Il pensiero di Arthur Schopenhauer: riassunto

Di Carlotta Ricci.

La filosofia e il pensiero di Schopenhauer hanno segnato la cultura europea di fine Ottocento e di inizio Novecento. Prima parte dello speciale di Studenti.it

Il pensiero di Arthur Schopenhauer
Il pensiero di Arthur Schopenhauer — Fonte: getty-images

Schopenhauer: il valore del presente nella sua filosofia

La filosofia di Schopenhauer e quella di Nietzsche hanno in comune la medesima concezione del tempo come "presente". Per queste esse tendono a confluire in un’unica e nuova visione del mondo, nonostante la diversità di contenuto che le contraddistingue e nonostante la loro appartenenza ad aree culturali cronologicamente distanti: Schopenhauer fa parte della cultura romantica del primo Ottocento; Nietzsche, del clima inquieto che già si affaccia al nostro secolo.

Il vuoto metafisico nella filosofia di Schopenhauer

Tale concezione nella filosofia di Schopenhauer del tempo come "presente", accompagnata dal vuoto metafisico, venuto man mano a caratterizzare la nostra epoca, entrerà poi a far parte della sensibilità estetica di una componente non secondaria della cultura contemporanea, per cui abbiamo ritenuto utile delineare le origine storiche, le modalità espressive e i possibili collegamenti letterari di questa particolare percezione del tempo, in cui l’"io" si afferma nel suo "solo" presente (e quindi senza recuperi etico-metafisici) e vive e sperimenta se stesso come suprema irripetibile unità di fronte all’enigma del mondo e alla sua insensata e gratuita "bellezza".

Il pensiero di Schopenhauer: quale valore dare al presente

Che valore dare al "presente"? Questo presente che è e non è, punto incessante di incontro tra passato e futuro. Prendiamo in considerazione tre diversi tipi di risposta che storicamente l’uomo ha cercato di dare a questa domanda: quella ebraico-cristiana: il presente è "attesa", attesa di un Messia, attesa del "Compimento" e della "Fine dei tempi" e, individualmente, attesa di essere chiamati nell’eterno. Il presente non è significante in sé, ma lo diviene solo in quanto mezzo e progetto per il futuro; quella greca: il presente è fine a se stesso in quanto unica vita vera e reale oltre la quale si sopravvive solo come "ombre"; esso va vissuto creativamente "come danza e tragedia"; quella orientale: il presente è vita, ma la vita è illusione; occorre spegnerne il desiderio.

Dopo la fine del mondo antico e il fallimento di quel grande "progetto terreno" che Roma aveva rappresentato, la storia dell’uomo europeo riprese il suo cammino sulla base della prima delle tre risposte su indicate: la risposta giudaico- cristiana la quale dà al presente un valore etico e alla vita il significato di un processo di realizzazione verso un fine che la trascende.

Il sacrificio nella filosofia di Schopenhauer

Anche quando, col mondo moderno, si assisterà al venir meno dell’antica centralità del motivo religioso, tale concezione tenderà a permanere. L’etica borghese infatti, lontanissima, peraltro, sia dalla "rassegnazione" orientale che dalla concezione aristocratica e libera che i greci avevano della vita, sarà ancora un’etica di impegno e di sacrificio del presente verso il futuro, un’etica di matrice ancora giudaico-cristiana nella misura in cui anche per il "fare" borghese, ogni felicità e ogni significato vengono prospettati sempre e solo "dopo".

Se non che tale concezione in cui il futuro non è più inteso come definitiva salvezza, ma semplicemente come utile e in cui il presente è considerato "investimento" per un futuro non più conclusivo, tradisce, tolta dal contesto metafisico-religioso in cui era nata, la propria irrazionalità. Impostando la vita sull’utile, di fatto la si rende inutile.
Un’umanità che vive il proprio presente come mezzo di cui il fine è l’utile è un’umanità irrazionale e stolta come giustamente la chiama Leopardi:

" Stolta che l’util chiede,
E inutile la vita
Quindi poi sempre divenir non vede"

(Il pensiero dominante v.61)

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