Se fino ad oggi vi è toccato portarvi da casa colori, pennarelli, cartelloni e altro materiale didattico, e magari anche carta igienica e candeggina per avere il minimo di condizioni igieniche necessarie, ora serve che alunnni e genitori si organizzino e portino a scuola persino il sapere.
Per esempio nella scuola elementare Bodio-Guicciardi di Milano, dove le risorse sempre più limitate hanno imposto ai dirigenti scolastici di scegliere tra il pagare le supplenze o fare qualche attività pomeridiana. Per non rinunciare a una delle due necessità, l'unica soluzione è stata ricorrere al volontariato di due mamme. Perché mancano i soldi anche per i laboratori, perciò, invece di far stare i ragazzi senza far nulla, alcuni genitori si sono offerti: una mamma brasiliana ha proposto di parlare delle culture del sud del mondo. Mentre un'altra mamma, maestra in un'altra scuola, terrà al di fuori del suo orario di lavoro un laboratorio sulle fiabe.
Ma altre storie di volontariato arrangiato arrivano anche da altre scuole. E in un'altra scuola milanese, il comprensivo Quinto di Vona, che raggruppa classi di elementari e medie, un nonno ingegnere ha messo a disposizione la sua preparazione per alcuni approfondimenti di scienze.
La scuola italiana del terzo millennio sembra sempre più una scuola fai da te, arrangiata alla meno peggio e affidata alla buona volontà delle singole persone. Infatti i contributi straordinari richiesti alle famiglie sono sempre di più. Prima si è trattato di dare una mano di bianco: in qualche istituto genitori esasperati hanno impiegato il loro tempo libero per dare una ripulita straordinaria alle classi dei figli. Ora da casa deve arrivare anche il corso di recupero o l'argomento per un approfondimento. Si accumulano le storie di genitori che si pagano da soli i supplenti, o che si offrono volontari per qualche laboratorio per cui non ci sono più fondi.
Così, se in estate si era sentito di squadre di nonni che si erano prodigati per riparare gli arredi, ora si arriva direttamente al cuore dell'istruzione: servono persino persone preparate che, volontariamente, si offrano per sostituite quello che il nuovo modello di scuola passa sempre meno: la conoscenza, il sapere, l'approfondimento, la riflessione.
In alcune scuole si stanno già attrezzando per i corsi di recupero: non ci sono soldi per le ripetizioni, e allora i ragazzi più grandi e meglio preparati, armati di buona volontà, cercano di far recuperare quelli rimasti un po' indietro con il prgramma. Succede per esempio al liceo scientifico Vico di Corsico, sempre a Milano. Ma anche gli adulti sono chiamati a dare il loro contributo, non solo economico: saranno alcuni genitori, raggruppati nella Onlus "Gli amici del liceo", a fare corsi di fotografia e a gestire il servizio biblioteca, che sarebbero mancati senza il volontariato da parte dei genitori.
Alcuni casi in cui la buona volontà sembra fare tanto, ma che potrebbe non bastare ovunque, magari in zone più disagiate dove i genitori potrebbero non avere del tempo libero a disposizione per reinventarsi come insegnanti o comunque per proporre programmi e attività aggiuntive a scuola. Lo ricordano per esempio i sindacalisti della Cgil, secondo cui la scuola deve garantire gli stessi diritti a tutti e non creare differenze tra scuola e scola o zona e zona.
Perciò, se da un lato la buona volontà di questi genitori sembra comunque lodevole, non manca chi osserva che non ci si può affidare a rimedi arrangiati, che non per forza avrebbero lo stesso livello ovunque.
Ma per il momento la buona volontà e il volontariato rimangono le uniche soluzioni concretamente messe in campo per non rinunciare al minimo indispensabile. Prima la carta igienica e i pennarelli, ora le nozioni vere e proprie.