Se questo è un uomo di Primo Levi: trama del romanzo e analisi della poesia

Se questo è un uomo di Primo Levi: trama del romanzo e analisi della poesia A cura di Daniel Raffini.

Se questo è un uomo di Primo Levi: analisi della testimonianza dei campi di concentramento, con trama del romanzo e commento e analisi della poesia

1Introduzione a Se questo è un uomo

Il romanzo di Primo Levi Se questo è un uomo (1947) è uno dei testi più importanti per la cultura del 900. La sua rilevanza risiede in molti fattori, ma possiamo individuarne tre che sono fondamentali:

  • È una testimonianza importante di un periodo centrale della storia del 900, ossia la Seconda Guerra Mondiale.
  • È il racconto in prima persona dell’esperienza in un campo di concentramento nazista.
  • Pone al centro l’importanza della memoria.

2L'autore: Primo Levi

  • 1919 - Nasce a Torino da una famiglia di origine ebraica.
  • 1937 - Si iscrive alla Facoltà di Chimica. L’anno successivo le leggi razziali vieteranno gli studi universitari agli ebrei, ma sarà concesso di continuare a quelli che erano già iscritti.
  • 1941 - Si laurea e trova impiego in un’impresa che lavora l’amianto.
  • 1942 - Si trasferisce a Milano, dove trova lavoro in un’azienda farmaceutica svizzera.
  • 1943 - All’armistizio dell’8 settembre si rifugia in montagna con altri partigiani, ma viene catturato dai fascisti il 13 dicembre
  • 22 febbraio 1944 - Deportazione ad Auschwitz.
  • 27 gennaio 1945 – Viene liberato dall’esercito russo.
  • 1946 - Pubblica Se questo è un uomo.
  • 1963 - Esce il romanzo La tregua, in cui racconta l’avventuroso viaggio di ritorno da Auschwitz.
  • 1975 - Pubblica Il sistema periodico, in cui raccoglie scritti precedenti alla guerra e nuovi.
  • 1978 - Pubblica il romanzo La chiave a stella, dedicato al mondo degli ingegneri.
  • 1982 - In Se non ora, quando? narra le vicende di un gruppo di partigiani ebrei polacchi e russi e il loro viaggio dal fronte tedesco alla Palestina.
  • 1986 - Torna a parlare dell’Olocausto nel saggio I sommersi e i salvati.
  • 1987 - Muore a Torino.

3La poesia introduttiva: un testo programmatico

1.  Voi che vivete sicuri
2.  Nelle vostre tiepide case,
3.  Voi che trovate tornando a sera
4.  Il cibo caldo e visi amici:
5.  Considerate se questo è un uomo
6.  Che lavora nel fango
7.  Che non conosce pace
8.  Che lotta per mezzo pane
9.  Che muore per un sì o per un no.
10. Considerate se questa è una donna,
11. Senza capelli e senza nome
12. Senza più forza per ricordare
13. Vuoti gli occhi e freddo il grembo
14. Come una rana d’inverno.
15. Meditate che questo è stato:
16. Vi comando queste parole.
17. Scolpitele nel vostro cuore
18. Stando in casa andando per via,
19. Coricandovi alzandovi;
20. Ripetetele ai vostri figli.
21. O vi si sfaccia la casa,
22. La malattia vi impedisca,
23. I vostri nati torcano il viso da voi. 

Primo Levi
Primo Levi — Fonte: ansa

Questa poesia precede il racconto e ce ne dà già i caratteri principali, ponendosi come testo programmatico, nel quale l’autore esprime il proprio pensiero riguardo al tema che andrà a trattare.  

La poesia si apre con un “voi” che chiama subito in causa il lettore e la sua coscienza. Viene evocata una condizione normale, la sicurezza della nostra vita di tutti i giorni. Il v.5 richiama però il lettore all’attenzione e a giudicare quello che si sta per dire.
Dal v.6 iniziano infatti una serie di immagini di degradazione che ribaltano l’atmosfera di tranquillità e sicurezza che avevano evocato i primi versi. In questo modo si crea un contrasto stridente tra noi e gli uomini descritti in questi versi, privati di ogni caratteristica umana. Ancora più disumanizzate sono le donne, senza capelli, senza ricordi e perfino ormai senza senso materno.
Il v.15 riporta l’accento sulla memoria e sulla consapevolezza che il lettore deve avere di ciò che è successo nei campi di concentramento. I versi successivi ribadiscono l’obbligo di ricordare quello che è stato e tramandarlo ai posteri, affinché l’errore e l’orrore non si ripetano. Nel finale il poeta tocca il tono della maledizione, tipico della Bibbia e del mito classico, una maledizione che colpirà chi non conserverà la memoria.  

4La trama

L'ingresso del campo di concentramento di Auschwitz
L'ingresso del campo di concentramento di Auschwitz — Fonte: ansa

Il libro narra la storia dell’autore, ebreo e partigiano, che viene catturato dai fascisti il 13 dicembre 1943 e portato nel campo di internamento di Fossoli (Modena), dove gli viene annunciato che sarà deportato con gli altri ebrei verso una destinazione ignota. Partono su un treno e affrontano uno scomodo viaggio di 15 giorni. Arrivati alla stazione di destinazione i deportati vengono divisi in due gruppi: quelli validi per lavorare e quelli non validi per lavorare. Si lascia intendere che questi ultimi verranno subito uccisi. Gli altri vengono portati nel capo di concentramento di Auschwitz, dove leggono sopra al cancello d’entrata le parole: Arbeit macht frei (Il lavoro rende liberi). 

Nel campo i deportati vengono rasati, lavati, gli viene fatta indossare la divisa a righe dei prigionieri e gli viene tatuato il numero, avviando il processo di spersonalizzazione. Gli viene detto che si trovano in un campo di lavoro. Il narratore ha la sensazione che tutto sia fatto allo scopo di burlarsi di loro e che il loro destino sia segnato fin dall’inizio. I nuovi arrivati incontrano a questo punto gli altri prigionieri che tornano dal lavoro. Un giovane ebreo polacco parla a Levi delle gerarchie interne del campo, vigenti anche tra i prigionieri, che sono divisi in politici, criminali ed ebrei. Vengono descritte le regole e i rituali assurdi e senza senso del campo. 

Successivamente Levi inizia ad affrontare i problemi derivanti dalla convivenza di tante persone nel campo: la mescolanza di molte lingue, la confusione nel momento dei pasti, i problemi igienici. Inizia insieme agli altri gli strazianti turni di lavoro. Levi racconta di come l’esperienza fosse distruttiva e delle sue permanenze in infermeria. La sua laurea gli permette, dopo un apposito esame, di ottenere un impiego come chimico all’interno del campo. In una scena commovente, durante un momento di lavoro, Levi spiega a un compagno, un deportato francese, il XXVI canto dell’Inferno di Dante, in cui si narra la storia di Ulisse.  

Foto della liberazione del campo di Auschwitz
Foto della liberazione del campo di Auschwitz — Fonte: ansa

Nell’agosto 1944 ci sono dei bombardamenti da parte degli alleati, che interrompono il lavoro. In questo frangente Levi riporta le reazioni dei tedeschi di fronte una possibile sconfitta. Con l’arrivo dell’inverno ritornano i problemi causati dal freddo e i tedeschi incrementano le uccisioni nei forni crematori, facendo salire la tensione tra i prigionieri. 

L’ultimo capitolo narra il ricovero di Levi colpito della scarlattina, che lo salva dall’uccisione di massa dei prigionieri messa in atto dai tedeschi quando si vedono ormai accerchiati dalle truppe russe. La storia termina con la fuga dei tedeschi e l’arrivo delle truppe russe, che liberano i prigionieri. 

Se dall'interno dei Lager un messaggio avesse potuto trapelare agli uomini liberi, sarebbe stato questo: fate di non subire nelle vostre case ciò che a noi viene inflitto qui.

Primo Levi, Se questo è un uomo

5Il genere: testimonianza o romanzo?

Foto di Primo Levi
Foto di Primo Levi — Fonte: ansa

Dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale vengono pubblicate molte testimonianze e memorie di sopravvissuti dei campi di concentramento nazisti. Questi testi hanno un valore documentario.
Nella prefazione a Se questo è un uomo Primo Levi ci dice che ciò che l’ha spinto a scrivere il libro è la ricerca di una liberazione interiore, il bisogno di raccontare la sua terribile esperienza. La narrazione ha un carattere frammentario, che conferma le veridicità dei fatti, in quanto i ricordi si compongono nella nostra mente per frammenti. Il racconto si svolge in prima persona, poiché l’autore parla di eventi che ha realmente vissuto. Il narratore si identifica quindi sia con il protagonista che con l’autore.  

Al racconto dei fatti si uniscono commenti, pensieri dell’autore, interpretazioni dei fatti, divagazioni su vari temi e riflessioni sulla condizione umana. Levi descrive i processi psicologici suoi e degli altri deportati, che risultano molto importanti in una situazione così tremenda. L’autore racconta piccoli particolari, ci parla di persone, dei loro nomi e delle loro azioni: tutto questo ha lo scopo di dare una dimensione umana al racconto e di descrivere la progressiva perdita di umanità all’interno del lager. Vengono descritti i riti degli ebrei, che ci ricordano l’antico dolore di un popolo senza terra e più volte deportato. 

Spesso l’autore chiama in causa il lettore, ponendo domande su cosa avremmo fatto noi in quella situazione. Ci sono poi molti riferimenti letterari, il principale è quello a Dante e in particolare all’Inferno, a cui il lager viene paragonato. Questi elementi, insieme a uno stile e ad una lingua elevati e molto curati, danno a questo memoriale la dignità di un romanzo e lo rende per di più uno dei romanzi migliori del dopoguerra, oltre che documento storico importantissimo. 

6Il tema della memoria

Donne imprigionate nel campo di concentramento di Auschwitz
Donne imprigionate nel campo di concentramento di Auschwitz — Fonte: ansa

Come abbiamo detto fin dall’inizio parlando della poesia introduttiva, il tema principale del romanzo è la memoria. Il testo nasce come documento memoriale, trascrizione dei ricordi dell’autore, ma si pone anche come memoria collettiva, destinata a tramandarsi ai posteri. Questa memoria si carica inoltre di un significato e di una funzione importantissima: bisogna ricordare ciò che è stato affinché l’orrore non si ripeta, questo è il punto centrale del romanzo.   

Primo Levi non è l’unico scrittore del secondo dopoguerra a lanciare questo messaggio. Possiamo anzi dire che la necessità di ricordare sia il tema principale della letteratura europea degli anni che vanno dal 1945 alla fine degli anni 50. In Italia molti autori si impegnarono a raccontare la Resistenza. I romanzi più importanti di questo filone sono:   

Tra i testi legati più direttamente all’esperienza del Lager possiamo citare, tra i tanti, opere come Uno psicologo nei lager (1946) di Viktor Frankl e La specie umana (1947) di Robert Antelme. Ma il testo più famoso sull’olocausto, insieme a Se questo è un uomo, è senz’altro Il diario (1947) di Anna Frank.
L’importanza di romanzi come questi va oltre la letteratura, di cui pure sono ottimi esempi, ma si estende al messaggio che essi lanciano, all’esperienza tremenda che raccontano e che ci obbligano a ricordare. 

Allora per la prima volta ci siamo accorti che la nostra lingua manca di parole per esprimere quest'offesa, la demolizione di un uomo. In un attimo, con intuizione quasi profetica, la realtà ci si è rivelata: siamo arrivati in fondo. Più giù di così non si può andare: condizione umana più misera non c'è, e non è pensabile.

Primo Levi, Se questo è un uomo