USA: L'età clintoniana

Di Redazione Studenti.

Uno speciale a cura di Studenti.it sulla storia e lo sviluppo degli USA, dalla fondazione fino a Clinton

I negoziati tra nord e sudvietnamiti, aperti a Parigi nel 1969, furono appoggiati dal successore di Johnson, Richard Nixon, che dopo avere ordinato l'invasione della Cambogia e del Laos e l'intensificazione dei bombardamenti sul Vietnam del Nord, considerata l'impossibilità di vincere la guerra, iniziò il ritiro graduale delle truppe americane dal Vietnam. Nixon rilanciò una strategia di pace sia con gli accordi diplomatici firmati con la Cina di Mao, che rimettevano il gigante asiatico nella sfera delle relazioni internazionali, sia con i trattati per la riduzione delle armi atomiche sottoscritti con l'URSS. Nixon fu costretto a dimettersi, perché coinvolto nello scandalo Watergate, che da inchiesta giornalistica assurse a simbolo della battaglia per la libertà di opinione, valore costitutivo della storia americana, calpestata dalle illegalità scoperte nell'amministrazione presidenziale.
Dopo la presidenza repubblicana di Gerald Ford, i democratici tornarono alla Casa Bianca con Jimmy Carter, il quale cercò di ripristinare il prestigio americano scosso dalla guerra del Vietnam, rilanciando un'azione internazionale di segno nuovo, che ebbe il suo maggiore successo nella mediazione tra egiziani e israeliani, conclusa con gli accordi di pace di Camp David. Alla grave crisi economica oppose un piano di austerità nazionale che prevedeva il controllo dei prezzi e dei salari.
La politica internazionale dovette confrontarsi con la svolta operata dall'URSS di Bre"nev che rimetteva in crisi la distensione internazionale: infatti all'invasione russa dell'Afghanistan Carter rispose con forti contromisure (sospensione degli accordi sulle armi atomiche, embargo dei cereali, avvio del programma degli euromissili). La sua presidenza si chiuse con lo smacco conseguente al fallimento del tentativo di liberare i diplomatici americani, ostaggio dei seguaci dell'ayatollah Khomeini a Teheran.

Quando nel 1980 salì alla carica presidenziale, Ronald Reagan trovò un'America politicamente debole, incapace di reagire alla politica di riarmo e di espansione della Russia di Bre"nev e con un'economia in condizioni precarie. La politica da lui attuata nel corso di due presidenze fu battezzata "reaganomics" proprio per rimarcarne il tratto personale. Del reaganismo sono state sottolineate le scelte fiscali e finanziarie, improntate al più radicale liberismo: riduzione delle tasse, contrazione dello stato sociale, massima libertà nei rapporti di lavoro (deregulation). Il boom finanziario che seguì dimostrò la sua fragilità con l'allarmante crollo della Borsa del 19 ottobre 1987. Con Reagan i bilanci dell'esercito registrarono un forte incremento, dovuto principalmente alla Strategic Defense Initiative, o Star Wars, "guerre stellari" ( Scudo di difesa spaziale), e agli euromissili: entrambe le decisioni ebbero comunque l'effetto di indurre i sovietici a riprendere i negoziati per la riduzione delle armi offensive. Il 19 novembre 1985 a Ginevra ci fu il primo dei cinque summit fra i capi delle due superpotenze, Reagan e Gorbaciov. Nel 1988 gli statunitensi scelsero la continuità, eleggendo come nuovo presidente George Bush, già vicepresidente di Reagan, il quale conseguì numerosi successi in politica estera, condivisi con il segretario di stato James Baker, così riassumibili: cattura del dittatore panamense e narcotrafficante Manuel Antonio Noriega; vittoria contro Saddam Hussein nella guerra del Golfo (1990), momento culminante della popolarità di Bush; firma del trattato per la riduzione degli arsenali strategici (START); avvio della conferenza di pace per il Medio Oriente; sostegno alla trasformazione democratica dell'Est europeo dopo la caduta del Muro di Berlino (1989).

Dopo il lungo periodo repubblicano, le elezioni presidenziali del 1992 furono vinte dai democratici guidati da Bill Clinton, che cercò di avviare una politica di riforme che affrontasse sia la situazione economica del paese, investito da una forte recessione, sia la critica situazione sociale, che nel 1992 aveva visto la violenta riesplosione della protesta nera a Los Angeles. Clinton cercò anche di attuare una vasta riforma del sistema sanitario e assistenziale, ma il progetto fallì per l'opposizione dei repubblicani e delle grandi compagnie private di assicurazione. Poco tempo dopo il suo insediamento Clinton fu coinvolto in una serie di episodi scandalistici, che ne provocarono la caduta di popolarità. Alle elezioni di medio termine del 1994 il Partito democratico subì una cocente sconfitta, in seguito alla quale i repubblicani ottennero la maggioranza in entrambe le camere del parlamento statunitense. La situazione del paese, migliorata sensibilmente dal punto di vista economico e occupazionale, rimaneva però critica per una serie di problemi legati alla diffusione della criminalità e della povertà (soprattutto tra le comunità nere e ispano-americane) e dalla comparsa di un preoccupante fenomeno settario bianco, antigovernativo e razzista. Dopo il tragico episodio di Waco del 1993 - in cui avevano trovato la morte un'ottantina di aderenti di una setta estremista asserragliati in una fattoria, in seguito all'assalto delle truppe federali - nel 1995 l'esplosione di un'auto-bomba davanti a un ufficio federale di Oklahoma City provocò 186 morti e centinaia di feriti. Le elezioni del 1996 riconfermavano sia Clinton alla presidenza sia la maggioranza repubblicana nel parlamento.
In politica estera, Clinton confermò il sostegno al presidente russo Boris Eltsin e aiutò il riavvicinamento di israeliani e palestinesi, culminato nell'incontro di Washington tra Yitzhak Rabin e Yasser Arafat (settembre 1993). Gli Stati Uniti ebbero un ruolo importante nella risoluzione della crisi bosniaca e lo sforzo della loro diplomazia condusse agli accordi di Dayton (1995). Tra la fine del 1997 e gli inizi del 1998 l'amministrazione americana minacciò l'Iraq di Saddam Hussein di un nuovo intervento militare, fortunatamente scongiurato dal successo della missione diplomatica del segretario delle Nazioni Unite Kofi Annan.

Introduzione
Le origini e l'insediamento coloniale
La guerra d'Indipendenza
La Costituzione
Sviluppo economico e territoriale
La guerra di Secessione
Lotte sociali e politica estera
Roosevelt e Wilson
La crisi del 1929 e il New Deal
La seconda guerra mondiale e il piano Marshall
La guerra fredda