Come diventare Stilista

Di Michele Fattorini.

Lo stilista senese, Michele, a 34 anni disegna per una delle più grandi aziende italiane, famosa in tutta il mondo. Ecco la sua storia

COME DIVENTARE STILISTA: LA STORIA DI MICHELE - Benvenuti nel carrozzone dell'effimero. Chi di noi infatti ha in realtà bisogno di ciò che noi stilisti proponiamo ad ogni cambio di stagione? Tranquilli: non voglio mettervi angoscia, ma solo farvi capire che non bisogna mitizzare questo lavoro, che come tutte quante le professioni non è poi tutta questa meraviglia. Ci sono tanti compromessi a cui sottostare e alla fine la parte creativa spesso e volentieri deve cedere il passo alla vendibilità perchè si può essere molto bravi ma non far vendere nulla.

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Io personalmente ho preso sempre questo lavoro come una gioia perché questa si riversa poi su tutto ciò che realizzo e probabilmente è stata questa la chiave del mio successo. Attualmente, a 34 anni, posso dirmi infatti felice del mio lavoro come stilista in una grande azienda che ha distribuzione internazionale per la quale mi occupo dello stile insieme ad un mio collega. Diciamo che sono una sorta di stilista associato, non proprio assistente, ma neppure un senior designer.

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La mia passione è nata per caso, non saprei neanche dire come. Sono cresciuto in mezzo alle stoffe ed alle macchine da cucire perchè mia mamma aveva fatto la sarta da giovane ed ha continuato a fare un po' di abiti per me e i miei fratelli anche dopo sposata. Mi sono sempre divertito a usare un po' di stoffe per le bambole di mia sorella e poi, da lì, il passo verso la progettazione è stato breve. Finite le medie però, mio padre mi ha indirizzato verso studi da geometra dicendo che "tanto era sempre disegno" e che se cambiavo idea almeno avevo un diploma che dava più chance.

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Da "bravo bambino" ho seguito il suggerimento, ma nello stesso tempo ho continuato a coltivare questa mia passione e alla fine la mia caparbietà ha vinto su tutti i pregiudizi perchè mio padre ha accettato di pagarmi una scuola privata per stilisti e poi anche l'Università a Firenze. L'Università in realtà è stata un po' un escamotage per far accettare a mio babbo l'idea che suo figlio volesse diventare uno stilista. All'Università di Firenze era stato avviato, in partnership con il Polimoda, un corso che portava al conseguimento di un Diploma Universitario in Operatore di Costume e Moda ed io riuscii ad essere ammesso al corso per la sezione di Progettazione e produzione dell'abbigliamento. Il corso era abbastanza ben strutturato e, con il senno di poi, credo mi abbia dato delle buone opportunità per trovare un lavoro. Molto di più però ha fatto il nome ed il prestigio della scuola a cui si era appoggiata l'Università. I diplomati di questo corso erano e sono delle figure un po' ibride in quanto le nostre università prediligono delle preparazioni accademiche e le realtà aziendali sono poco propense a spendere grandi energie in formazione.

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Il mio primo impiego è stato un lavoro da stilista in una piccolissima realtà nella provincia di Firenze che però si è rivelata essere un buco nell'acqua in quanto la proprietà non aveva ben chiare le idee su cosa volesse fare e quindi il mio lavoro è risultato superfluo. Poi c'è stato un piccolo break di qualche mese in cui mi son riciclato insegnante presso una scuola di moda privata e poi, sono approdato ad un'altra azienda di Firenze. Qui ho affrontato gli aspetti di questo lavoro a 360 gradi, ho appreso moltissime cose e ne ho approfondite altrettante in quanto, seppure di piccole dimensioni, tale azienda ha una distribuzione nei migliori negozi di tutto il mondo. E' a loro che devo molto in termini lavorativi in quanto mi hanno fornito delle competenze che ho poi sfruttato nell'attuale avventura lavorativa. Li sono rimasto tre anni e mezzo, sino al momento in cui ho realizzato che avevo avuto tutto ciò che era possibile e che era giunto il momento di cambiare ed affrontare altre realtà. Quindi sono approdato all'azienda dove attualmente sto lavorando.

In definitiva, non mitizzate troppo la professione, ma non abbattetevi. Ricordate sempre che la vita è fatta per essere vissuta e siccome una volta entrati nel mondo del lavoro passiamo molto più tempo sul luogo di lavoro piuttosto che a fare altre cose è importante impiegare questo tempo in qualcosa che vi stimola e non vi pesa fare.