turchia, la cui entrata in Europa è in negoziazione dal 2005, ma che non è stata ancora ammessa per una serie di ragioni: i rapporti da sempre burrascosi con la Grecia (in particolare per via della questione di Cipro), alcune violazioni dei diritti umani di cui è stata accusata, e la prevalenza islamica nel paese. 

7La crisi del debito

Violenza in Grecia durante la crisi del 2009
Violenza in Grecia durante la crisi del 2009 — Fonte: getty-images

Negli ultimi cinque anni l’Unione Europea ha dovuto affrontare le conseguenze di due delle più grandi sfide affrontate finora. La crisi del debito del 2009, iniziata in Grecia e rapidamente arrivata in Irlanda, Italia, Portogallo, Cipro e Spagna. Le misure di austerity con cui si è fronteggiata la crisi hanno causato l’instabilità dei partiti che hanno governato l’Europa nei primi anni ‘10: più della metà dei governi dell’eurozona sono caduti o hanno subito rimpasti tra il 2011 ed il 2012. La fase di lenta ripresa, tutt’ora in corso, è più lenta del previsto.  

Nel 2014, l’ex repubblica sovietica di Ucraina ha dovuto rinunciare ad accordi di associazione con l’UE a causa di pesanti pressioni russe provocando manifestazioni popolari, mentre la Crimea, regione autonoma a maggioranza russa, annunciava la propria indipendenza dall’Ucraina. La Russia è stata sanzionata dall’UE per la partecipazione nella guerra civile in Ucraina, ed attualmente i paesi dell’UE sono fortemente divisi su come agire in futuro con la Russia di Putin.  

Attualmente, l’Europa si trova a fronteggiare un numero di profughi provenienti da numerosi paesi, ma in prevalenza dalla Siria, attualmente dilaniata dalla guerra, e in misura minore dall’Afghanistan, dall’Iraq, dall’Eritrea e dal Kosovo. Si tratta di profughi in cerca d’asilo politico, che arrivano in prevalenza via mare, ed in misura minore dai Balcani (senza contare i clandestini). Un gran numero di questi profughi muoiono ancora prima di arrivare a causa delle condizioni disumane degli spostamenti, in particolare nel tratto di mare tra il nordafrica e l’Italia e tra la Grecia e la Turchia. I paesi più colpiti da queste migrazioni (in particolare Ungheria, Grecia ed Italia) hanno chiesto a tutti gli stati dell’UE di farsi carico del problema in qualche misura.  

Oggi, molti paesi (in particolare Grecia e Gran Bretagna), stanno meditando come una seria opzione per il futuro, l’uscita dall’Unione Europea. Questa scelta, se da una parte è la via logica da percorrere per i paesi europei in questa società globalizzata, dall’altra è ancora lontana dai progetti federalisti del Manifesto di Ventotene.  

L’Europa non è un luogo, ma un’idea.

Bernard-Henri Lévy