Simone De Beauvoir ( I parte )

Di Carlotta Ricci.

L'approfondimento di Studenti.it su una delle protagoniste indiscusse della cultura francese ed europea. La pensatrice francese ha studiato filosofia alla Sorbona. E proprio all'università ha conosciuto Sartre, con il quale ha condiviso tutto il resto della vita, mantenendo sempre un rapporto aperto, mai formalizzato con il matrimonio, ma molto duraturo e pieno di amicizia ed un profondo affetto. Dopo l'università ha insegnato per vari anni, fino a quando ha decido di dedicarsi completamente all'attività letteraria

Nata a Parigi da una giovane e agiata coppia borghese, Simone visse una fanciullezza serena. Si iscrisse alla Sorbona per studiare filosofia e qui nel 1929 conobbe Sartre, con cui condivise tutto il resto della vita. Il loro fu un rapporto "aperto", mai formalizzato col matrimonio, ma molto duraturo e fecondo di amicizia ed affetto. Dopo l'università, Simone si mise ad insegnare fino al 1943, quando decise di dedicarsi interamente all'attività letteraria. Morì sei anni dopo la scomparsa di J.-P.Sartre. Dal punto di vista filosofico, le sue opere più importanti furono Pirro e Cinea (1944), Per una morale dell'ambiguità (1947) e anche Il secondo sesso (1949), il suo scritto forse più famoso, opera composita tra saggio e trattato. Scrisse anche molte opere di narrativa, tra cui ricordiamo : Memorie di una ragazza per bene, I Mandarini, Una morte dolcissima, La terza età (che è un acuto saggio sulla vecchiaia) ecc.

Per la pensatrice francese, teoresi e racconto non possono e non devono essere divisi. A spingere la de B. verso il suo peculiare stile di pensiero fu, da una parte, l'influsso dell'esistenzialismo, dall'altra la sua condizione di donna le suggeriva questa come la via più giusta per inserirsi nella cittadella dei filosofi senza smarrire la propria identità di donna e di persona. La sua prima importante opera filosofica fu Per una morale della ambiguità, in cui dava la sua versione dell'esistenzialismo. Per lei l'esistenzialismo è una filosofia della libertà, come il portatore di una nuova etica tanto nella sfera pubblica che in quella individuale. E' una filosofia dell'impegno, che vede uniti mondo e individuo e che postula che la liberazione dell'uomo non può essere trovata nel solipsismo o nell'egoismo, per non essere illusoria, ma solo affrontando e sciogliendo il nodo del rapporto Io-mondo, Io-altri.

Oggi noi "siamo liberi e oggi dobbiamo salvare la nostra esistenza…non rinviare la soluzione dei problemi e dei conflitti dell'umanità a un Paradiso di là da venire… in cui tutti sarebbero riconciliati nella morte". L'esistenza è ambigua non assurda , come sosteneva Albert Camus (cfr. i saggi Il mito di Sisifo, L'uomo in rivolta , e il racconto Lo straniero) Il senso non manca, il senso va continuamente riconquistato. L'uomo muove da una situazione di "insicurezza ontologica" che lo pone in una relazione strutturale ma ambigua col mondo e con gli altri.

"Per conseguire la verità del suo essere, l'uomo non deve tentare di dissipare l'ambiguità del suo essere, ma viceversa accettare di realizzarla: egli si congiunge a se stesso solo nella misura in cui acconsente a rimanere a distanza da se stesso". Se un uomo vive, al di là di ciò che afferma, vuol dire che c'è qualcosa che lo tiene legato all'esistenza : ebbene, questo qualcosa gli impone di giustificare autenticamente sé e il mondo. Problema etico e problema politico sono due facce della stessa medaglia. La morale non fornisce ricette, può proporre soltanto dei metodi . Il Bene non è qualcosa che possa essere deciso a priori. L'esistenza concreta sfugge alla categorizzazione.

Per l'ambiguità ontologica, il rapporto fra contenuto e senso di una azione va verificato caso per caso: la situazione decide la sorte di ogni valore. La verità, il benessere sono relativi alle situazioni, non può darsi una morale astratta come quella degli Stoici. Ciò non significa affatto che "poiché Dio è morto tutto è lecito". Anzi è vero il contrario : nulla è lecito se non è giustificato. Bisogna che ogni singolarità non contraddica l'universalità, che ogni impresa sia aperta alla totalità degli uomini.

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