Spartaco, storia dello schiavo gladiatore di Roma

Spartaco, storia dello schiavo gladiatore di Roma A cura di Edoardo Angione.

Spartaco: la storia dello schiavo gladiatore che armò una ribellione contro Roma e che è stato scelto come soggetto di film, serie tv e libri

1Introduzione alla storia di Spartaco

Il personaggio di Spartaco in uno dei tanti riadattamenti realizzati per il mondo dello spettacolo
Il personaggio di Spartaco in uno dei tanti riadattamenti realizzati per il mondo dello spettacolo — Fonte: getty-images

Spartaco (111 circa - 71 a.C.), gladiatore originario della Tracia, è stato il capo di una ribellione di schiavi in Italia. Dopo aver riunito decine di migliaia di schiavi ribelli in un vero e proprio esercito, per due anni Spartaco porterà avanti una guerra per la libertà contro la Repubblica romana, che ricordiamo come Terza Guerra Servile (73-71 a.C.). 

La figura di Spartaco appare tuttora in innumerevoli film e serie TV, ed ha influenzato molti movimenti politici, diventando un simbolo della lotta allo schiavismo, allo sfruttamento e all’oppressione. 

Sappiamo che Spartaco è esistito davvero e cercheremo qui di ripercorrere la sua vicenda storica, pur non avendo moltissime informazioni su di lui: ad esempio non sappiamo di preciso la sua data di nascita. Tutto ciò che abbiamo ci è stato tramandato da alcuni scrittori antichi, e non ci sono tracce lasciate direttamente da Spartaco o da qualcuno dei suoi uomini. 

2Chi era Spartaco?

Le fonti arrivate fino a noi, tutte scritte molto tempo dopo la sua morte, ci insegnano che Spartaco veniva dalla Tracia, una regione dell’Europa orientale che faceva parte formalmente del regno di Macedonia. Dal 146 a.C. la Macedonia era diventata una provincia romana, a cui la Tracia venne annessa nel 129. Si trattava di un territorio difficile, dove i romani erano costantemente costretti ad intervenire per domare le ribellioni delle molte tribù locali. Sembra che spartaco sia nato in una di queste tribù: una comunità di nomadi e pastori.

Per un certo periodo sembra che Spartaco sia stato un soldato ausiliario di Roma. Non sappiamo in che modo, ma ad un certo punto la sua carriera militare si interrompe, e non nel migliore dei modi: molto probabilmente Spartaco era diventato un bandito, magari dopo una diserzione o addirittura una ribellione contro i romani. In ogni caso, Spartaco viene catturato dai legionari: il suo destino è la schiavitù. A comprarlo è Lentulo Batiato, un piccolo imprenditore che possiede una scuola per gladiatori a Capua. Sembra che Spartaco sia stato acquistato insieme a sua moglie, una donna della Tracia che lo accompagnerà fino alla fine. Secondo Plutarco era una sacerdotessa di Dioniso ed una profetessa.

Sembra che Spartaco, negli scontri tra gladiatori, svolgesse il ruolo di mirmillone: si trattava dei gladiatori più robusti, equipaggiati in modo pesante. Nel 73 a.C. Spartaco ed i suoi compagni pianificano una fuga che coinvolge più di 70 gladiatori: dalle cucine riescono a procurarsi armi di fortuna, come coltelli e mannaie, grazie a cui riescono a fuggire combattendo, per poi appropriarsi di un carro di armi ed armature destinate all’arena.

3Spartaco e la battaglia del Vesuvio

Spartaco e la sua banda di fuggitivi, dopo aver saccheggiato la regione intorno a Capua, si rifugiano sul Vesuvio: all’epoca, circa un secolo prima dell’eruzione, le pendici del vulcano erano fertili e ricoperte di vigne, ed offrivano una posizione più semplice da difendere rispetto alla pianura.

Sembra che i ribelli abbiano eletto i loro capi spontaneamente: Spartaco non è solo al comando, ma affiancato da due schiavi di origine gallica, Enomao e Crisso. A questo punto i ribelli iniziano a vivere di brigantaggio. Altri schiavi, che lavorano nelle campagne e sulle pendici del Vesuvio, iniziano ad unirsi al gruppo. All’inizio Roma, impegnata a sedare un’altra rivolta in Spagna e a combattere la terza guerra con Mitridate non prende troppo sul serio la rivolta.

Raffigurazione di Mitridate VI, sovrano pontico che costrinse Roma a ben tre guerre
Raffigurazione di Mitridate VI, sovrano pontico che costrinse Roma a ben tre guerre — Fonte: getty-images

La Repubblica affida il comando di una milizia al pretore Gaio Claudio Glabro. Glabro tenta la via dell’assedio, bloccando le vie principali verso il Vesuvio per affamare gli schiavi ribelli. In quest’occasione Spartaco dimostra la propria abilità tattica, probabilmente frutto delle sue precedenti esperienze in campo militare. Gli schiavi ribelli utilizzano i materiali a loro disposizione (vigne selvatiche) per costruire corde con cui riescono a scendere dalle pendici della montagna. A questo punto gli schiavi circondano l’accampamento romano, per poi sconfiggere le milizie ed appropriarsi del loro equipaggiamento.

In queste zone rurali la presenza di schiavi era massiccia: molti di loro, ai quali si uniscono numerosissimi pastori locali, si uniscono ai ribelli, che secondo alcune fonti sono a questo punto decine di migliaia. Ad attirare tutte queste persone molto probabilmente c’era anche il fatto che Spartaco applicava una divisione equa dei profitti.

4I due consoli

Nella primavera del 72 a.C., i ribelli abbandonano il proprio accampamento e si mettono in marcia. Ormai hanno raggiunto l’impressionante numero di circa 40.000 unità, probabilmente però equipaggiate molto peggio rispetto ai legionari romani. Gli uomini di Spartaco si dividono: alcuni si fermano nell’attuale Puglia, nei pressi del Gargano, sotto il comando di Crisso. Il rimanente, guidato da Spartaco, avanza verso nord.

Illustrazione raffigurante Plutarco, scrittore che a più riprese parla di Spartaco
Illustrazione raffigurante Plutarco, scrittore che a più riprese parla di Spartaco — Fonte: ansa

A Roma il Senato inizia a preoccuparsi seriamente: a fermare la sedizione vengono mandati i due consoli del 72 a.C., Lucio Gellio Publicola e Gneo Cornelio Lentulo Clodiano, entrambi al comando di circa 10.000 truppe. L’armata di Spartaco è divisa, e i romani ne approfittano. Gellio raggiunge sul Gargano i ribelli capeggiati da Crisso, e li sconfigge. Si dirige quindi a nord, mentre Lentulo, che si trovava sopra Spartaco, si dirige verso sud: l’idea è quella di chiudere gli schiavi ribelli in una morsa.

I traci erano abili cavalieri ed addestratori di cavalli: probabilmente i romani non si aspettano che Spartaco è riuscito a mettere insieme un efficace corpo di cavalleria. Grazie alla cavalleria Spartaco riesce a sconfiggere Lentulo, infliggendo un altro duro colpo all’esercito di Roma, e avvicinandosi ulteriormente alle Alpi. Il modo in cui Spartaco sconfigge i due consoli, però, è descritto con sostanziali differenze dagli storici Appiano e Plutarco.

5Tradimento a Messina

Statua del giureconsulto Lucio Licinio Crasso, vero avversario di Spartaco
Statua del giureconsulto Lucio Licinio Crasso, vero avversario di Spartaco — Fonte: ansa

Spartaco ed i suoi uomini erano inizialmente diretti verso le Alpi. Probabilmente da lì avrebbero sarebbero poi usciti dall’Italia, magari raggiungendo la Tracia o tentando di uscire dalle regioni sotto il controllo di Roma. Tuttavia, per ragioni a noi del tutto sconosciute, Spartaco, forse sotto richiesta dei suoi uomini, decide di fare marcia indietro.

Nel frattempo a Roma Marco Licinio Crasso, un ricco uomo politico in cerca di consensi, si offre di fermare Spartaco ed ottiene il comando di otto legioni, per un totale di 40.000 soldati. Per disciplinare i propri soldati, Crasso riporta in vigore strumenti estremi e ormai in disuso, come la decimazione. Dopo un primo tentativo fallito, Crasso riesce a spingere gli schiavi ribelli fino a Reggio, davanti allo Stretto di Messina. Da qui Spartaco spera di poter raggiungere la Sicilia con 2.000 uomini, per tentare di provocare una nuova rivolta di schiavi ed ingrossare le proprie fila.

Lo Stretto di Messina non è mai stato semplice da attraversare, in particolare durante l’inverno. A complicare le cose c’è il fatto che il governatore della Sicilia, Gaio Licinio Verre, aveva fortificato gli approdi migliori. Per riuscire ad attraversare lo stretto con tutte le sue truppe, Spartaco ha bisogno di imbarcazioni e di marinai esperti.

Gli schiavi ribelli si rivolgono ad un gruppo di pirati della Cilicia (così li definisce Plutarco), uomini in possesso di imbarcazioni veloci e di un’ottima conoscenza di quelle acque. Dopo essere stati pagati ed aver preso accordi con gli schiavi ribelli, i pirati salgono a bordo delle loro imbarcazioni e si allontanano, tradendo Spartaco. A questo punto Spartaco tenta di attraversare lo stretto di Messina su imbarcazioni di fortuna, naufragando miseramente in terra calabrese. 

6Ultimi tentativi di fuga

L’approccio di Crasso nei confronti di Spartaco è cauto: non cerca lo scontro frontale, ma costruisce un blocco nei pressi dell’istmo di Catanzaro. Si tratta di un vero e proprio muro protetto da un fossato, la cui costruzione tiene occupati i legionari per molto tempo. Lo scopo è quello, ancora una volta, di assediare gli uomini di Spartaco, tagliando loro i rifornimenti.

Spartaco tenta la via delle trattative, che Crasso rifiuta categoricamente. A questo punto non resta che una strada: sfondare il blocco. Spartaco ci riesce grazie ad un espediente brutale ma ingegnoso: riempire un punto del fossato (sembrerebbe con corpi umani), per poi sfondare la barriera con la cavalleria. Sembra che in quest’occasione gli uomini di Spartaco siano morti a migliaia. Anche per questo, forse, iniziano a nascere le prime divisioni in seno all’armata di schiavi ribelli: con l’inverno un gruppo di dissidenti, in gran parte celti e germani, guidati da Casto e Gannico, abbandonano Spartaco.

Testa rappresentante Gneo Pompeo Magno
Testa rappresentante Gneo Pompeo Magno — Fonte: ansa

A peggiorare le cose, c’è il fatto che il Senato di Roma invia ben due armate di rinforzi: la prima, comandata da Terenzio Varro Lucullo, sta per sbarcare a Brindisi, la seconda, capeggiata dal giovane Gneo Pompeo Magno, è in arrivo dalla Spagna dopo aver sedato una rivolta. Forse non sono buone notizie nemmeno per Crasso, poiché teme che Pompeo possa prendersi tutti i meriti della vittoria.

7Lo scontro finale

Nella primavera del 71, Crasso sconfigge Casto e Gannico. Nel frattempo Lucullo è sbarcato a Brindisi. Spartaco, quasi circondato ma con ancora circa 30.000 uomini, decide di tentare il tutto per tutto attaccando Crasso frontalmente.

Lo scontro finale avviene nell’aprile del 71. Non sappiamo dove si svolge di preciso questa battaglia, anche se molto probabilmente nei pressi delle sorgenti del Silaro. Le fonti ci raccontano che prima della battaglia Spartaco avrebbe ucciso il suo cavallo, poiché in caso di vittoria avrebbe preso un cavallo dei suoi nemici, ed in caso di sconfitta non avrebbe certamente mai più avuto bisogno di un cavallo.

La cavalleria di Spartaco punta sugli arcieri di Crasso, ma viene ostacolata da un efficace sistema di trincee. Quanto a Spartaco, alla guida della fanteria, cerca lo scontro diretto nella speranza di uccidere Crasso. Tutte le fonti che abbiamo a nostra disposizione concordano su un fatto: Spartaco combatte valorosamente ma viene circondato, e poi ucciso. A questo punto Crasso riesce facilmente ad avere la meglio sui ribelli.

Le forze di Pompeo non prenderanno mai parte allo scontro, ma cattureranno alcuni ribelli in fuga. A Pompeo verrà concesso il trionfo, mentre per Crasso ci sarà soltanto un’ovazione. L’anno successivo, il 70 a.C., saranno entrambi eletti consoli, ma la rivalità tra i due cesserà soltanto dopo 10 anni, quando costituiranno, con Giulio Cesare, il primo triumvirato

Sembra che il corpo di Spartaco non sia mai stato identificato, ma la memoria di quest’uomo che tentò di sfidare la storia, ribellandosi alla schiavitù, rimane viva ancora oggi.