Viaggio nelle scuole di tutta Europa, alla ricerca del sistema scolastico ideale

Di Andrea Maggiolo.

Politiche di integrazione, migliori infrastrutture, decentralizzazione delle competenze, nuove borse di studio, più attenzione alle nuove tecnologie e una pianificazione più razionale delle vacanze. Scopriamo in che modo potrebbe migliorare la scuola italiana, analizzando i sistemi scolastici di Gran Bretagna, Francia, Spagna, Germania, Svezia e Grecia

I sistemi scolastici nei vari paesi europei hanno tra di loro differenze sostanziali. Vi abbiamo raccontato come è organizzato il mondo della scuola in INGHILTERRA, FRANCIA, SPAGNA, GERMANIA, SVEZIA e GRECIA. Nelle schede dei singoli paesi trovate informazioni su tutti gli aspetti più importanti: le fasi dell'istruzione scolastica, le scuole superiori, le modalità di selezione e gli stipendi degli insegnanti, l'organizzazione delle giornate scolastiche, la durata delle vacanze, gli orari delle lezioni, e molto altro.

Quasi ovunque la scuola dell'obbligo (ovviamente gratuita) copre la fascia d'età che va dai 6 ai 16 anni: ci sono però differenze su tutti gli altri aspetti del mondo dell'istruzione: programmi decisi a livello nazionale o locale, vacanze più o meno lunghe, classi con più o meno studenti. Sono diversi da paese a paese anche i sistemi di ammissione all'università e gli stipendi degli insegnanti. Proviamo a fare un gioco e ipotizzare come potrebbe essere la "scuola perfetta", unendo le caratteristiche migliori di tutti i paesi. Creiamo il sistema scolastico ideale!

Integrazione e scuole disagiate: Modello Scandinavia


Dal modello scandinavo, in particolare da quello svedese, si potrebbero copiare molti elementi interessanti. La decentralizzazione, che lì funziona davvero, ha fatto sì che siano i singoli consigli comunali a decidere quanti fondi investire, in base alle possibilità di bilancio. Il fatto che il 15% delle risorse di base sia utilizzato per una ridistribuzione a favore delle scuole disagiate, è un bel segno di civiltà. L'esempio che viene spesso segnalato è il quartiere di Rinkeby a Stoccolma, dove vivono un gran numero di immigrati; a Rinkelby la scuola superiore locale gode di maggiori attenzioni e di maggiori investimenti rispetto alle altre, e ci lavorano i migliori insegnanti. Sempre parlando di integrazione, è interessante l'idea della Generalitat de Catalunya, che ha creato a Barcellona quattro centri speciali, all'infuori dell'ordinamento scolastico, per giovani immigrati con età compresa tra 8 e 18 anni. Questi cosiddetti "spazi di benvenuto educativo" hanno l'obiettivo di facilitare l'ingresso nel sistema scolastico, senza sostuirlo. Nel nostro paese la questione immigrazione è stata trattato in modo diverso.

Nelle scuole italiane a partire dall'anno scolastico 2010/2011 la presenza di studenti stranieri non potrà essere superiore al 30%, secondo le nuove direttive del ministro Gelmini. Questo limite, che avrebbe l'obiettivo di evitare l'esistenza di classi-ghetto con soli alunni stranieri, pone subito all'attenzione una serie di problemi che si verranno a creare: per prima cosa non è stato chiarito chi dovrebbe essere considerato "straniero" e inoltre non sono state date garanzie sulle modalità in cui verrà garantito il diritto allo studio per gli studenti che rimarrebbero fuori dal tetto del 30%. Ci si domanda, in tutta Europa, se una sempre maggiore presenza di immigrati può ridurre la qualità dell'istruzione nella scuola pubblica. Se è vero che tra gli studenti stranieri (spesso in situazioni di difficoltà socio-

economiche) si registra il più alto numero di bocciati è tuttavia dimostrato anche che gli alunni stranieri, quando pienamente integrati, sono quelli con la media voto più alta. Il problema è un altro. Nei Paesi Ocse, ad esempio negli USA, si è osservato che un aumento del numero di stranieri nella scuola pubblica determina uno spostamento dei cittadini americani verso quella privata. Se in futuro diminuiranno in tutta Europa le risorse economiche per la scuola pubblica, si porranno enormi problemi. L'integrazione deve essere vista come un'opportunità, non come un problema insormontabile.

Vivere la scuola

Le giornate scolastiche hanno differenze evidenti nei paesi che abbiamo preso in considerazione. Nella scuola tedesca gli intervalli durano non meno di 20 minuti e in Svezia solitamente non si hanno mai più di tre materie per giorno, e la scuola viene vissuta davvero anche al di fuori delle lezioni: palestre, aule studio, biblioteche. I libri di testo sono forniti gratuitamente agli studenti in Svezia, e anche in quasi tutte le scuole greche. Nella nostra "scuola ideale", l'inglese ha un ruolo di primo piano. In questo campo il modello non può che essere la Svezia. Vi siete mai chiesti per quale motivo i giovani scandinavi parlano un inglese pressochè perfetto? Tutto parte dalla scuola. Si pratica cioè l'insegnamento bilingue: l'inglese, oltre a essere studiato come lingua a sé stante, è anche utilizzato come lingua d'insegnamento in determinate materie. La scuola tedesca è invece al primo posto in Europa per quel che riguarda la capacità di inserire le nuove tecnologie all'interno dei programmi didattici.

Riforma dei Licei: l'Europa è più vicina?

La riforma dei Licei che partirà dal prossimo anno in Italia, voluta da ministro Gelmini, elimina i 396 indirizzi sperimentali, i 51 progetti assistiti dal Miur e le tantissime sperimentazioni attivate nel corso degli ultimi anni. La parola d'ordine è "razionalizzazione", e la Gelmini ha più volte dichiarato che con la nuova riforma verrà privilegiata la qualità dell'insegnamento e l'approfondimento delle materie. Le associazioni studentesche parlano di semplici tagli. I nuovi licei saranno sei: classico, scientifico, artistico, lingusitico, musicale e liceo delle scienze umane. Dal punto di vista puramente organizzativo, questa semplificazione ci avvicina alla situazione nel resto d'Europa. Basta pensare che in Inghilterra la stragrande maggioranza della popolazione studentesca frequenta la Comprehensive School, e l'istruzione superiore si basa su un sistema tripartito: ci sono le Grammar School (i nostri licei), le Technical School (gli istituti tecnici) e le Modern School (gli isitituti professionali).

In Spagna il Bachilerrato (16-18 anni) prevede quattro indirizzi diversi (artistico, tecnologico, scientifico della natura e della salute, umanistico e delle scienze sociali). In Svezia ci sono semplicemente due diversi tipi di scuola per chi ha intenzione di scriversi all'università. Semplice anche l'organizzazione del sistema tedesco. Le scuole superiori sono sostanzialmente tre: Gymnasium, Realschule, Hauptschule, ma è il Ginnasio l'unico che prepara agli studi accademici e può quindi essere paragonato ai licei. Persino il sistema greco era fino a oggi più snello di quello del nostro paese: i Licei (Eniaia lykeia) hanno dal terzo anno in poi solo tre indirizzi: teorico, scientifico o tecnico. Di per sé, quindi, la semplificazione che è stata introdotta nella scuola italiana non è un fatto negativo, e uniforma la nostra scuola a quella dei più importanti paesi europei. Più che il numero di indirizzi infatti quello che conta davvero è quanti fondi vengono investiti nella pubblica istruzione. E sembra davvero, leggendo le testimonianze di alcuni insegnanti, che questa riforma istituzionalizzi ciò che da più di 20 anni esisteva sottoforma di sperimentazione (inglese al liceo classico, ad esempio), tagliando un certo numero di posti di lavoro.

Insegnanti: stipendi e meritocrazia

In Gran Bretagna gli stipendi degli insegnanti sono regolati da un contratto nazionale, ma ci sono retribuzioni supplementari in base ai risultati. Le scuole possono dare premi, incentivi e gratifiche per non perdere i professori più bravi. In Svezia gli insegnanti hanno in dotazione anche un computer portatile. Anche in Scandinavia il livello degli stipendi varia da scuola a scuola. Quindi esistono davvero paesi in cui la meritocrazia è una realtà, non uno slogan che i politici tirano fuori solo in campagna elettrorale. Pensate che in Svezia la selezione e l'assunzione degli insegnanti è stabilita da singoli comuni. Il sistema italiano in confronto è davvero pachidermico.

Bo
rse di studio

Il welfare dei paesi scandinavi è un modello che colpisce per la sua efficienza, non solo per quel che riguarda il mondo della scuola. Basta citare il contributo economico garantito dall'Istituto Nazionale Studentesco Svedese a favore degli studenti universitari: 200 euro circa alla settimana, di cui 68 a fondo perduto e il resto sotto forma di prestito studentesco da restituire in futuro. Per quel che riguarda gli studenti delle scuole superiori, sono gli enti locali in Italia a offrire il più delle volte dei contributi economici per gli studenti iscritti alle scuole superiori. Per molte famiglie avrebbero il valore di vere e proprie borse di studio alcuni provvedimenti che sono in vigore in Scandinavia e in Grecia, dove il materiale scolastico è fornito gratuitamente in molti istituti.

Vacanze scolastiche


Parliamo ora delle vacanze scolastiche. Merita senz'altro di essere sottolineato il modo in cui sono organizzate in Francia. Nel paese transalpino non ci sono i tre mesi di vacanza estiva come in Italia, ma ogni 6-7 settimane di scuola ci sono due settimane di vacanza. L'obiettivo è quello di ottenere dagli alunni il massimo del rendimento. Particolarità francese sono le Petites Vacances, periodo di vacanza invernale a febbraio. Per evitare un eccessivo sovraffollamento nelle zone di villeggiatura e soprattutto sulle piste da sci, la nazione è divisa in due fasce, A e B, che alternano ogni anno il loro periodo di vacanza. Enti del turismo e altre associazioni italiane hanno proposto a più riprese di introdurre questa pratica anche nel nostro paese, per ora senza successo. Scommettiamo che una "settimana bianca istituzionalizzata" sarebbe accolta con entusiasmo dagli studenti!

Scuole private

Le scuole private sono diffuse in tutti i sistemi scolastici europei, con le dovute differenze. In Germania, ad esempio, più che in altri paesi hanno avuto diffusione le Waldorfschulen, scuole private che si ispirano al pensiero antroposfico di Rudolf Steiner. Questa tipologia di scuola è paragonabile alle scuole Montessori italiane, che sono frequentata da una percentuale molto minore di studenti. In tutta Europa sul tema delle scuole private si confrontano due opposte idee (pro e contro il finanziamento pubblico). Ci sono quelli che ritengono che il ruolo delle scuole private sia indispensabile per migliorare la qualità dell'istruzione, e ci sono quelli contrari, che criticano aspramente l'uso diretto di fondi pubblici per le scuole private. Non si può parlare delle scuole private come di un'entità unica, perchè ci sono forti differenze tra un paese e l'altro. Una ricerca Ocse del 2008 ha presentato i risultati disaggregati (scuole pubbliche / scuole private) della qualità dell'insegnamento nelle scuole private di tutto il mondo, e l'Italia è all'ultimo posto in diverse materie. Se la qualità dell'insegnamento privato in paesi come Inghilterra e Germania è quindi molto elevato, lo stesso non si può dire dell'Italia. In Inghilterra le scuole private (independent schools), che possono operare al di fuori dei regolamenti della scuola pubblica, sono caratterizzate da standard accademici di livello superiore.

La nostra scuola ideale


I modelli scolastici che funzionano nel modo migliore sono una diretta conseguenza di una buona gestione decentralizzata e di investimenti pubblici in costante aumento. In tutta Europa le riforme dei sistemi scolastici si sono succedute nel corso degli ultimi anni, con l'obiettivo di gestire al meglio le risorse. Troppo spesso però "riformare" diventa un sinonimo della parola "tagliare". Soluzioni pronte e infallibili non ci sono, in un mondo in cui le trasformazioni si fanno ogni giorno più incalzanti. La scuola ideale forse non esiste, ma alcune caratteristiche delle scuole straniere potrebbero essere introdotte con successo nel nostro sistema scolastico: le politiche di integrazione degli studenti stranieri nella scuola di Spagna e Svezia, la capacità e la prontezza che ha il sistema tedesco di portare le nuove tecnologie nella scuola, l'organizzazione dell'anno scolastico della scuola francese e l'attenzione allo studio della lingua inglese delle scuole scandinave.


SISTEMI SCOLASTICI EUROPEI:
SCUOLA IN GRAN BRETAGNA
SCUOLA IN FRANCIA
SCUOLA IN SPAGNA
SCUOLA IN GERMANIA
SCUOLA IN SVEZIA
SCUOLA IN GRECIA