Sintomi, Transfert e controtransfert, cosa sono e che funzioni hanno nel metodo psicoanalitico

I METODI CLINICI

- Introduzione - Il metodo del colloquio clinico - Il metodo psicoanalitico

Il metodo psicoanalitico

Argomenti trattati:
Cenni sul fondatore - Studi sull’isteria - Il metodo delle "libere associazioni" - L’inconscio - I "punti di vista" psichici: le "topiche" freudiane - La "libido" - Il significato e la funzione del sogno - Eros e Thanatos - La psicopatologia della vita quotidiana: gli atti mancati - Il motto di spirito - Il significato dei sintomi - Transfert e controtransfert: significati e funzioni - La psicoanalisi come metodo scientifico: conclusioni

Il significato dei sintomi

Ancora nella "rimozione" F. individua l’elemento responsabile della formazione del "sintomo"
, che può esprimersi come "formazione di compromesso" tra due esigenze contrastanti – ovvero, una volta al soddisfacimento del desiderio, l’altra appunto alla sua rimozione - tramite la parziale soddisfazione di entrambe.
Come "formazione reattiva" (dove prevale la difesa) che consente di dominare un impulso inaccettabile con l’esagerazione della tendenza opposta (come, ad es., la scrupolosità ed il pudore, che diventano tratti caratteriali per reagire all’impulso sessuale); o come "formazione sostitutiva" che consente di soddisfare un desiderio rimosso tramite un altro desiderio o un surrogato in genere (è il meccanismo che produce le paraprassi e i motti di spirito).
Da qui nascono i concetti di:
- "utile primario" della malattia o del sintomo nevrotico: F. ritiene che esso consista nell’abolizione o nella diminuzione dell’angoscia, della paura o del senso di colpa che verrebbero avvertiti, se i desideri rimossi irrompessero nella coscienza;
- "utile secondario": una volta che si è formato un sintomo, l’ Io può scoprire che esso porta con sé alcuni vantaggi, i quali possono indurre un nevrotico a rimanere legato alla propria malattia. I vantaggi secondari (o esterni) derivano dai riflessi sociali della malattia (possono consistere nel ricavare attenzioni… nell’essere esonerati da responsabilità, ecc…).

Transfert e controtransfert: significati e funzioni

Il "transfert", nella sua accezione più generale, è l’atteggiamento emotivo (positivo o negativo) del paziente nei confronti del suo psicanalista: in un’accezione più specifica, è il processo col quale il paziente proietta sulla figura del proprio psicanalista affetti, pensieri e condotte originariamente relativi a persone (evidentemente facenti parte del proprio nucleo familiare) della propria esperienza precedente l’analisi.
In un transfert negativo, il vissuto di ostilità del paziente verso il terapeuta può essere in realtà rivolto verso il padre (magari già morto) del paziente stesso.
In realtà, il transfert non costituisce una caratteristica esclusiva della situazione analitica, bensì è presente in molteplici situazioni interpersonali (come nel rapporto tra medico e malato, fra maestro e allievo, fra ipnotizzatore e ipnotizzato…); ma è nella situazione analitica, e soltanto in essa, che il transfert viene interpretato e utilizzato a fini terapeutici.
A partire dal 1912, e in gran parte come conseguenza dell’avvenuta scoperta e sistematizzazione del complesso edipico, F. individua nel transfert tutta la forza dei prototipi infantili, elabora la nozione fondamentale di "nevrosi di transfert" come sostituto guaribile della nevrosi originaria.
Di qui, egli conferisce al transfert una dignità teoretica oltre che metodologica, nella misura in cui la "coazione" a ripetere i prototipi infantili, che lo caratterizza, viene assunta a dimostrazione dell’ineliminabilità del fantasma inconscio.

Il "controtransfert" consiste, invece, nella risposta inconscia dello psicanalista al transfert del suo paziente.
Scarsamente elaborato da F., il concetto di controtransfert ha invece assunto una notevole importanza (tanto sul piano metodologico che su quello teorico) nella psicoanalisi post-freudiana, intervenuta spesso in situazioni cliniche (come quelle relative a pazienti bambini e a pazienti psicotici) nelle quali l’inconscio del terapeuta è costretto a venire allo scoperto più di quanto non avvenisse nella classica situazione clinica freudiana, concernente pazienti adulti e nevrotici.

La psicoanalisi come metodo scientifico: conclusioni

In ultima analisi, possiamo ben affermare che la psicoanalisi è al tempo stesso attività terapeutica e attività di ricerca in senso stretto. In questo secondo senso, l’oggetto di studio della psicoanalisi è costituito dalle "relazioni oggettuali inconsce".
Il metodo utilizzato per realizzare tale studio è unico, caratteristico della sola psicoanalisi, in quanto lo strumento di osservazione è la mente analizzata dello psicoanalista, il suo contatto con il proprio controtransfert e la sua capacità di ragionarci intorno per poter formulare le interpretazioni.
I dati su cui opera sono costituiti dallo sviluppo del transfert, ossia dallo sviluppo delle relazioni oggettuali inconsce lungo il corso della relazione transferenziale.

Il metodo della psicoanalisi consiste nello stabilire una relazione tra due persone in una situazione (setting) molto controllata e nello studiare i fatti che vengono alla luce quando l’analista limita la propria attività alla interpretazione del transfert.
Infine, da quanto detto finora, si evince che tutte le ipotesi avanzate dal modello psicanalitico comportano una concezione del tutto deterministica del comportamento umano: infatti, sarebbero proprio le forze pulsionali a fornire energia all’individuo ed a permettergli, quindi, di agire psichicamente e di adattarsi alla realtà.
Esse vengono regolate e funzionano, come visto, secondo le 2 leggi fondamentali dell’organizzazione psichica: il principio di piacere e il principio di realtà.
Tale orientamento comporta anche l’assunzione che la salute e la malattia psichica non hanno caratteristiche d'incompatibilità e d'opposizione, ma sono piuttosto i due punti estremi di un continuum, lungo il quale è possibile collocare la quasi totalità degli individui.