Storia degli Stati Uniti: sviluppo economico e territoriale

Di Redazione Studenti.

USA: lo sviluppo economico e commerciale. Riassunto della storia degli Stati Uniti d'America, nella fase post guerra d'indipendenza

Lo sviluppo territoriale degli Stati Uniti
Lo sviluppo territoriale degli Stati Uniti — Fonte: istock

STORIA DEGLI STATI UNITI: LO SVILUPPO TERRITORIALE

Nella prima metà del XIX secolo il territorio federale si accrebbe con l'ingresso nell'Unione degli stati della Louisiana (1812), dell'Indiana (1816), dell'Illinois (1818), dell'Alabama (1819) e della Florida (1819). Nel 1936 entrò a far parte dell'Unione il Texas, staccatosi dal Messico; nel 1846 il territorio del Nord-Ovest, che gli Stati Uniti ottennero in seguito a un trattato con la Gran Bretagna, e del vasto Sud-Ovest, ottenuto con la guerra contro il Messico.
A metà Ottocento il confine occidentale era giunto al Pacifico e si contavano più di trenta stati aderenti all'Unione. Un'economia fiorente e in rapido sviluppo agevolò il precoce avvio dell'industrializzazione, che mise radici negli stati atlantici, in particolare in quelli del Nord-Est, dove sorsero fabbriche moderne, all'avanguardia nello sviluppo tecnologico. Gli americani furono tra i primi a produrre, utilizzando la tecnologia del vapore e degli altiforni, i battelli a propulsione meccanica e le locomotive. Si lanciarono quindi nella corsa alla costruzione di strade ferrate in modo così intenso che la rete ferroviaria americana nel 1860 risultava la più estesa al mondo. Il nuovo mezzo di trasporto accompagnò e sostenne lo sviluppo economico, fornendo l'intelaiatura infrastrutturale senza la quale non sarebbe stato possibile organizzare uno spazio di quelle dimensioni. La rapidità di tale sviluppo risultò più accentuata nel settore industriale, nel quale a metà secolo gli Stati Uniti si collocavano al quarto posto nella graduatoria mondiale.

LA CRESCITA DEMOGRAFICA DEGLI STATI UNITI

Altrettanto eccezionale fu la crescita demografica: la popolazione balzò dai 9,5 milioni di abitanti del 1820 agli oltre 31 milioni del 1860, con un tasso di incremento che non aveva eguali nella storia. Significativa fu la quota dello sviluppo demografico derivante dall'immigrazione: un flusso migratorio, a crescita quasi esponenziale, mosse dall'Europa, principalmente dall'Irlanda, dalla Germania e dalla Scandinavia. Numerosi giunsero anche gli africani, deportati in schiavitù per essere sfruttati come forza lavoro nelle piantagioni di cotone e di tabacco degli stati meridionali. Gli immigrati bianchi in parte si stabilirono negli originari tredici stati, in parte si diressero verso ovest, là dove un territorio vergine e sconfinato offriva un incessante richiamo allo spirito d'avventura di coloni e di pionieri. La scoperta dell'oro in California nel 1849 spinse migliaia di persone a dirigersi all'Ovest e a popolare le coste del Pacifico. Fu questo il contesto in cui nacque l'epopea del "Far West" (il "lontano Ovest"), un'epopea dapprima di carattere contadino, ma ben presto personificata da allevatori di bestiame, artigiani, commercianti, banchieri, costruttori di ferrovie, giunti in massa al richiamo delle grandi potenzialità affaristiche offerte dall'Ovest. A farne le spese furono le popolazioni indigene, che vennero letteralmente sterminate.

STORIA DEGLI USA: LE TENDENZE ISOLAZIONISTE

James Monroe, presidente degli Stati Uniti
James Monroe, presidente degli Stati Uniti — Fonte: istock

Dopo la guerra del 1812-1814 contro i britannici, si radicarono nella politica americana le tendenze isolazioniste, favorite proprio dalla Gran Bretagna, convinta che l'America, al riparo da qualsiasi ingerenza europea, si sarebbe adattata a una posizione di dipendenza economica. Alla presidenza di James Monroe si fa risalire la proclamazione ufficiale della linea isolazionista, compendiata nella celebre formula "L'America agli americani". Sotto la presidenza di Andrew Jackson (1829-1837), esponente di punta del partito democratico, si posero le basi della democrazia americana, imperniata sulla diffusa partecipazione popolare, sull'allargamento del suffragio (con l'esclusione dei neri) e sul carattere elettivo di molte cariche istituzionali. Si stabilizzò contemporaneamente il bipolarismo partitico: da una parte il partito democratico, con forte insediamento sociale al Sud, espressione dello spirito libertario e individualista degli uomini della frontiera, con venature radicali che lo collocavano a sinistra; dall'altra il partito Whig, apparso nel 1834, espressione degli interessi industriali e finanziari del Nord.

STORIA DEGLI STATI UNITI: LO SVILUPPO ECONOMICO

Già alla fine del XVIII secolo le differenze economiche e politiche apparivano polarizzate dal contrasto tra gli stati del Nord e quelli del Sud, un contrasto che per diverso tempo si concentrò sulle tariffe doganali: gli stati meridionali erano favorevoli al libero commercio perché le materie prime da loro prodotte, come il cotone e il tabacco, non avevano rivali sul mercato internazionale. La libertà commerciale costituiva la condizione per la prosperità dell'economia agricola delle grandi piantagioni del Sud. Gli stati industriali del Nord, al contrario, propugnavano misure protezionistiche per tutelare le loro merci dalla concorrenza dei manufatti inglesi. Proprio in merito a questioni commerciali fu lanciata la prima minaccia di secessione quando, nel 1828, il South Carolina si dichiarò pronto a staccarsi dall'Unione se fosse stata approvata una tariffa doganale considerata contraria agli interessi dei suoi coltivatori.

STATI UNITI, IL CONTRASTO TRA NORD E SUD: VERSO LA GUERRA DI SECESSIONE

La causa fondamentale del contrasto risiedeva tuttavia nella schiavitù. La linea di separazione tra stati schiavisti e stati antischiavisti, definita dal Compromesso del Missouri (1820), correva tra il Missouri, il Delaware, il Maryland e il West Virginia: a settentrione la schiavitù era proibita, a sud legalizzata. La questione riguardava circa 4.000.000 di africani, oltre il 12% della popolazione. Il contrasto si acuì in seguito all'ingresso nell'Unione dei nuovi stati del Texas, dell'Oregon e della California, che metteva in discussione il Compromesso del Missouri, e quindi alla legge sul Kansas e sul Nebraska, che stabiliva il principio in base al quale ogni stato era libero di decidere sullo schiavismo, indipendentemente dalla propria collocazione geografica. A contrastare le tradizioni e gli interessi del fronte schiavista si formò negli anni Trenta un movimento abolizionista, presto trasformatosi in forza politica a carattere partitico, che prese nome di Free Soil Party, partito del "libero suolo", favorevole al contenimento della schiavitù negli antichi confini. Da questo nucleo si costituì il Partito repubblicano, nel quale emerse una corrente decisamente abolizionista.

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