| Sì | 959 | 15% | |
| No | 4401 | 72% | |
| Così così | 535 | 8% | |
| Non so | 176 | 2% |
come si può affidare una riforma a chi non ha ne le capacità ne il merito di stare dov'è!
è una questione di principio cioè di credibilità.
Penso che per poter discutere di questa riforma sia necessario chiarire alcune cose:
1. la situazione economica italiana è abbastanza brutta
2. I tagli non sono stati fatti solo alla scuola, ma anche ad altri campi
3. chiunque conosca bene le dinamiche del nostro sistema d'istruzione, sa che abbiamo una sovrabbondanza di docenti; sa anche di numerosi casi di dipendenti pubblici che attuano un assenteismo spregiudicato grazie a finti certificati medici; sa anche che la qualità degli insegnanti non è adeguatamente controllata.
4. Due dei provvedimenti principali impongono la sufficienza IN OGNI MATERIA per poter essere ammessi alla maturità, oltre che la possibilità di bocciatura con il 5 in condotta.
5. l'eliminazione di alcuni indirizzi (TUTTI INDIRIZZI CON SCARSA AFFLUENZA) è volta sia ad evitare sprechi, sia ad aiutare gli studenti ad inserirsi nel mondo del lavoro, cercando di dare loro basi più solide di cultura generale; gli istituti tecnici non sono quasi toccati (a livello di offerta formativa), mentre i licei vengono unificati; cioè rimangono alcuni indirizzi principali: scientifico, tecnologico, artistico, linguistico, classico e socio-psico-pedagogico. In questo modo si evita di precludersi molti s@#?*%$; pochi ci pensano a 14 anni, ma il liceo è la preparazione all'università, che a sua volta è la preparazione al lavoro; non si può arrivare a 18/19 anni rendendosi conto che la propria preparazione liceale propone solo uno o due s@#?*%$ universitari, quindi porta ad un unico lavoro magari nemmeno richiesto; ciò crea la disoccupazione.
5. la privatizzazione delle università è volta ad inseguire il modello americano (che si è dimostrato più efficace del nostro): per fare un esempio, ammettiamo di voler frequentare la facoltà di giurisprudenza; la necessità attuale è di 5 avvocati per lo studio A, 10 per lo studio B e 3 per lo studio C. GLi studi A, B, e C pagano l'università privata per far studiare 18 studenti, e io, che voglio studiare giurisprudenza, faccio un test insieme ad altri 70 ragazzi. Se sarò tra i migliori 18 frequenterò l'università e avrò la certezza di un lavoro poi. Ciò risolverebbe uno dei grandi problemi dell'Italia, ovvero la sovrabbondanza di laureati senza un lavoro.
Inoltre, chiunque abbia un minimo di buon senso è in grado di capire che la vecchia storia dei politici che rubano soldi allo stato, che peraltro ha un gusto da nostalgici sessantottini un tantino demodè, non sta in piedi considerando che la classe politica è formata da persone molto più che benestanti.
P.S. tutte le informazioni sui provvedimenti della riforma sono nel sito www.istruzione.it
Partiamo dalla fine... Tutte le informazioni sui provvedimenti della riforma sono nel sito www.istruzione.it - Come dire... informazione imparziale ed obiettiva! La riforma taglia indiscriminatamente molti indirizzi di studi la cui esistenza rappresentava il frutto di anni di sperimentazione della e nella scuola viva, quella che la meritocratica (a proposito... quali meriti per ricoprire la carica di cui può fregiarsi? Anche a non voler prestare attenzione alle voci su certe intercettazioni prontamente distrutte, non mi sembra molti...) neosignora Ministro pretende di avere ascoltato. Nella mia provincia, ad esempio, sparisce, come in tutto il paese, l'indirizzo di studi per ragionieri programmatori, che per più di trent'anni aveva sfornato studenti preparati, apprezzati e richiesti dal mondo del lavoro. Niente paura: supplirà il privato, magari quello gestito dalla Compagnia delle Opere che in Lombardia ha più di un santo in paradiso ed un mezzo dio al Pirellone. Aggiungo che la riforma nulla c'entra con l'assenteismo dei dipendenti della PA e che far ripartire la sedicente riforma epocale coinvolgendo, da subito, anche le classi intermedie è semplicemente demdenziale; quanto ai tagli che sarebbero stati effettuati anche in altri settori, può anche essere vero, ma la spesa per l'istruzione in rapporto al PIL, in Italia, era già una delle più basse in Europa. I soldi risparmiati con il taglio del personale saranno in parte investiti in prodigiose opere di rinnovamento tecnologico: le lavagne interattive! Bei giocattoli che stanno alla scuola italiana come una @#?*%$na riscaldata ad una casa diroccata e che, soprattutto, non servono ad una beata minchia se non sono collegate ad un pc (ma non mi sembra che si sia parlato di dotare le scuole di maggior numero di pc) e possono essere utili solo se numerose in rapporto alle classi (sarà già bello se si riuscirà ad averne una in ogni scuola); in compenso i produttori di lavagne interattive saranno molto felici. E ora l'angolo delle facili previsioni: il denaro pubblico tolto alle scuole finirà nelle tasche degli imprenditori che, venuti a conoscenza della notizia del terremoto in Abruzzo, ridevano da soli nel letto alle tre e mezzo di notte. E le chiameranno Grandi Opere. Per il futuro prevedo una scuola pubblica, dalle elementari all'università, sempre più marginale e destinata al parcheggio di marginali ed una scuola privata sempre più ricca e, in nome della meritocrazia, come sempre in questo nostro fottutissimo paese, frequentata solo da raccomandati, amici degli amici o più semplicemente da tutti quelli pronti e possibilitati a sborsare una mazzetta per superare i test d'ammissione (provate a chiedere a chi è riuscito ad entrare in qualche facoltà di odontoiatria).
> Penso che per poter discutere di questa riforma sia necessario chiarire alcune cose: 1. la situazione economica italiana è abbastanza brutta 2. I tagli non sono stati fatti solo alla scuola, ma anche ad altri campi 3. chiunque conosca bene le dinamiche del nostro sistema d'istruzione, sa che abbiamo una sovrabbondanza di docenti; sa anche di numerosi casi di dipendenti pubblici che attuano un assenteismo spregiudicato grazie a finti certificati medici; sa anche che la qualità degli insegnanti non è adeguatamente controllata. 4. Due dei provvedimenti principali impongono la sufficienza IN OGNI MATERIA per poter essere ammessi alla maturità, oltre che la possibilità di bocciatura con il 5 in condotta. 5. l'eliminazione di alcuni indirizzi (TUTTI INDIRIZZI CON SCARSA AFFLUENZA) è volta sia ad evitare sprechi, sia ad aiutare gli studenti ad inserirsi nel mondo del lavoro, cercando di dare loro basi più solide di cultura generale; gli istituti tecnici non sono quasi toccati (a livello di offerta formativa), mentre i licei vengono unificati; cioè rimangono alcuni indirizzi principali: scientifico, tecnologico, artistico, linguistico, classico e socio-psico-pedagogico. In questo modo si evita di precludersi molti s@#?*%$; pochi ci pensano a 14 anni, ma il liceo è la preparazione all'università, che a sua volta è la preparazione al lavoro; non si può arrivare a 18/19 anni rendendosi conto che la propria preparazione liceale propone solo uno o due s@#?*%$ universitari, quindi porta ad un unico lavoro magari nemmeno richiesto; ciò crea la disoccupazione. 5. la privatizzazione delle università è volta ad inseguire il modello americano (che si è dimostrato più efficace del nostro): per fare un esempio, ammettiamo di voler frequentare la facoltà di giurisprudenza; la necessità attuale è di 5 avvocati per lo studio A, 10 per lo studio B e 3 per lo studio C. GLi studi A, B, e C pagano l'università privata per far studiare 18 studenti, e io, che voglio studiare giurisprudenza, faccio un test insieme ad altri 70 ragazzi. Se sarò tra i migliori 18 frequenterò l'università e avrò la certezza di un lavoro poi. Ciò risolverebbe uno dei grandi problemi dell'Italia, ovvero la sovrabbondanza di laureati senza un lavoro. Inoltre, chiunque abbia un minimo di buon senso è in grado di capire che la vecchia storia dei politici che rubano soldi allo stato, che peraltro ha un gusto da nostalgici sessantottini un tantino demodè, non sta in piedi considerando che la classe politica è formata da persone molto più che benestanti. P.S. tutte le informazioni sui provvedimenti della riforma sono nel sito www.istruzione.it
BLABLABLABLABLABLABLABLABLABLABLABLABLABLABLABLABL ABLABLABLABLABLABLA
come al solito si vuole oscurare quelle migliaia di studenti e genitori che sanno esattamente perche' scioperare contro questa pseudo riforma rispetto ad altri sicuramente di minoranza.. che come ho potuto vedere in questi giorni sui canali "del capo".. vengono intervistati e messi sul grande schermo per far risultare che la maggioranza di questi sono i soliti fannulloni.. Stasera ero alla riunione di classe di mia figlia e tra le varie cose le maestre hanno accennato a cosa cambiera' con la riforma gelmini .. in quell'istante un papa' ha commentato ad alta voce : " QUESTO è IL RISULTATO DI ANNI DI SPRECHI ORA SI DEVE INTERVENIRE " Io non essendo capace di stare zitto su temi di questo genere soprattutto in questo periodo di Slogan politici ho semplicemente replicato dicendogli che non è questo il modo di "bonificare la scuola" purtroppo non era il contesto adatto e non c'era il tempo per discutere di questo. Se ne avessi avuto modo avrei spiegato il mio "NO" alla pseudo-riforma Gelmini spiegando come secondo me bisognerebbe riformare la scuola. Innanzitutto, partiamo dall'aspetto gestionale, dato che è l'unico modo di vedere la scuola da parte di Gelmini e Tremonti. Da questo punto di vista la scuola ha molti problemi, sia come moltitudine di sprechi, sia come carenza di investimenti dove servono. Tuttavia, certo non possono essere una soluzione gli 8 miliardi di tagli del Governo, sia perchè sono una cifra spropositata rispetto al problema reale, sia perchè sono tagli indifferenziati, orizzontali, non mirati: ovvero, non andranno a colpire lo spreco, ma colpiranno in maniera indifferenziata sia lo spreco che la spesa utile. Invece, se si vuole rendere efficiente la scuola, bisogna partire dai bisogni: ovvero stabilire, possibilmente in maniera condivisa, i criteri di spesa. Ovvero quanti edifici scolastici sono necessari, quanti alunni può contenere una classe, quanti docenti sono necessari per ogni classe, quante materie sono necessarie, quante ore, quanti bidelli per numero di alunni, quanto personale per numero di alunni, eccetera eccetera, e sulla base di questi criteri assegnare i soldi alle scuole, lasciando un margine del 5-10%, e licenziando il personale superfluo (o assumendone altro se necessario). Tutte le cose aggiuntive, come insegnanti di sostegno, progetti, manutenzione, eccetera, dovranno essere finanziati con fondi aggiuntivi rilasciati dallo Stato previa verifica del reale bisogno e/o del loro utilizzo per quegli scopi. E poi, se proprio si deve tagliare, si cominci dal tagliare i finanziamenti pubblici alle scuole private, che anzi la Gelmini vorrebbe aumentare in nome di una "maggiore libertà di scelta per le famiglie". Le scuole private devono sostenersi con i propri soldi e non sottrarre soldi alla scuola pubblica; e le famiglie, se non si possono permettere la privata, che vadano alla pubblica ... Lo so che è un'utopia, visto che la stragrande maggioranza delle scuole private è legata alla Chiesa, però bisognerebbe farlo. Anche perchè spesso quelle scuole sono dei "diplomifici". E qui veniamo all'altro problema della scuola, ovvero il merito. Se infatti i giovani d'oggi hanno scarsa considerazione per la scuola è anche perchè il merito ha ben poca importanza in una società dove dilaga la raccomandazione, dove è più facile diventare qualcuno e/o stare bene economicamente facendo la velina, il tronista o partecipando ad un reality che studiando sodo e/o contando sulla proprie qualità. Certo, è molto difficile cambiare questa mentalità, però possiamo fare in modo di compiere una rivoluzione meritocratica. Innanzitutto con maggiori incentivi, anche economici, agli studenti meritevoli, a tutti i livelli. Poi attraverso un sistema di valutazione dei docenti, che vada a valutare il programma svolto, la qualità dell'insegnamento (magari attraverso un test di valutazione dell'apprendimento), le presenze, eccetera, e su questo basare aumenti di stipendio e licenziamenti. Poi rivedere i concorsi pubblici, di qualunque tipo, cercando di eliminare quanto più è possibile le valutazioni soggettive a favore di quelle oggetive, prendendo a modello il test d'ingresso per Medicina, che anno per anno sta riducendo significativamente il problema della raccomandazione. Infine, ridare alla scuola il suo ruolo di punto di riferimento per la società. In una società dove sta venendo meno lo spirito partecipativo, dove attività come volontariato, partecipazione politica, sport, impegno nello studio, stanno lasciando il passo all'isolamento, alla centralità delle cose materiali (telefonini, vestiti alla moda), all'ignavia, alla vita da "Uomini e Donne" o "Amici", e dove quindi la scuola perde l'importanza che aveva prima, bisogna ripristinare il rapporto fra studente ed alunno. Ovvero cambiare l'offerta formativa, "svecchiare" un po' la scuola: incentivando il dibattito in classe (magari con delle ore di "discussione" sulle tematiche più varie), aumentando le strutture sportive sco
ti hanno fatto il lavaggio del cervello. Le tue affermazioni sono la mera riproduzione del programma elettorale del governo. Non occorrono grandi discorsi per smentirti, in quanto il costrutto logico, tendente a confutare, in modo categorico,le tue inconsistenti e deliranti affermazioni, è semplice ed immediato: Tutti i ricercatori italiani si recano all'estero, in quanto l'italia riserva alla ricerca meno dell'1% del PIL; dedicando, pertanto, alla cultura accademica, solo briciole......Quindi....,tutto il resto è solo populismo e demagogia!!!
Immagino che lei si sia reso perfettamente conto che il suo discorso manca di coerenza... dapprima parla di una "pseudo-riforma", per poi propugnare le stesse idee che muovono tale riforma...
Mi risponda quando avrà deciso da che parte stare.
CONOSCERE LA LEGGE 133\2008
PER DIFENDERE L’UNIVERSITA’ PUBBLICA!!
• TAGLIO DELLE RISORSE ECONOMICHE DESTINATE ALL’UNIVERSITA’PUBBLICA per un totale di 1441.5 milioni di euro almeno fino al 2013.
• TURN OVER (articolo 66)
La legge 133 impone invece un turn over bloccato al 20%, ovvero un nuovo assunto ogni cinque pensionamenti o licenziamenti.:
- Le facoltà devono ridurre gli organici entro i termini imposti dalla legge, licenziando o pensionando forzatamente
- Si può procedere all’assunzione ogni 5 pensionamenti e/o licenziamenti
• TRASFORMAZIONE DELLE UNIVERSITA’ PUBBLICHE IN “FONDAZIONI DI DIRITTO PRIVATO”
Con il passaggio a fondazione l’università potrà (e vista la mancanza di fondi, dovrà chiedere qualunque cifra agli studenti, senza dover rispondere a nessun tetto prefissato. Una retta universitaria da 10’000 euro potrebbe essere uno standard per il prossimo anno accademico. L’università da pubblica diventerebbe un privilegio per i pochi che potrebbero permettersi rette universitarie altissime, mentre il livello qualitativo dell’insegnamento pubblico crollerebbe a picco per la mancanza di docenti e la soppressione di esami, nonché probabilmente anche di corsi di laurea meno frequentati o considerati “di minore rilievo”. Si sta cercando di distruggere la nostra cultura ed obbligando le università a svendersi a
privati per sopravvivere, senza poi garantire un livello di istruzione accettabile.
!!!!DIFENDIAMO L’UNIVERSITA’ PUBBLICA!!!!
TUTTI IN CORTEO:
Giovedì 30 Ottobre alle 9:30
Partenza da CAIROLI (Milano)
PASSATEPAROLA!!!!!
CONO SCERE LA LEGGE 133/2008
PER DIFENDERE L’UNIVERSITA’ PUBBLICA
"La storia umana diventa sempre di più una gara tra la cultura e la catastrofe"
H.G. Wells
Cercherò di essere il più breve e comprensivo possibile, ben sapendo che in ogni caso vi saranno
molte cose di cui scrivere, sperando che tutti abbiano il tempo e la pazienza di leggere quanto
riportato sotto, e trovino la spinta per informarsi ed informare quanta più gente possibile intorno a
se, perché si tratta di salvare l’università, una cultura di qualità per tutti coloro che desiderano
riceverla.
Più che una legge, è un enorme calderone all’interno del quale è stato gettato di tutto, ogni
argomento con una qualche valenza di tipo economico.
Il testo della legge potete trovarla a questo indirizzo ,
p ubblicata sul sito web della Camera dei Deputati del Parlamento Italiano.
Basti pensare che questa legge ha chiamato in causa le seguenti commissioni
- Commissione V BILANCIO E TESORO e VI FINANZE
- COMITATO PER LA LEGISLAZIONE
- Commissione I AFFARI COSTITUZIONALI
- Commissione II GIUSTIZIA
- Commissione III AFFARI ESTERI
- Commissione IV DIFESA
- Commissione VII CULTURA
- Commissione VIII AMBIENTE
- Commissione IX TRASPORTI
- Commissione X ATTIVITA’ PRODUTTIVE
- Commissione XI LAVORO
- Commissione XII AFFARI SOCIALI
- Commissione XIIIAGRICOLTURA
- Commissione XIV POLITICHE UNIONE EUROPEA
- COMMISSIONE PARLAMENTARE PER LE QUESTIONI REGIONALI
L’iter parlamentare di questa maxi legge ha avuto inizio con la prima lettura alla Camera dei
Deputati il 2 LUGLIO, per concludersi con l’approvazione il 6 AGOSTO 2008, e passare al Senato.
Un mese di discussione, due o tre giorni per settimana, nel completo silenzio dei media nel periodo
di minima attenzione dell’opinione pubblica, in vacanza, ferie…
Arriviamo a discutere cosa questa legge decreta al riguardo dell’università pubblica.
TAGLIO DELLE RISORSE ECONOMICHE
DESTINATE ALL’UNIVERSITA’PUBBLICA
E’ stata decisa da questa legge il taglio dei fondi destinati all’università pubblica (FFO - fondo per il
finanziamento ordinario delle università nella seguente maniera.
Riduzione di:
- 63.5 milioni di euro per l’anno 2009
- 190 milioni di euro per l’anno 2010
- 316 milioni di euro per l’anno 2011
- 417 milioni di euro per l’anno 2012
- 455 milioni di euro a decorrere dell’anno 2013
per un totale di 1441.5 milioni di euro almeno fino al 2013.
TRASFORMAZIONE DELLE UNIVERSITA’ PUBBLICHE
IN “FONDAZIONI DI DIRITTO PRIVATO”
Per sopperire all’improvviso ammanco dei finanziamenti pubblici, lo stato consente alle università
di trasformarsi in fondazioni di diritto privato..
Questo passo sancirebbe la morte di un’istruzione pubblica per tutti, consentendo alle fondazioni
universitarie di decidere l’entità delle tasse per gli studenti, ed andando a ledere il fondamentale
diritto allo studio univesitario, tutelato dalla Costituzione Italiana attraverso l’articolo 33, che recita:
Art. 33.
L'arte e la scienza sono libere e libero ne è l'insegnamento.
La Repubblica detta le norme generali sull'istruzione ed istituisce scuole statali per tutti gli ordini e
gradi.
Attualmente la legge difatti sancisce che nell’anno solare, il gettito delle tasse degli studenti non
deve superare il 20% dell’importo del finanziamento ordinario dello Stato (FFO), cosa che di fatto
pone un tetto massimo alle tasse che si possono far pagare ad uno studente.
Con il passaggio a fondazione l’università potrà (e vista la mancanza di fondi, dovrà chiedere
qualunque cifra agli studenti, senza dover rispondere a nessun tetto prefissato.
Una retta universitaria da 10000 euro potrebbe essere uno standard per il prossimo anno
accademico.
Raggiungeremmo uno standard tipo college americano, dove o si vince una borsa di studio per
meriti sportivi, o si è abbastanza ricchi da poter far fronte ad una richiesta economica di tale portata.
Con l'entrata in vigore della legge 133/2008 si è andati a ledere questo principio costituzionali,
garantendo il diritto allo studio ed ad una formazione di qualità solamente a chi può far
affidamento su una grande capacità economica, andando a ledere il principio costituzionale di
eguaglianza e pari dignità tra i cittadini decretata dall’articolo 3
Art. 3.
Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di
sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.
È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di
fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e
l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del
Paese.
Al contempo assisteremo alla definitiva violazione dell’articolo 9, che recita
Art. 9.
La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica
vista la sostanziale impossibilità delle università di mantenere una gestione pubblica a seguito dei
tagli economici e di personale docente, di ricerca e tecnico – amministrativo subiti.
Oltre a questo vi sono implicazioni riguardanti i poteri economici.
Le università potranno “trovarsi uno sponsor” che li finanzi. Inutile dire gli effetti devastanti che
avrebbe un controllo economico di questo tipo sulla ricerca in tutti i vari settori universitari.
La ricerca verrebbe condotta secondo le direttive impartite dalle società finanziatrici, in base alla
redditività a livello economico!
TURN OVER (articolo 66)
La stessa legge ha imposto una drastica riduzione del personale universitario alle facoltà stesse, che
si trovano costrette improvvisamente a mandare obbligatoriamente in pensione chi ha maturato i
requisiti necessari, o altrimenti licenziare parte del proprio organico.
Logica vorrebbe una sostituzione nelle posizioni didattiche per mantenere l’offerta d’insegnamento.
La legge 133 impone invece un turn over bloccato al 20%, ovvero un nuovo assunto ogni
cinque pensionamenti o licenziamenti.
Come pensiamo di mantenere una didattica di buon livello in questa maniera?
Riassumendo:
- Le facoltà devono ridurre gli organici entro i termini imposti dalla legge, licenziando o
pensionando forzatamente
- Si può procedere all’assunzione ogni 5 pensionamenti e/o licenziamenti
Matematicamente qualcosa non torna. Si rinuncia a personale docente, chiedendo ai ricercatori di
mantenere il ruolo di insegnanti, mantenendo la stessa retribuzione e lavorando fuori dai compiti
stabiliti dal loro contratto (che prevede 60 ore di ricerca, e nessun obbligo all’insegnamento).
Con questa situazione, l’unica soluzione sarebbe sopprimere corsi d’insegnamento, fino a giungere
addirittura alla cancellazione dei corsi di laurea meno frequentati o considerati di minor interesse.
In questo rapido excursus informativo sono stati citati solamente i problemi più grossi a cui questa
legge condurrebbe, ma basta leggere con attenzione il testo della legge, o informarsi con chi già lo
ha fatto prima di noi perché vi si dischiudano gli abissi entro cui verrà gettata l’università se tutto
questo viene approvato in parlamento.
L’università da pubblica diventerebbe un privilegio per i pochi che potrebbero permettersi
rette universitarie altissime, mentre il livello qualitativo dell’insegnamento pubblico
crollerebbe a picco per la mancanza di docenti e la soppressione di esami, nonché
probabilmente anche di corsi di laurea meno frequentati o considerati “di minore rilievo”.
Si sta cercando di distruggere la nostra cultura ed obbligando le università a svendersi a
privati per sopravvivere, senza poi garantire un livello di istruzione accettabile.
DIFENDIAMO L’UNIVERSITA’
PUBBLICA
DALLA LEGGE 133/2008
diminuire professori non significa fare tagli all'istruzione! Se di professori ce ne sono troppi bisognerà pur fare qualcosa.
vabbè,comunque dal sondaggio al momento pare ke alla maggior parte delle xsone ke hanno votato la riforma NON piaccia... ed è importante, xkè ora è dimostrato ke alla maggior parte degli italiani ke hanno votato la riforma fà SCHIFO, ora si possono anke risparmiare la storiella del tipo "lo facciamo x voi, è x il bene della scuola pubblica e la gente ke scende in piazza è poca in confronto a quelli che approvano la riforma"...
Ma lo sapete come hanno SAGGIAMENTE deciso di usare parte dei POCHI soldi dedicati alla scuola pubblica? In lavagne interattive che costano 2000 euro l'una e ke verranno date a tutte le classi delle scuole medie(e frs anke elementari)italiane... e x fortuna ke bisognava evitare sprechi, pensassero prima a tutti i posti tagliati,POI alle lavagne interattive!
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