Occupazioni a scuola: il sottosegretario all’Istruzione dalla parte dei ragazzi

Di Valeria Roscioni.

Le occupazioni sono “esperienze di partecipazione democratica” e per questo non vanno fermate. L’intervento del sottosegretario Faraone

OCCUPAZIONI A SCUOLA: IL SOTTOSEGRETARIO FARAONE DALLA PARTE DEI RAGAZZI. Occupare la scuola è una tradizione studentesca che manda le autorità su tutte le furie. A quanto pare, però, il sottosegretario all’Istruzione Davide Faraone fa eccezione: a lui le occupazioni non dispiacciono affatto, come testimonia il suo intervento riportato su La Stampa in cui parla della propria esperienza e apre al dialogo con i ragazzi che in questi giorni stanno manifestando il proprio dissenso nei confronti dei provvedimenti presi da Renzi e Giannini.

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OCCUPARE LA SCUOLA E’ UN MODO PER MIGLIORARLA “Ho partecipato anche io ad occupazioni ed autogestioni scolastiche. Esperienze di grande partecipazione democratica che ricordo con piacere –ha affermato Faraone sottolineando l’importanza formativa delle occupazioni - Io le “istituzionalizzerei” pure, se non fossi convinto di svilirne il significato […] Scuola è didattica, scuola è studio, ma non può essere solo ragazzi seduti e cattedra di fronte. Io ho maturato la mia voglia di fare politica, proprio durante un’occupazione. E chissà quanti hanno cominciato a fare politica, o vita associativa, o hanno scoperto la passione civile, proprio partendo da questa esperienza. […] Anche in quei contesti si seleziona la classe dirigente.”

FARE OCCUPAZIONE NON E’ UN MODO PER SALTARE LA SCUOLA. Dunque occupare significa attivarsi, pensare in modo autonomo, imparare ad esprimersi e a farsi ascoltare, imparare a relazionarsi e non semplicemente, come spesso in molti pensano, saltare la scuola e anticipare un po’ le vacanze di Natale. Partecipare all’occupazione per Faraone è molto di più, è un vero e proprio rito di passaggio che aiuta a crescere come si capisce da queste parole: “Quanto valgono poi, le notti passate a dormire in istituto. Io le ricordo ancora oggi nitidamente. Ricordo ragazzi del mio quartiere, che non potevano permettersi nemmeno un campeggio, aver passato l’esperienza più bella della propria adolescenza, dentro i sacchi a pelo in quelle classi che per una volta apparivano calde e umane. O quanti amori si sono consumati in quei sacchi a pelo e quante ragazze o ragazzi hanno trovato la propria anima gemella.”

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SCUOLE OCCUPATE: IL GOVERNO DEVE ASCOLTARE I RAGAZZI. Quelle del sottosegretario all’Istruzione sono parole importanti che annunciano anche un’apertura al dialogo da non sottovalutare: “Quando non sono la moda del “liceo dei fighetti”, non sono fatte per scimmiottare i loro padri e i loro nonni, quando non sono la ripetizione stanca di un rito d’altri tempi; quando non sono caricature, le occupazioni e le autogestioni sono fenomeni spontanei e vanno prese sul serio. E noi prenderemo sul serio chi ha qualcosa da dire, rifiutando ogni forma di violenza e devastazione. La scuola è un bene comune: chi lo deturpa o - peggio - lo vandalizza si esclude dal confronto e merita solo la punizione più severa prevista dalle nostre leggi. Nessuna istigazione ad occupare le scuole, ovviamente […] Ma i ragazzi sappiano che se ci chiameranno nelle loro scuole per discutere o per contestare la riforma, il governo sarà lì. Parteciperà alle assemblee studentesche per promuovere le sue idee, per ascoltare nuove e migliori proposte.

OCCUPAZIONI A SCUOLA: LA RISPOSTA DEI RAGAZZI: La risposta dei ragazzi, ovviamente, non è tardata ad arrivare: La Stampa riporta infatti che Faraone è stato prontamente invitato, tra gli altri, dai ragazzi del Virgilio di Roma che gli hanno scritto immediatamente: “Vuole venire nelle scuole occupate? Vuole ascoltarci? Lo aspettiamo”. L’incontro accadrà davvero?

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