Vivere e lavorare in India a 23 anni

Di Marta Fanelli.

Quella che vi stiamo per raccontare è la storia di Giulia, una ragazza siciliana che a 23 anni è partita per fare uno stage in India

LA STORIA - L’avventura di Giulia ha avuto inizio a marzo 2012, mese in cui è diventata membra dell’AIESEC: un’associazione internazionale che promuove scambi tra studenti sia di studio sia lavorativi (tutte le informazioni sono reperibili qui: http://aiesec.it). Giulia è ora laureata, al momento dell’esperienza all’estero era una studentessa di Comunicazione per l’impresa, i media e le organizzazioni complesse, con indirizzo in marketing management presso l’Università Cattolica di Milano (laurea magistrale).

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PROCEDURE PER CANDIDARSI - Il sito internet dell’AIESEC è piuttosto chiaro, tutte le informazioni sono facilmente reperibili: si compila il modulo, si sostiene un colloquio e infine si cerca lo stage più affine ai proprio interessi e alla propria carriera accademica. Giulia al momento del colloquio non aveva le idee chiare sulla destinazione, aveva in mente alcune mete come Canada, Norvegia e Singapore, senza però alcuna certezza. L’unico luogo nel quale non sarebbe voluta andare era l’India, Paese per il quale poi è partita “ero spaventata da un posto così diverso dal nostro” dice Giulia e aggiunge “lì ho trovato però uno stage molto in linea con ciò che ho studiato, così senza pensarci troppo ho deciso di partire per Mumbai”.

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LA PARTENZA - Giulia i primi di maggio ha sostenuto il colloquio dando come disponibilità per l’inizio dello stage il 9 luglio 2012 così, il 7 luglio, è partita per Mumbai, da sola con una valigia piena energia e curiosità. La sua esperienza in India è durata tre mesi, tre mesi trascorsi in una realtà totalmente diversa dalla nostra.

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IL LAVORO IN INDIA - Giulia, a Mumbai, ha lavorato in una piccola azienda che si occupa di social media marketing: in ufficio erano in 10, la maggioranza composta da donne indiane, lei era l’unica europea e dopo qualche settimana è arrivato un ragazzo americano. Per quanto riguarda gli orari di lavoro Giulia iniziava alla mattina verso le 10.30-11.00, orario insolito dovuto al grandissimo traffico presente a Mumbai: per arrivare in ufficio ci poteva volere anche un’ora e mezza (la distanza da casa di Giulia al luogo di lavoro era di appena qualche chilometro). La giornata lavorativa di Giulia finiva verso le 19.30-20. Per quanto riguarda la pausa pranzo Giulia racconta “in India si è soliti mangiare tutti assieme, non succedeva mai che un dipendente si recasse fuori per pranzare”.

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ALLOGGIO E LA VITA NEL TEMPO LIBERO - I 3 mesi passati da Giulia in India non sono stati soltanto mesi lavorativi: Giulia ha vissuto appieno l’India, ha assaporato ogni scorcio, luogo e paesaggio che questo Paese ha avuto da offrirle. L’AIESEC ha supportato Giulia nella ricerca dell’alloggio: per tre mesi ha diviso una casa con altre sette persone dove, anche in questo caso, lei era l’unica cittadina europea. La casa si trovava in una zona abbastanza degradata, soprattutto se paragonata ai canoni a cui noi europei siamo abituati a vivere: da un lato vi era una baraccopoli, dall’altro una fattoria. Per recarsi al lavoro Giulia utilizzava i classici risciò indiani, paragonabili ai nostri taxi: bisogna fermarli per strada, il problema è che questi non sempre accettano di accompagnarti, spesso perché non capiscono le indicazioni stradali che gli vengono date.

Dopo la giornata lavorativa, di sera, usciva e si recava nei luoghi di maggior interesse della città: spesso in compagnia, visto che lì ha conosciuto moltissime persone, altre volte invece “con un pizzico di follia, sono andata a esplorare la città da sola.”

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I CONSIGLI - Consiglieresti questa esperienza? “Assolutamente sì, al tuo ritorno vedi tutto in una prospettiva diversa, apprezzi le piccole cose molto di più rispetto al passato e inizi a prendere la vita con più filosofia” e aggiunge “bisogna però sapersi adattare, essere pronti a ogni imprevisto, ad esempio sai quando esci di casa ma non sai quando torni oppure vuoi recarti in un posto ma non puoi perché resti bloccato nel traffico”.

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GLI ASPETTI POSITIVI - Quali sono gli aspetti più positivi di un’esperienza di questo tipo?- “Sicuramente la crescita personale, come ho spiegato prima, ma soprattutto l’aumentare di possibilità lavorative: al mio rientro mi si sono aperte moltissime porte proprio da questo punto di vista”.