USA: La Guerra Fredda

Di Redazione Studenti.

Uno speciale a cura di Studenti.it sulla storia e lo sviluppo degli USA, dalla fondazione fino a Clinton

Il contrasto che già nell'immediato dopoguerra divise le due potenze, Stati Uniti e Unione Sovietica, assunse un carattere totale: fu cioè conflitto ideologico, strategico, politico ed economico. Il democratico Harry Truman, presidente dal 1945 al 1953, fu artefice di una linea politica tendente all'arretramento del comunismo nel mondo, nella quale si collocarono sia il piano Marshall di aiuti all'Europa, esteso a livello mondiale col programma detto del "Quarto punto", sia il patto atlantico di alleanza militare dei paesi occidentali (NATO). Il clima di contrapposizione quasi religiosa che si respirava negli anni della cosiddetta Guerra Fredda contagiò anche la politica interna americana, con la campagna anticomunista (il maccartismo, dal nome del suo promotore, il senatore Joseph McCarthy), che colpì soprattutto artisti, intellettuali e sindacalisti. In Corea, Truman non esitò a inviare un corpo di spedizione per ricacciare le forze comuniste dal Sud: la guerra che derivò coinvolse anche URSS e Cina e costituì il primo episodio di conflitto regionale combattuto con l'intervento diretto delle superpotenze.

Il successore di Truman, Dwight David Eisenhower, governò tra il 1952 e il 1960, in un periodo di contraddizioni: da una parte l'economia raggiunse livelli record, dimostrando agli americani come il sistema capitalistico consentisse a milioni di persone di raggiungere il benessere e di incrementare i consumi; dall'altra emersero conflitti razziali che sembravano appartenere al passato. Gravi disordini portarono alla luce la questione dei neri, che denunciarono la discriminazione razziale e la povertà della loro condizione di vita. In politica estera Eisenhower estese la presenza militare americana in Asia, fornendo aiuti militari al Laos e patrocinando la costituzione della SEATO (organizzazione militare di difesa dei paesi non comunisti del Sud-Est asiatico). Nel corso della crisi di Suez (1956) tenne una condotta prudente che di fatto smentiva l'azione militare di forza anglo-francese, pensata in risposta alla nazionalizzazione del canale da parte dell'Egitto, ma sospese gli aiuti finanziari promessi al presidente Nasser.

Il programma elettorale battezzato "Nuova frontiera" con cui John F. Kennedy vinse le elezioni del 1960, frutto della collaborazione con gli intellettuali democratici, suscitò speranze in patria e nel mondo perché indicava la necessità di superare il divario tra paesi ricchi e paesi poveri, e di migliorare le relazioni internazionali. Una volta presidente, Kennedy sostenne la costituzione dei Corpi della Pace (associazioni di volontari impegnati per lo sviluppo nei paesi del Terzo Mondo), varò il piano di "Alleanza per il progresso", per aiutare l'economia latinoamericana, e misure per l'integrazione dei neri, fortemente volute dal fratello Robert, allora ministro della Giustizia. Proprio in America latina, a Cuba, Kennedy appuntò la sua attenzione temendo che la rivoluzione castrista aprisse le porte a un avamposto del comunismo, tanto pericoloso quanto più era prossimo ai confini americani. Quando la minaccia si concretizzò con l'installazione dei missili sovietici, Kennedy decretò il blocco dell'isola, sfidando la reazione sovietica. Il ritiro dei missili da Cuba scongiurò quella che era parsa la minaccia di una terza guerra mondiale.
La morte di Kennedy (1963), in un attentato compiuto a Dallas (Texas) in circostanze mai del tutto chiarite, portò alla presidenza Lyndon B. Johnson, il quale estese la politica d'integrazione razziale, turbata da gravi tumulti che sconvolsero alcune grandi città e dall'assassinio del leader nero Martin Luther King (1968). Sotto la presidenza Johnson, l'impegno americano in Indocina crebbe considerevolmente e iniziarono anche i bombardamenti di città nordvietnamite (Guerra del Vietnam). Ma l'impopolarità della guerra, contro la quale si levò la protesta dei pacifisti con risonanza nell'opinione pubblica occidentale, e la consapevolezza di non poterla risolvere militarmente indussero ad avviare le trattative per una soluzione concordata. Nel frattempo, nel luglio 1969, la NASA lanciò con successo la missione lunare dell'Apollo 11, con a bordo gli astronauti Neil Armstrong, Edwin Eugene Aldrin e Michael Collins.

Introduzione
Le origini e l'insediamento coloniale
La guerra d'Indipendenza
La Costituzione
Sviluppo economico e territoriale
La guerra di Secessione
Lotte sociali e politica estera
Roosevelt e Wilson
La crisi del 1929 e il New Deal
La seconda guerra mondiale e il piano Marshall
... fino a Clinton