Stage, che delusione: spesso non sono all'altezza delle aspettative dei giovani

Di Andrea Maggiolo.

Un sondaggio condotto dal sito Repubblica degli Stagisti e dall'Isfol rivela che solo il 14% degli stagisti ottiene un contratto (a progetto, a tempo determinato o più raramente a tempo indeterminato). Sono le aziende del settore automobilistico e metalmeccanico quelle che offrono gli stage migliori. Raramente sono soddisfatti gli stagisti del settore bancario e assicurativo, ancora meno quelli che fanno tirocini nelle organizzazioni no-profit e nel mondo della comunicazione

Un sondaggio promosso dal sito Repubblica degli Stagisti in collaborazione con l'ente pubblico Isfol offre una panoramica completa ed esauriente di cosa è diventato lo stage nel mondo del lavoro italiano. A volte una vera opportunità formativa, altre volte semplicemente un lavoro sottopagato o non pagato per nulla. La pubblicazione Stagisti allo specchio, che sintetizza i dati del sondaggio, è illuminante: c'è un crescente scollamento tra l'obiettivo formativo dello stage e l'aspettativa che i giovani rivolgono ad esso: il 30% degli stagisti cerca espressamente nello stage un mezzo per entrare nel mondo del lavoro.

Il rischio dietro l'angolo, sottolineato dal documento, è che gli stagisti diventino dei lavoratori come tutti gli altri, ma pagati meno. I tirocini formativi e di orientamento rappresentano per un numero sempre maggiore di aziende "una scorciatoia per acquisire manodopera a basso o bassissimo costo, con scarse tutele, senza che venga erogata effettivamente una qualche forma di attivita? di tipo formativo o di orientamento al lavoro".

Analizziamo nel dettaglio che cosa emerge dal sondaggio della Repubblica degli Stagisti. I settori in cui gli stagisti sono più diffusi sono comunicazione, spettacolo e pubblicità: ben il 12% di coloro che vi lavorano è passato attraverso un tirocinio formativo. Raramente però lo stage si trasforma in un rapporto di lavoro stabile. Leggermente diversa la musica nel settore formazione ed educazione, dove quasi il 30% degli stagisti continua a lavorare dopo lo stage. Buone le percentuali anche nel settore telecomunicazioni / Information and Communication Technology, dove il 24% dei tirocinanti si vede confermare con un vero contratto.

Lo stage viene vissuto, come è ovvio che sia, in modo diverso a seconda dall'età che si ha e del momento del proprio percorso formativo in cui lo si fa. Se uno stage durante le scuole superiori è un buon modo per completare la propria formazione e per acquisire consocenze specifiche, chi vive questa esperienza dopo una laurea o un master ammette esplicitamente di vedere lo stage essenzialmente come un traghetto verso il mondo del lavoro. Le speranze raramente si traformano in realtà: solo il 14% degli stagisti, dicono i risultati del sondaggio, ottiene un contratto (a progetto, a tempo determinato o più raramente a tempo indeterminato) e inoltre il 6,8% ottiene qualche collaborazione occasionale. Il conto è presto fatto: solo uno su cinque trova lavoro con lo stage.

Sono le aziende del settore automobilistico e metalmeccanico quelle che offrono gli stage migliori. Il 50% degli interpellati si è detto soddisfatto di uno stage nel settore. Al secondo posto l’area educazione e formazione (57,5% di "buoni" e "ottimi"), al terzo le aziende di servizi socio-sanitari (55,4%). Gli stage in altri settori si rivelano invece di solito meno apprezzati. Raramente sono soddisfatti gli stagisti del settore bancario e assicurativo, ancora meno quelli che fanno tirocini nelle organizzazioni no-profit e nel mondo della comunicazione: qui solo una metà scarsa dei tirocinanti definisce come "postiva" l'esperienza.

Dal sondaggio emerge anche che i tirocini valutati meglio sono quelli promossi da assocazioni professionali o datoriali, come le Camere di Commercio. I peggiori risultano essere invece quelli promossi dai centri per l'impiego: qui i giudizi negativi sono oltre due terzi, con più del 17% di stage definiti addirittura "pessimi".

I consigli degli autori di "Stagisti allo specchio" sono semplici: fare l'esperienza di uno stage il prima possibile, a scuola o all'università, mentre se si è al termine del proprio percorso formativo la domanda deve essere "quanto può essermi davvero utile un tirocinio?". Perché a volte è meglio iniziare a fare un lavoro vero, anche se non esattamente nell'ambito professionale nel quale si vorrebbe entrare e per il quale si è studiato. Senz'altro c'è un urgente bisogno di rivedere le norme che regolamentano lo stage, per difendere al meglio i diritti degli stagisti. Forse davvero, come dice il giornalista Beppe Severgnini (e come recita lo slogan del sito Repubblica degli Stagisti) "L'Italia è una Repubblica fondata sullo stage".

Fonte: Repubblica degli Stagisti